I
Gesuiti
Le
vicende di un Ordine religioso molto noto ma poco conosciuto
di Ercolina
Milanesi
Anzitutto,
chi sono i Gesuiti? Sono «religiosi»,
cioè persone
consacrate con voti all’amore e al servizio di Dio, della
Chiesa
e degli uomini. Soltanto che, oltre ai tre voti di povertà,
castità e obbedienza comuni a tutti i religiosi, i Gesuiti
«professi» fanno un quarto voto di speciale
obbedienza al
Papa, il quale in forza di tale voto può mandarli in ogni
parte
del mondo e affidare loro qualsiasi «missione» egli
ritenga
necessaria o utile per il bene della Chiesa.
In quanto religiosi, i Gesuiti fanno
parte di un
particolare Ordine religioso, che si chiama la «Compagnia di
Gesù» (in latino, Societas Iesu; in sigla
«S.
I.». Quando la traduzione ufficiale latina del Vangelo utilizzava
la lettera «J» per il nome di Gesù,
Jesus, la sigla dei Gesuiti era «S. J.»).
È importante notare che il
termine
«Compagnia» non ha un significato militare (come
alcuni
pensano, parlando dei Gesuiti come dei «soldati del
Papa»),
ma significa soltanto un gruppo di persone che stanno insieme per il
raggiungimento di uno scopo. Invece, nell’espressione
«Compagnia di Gesù» il termine
significativo
è «di Gesù»: esso vuol dire,
infatti, che i
Gesuiti fanno di Gesù il centro e lo scopo della loro vita,
vogliono essere «compagni di Gesù»,
cercando in ogni
modo di imitarlo nella Sua vita e nella Sua morte; vogliono lavorare
con Lui nella vita apostolica e vogliono servirlo nella Sua Chiesa con
la maggiore dedizione possibile, a costo di ogni sacrificio, fino a
quello della vita. Questo è il nucleo essenziale della
spiritualità dei Gesuiti, che essi attingono anche dagli Esercizi Spirituali
di Sant’Ignazio di Loyola, loro fondatore, ed è la
spiegazione ultima di quanto c’è di grande e di
eroico
nella loro storia.
Certamente in questa storia non tutto
è
grande ed eroico. Ci sono deficienze, miserie, infedeltà al Vangelo,
come in ogni gruppo di uomini, segnati dai peccati
dell’orgoglio,
dell’ambizione, dalla ricerca dei propri interessi umani e
mondani. Ma quello che stupisce chi ripercorre anche frettolosamente la
storia della Compagnia di Gesù è che in essa
è
fiorita in modo eccezionale la santità cristiana: sono oltre
50
i Gesuiti che la Chiesa ha proclamati «Santi» e
oltre 150
quelli proclamati «Beati». La maggior parte di essi
ha
sofferto il martirio per la fede. A questi Santi e Beati va aggiunta
una moltitudine immensa di Gesuiti che, in ogni parte del mondo, ha
sofferto il martirio o ha vissuto santamente secondo il Vangelo.
Quanti sono i Gesuiti nella storia?
Questa domanda può avere due
risposte:
calcolando il numero di tutti quelli che furono ammessi nella Compagnia
di Gesù, benché alcuni l’avessero
abbandonata in
seguito, o limitandosi a quelli che morirono come Gesuiti.
L’informazione necrologica, Catalogus defunctorum,
facilita il calcolo e garantisce l’esattezza su quanti
finirono
la loro vita nella Compagnia. La statistica che includa tutti quelli
che vissero qualche tempo come Gesuiti è soggetta a calcoli
meno
affidabili.
Dalla fondazione della Compagnia fino
alla
Soppressione (1540-1773), il numero di defunti si avvicina a 85.000,
senza includere la Principessa Juana, l’unica donna che
morì con i tre voti. Più difficile è
verificare il
numero di Gesuiti che morirono durante la Soppressione (1773-1814). Ma
supponendo che la maggioranza di essi avesse perseverato nella
Compagnia, il numero può stimarsi in 17.000 e da allora fino
ai
nostri giorni (1815-2000) sono deceduti nella Compagnia 45.000 persone.
