Questo
mese inizia il Ramadan – detto anche il Digiuno –
cioè il mese sacro del calendario islamico. È il
nono
mese dell’anno e dura trenta giorni. La sua
sacralità
è fondata sulla tradizione coranica, secondo la quale
Maometto
in questo mese avrebbe ricevuto una rivelazione
dall’arcangelo
Gabriele. La parola Ramadan in arabo significa «mese
caldo», il che fa ritenere che in origine fosse un mese
estivo.
Oggi invece il Ramadan cade ogni anno in un momento diverso
dell’anno solare, e quindi man mano in una stagione diversa.
Il
calendario islamico infatti – come fu stabilito da Maometto
– è legato ai cicli lunari e quindi è
composto da
354 o 355 giorni, dieci o undici giorni in meno dell’anno
solare.
Durante il Ramadan il Corano
prescrive l’obbligo del digiuno
dall’alba al tramonto. Il digiuno costituisce il terzo dei
Cinque
Pilastri dell’Islam e chi ne negasse
l’obbligatorietà sarebbe kāfir, colpevole
cioè di
empietà massima: in alcuni Paesi a maggioranza islamica il
mancato rispetto del digiuno è sanzionato penalmente. Quando
tramonta il sole il digiuno viene rotto. La tradizione vuole che si
debba mangiare un dattero perché così faceva il
Profeta.
In alternativa si può bere un bicchiere d’acqua.
Oltre al
digiuno, i musulmani praticanti devono anche astenersi dal fumare e
dall’avere rapporti sessuali.
Il significato spirituale del Ramadan
è stato analizzato da
molti teologi. Si attribuisce ad esempio al digiuno la dote di
insegnare all’uomo l’autodisciplina,
l’appartenenza a
una comunità, la pazienza e l’amore per Dio. In
realtà però nel corso del tempo il Ramadan ha
assunto
anche altri significati. Foreign Policy ne ha elencati cinque, di cui
si parla meno degli altri.
Il
Ramadan è un grosso giro d’affari
Il Ramadan è secondo solo al Natale per il livello di
consumismo
che ormai ha sviluppato. Certo, la produttività durante il
mese
del digiuno diminuisce, ma i supermercati a Istanbul sono strapieni e
per gli autonoleggio di macchine di lusso di Ryad è uno dei
periodi migliori dell’anno. Le catene di fast-food offrono
pasti
speciali durante la notte e in Egitto si compra quasi il doppio del
cibo rispetto al solito. Inoltre, visto che durante la notte migliaia
di persone sono a casa per celebrare l’interruzione
giornaliera
del digiuno, i canali televisivi trasmettono i loro programmi
più importanti: tra il 25 e il 30 per cento dei guadagni
legati
alla pubblicità arrivano proprio durante il mese del
Ramadan.
Persino l’Australia ne risente: durante il periodo
immediatamente
precedente al Ramadan, le esportazioni di pecore – un lusso
che i
musulmani si concedono durante quel mese – schizza fino ad
aumentare del 77 per cento.
Il
Ramadan è il più grosso prodotto
d’esportazione dell’Arabia Saudita
Fino agli anni Settanta, la stretta osservanza del Ramadan era limitata
ai Paesi del mondo musulmano. Poi arrivò la crisi
petrolifera
del 1973. I petrodollari iniziarono ad affluire nelle casse dei Paesi
del Golfo Persico, ricoprendo d’oro le monarchie del deserto,
che
con quei soldi iniziarono anche a costruire moschee e realizzare
seminari in tutto il mondo. Regole rigidissime nel trattamento delle
donne, nell’educazione e nelle pratiche religiose iniziarono
ad
estendersi anche nelle regioni più remote delle montagne
pakistane e nelle pianure del Bangladesh. Oggi ad Aceh, in Indonesia,
chi non osserva il Ramadan può essere punito con bastonate.
E
nel 2009, in Egitto, il Ministro dell’Interno
iniziò ad
inasprire le leggi che fino ad allora consideravano la violazione del
digiuno durante il giorno un reato minore.
Il
Ramadan è un periodo di pace, ma è stato usato
anche come strumento di guerra
La contemplazione religiosa non è sempre stata sinonimo di
pace.
Il profeta Maometto diede inizio alla battaglia di Badr – la
prima vera guerra musulmana contro gli infedeli – durante il
mese
del Ramadan del 624. E il conflitto del 1973 che gli Israeliani
chiamano la Guerra del Kippur, è conosciuto come la Guerra
del
Ramadan in Egitto, Giordania e Siria, che lanciarono il loro attacco a
sorpresa durante il digiuno. Più di recente, in Iraq, il
mese
del Ramadan è stato caratterizzato dagli attacchi dei
ribelli
contro le truppe dell’esercito americano, raggiungendo il
picco
di oltre 1.400 attentati nel 2007. Ma ci sono stati anche dei casi in
cui il Ramadan ha complicato le operazioni militari: durante la
battaglia di Tora Bora, alcuni combattenti afgani anti-talebani che
erano ormai alle costole di Osama bin Laden decisero di tornare a casa
al tramonto per spezzare il digiuno.
La
globalizzazione ha cambiato il Ramadan
Per i circa 45 milioni di musulmani che vivono nei Paesi Occidentali,
la stretta osservanza dei precetti religiosi è ormai
diventata
una questione soprattutto personale. Il lavoro non rallenta in
Occidente durante il Ramadan, e quelli che decidono di digiunare devono
comunque lavorare a fianco di persone che continuano a mangiare e a
bere come se niente fosse. In rete si trovano diverse guide che
dispensano consigli su come affrontare la sensazione di solitudine e
isolamento, e in alcuni casi sono state previste delle eccezioni per le
persone che non vivono in un Paese musulmano. Per esempio, le persone
che vivono in quei Paesi in cui per motivi geografici il sole non
tramonta mai durante il mese del Ramadan possono iniziare e finire il
digiuno seguendo i ritmi della Mecca, o di qualunque altra
città
vicina che abbia una successione di alba e tramonto più
regolare.
Il
Ramadan è il migliore amico dei tiranni
I dittatori di alcuni Paesi musulmani fondamentalisti hanno usato
spesso il Ramadan per rafforzare la legittimità del loro
regime.
Turkmenbashi, l’ultimo dittatore neo-stalinista del
Turkmenistan,
decise di graziare 8.415 prigionieri durante il Ramadan nel 2005; un
esempio che più tardi è stato cinicamente seguito
anche a
Damasco e Algeri. Anche Saddam Hussein – che cercò
di
vendersi come un fervente musulmano durante gli ultimi anni del suo
regime – durante la guerra contro l’Iran
offrì per
due volte una richiesta di cessate il fuoco nel mese del Ramadan. E nel
2008 – quando l’allora Segretario di Stato
americano
Condoleezza Rice andò in visita in Libia –
Gheddafi si
rifiutò di stringerle la mano prendendo a scusa
l’obbligo
di non sfiorare una donna durante il periodo di digiuno pur essendo
come al solito circondato da uno stuolo di amazzoni, la sua guardia
privata tutta al femminile.