Le
grandi case regnanti d’Europa da Carlo Magno a Napoleone
Incertezze
e contrasti familiari hanno caratterizzato la storia delle grandi
famiglie
di Luciano
Atticciati
Negli
studi storici siamo portati a identificare una dinastia con uno Stato
ed una Nazione, ciò anche per motivi di semplificazione e di
maggiore comprensibilità di alcuni eventi. Ma
l’identificazione fra casa regnante e Stato è una
realtà complessa che avviene nei secoli più
tardi, mentre
in periodo medievale (ma anche successivamente) lo Stato è
una
semplice proprietà di famiglia, e quindi soggetta a
cambiamenti
anomali sulla base di alienazioni, divisioni ereditarie, conquiste o
politiche matrimoniali. Talvolta per l’identificazione di uno
Stato occorrono altri elementi e considerare anche la
nazionalità dei suoi massimi funzionari e la
località di
residenza della corte. Nel corso delle complesse vicende dinastiche
talvolta i territori ereditati venivano accorpati a quelli posseduti
precedentemente, altre volte venivano tenuti separati con
amministrazioni diverse e nel corso di vicende successive potevano
staccarsi nuovamente. Non era assolutamente raro, ed anzi nel periodo
medievale molto comune, il caso che si creassero Stati a macchia di
leopardo, frutto di successive eredità.
Il Sacro Romano Impero (istituzione che
formalmente
contrastava con l’Impero Bizantino) fu
un’entità
statale tutt’altro che salda, situazione ben rappresentata
dalla
mancanza di una capitale che avrebbe potuto dare il senso della
continuità dello Stato. La precarietà del sistema
fiscale
contribuì alla degenerazione del potere centrale e alla
formazione di un potere legato più al singolo personaggio
che ad
una istituzione statale. Dopo la morte di Ludovico il Pio, figlio di
Carlo Magno, l’Impero venne diviso in tre parti (Francia,
Germania e Italia comprendente anche una vasta regione fra le prime
due), divisione che ebbe grande rilevanza nei secoli successivi e nella
successiva formazione degli Stati Nazionali.
La successione degli Imperatori Carolingi
(come quella dei tre titoli reali) fu tutt’altro che lineare,
la
corona passava in alcuni casi da padre in figlio, ma anche da nipote a
zio, o fra cugini anche non di primo grado. Interessante notare che il
titolo imperiale non fu appannaggio di un solo ramo familiare ma
passò disordinatamente ai possessori di una delle tre corone
reali, e che in alcuni casi il titolo passò a nobili di
nazionalità diversa. Nell’891 venne incoronato da
Papa
Stefano V Guido Guidoni, duca di Spoleto, figlio di una discendente di
Pipino Re d’Italia (figlio di Carlo Magno) che aveva sposato
un
Italiano. Il nobile in questione contese il titolo ad un altro
Italiano, Berengario del Friuli, figlio di Gisela, a sua volta figlia
di Ludovico il Pio, che divenne Imperatore ventiquattro anni
più
tardi. Entrambi i personaggi godettero del titolo senza comunque
possedere poteri effettivi. Nel corso del periodo carolingio si ebbero
fasi di interregno e sovrapposizioni di più
personaggi che
rivendicavano il possesso dello stesso titolo. In teoria il Papato con
la sua autorità morale (e il suo diritto alla cerimonia di
incoronazione) avrebbe dovuto certificare i reali possessori del
titolo, ma la situazione di incertezza che riguardava lo Stato
interessava analogamente la Chiesa.
