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Eugenio
di Savoia
Un
Marte... senza Venere
di Enrico
Oliari
Fra i tanti personaggi
omosessuali che hanno lasciato un’impronta nella storia, vi
è un grande condottiero e uomo di Stato: Eugenio di Savoia,
o meglio, Eugenio von Savoye, come il principe firmava la sua
corrispondenza con l’intento di sottolineare il suo triplice
carattere di Italiano per provenienza famigliare, di francese per
Formazione culturale e di Austriaco per nazionalità.
Eugenio, nato nel 1663, era figlio di Eugenio Maurizio di Savoia
Carignano, conte di Soissons, generale di Luigi XIV, e di Olimpia
Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino, amica d’infanzia del
Re di Francia. La sua figura è
l’immagine tipica del principe dell’epoca barocca,
tutto parrucca, splendidi cavalli, palazzi superbi e ostentazione di
ricchezze.
Nonostante la sua statura piccola e l’espressione non proprio
convincente, aveva avuto l’ardore di presentarsi a
Versailles, al cospetto del Re Sole per chiedere di essere messo alla
prova come comandante in battaglia. Il rifiuto da parte di Luigi XIV,
scontato visto la sua giovane età (aveva allora 19 anni), lo
offese al punto tale che una notte scappò da Parigi col
cugino Turenne, entrambi travestiti da donna per eludere la
sorveglianza.
Si lasciava alle spalle la Francia dei nobili dall’aspetto
sfarzoso e del popolo in sommossa per la scarsità del pane,
ma anche una marea di pettegolezzi sul suo conto e più in
particolare sul suo orientamento sessuale, a dire il vero non troppo
celato.
Era infatti risaputo che fosse omosessuale, al punto che gli fu
affibbiato, per soprannome, il nomignolo di una nota prostituta
parigina, madame Lausienne.
Quella dei soprannomi fu un po’ una costante caratteristica
che lo accompagnò nell’arco di tutta la sua vita e
si hanno notizie dei vari appellativi indirizzatigli per schernire le
sue abitudini sessuali: «Madame Simonie»,
«Madame Sodomie», «Madame
Putanà» e, volendo conservare il rispetto dovuto
alla sua grandiosa figura, «Mars ohne Venus»,
ovvero «Marte senza Venere».
Liselotte del Palatinato, principessa di Heidelberg e moglie del duca
Filippo d’Orleans, fratello del Re Sole, abitava allora a
Versailles e descriveva la società di corte con la ricchezza
di particolari e la morbosità tipiche di un rotocalco rosa
dei nostri giorni.
La nobil donna notò il giovane Eugenio e scrisse nei suoi
appunti che «il piccolo scapestrato… non si
sarebbe mosso per le donne, essendo preferibili un paio di bei
paggi».
La sua richiesta di essere messo alla prova come comandante in
battaglia venne accolta da Leopoldo I d’Asburgo, forse per
necessità di ufficiali, dal momento che Vienna era assediata
dai Turchi e già si dava per imminente la trasformazione del
campanile del Duomo di Santo Stefano nel minareto di Vienna.
Eugenio stupì tutti per il suo coraggio e la sua
determinazione, sbaragliando gli Ottomani di Maometto IV guidati dal
Gran Visir Karamà Mustafà.
I generali conducevano la guerra seguendo schemi tradizionali e
tenendosi lontano dalle truppe, ma Eugenio di Savoia giocava
sull’iniziativa della sua fantasia e sul suo intuito,
combattendo di prima persona ed incitando con l’esempio i
suoi soldati.
Da allora la sua carriera fu un susseguirsi di successi e in tutti gli
scenari di guerra nei quali fu coinvolto risultò
straordinariamente vincitore. Le sue gesta fecero il giro per tutta
l’Europa e la sua azione fu determinante in conflitti come la
guerra contro l’espansionismo francese, la Guerra di
Successione spagnola, la presa di Belgrado, la liberazione di
Torino e molte altre battaglie.
Nonostante dedicasse gran parte della sua vita alla guerra, lo scopo
della sua lotta era e rimaneva la pace.
Eccelse in politica, seppe destreggiarsi con acutezza e perseveranza,
dimostrando grandi doti nel campo della diplomazia internazionale e nel
rapportarsi con i monarchi di tutta Europa.
Vi è un curioso episodio legato alla visita di Pietro il
Grande a Vienna nel 1698: lo Zar diede una festa in maschera dove
invitò Eugenio, il quale si presentò, come citano
le cronache di allora, «col numero 49, da servo che non aveva
mai conosciuto nessuna ragazza».
Fu un uomo di grande lignaggio, mecenate di artisti, bibliofilo ed
amante della bella architettura; si fece costruire sontuosi palazzi e
castelli in Austria e in Ungheria, fra i quali il più famoso
è il «Belvedere» di Vienna, meraviglioso
nel suo stile barocco e ricco di opere d’arte dal valore
inestimabile.
Fuggito da Parigi senza il becco di un quattrino, Eugenio era ben
presto diventato un uomo straordinariamente ricco, con un grande
prestigio e una moltitudine di cariche amministrative e militari.
In battaglia si buttava nella mischia (venne ferito nove volte) e
divideva con i soldati le difficoltà delle campagne e le
glorie che ne conseguivano; per il mondo civile venne ad essere il Re
delle «honnete homme», e per la sua munificenza
venne chiamato «Principe Sole».
Non disturbava, a corte, il fatto che non frequentasse donne o che non
fosse sposato. Ci fu chi imputò ciò al fatto che
era un credente molto devoto e che già da giovane era stato
destinato alla vita monacale (fra i molti titoli onorifici, vi
è anche quello di abate laico), ma in realtà
Eugenio di Savoia era un omosessuale risaputo ed addirittura un
misogino dichiarato.
Si diceva che fosse particolarmente intimo del marchese de la Moussaye
e che una volta, mentre essi erano in intimità al mare,
vennero sorpresi da una tempesta. Il marchese assicurò il
principe dicendogli di non preoccuparsi, poiché in quanto
sodomiti erano «destinati a perire solo con il
fuoco».
In tarda età abitò in casa sua la contessa
Eleonore Batthyany, figlia del cancelliere von Strattmann; la loro fu
un’amicizia profonda e niente di più, tanto che
non trovarono fondamento i pochi pettegolezzi su un loro eventuale
rapporto più intimo.
Voltaire, anni addietro, aveva alluso alla presunta
bisessualità del diciassettenne Eugenio, riferendo che una
sera il principe, ubriaco, era stato a letto prima col commediografo
Dancourt e quindi con sua moglie, ma non si hanno notizie di altri
rapporti d’amore o anche solo di rapporti sessuali con
persone del sesso opposto.
Alla sua morte, avvenuta nel 1736, i funerali furono solenni, il suo
corpo venne sepolto nel Duomo di Santo Stefano ed il suo cuore nella
Basilica di Superga, da lui voluta per celebrare la cacciata delle
truppe francesi da Torino.
Fu una grande figura che visse a cavallo fra il XVII ed il XVIII secolo
e, nel suo caso, si può proprio dire che se
l’Europa non venne invasa dai Turchi, lo si dovette
ad… un Marte senza Venere.
(novembre 2010)