In questo modo arriviamo ad un calcolo approssimato di 147.000 Gesuiti
che vissero e morirono nella Compagnia di Gesù. Se a questa
cifra si aggiungono i 19.850 che appartengono attualmente alla
Compagnia, statistiche dell’anno 2005, possiamo concludere
che il
numero di coloro che furono ammessi e morirono nella Compagnia di
Gesù dai suoi principi fino al presente, oltrepassa i
165.000.
Ovviamente sono molti quelli che vissero
per qualche
tempo nella Compagnia. Il loro numero può calcolarsi tra
100.000
e 120.000 uomini, e tre donne: Isabel Roser, Lucrezia Brandine e
Francisca Cruyillas.
Profilo
storico
Appena fondata la Compagnia, i primi compagni si dispersero: Francisco
Javier in India e Giappone, e gli altri, in distinte parti
dell’Europa; rimanendo Ignazio a Roma per coordinare i lavori
di
tutti e governare la nascente Compagnia.
Pochi anni dopo, rinforzata
dall’entrata di
nuovi compagni, la Compagnia sarà presente in Cina, Africa e
America, recentemente scoperta.
Dispersa per il mondo, la Compagnia si
dedicò
pienamente alla realizzazione del fine per il quale fu fondata:
«La maggiore gloria di Dio ed il servizio del
prossimo».
Per la sua qualificata formazione ed il
suo carisma
apostolico, la Compagnia produrrà o favorirà
alcune
importanti scoperte ed invenzioni dell’umanità, e
compirà incursioni in ogni campo che possa migliorare la
vita
dell’uomo ed avvicinarlo di più a Dio.
Così, la
Compagnia sarà presente nell’insegnamento,
sperimentando
modelli di società più giusti; inventando i
collegi,
rendendo l’educazione più accessibile ad un
considerevole
numero di persone, eccetera…
Tutto questo fece sì che la
Compagnia di
Gesù mietesse risultati indiscutibili nelle arti e nelle
scienze, e nel miglioramento delle condizioni sociali: come il suo
modello educativo universale (Paradigma Pedagogico Ignaziano)
nonché le nuove società che sorgono dalle
Riduzioni del
Paraguay o il lavoro con gli indigeni Guaranì.
Tuttavia, questo modo di procedere
produsse anche il
rifiuto, l’aperta opposizione e l’inimicizia di
coloro che,
a causa del lavoro della Compagnia per produrre una società
più giusta, videro in pericolo il loro potere e i loro
interessi
personali.
Quindi, durante la storia, la Compagnia
si
vedrà coinvolta in calunnie, rifiuti, persecuzioni ed
espulsioni
da diverse parti del mondo. Molti furono i Gesuiti che diedero la vita
per lavorare con Cristo affinché il mondo vivesse in
pienezza.
Infine, alcuni potenti del secolo XVIII
che videro
la Compagnia come assai pericolosa per i loro interessi personali,
fecero pressione su Papa Clemente XIV affinché la
sopprimesse.
La Compagnia, fedele al suo voto di
obbedienza al
Papa, Vicario di Cristo, accolse il decreto di soppressione come il
male minore per la Chiesa universale, ed accettò con dolore
di
rimanere fuori dalla sua storia per circa 50 anni. A causa della
soppressione, i suoi beni furono confiscati ed i Gesuiti dispersi
furono un considerevole numero, molti di essi vennero imprigionati,
assassinati o semplicemente lasciati morire.
Tuttavia, il Papa permise che un piccolo
gruppo di
Gesuiti non si dissolvesse e che rimanesse attivo nella Russia Bianca
di Caterina la Grande. Questo gruppo sarà il germe della
restaurazione della Compagnia agli inizi del secolo XIX.
Così,
nel 1814, il Papa Pio VII restaurò la Compagnia coi pochi
Gesuiti anziani che rimasero in Russia, e questa incomincerà
di
nuovo a crescere, tentando di restare fedele al suo fine ed al suo modo
di procedere.
Questo modo di procedere ha fatto
sì che, nel
secolo XX, la Compagnia continuasse ad irrigare di sangue la storia con
un numero notevole di martiri che lavoravano per Cristo e per la vita
del mondo; senza contare i molti che colla loro opera silenziosa ed
anonima, ed in mezzo a problemi e difficoltà, continuano
tuttora
a collaborare col Signore nel Suo programma di salvezza.