Nell’877 a causa delle
difficoltà
finanziarie dell’Impero gli incarichi pubblici divennero
ereditari, evento che favorì la definitiva disgregazione
dello
Stato e la affermazione del feudalesimo. Nello stesso periodo la
regione intermedia tra Francia e Germania venne sostanzialmente annessa
a quest’ultima, la Corona d’Italia (teoricamente la
più importante) a causa delle eccessive contese perse di
importanza, mentre la Francia sebbene molto frazionata e con
un’autorità centrale debole, rimase autonoma
rispetto
all’Impero. La parte più salda
dell’Impero rimase la
Germania, qui nel 911 alla morte di Ludovico il Fanciullo,
l’ultimo dei Carolingi a regnare sui Franchi Orientali (senza
eredi), si ebbe l’elezione da parte dei grandi del regno di
Corrado duca di Franconia (la regione più sviluppata dei
territori a Est del Reno) Re di Germania, ma alla sua morte venne
eletto il suo avversario Enrico I l’Uccellatore duca della
più potente regione di Sassonia
che diede vita ad una nuova dinastia che con suo figlio Ottone divenne
imperiale, dopo quaranta anni di titolo vacante. La nuova dinastia ebbe
una successione più regolare, solo l’ultimo,
Enrico II lo
Zoppo duca di Baviera, era cugino (di secondo grado) e non figlio del
precedente Imperatore.
Alla sua morte Enrico II (1024) non
lasciò
eredi, e venne eletto nuovo Re un personaggio non particolarmente
potente, Corrado II il Salico (Franchi Salii era il nome di una
tribù germanica) conte di Spira nella regione di Franconia,
non
parente di Corrado I (o almeno solo lontanamente) e bisnipote di una
figlia di Ottone I. La sua maggiore iniziativa legislativa,
l’ereditarietà dei feudi minori,
rinforzò il
feudalesimo in Germania. Come la precedente dinastia si
interessò all’Italia con frequenti lunghi
soggiorni nel
nostro Paese (Ottone III aveva fatto dello Stato Italiano la parte
principale dell’Impero), si riteneva che scomparsa di fatto
la
Corona d’Italia, il Re di Germania fosse anche Re
d’Italia.
La sua dinastia (conosciuta come dinastia
Salica o di
Franconia)
ebbe quattro Imperatori tutti succeduti regolarmente di padre in
figlio. L’ultimo, Enrico V, non aveva eredi ma prima di
morire
indicò i figli di sua sorella, sposata agli Hohenstaufen di
Svevia (regione Sud-Ovest della Germania) come successori. Tale
indicazione non venne accolta dai nobili elettori e divenne Imperatore
Lotario III di Supplimburgo, duca di Sassonia. Il contrasto
continuò negli anni successivi, e particolare interessante,
fautore della temporanea riconciliazione fu Bernardino di Chiaravalle.
Sorse in quel periodo il contrasto tra guelfi (da Welf, importante
dinastia della Baviera) e ghibellini (da Weiblingen castello degli
Hohenstaufen, dinastia ritenuta antipapalina). Alla morte di Lotario
comunque venne eletto Imperatore (o forse solo Rex Romanorum)
Corrado Hohenstaufen
duca di Franconia (il fratello di Federico duca di Svevia).
Alla sua morte pur avendo figli, preferì per rispetto
lasciare
l’eredità al figlio del fratello, Federico il
Barbarossa.
Il figlio di quest’ultimo, Enrico VI il Crudele (Imperatore
dal
1190 al 1197) sposò Costanza d’Altavilla e da
allora il
Regno di Sicilia, a quel tempo una delle regioni più
prospere
d’Europa, venne retto dai successori. Il loro figlio,
Federico II
era ancora minorenne, e pertanto si ritenne di passare il trono al
fratello di Enrico, Filippo, la cui elezione venne contestata dai
principi guelfi che elessero Ottone IV Welf-Brunswick, duca della
regione francese d’Aquitania e con pochi possedimenti in
Germania. Nel 1208 Filippo venne assassinato, ma le vicende non
andarono meglio per Ottone che tre anni dopo venne scomunicato e
deposto, in uno dei primi dei molti atti di interferenza del Papato
nelle vicende reali e imperiali. Federico II divenne Re di Sicilia e
Imperatore, in uno dei periodi di maggiore splendore del Sud Italia e
nonostante la scomunica regnò a lungo trasmettendo i suoi
titoli
al figlio Corrado IV. Con suo figlio Corradino, Re di Sicilia ma non
Imperatore, si estinse la casata e per venti anni la corona imperiale
rimase vacante.
