Il
periodo dell’anarchia in Europa
Nel
periodo Alto Medievale il nostro continente conobbe una progressiva
dissoluzione dello Stato e del diritto, processo legato ad una crisi
sul piano culturale
di Luciano
Atticciati
Verso
la fine del IX secolo l’Europa entrò in un periodo
che
molti storici definiscono di anarchia feudale. La dissoluzione dello
Stato fu un fenomeno lento. Con la fine dello Stato romano (o
romano-bizantino) scomparì l’istruzione laica, e
tutta la
cultura si concentrò nel mondo ecclesiastico. La figura di
maggiore rilievo dal punto di vista della filosofia politica, fu quella
di Sant’Agostino. Nel De
Civitate Dei,
il filosofo aveva radicalmente separato il mondo materiale, considerato
fonte di ogni male, da quello divino. Autori successivi, come San
Bernardo di Chiaravalle, importante pensatore del movimento monastico
cistercense, avevano ulteriormente forzato tale visione, arrivando alla
svalutazione della ragione di fronte alla fede. Tale modo di vedere
aveva avuto notevoli conseguenze. La Chiesa acquisì un
potere
morale fortissimo, divenne in pratica l’istituzione in grado
di
fornire legittimità ai capi politici, qualcosa di simile
potremmo dire a quello che avviene oggi in certi Paesi musulmani.
Già dai tempi di Costantino si era verificata una certa
commistione fra potere civile e quello spirituale, nel periodo
successivo molti Vescovi divennero anche funzionari dello Stato e
consiglieri del Re. La grande abbondanza di ricchezze e di
proprietà terriere della Chiesa, aveva ulteriormente
rafforzato
tale tendenza, e il suo peso sulla scena politica.
Contemporaneamente alla crescita del
potere
religioso, si assistette all’indebolimento del potere
politico.
L’impoverimento generale della società
nonché lo
stato d’abbandono delle vie di comunicazione resero sempre
più difficile il controllo del potere centrale sulla
periferia.
I tre regni romano-barbarici (Visigoti in Spagna, Franchi in Francia, e
Ostrogoti in Italia) mantennero le istituzioni romane antiche e
riconobbero almeno formalmente il potere dell’Imperatore
Bizantino, ma non poterono esercitare un adeguato controllo sui conti
che amministravano le province (il territorio della civitas),
mentre i grandi proprietari terrieri acquisirono di fatto sempre
maggiori poteri. La piccola proprietà scomparve, sia a causa
della pressione fiscale, sia per il bisogno di protezione, mentre il
mondo urbano, con le sue attività e la sua
mobilità
cessò di esistere.
Il potere del Re era in linea teorica
notevole, ma
non disponendo più nel periodo successivo a quello
merovingio di
un gettito fiscale, non poté mantenere un forte esercito e
fu
costretto a concordare tutte le decisioni del regno con i
«grandi». I conti non più retribuiti
dallo Stato,
ottennero un gran numero di proprietà terriere per i loro
servigi, si radicarono pertanto nel territorio che amministravano, e
fatto ancora più rilevante nel periodo di Carlo il Calvo,
l’ultimo dei sovrani carolingi di una certa importanza, il
loro
titolo divenne ereditario, e pertanto non più controllabile
dall’alto. Con la dissoluzione dello Stato si
verificò nel
X secolo il fenomeno dell’incastellamento. Tutte le famiglie
«potenti» si crearono delle residenze fortificate
entro le
quali erano praticamente intoccabili. In tal modo sparì il
potere pubblico, l’attività legislativa
(sostituita da
singoli atti amministrativi), e lo stesso diritto. Il potere reale
passò nelle mani delle grandi famiglie proprietarie di
terre,
che disponevano di eserciti privati e legate fra di loro da vincoli
feudali. Già nel VI secolo si era diffuso il rapporto di
raccomandazione e l’immunità che aveva reso alcuni
territori autonomi, nel periodo successivo i feudi, che erano semplici
concessioni temporanee divennero definitive ed ereditarie. Non
esistendo un catasto ed un’anagrafe, il periodo in questione
divenne un periodo di incertezza e di precarietà, con
numerose
guerre a carattere locale. Altro elemento che contribuì alla
formazione di una potente aristocrazia, fu quello militare. Nel periodo
successivo a quello dello Stato romano gli eserciti avevano perso la
capacità di combattere in formazioni compatte, e tale
situazione
rese la cavalleria formata da nobili, gli unici che potevano
permettersi un cavallo e un’armatura, un’arma
estremamente
potente.
Il periodo di anarchia feudale coincise
anche con
quello delle nuove incursioni barbariche (Normanni, Ungari, Saraceni)
nonché con quello della decadenza morale di quello che era
considerato il capo della Chiesa, il Vescovo di Roma. Per lungo tempo
il Vescovo di Roma, come gli altri Vescovi, era nominato
dall’Imperatore, o quantomeno la sua nomina veniva concordata
fra
clero locale e il potere centrale. Nel periodo successivo a quello di
Carlo Magno, le famiglie nobili romane si disputarono il titolo, e la
Chiesa decadde ai livelli più bassi. Tale situazione
favorì il nascere di movimenti di riforma come quello dei
cluniacensi e dei cistercensi, nonché i successivi movimenti
eretici. Il decadimento morale della Chiesa in linea generale
contribuì al successivo affrancamento del potere politico da
quello ecclesiastico.
Il Sacro Romano Impero creato da Carlo
Magno
presentava una caratteristica che contribuì alla sua
decadenza,
la mancanza di una capitale, e quindi di una organizzazione burocratica
stabile, e di una regolare successione imperiale. Nell’843
l’Impero venne diviso in tre parti, sulle quali prevalse
quella
tedesca, che pur essendo più arretrata dal punto di vista
economico, si presentava meno frammentata, ed in parte rimaneva allo
stato tribale. All’interno del regno di Germania prevalsero i
duchi di Sassonia e successivamente quelli di Franconia esclusivamente
per ragioni militari. Il nuovo Impero fece ancora più
affidamento del precedente sul potere dei Vescovi, e comunque dovette
ampliare le concessioni di autonomia della nobiltà.
Il periodo di anarchia feudale
iniziò a
essere superato intorno al 1100 ad opera di due monarchie normanne
francesizzate, quella inglese fondata da Guglielmo il Conquistatore, e
quella di Sicilia (Ruggero II), il Paese economicamente più
sviluppato d’Europa. Le due nuove monarchie ripristinarono
un’efficiente amministrazione periferica. Contemporaneamente
il
sorgere in Italia di università non controllate dalla Chiesa
contribuì alla idea di uno Stato autonomo dal potere
religioso.
All’inizio del secolo successivo Filippo Augusto in Francia
diede
vita ad una solida monarchia, l’evoluzione fu lenta e si
potrà considerare conclusa non prima della fine del
Quattrocento.
(anno 2002)