torna alla home page di www.storico.org
Ernesto
Che Guevara, il mito
l’eroico combattente latino americano presentava in
realtà degli aspetti decisamente diversi da quelli presentati dalla letteratura
agiografica.
Da sempre il guerrigliero “cubano” ma di
origine argentina, è stato descritto come una figura eroica e fortemente
innovativa rispetto al tipico leader comunista. Questa descrizione corrisponde
in parte al vero, il “Che” era sicuramente un personaggio meno freddo e
impenetrabile dei conformistici leader comunisti tradizionali, ma molto di ciò
che si dice del personaggio risulta lontano dalla realtà. Scorrendo su internet
noi vediamo un gran numero di siti dedicati al personaggio, alla sua vita e ai
suoi scritti. Molto raramente però leggiamo sui siti italiani quello che fu il
suo primo incarico a Cuba dopo la rivoluzione, ovvero la direzione del grande
carcere di La Cabana. In tale incarico il Che si distinse per la sua volontà di
persecuzione nei confronti dei detenuti politici, molti dei quali passati per
le armi. Degli anni della rivoluzione il giornalista inglese Paul Johnson
ricorda che gli uomini di Guevara combatterono pochissimo, e nella famosa
battaglia di Santa Clara, passata alla storia come la svolta definitiva della
rivoluzione, i guerriglieri riportarono non più di sei vittime. Il capo
guerrigliero non mancava di alcune asprezze, in un suo intervento, un anno dopo
la rivoluzione, affermò: ”Nell’Esercito
Ribelle si pensa che il fatto di costituire l’esercito popolare basti a porlo
al di là della disciplina, e che la disciplina sia qualcosa che aveva motivo di
esistere solamente nell’antico esercito e che nel nuovo non sia più necessaria.
Si tratta di un’idea falsa e pericolosa”.
Negli anni Sessanta si
ebbero a Cuba per esplicita ammissione governativa ventimila internati nei
campi di concentramento per motivi politici, operazione pienamente avvallata
dal grande rivoluzionario. Come responsabile del settore economico il Che
dimostrò molta insensibilità per le necessità della gente, privilegiando come
di consueto nei regimi comunisti di quegli anni, l’industria pesante e la più
rigida pianificazione. Il Che non era particolarmente prodigo nei confronti dei
lavoratori, si espresse contro il diritto di sciopero e a proposito del ruolo
dei sindacati sostenne che: “I sindacati
sono strettamente legati all’aumento della produttività e alla disciplina del
lavoro, pilastri dell’edificazione del socialismo”. Tale politica non
favorì lo sviluppo economico del paese, non solo molti progetti industriali e
urbanistici rimasero incompleti, ma l’agricoltura venne danneggiata, e il paese
altamente produttivo in questo settore, vide l’introduzione del razionamento
alimentare.
Dopo la rottura con il
governo per la politica prudente e “realista” di Fidel Castro, intraprese la
sua avventura in Congo, dove le formazioni guerrigliere erano ispirate più da
finalità xenofobe che da intenti rivoluzionari. Infine raggiunse la Bolivia.
Nel paese latino americano non ottenne il consenso del locale partito comunista,
che in realtà si sentiva scavalcato dall’iniziativa, e non ottenne il consenso
dei contadini indios che avevano ottenuto in quegli anni importanti concessioni
dal governo di Paz Enstensoro, un socialdemocratico che aveva realizzato la
riforma agraria in accordo con il governo degli Stati Uniti. Isolato e privo di
qualsiasi piano d’azione, il piccolo gruppo di guerriglieri venne catturato e
passato per le armi.
.