In questo periodo mentre in altri Paesi
si assisteva
ad un consolidamento del potere centrale, si rafforzò il
frazionamento territoriale in Germania, e non era difficile che una
famiglia governasse territori diversi anche molto distanziati fra loro,
le regioni renane persero di importanza e prevalsero quelle
centromeridionali. Tre casate comunque divennero preminenti: gli
Asburgo, i Lussemburgo e i Wittelsbach che nel corso degli anni
governarono regioni diverse. Nel corso del tempo
l’espressione
Sacro Romano Impero si rivelò inadeguata e si
sostituì
con quella di Sacrum
Romanorum Imperium Nationis Germanicae, che indicava una
evidente restrizione territoriale. Nel 1273 venne eletto Re dei Romani
Rodolfo d’Asburgo
conte di Alsazia (e titolare anche di alcuni possedimenti in Svizzera);
ottenne l’Austria (regione Nord dell’attuale
Austria), la
Stiria (Centro-Sud Austria) e la Carniola (Sud Austria) per i figli, ma
non fu in grado di trasmettere loro il titolo imperiale, e gli
succedette un personaggio non particolarmente potente, Adolfo conte di
Nassau. Il suo regno fu breve, e nel 1298 venne deposto e sconfitto
militarmente da nobili e clero guidati da Alberto d’Asburgo.
Anche il regno di Alberto fu caratterizzato da lunghe lotte interne.
Venne assassinato, e alla sua morte fu eletto Enrico VII conte di Lussemburgo
che tentò vanamente di ristabilire i poteri imperiali
sull’Italia, dove venne ucciso. Alla sua morte venne eletto
nel
1314 Imperatore Ludovico IV Wittelsbach, duca di Baviera, ma trenta
anni dopo con l’appoggio del Papato e della corte di Francia,
Carlo IV di Lussemburgo Re di Boemia venne eletto anti-imperatore. Dopo
la sua elezione tentò anch’egli di imporre i suoi
poteri
sull’Italia, fece di Praga un’importante
città, ma
l’atto principale del nuovo Imperatore fu la cosiddetta Bolla d’Oro
che mise ordine nel sistema di elezione dell’Imperatore
limitandone però anche i suoi poteri. Alla sua morte venne
eletto Imperatore il figlio Venceslao il Pigro che per un periodo
appoggiò gli eretici hussiti boemi, finì
imprigionato e
deposto. Venne quindi eletto Roberto Wittelsbach Elettore del
Palatinato (regione in parte corrispondente con la Franconia, mentre la
Baviera era passata ad un altro ramo della famiglia), ma alla sua morte
divenne Imperatore Sigismondo, Re di Boemia e Ungheria, fratello di
Venceslao. Sigismondo combatté gli hussiti, divenne molto
potente ma non ebbe eredi maschi e con lui si concluse la dinastia dei
Lussemburgo. Prima di morire diede la figlia in sposa ad Alberto II Asburgo
che acquisì così Boemia e Ungheria, e da quel
momento in
poi il titolo imperiale appartenne quasi sempre alla famiglia. Il regno
di Alberto fu brevissimo, morì l’anno successivo
(con
erede maschio nato postumo) e il potere passò nel 1440 al
cugino
di secondo grado Federico III appartenente al ramo leopoldino,
ultimo Imperatore ad essere incoronato a Roma. Il nipote (figlio del
figlio) Filippo sposò Giovanna la Pazza figlia di Ferdinando
e
Isabella di Spagna. Il loro figlio fu il grande Carlo V che
regnò su gran parte d’Europa, ma che alla sua
morte decise
di dividere i possedimenti, al fratello Ferdinando I la Germania
(Austria, Boemia e il titolo imperiale) e al figlio Filippo II la
Spagna (insieme a Regno di Napoli, Milano, Franca Contea, Paesi Bassi,
colonie americane). I discendenti di Filippo II sposarono cugine (o
nipoti) del ramo d’Austria senza tuttavia riunire i Regni e
si
estinsero nell’anno 1700.
