Tommaso
Moro, una vita per la politica
Un
forte senso etico, un notevole coraggio personale, contraddistingue il
personaggio che auspicava l’avvento di un mondo nuovo
di Ercolina
Milanesi
Evidentemente,
il grande filosofo Bobbio, sta attraversando un periodo particolare:
una intolleranza ed un ostracismo verso tutto e tutti. In particolar
modo la scelta di San Tommaso Moro, come protettore dei Parlamentari e
la definizione di Sua Santità Karol Wojtila «il
Papa della
Controriforma».
Secondo Bobbio, Tommaso Moro
«non si capisce
quale modello possa essere per uomini politici». Forse, con
il
passare degli anni, il filosofo non rammenta bene la vita di Moro,
altrimenti non avrebbe azzardato simile affermazione.
Thomas More, umanista, magistrato e Gran
Cancelliere
d’Inghilterra, nacque a Londra nel 1478 e morì nel
1535.
Figlio di un Giudice Regio, fu educato, prima dal Cardinale Morton,
quindi ad Oxford, ove studiò filosofia e studi giuridici.
Il suo ingegno, il candore dei costumi,
lo rese caro ad umanisti come John Colet ed Erasmo da Rotterdam.
Dedicatosi all’avvocatura ed
incontrati
successi, si diede alla vita politica, dopo aver superato una crisi
religiosa. Venne eletto fra i rappresentanti della Camera dei Comuni e
prese le difese dei contribuenti contro le esose pretese fiscali di
Enrico VII. Caduto in disgrazia, subì persecuzioni; ma, con
l’ascesa al trono di Enrico VIII gli si riaperse la via ai
pubblici uffici: vice-sceriffo di Londra, tesoriere delle Scacchiere e
Supremo Cancelliere del Regno. Missioni diplomatiche in Francia e nei
Paesi Bassi, coltivò studi a lui più congeniali,
mantenne
legami con Erasmo (ove in casa sua compose l’Elogio della pazzia),
una storia di Riccardo III ed Enrico V, ed una recisa confutazione
delle tesi sacramentarie di Lutero.
Data la sua ferrea tempra morale venne
ad una
rottura con Enrico VIII per il matrimonio con Anna Bolena. Contrario al
divorzio, si ritirò fra i teneri affetti familiari, in
dignitosa
povertà. Respinse le pretese del Re di erigersi a Capo della
Chiesa d’Inghilterra e ribadì la propria
fedeltà
alla gerarchia Cattolica Romana. Accusato ed incarcerato,
salì
al patibolo nella Torre di Londra il 7/7/1535. Leone XIII lo
beatificò nel 1886 e Pio XI, nel 1935, lo
proclamò Santo.
Scrittore latino, prosatore inglese,
autore di
trattazioni storiche, etiche ed apologetiche, il More deve la sua fama
al Libellus vere aureus
nec minus salutaris quam festivus de optimo reipublicae statu de que
nova insula Utopia composto tra il 1510 ed il 1515, edito
a Lovanio nel 1516.
Opera classica nella storia del pensiero
politico, l’Utopia
si divide in due libri: il primo è un esame spregiudicato
del
malessere economico e sociale dell’Inghilterra del primo
Cinquecento. Il secondo è nutrito di amaro realismo e di una
profonda fede nella bontà della natura e della ragione.
Il termine «Utopia»,
usato per la prima
volta nel 1516 da Tommaso Moro, significa, etimologicamente,
«luogo inesistente» ed indica un mondo immaginario
metastorico, fuori del tempo e dello spazio.
Si quieti, Norberto Bobbio, e cogiti
sulla vita di San Tommaso Moro.
Lei è filosofo ed allora
riconosca che tutta la nostra vita politica e sociale è mera
utopia.
(anno 2002)