Fedele al suo carisma, la Compagnia si
trova oggi a
partecipare a diversi apostolati: università, scuole, centri
di
ricerca e di educazione popolare, parrocchie, centri di
spiritualità, comunità di vita cristiana (CVX),
lavoro
nelle prigioni ed ospedali, missioni tra gli indigeni, lavoro con gli
abbandonati ed emarginati della società, eccetera…
Per meglio rispondere ai loro diversi
compiti
lavorativi, i Gesuiti si impegnano in una lunga e varia formazione; e
questo fa sì che ci siano Gesuiti sacerdoti, professori,
tecnici, avvocati, ingegneri, psicologi, sociologi, scienziati,
scrittori, artisti… e perfino danzatori, prestigiatori e
clown!
Chi vuole leggere qualche informazione
che riguarda
la Compagnia di Gesù lo fa spesso con una certa prevenzione:
o
è favorevole ai Gesuiti, per averne conosciuto qualcuno o
per
averne sentito parlare con ammirazione, o è ad essi
contrario
per quello che ha sentito dire su di loro o per quello che ha imparato
dalla storia studiata a scuola. È poi diffusa
l’idea che i
Gesuiti siano persone, certo colte e intelligenti, ma anche scaltre,
doppie e ipocrite. Ad ogni modo abbiamo anche una nutrita schiera di
Santi e Beati…
Sant’Ignazio
di Loyola
Ignazio è nato a Loyola, nei Paesi Baschi, da una famiglia
della
piccola nobiltà. Ha frequentato la corte ed ha partecipato a
campagne militari. Nel 1521, costretto a stare a letto per una ferita
riportata nella difesa di Pamplona, ha trascorso il tempo leggendo una
vita di Cristo e le vite dei Santi. Queste letture lo animarono ed
emerse il desiderio di seguire Gesù.
Iniziò un lungo periodo di
pellegrinaggio
esteriore ed interiore. L’itinerario del
«pellegrino»
– così si definisce Ignazio stesso nel raccontare
la sua
vita – ebbe come prima tappa il paese di Manresa, vicino a
Barcellona. Qui ha vissuto un’intensa esperienza spirituale
che
si è prolungata lungo tutto l’arco della sua vita.
Il
libro degli Esercizi
Spirituali è il condensato di questa esperienza
del Santo.
Il cammino, sempre improntato a quello
di un
pellegrino, lo portò a Gerusalemme, dove gli fu proibito di
stabilizzarsi, come avrebbe voluto, per cui dovette tornare in Europa.
Arrivato a Barcellona, si
dedicò agli studi per poter aiutare meglio gli altri.
A Parigi, dove si era recato per
approfondire e
concludere la formazione filosofico-teologica, si costituì
attorno a lui un gruppetto di una decina di studenti, che Ignazio
stesso ha denominato «amici nel Signore». Questi
«amici» (tra cui incontriamo Francesco Saverio,
futuro
Santo e Patrono delle Missioni) erano di diverse nazionalità
ed
erano animati dallo stesso ideale di aiutare gli altri.
Ignazio fu ordinato sacerdote a Venezia
nel 1537 e nello stesso anno si recò a Roma.
Lungo quest’ultimo tratto di
cammino verso la
méta Ignazio ebbe un nuovo incontro forte con il Signore a
La
Storta, vicino a Roma. E proprio a Roma quel gruppetto che si era
formato a Parigi ora si mette a disposizione del Papa per essere
inviato in missione ovunque: diventa la comunità che fonda
la
Compagnia di Gesù. Questa venne approvata dal Papa Paolo III
nel
1540.
Ignazio fu eletto primo Generale dei
Gesuiti. Fino
al 1556, anno della sua morte, ha governato i Gesuiti componendo le
costituzioni dell’Ordine, scrivendo circa 6.000 lettere ed
interessandosi di diverse dimensioni della società: dai
governanti alle povere donne di strada, dal difendere e propagare la
fede nello scacchiere del mondo allora conosciuto alle questioni
riguardanti singole persone.
Ignazio fu in sintonia con il detto:
«Non
farsi costringere dal massimo e tuttavia farsi contenere dal minimo:
questo è divino».
(dicembre 2010)