Il ramo d’Austria degli
Asburgo regnò a
lungo, ma anche questo non ebbe una successione sempre regolare. Da
Ferdinando I il trono passò al figlio e successivamente al
figlio di questi, ma venne sostituito dal fratello a causa delle sue
condizioni di salute. Non avendo figli, il trono passò al
cugino
Ferdinando II. Dopo di lui il trono passò al figlio, al
nipote e
al bisnipote Giuseppe I, che riuscirono a riprendere definitivamente
l’Ungheria, che aveva conosciuto un lungo periodo di
disordini e
occupazioni. Non avendo eredi maschi, dopo di lui il trono
passò
al fratello Carlo VI che si considerava anche Re di Spagna dal momento
che si erano estinti gli Asburgo di Spagna. Non solo non
poté
governare il Paese Mediterraneo, ma avendo come eredi solo figlie
femmine, Maria Teresa e Maria Anna, il trono passò a Carlo
VII
Wittelsbach, duca di Baviera, imparentato alla lontana con gli Asburgo,
dopo due anni di interregno e una dura guerra. I suoi tre anni di regno
furono caratterizzati dallo scontro tra Francesi (suoi alleati) e
Austriaci. Sulla base di un accordo il successore fu il marito di Maria
Teresa, Francesco I duca di Lorena, una regione al confine tra Francia
e Germania. Il governo effettivo venne lasciato alla consorte, nota
come una grande riformatrice, ma diede comunque origine alla nuova
dinastia degli Asburgo-Lorena.
La nuova dinastia vide il succedersi del figlio Giuseppe II (senza
eredi) e successivamente di suo fratello Leopoldo II, entrambi
prosecutori dell’opera riformatrice della madre. Il figlio di
quest’ultimo, Francesco II, fu l’ultimo a fregiarsi
del
titolo di Imperatore dei Romani e sotto la pressione di Napoleone
dovette assumere il titolo di Imperatore d’Austria.
Anche in Francia nei primi decenni del 900 il potere dei Carolingi si
andava estinguendo, Roberto il Forte conte d’Angiò
nel
Nord-Ovest della Francia, ebbe due figli: Oddone (chiamato anche Eude)
conte di Parigi e Roberto I (marito di una discendente dei Carolingi)
che furono entrambi Re di Francia. Il figlio di quest’ultimo,
Ugo
il Grande (detto anche il Bianco per il suo pallore o l’Abate
per
le numerose abbazie governate) fu uno dei feudatari più
potenti
dell’epoca, sposò una figlia di Enrico
l’Uccellatore, ma preferì rinunciare al titolo di
Re, e il
potere passò di nuovo ai Carolingi. Cinquanta anni dopo nel
987
però il figlio Ugo Capeto (così chiamato dal nome
della
cappa da abate) si riprese il titolo attraverso una elezione da parte
dei Grandi (nobili e clero) di Francia e diede vita ad una lunga
dinastia, i Capetingi.
Nei
primi secoli la Monarchia ebbe poteri limitati tuttavia la successione
rimase piuttosto lineare, solo dopo la morte di Filippo IV nel 1314, si
alternarono al trono i tre figli, l’ultimo dei quali, Carlo
IV il
Bello non avendo figli maschi passò il trono al cugino
Filippo
VI il Fortunato conte di Valois, una regione francese a ridosso del
Belgio. Tale scelta venne contestata da Edoardo III Re
d’Inghilterra (figlio di una figlia di Filippo IV) e diede il
via
alla terribile Guerra dei Cent’anni.
Anche la dinastia dei Valois
ebbe una successione abbastanza regolare fino a Carlo VIII che ebbe
quattro figli, tutti morti in tenera età. Il trono
passò
quindi nel 1498 a un lontano cugino, Luigi XII duca d’Orleans
(regione centrale della Francia) che aveva sposato la sorella di Carlo.
Luigi non ebbe figli maschi, e il trono passò al marito
della
figlia, Francesco I duca di Angouleme,
una regione nell’Ovest della Francia, non particolarmente
ricca. Il
personaggio è noto per la sua guerra contro Carlo V, ma non
ebbe
una discendenza molto lunga. Al figlio successero i suoi tre figli,
l’ultimo dei quali Enrico III vide la guerra fra Cattolici e
protestanti. Pur non essendo rigidamente schierato alla fine scelse di
combattere i Cattolici e venne assassinato da un monaco fanatico. Non
avendo eredi, prima di morire nominò suo successore il
cognato
Enrico di Borbone-Navarra, capo del fronte protestante, che
salì
al trono nel 1589 (passando nel fronte cattolico) come Enrico IV di Borbone.
Anche la situazione dinastica di quest’ultimo risultava
abbastanza complessa. In origine i Bourbon erano signori della regione
Borbonese nella parte centrale della Francia ed imparentati nel
Duecento con i Capetingi. Il padre di Enrico, Antonio, sposò
Giovanna d’Albret nel 1548 e divenne Re di Navarra ereditando
il
titolo dal padre di lei. La Navarra costituiva un territorio a cavallo
dei Pirenei con la parte principale nella regione spagnola (in parte
corrispondente con il Paese Basco) e una parte di territorio sul
versante francese. La parte iberica venne assorbita dalla Spagna nel
1515, la restante parte rimase indipendente finché con la
salita
al trono dei Borboni entrò a far parte definitivamente della
Francia. Quella dei Borboni fu una dinastia abbastanza salda, tuttavia
Luigi XIV ebbe un figlio (il Gran Delfino) che morì giovane
e
poco dopo stessa sorte toccò al nipote diretto (duca di
Borgogna) e il trono passò al bisnipote Luigi XV, il quale a
sua
volta ebbe un figlio morto giovane e dovette passare il trono al nipote
Luigi XVI.
Un figlio del Gran Delfino (quindi fratello del duca di Borgogna)
Filippo (V secondo la numerazione spagnola) salì al trono di
Spagna nell’anno 1700 quando si estinsero gli Asburgo di
Spagna
con i quali era imparentato. Nel 1724 decise di abdicare a favore del
figlio che invece morì pochi mesi dopo e ritornò
al trono
che mantenne per altri venti anni. Prima della sua morte
riuscì
a riprendere per suo figlio (Carlo III secondo la numerazione italiana)
il Regno di Napoli, al quale aveva dovuto rinunciare in seguito alla
guerra di successione spagnola (1701-1714). La ripresa del Napoletano
avvenne nel corso della successiva guerra di successione polacca
(1733-1738), anche se i tempi e la complessità
dell’amministrazione non consentivano più che uno
stesso
Sovrano riunisse più corone e i tre rami borbonici
(quattro considerando i Borbone-Parma) rimasero separati. La figura di
Carlo III è emblematica della complessità delle
questioni
dinastiche dell’epoca. Fu duca di Parma e Piacenza, poco dopo
Granduca di Toscana, abbandonò tali titoli per ottenere il
riconoscimento internazionale di Re delle Due Sicilie, infine divenne
Re di Spagna.
Nel 1066 il Normanno francesizzato Guglielmo il Conquistatore, duca di
Normandia (e quindi soggetto formalmente
all’autorità
francese) conquistò l’Inghilterra. Non si
trattò di
un atto puramente militare, ma di una questione dinastica, dal momento
che Edoardo III il Confessore aveva designato lui in quanto cugino
successore al trono che venne però occupato alla sua morte
dal
cognato Aroldo (Harold Godwin conte di Wessex). La dinastia normanna
riformò in senso centralistico lo Stato ma ebbe
anch’essa
problemi di successione. A Guglielmo successero i suoi due figli ma
l’ultimo (Enrico I) ebbe solo una figlia femmina che
sposò
Goffredo il Plantageneto conte d’Angiò. Alla sua
morte il
trono passò al figlio della sorella (Stefano conte di
Blois), ma
dopo una lunga e sanguinosa contesa dinastica la corona
passò
agli Angioini-Plantageneti
che
ebbero una lunga successione, ma anche un primo pesante contrasto (ai
tempi di Giovanni Senzaterra) con i Capetingi per il possesso di alcuni
territori francesi. Come conseguenza di un nuovo contrasto con i
Monarchi Francesi, il Parlamento nel 1327 depose, imprigionò
e
probabilmente fece anche uccidere Re Edoardo II, ma tale evento non
ebbe conseguenze sulla dinastia, e nello stesso anno salì al
trono il figlio Edoardo III. Anche il nuovo Sovrano conobbe tristi
vicissitudini e nei primi anni il potere venne contestato dalla madre e
dall’amante di lei in un classico intrigo di palazzo. Il
giovane
Re si considerava anche erede legittimo del trono francese come abbiamo
visto precedentemente, ma tale pretesa non venne accolta. Alla sua
morte la situazione si complicò ulteriormente con contrasti
dinastici che diedero vita successivamente al lungo conflitto fra i
rami York e Lancaster. Morto il Re e prematuramente il suo figlio
primogenito, il trono passò al nipote diretto di Edoardo, ma
nel
1399 venne spodestato dal cugino Enrico IV Bolingbroke Lancaster,
importante anche per aver reintrodotto l’inglese come lingua
ufficiale. Successivamente il trono passò al figlio Enrico V
e
quindi a suo figlio Enrico VI che negli ultimi anni diede segni di
squilibrio e venne affiancato dal lontano cugino Riccardo di York
(sempre discendente di Edoardo III), che tuttavia alla fine venne
sconfitto e ucciso. Il figlio Edoardo IV vendicò il padre e
sconfisse Enrico VI che venne imprigionato e ucciso. Il Re di Francia
complottava comunque contro di lui, ma grazie all’alleanza
con la
Borgogna da tempo in guerra con i Francesi, poté riprendere
il
trono temporaneamente perso e si ebbe un periodo di relativa calma nel
Regno. A Edoardo successe il figlioletto Edoardo V, ma per brevissimo
tempo, venne catturato (e si ritiene ucciso) dallo zio Riccardo III.
Anche Riccardo III ebbe un regno brevissimo, Enrico VII Tudor
conte di Richmond, imparentato con i Lancaster, sconfisse Riccardo (ma
sposò una discendente degli York per volontà di
riconciliazione), e assunse la corona. Con i Tudor tramonta il periodo
feudale e lo Stato si riorganizza su basi più salde, fu
anche la
prima importante dinastia a riconoscere i diritti delle figlie femmine.
Morto Enrico VII succedette il figlio Enrico VIII, e quindi Edoardo VI.
Alla sua morte per impedire che il trono passasse ai papisti venne
scelta come successore la lontana cugina diciassettenne lady Jane Gray.
Fu Regina per soli nove giorni, la sorellastra di Edoardo, Maria (detta
la Cattolica o la Sanguinaria), la detronizzò e la
mandò
a morte. Maria fu anche la moglie del grande Re Spagnolo Filippo II, ma
tale evento non influì sugli eventi politici
dell’epoca.
Dopo di lei il trono passò all’altra sorellastra,
Elisabetta, che non avendo figli pose termine alla dinastia. Divenne
quindi Re il nipote Giacomo Stuart
Re di Scozia (dando inizio all’unione fra Inglesi e Scozzesi)
e
successivamente il figlio Carlo I che finì decapitato in
seguito
alla rivoluzione puritana di Oliver Cromwell. La dinastia non ebbe
però termine, undici anni dopo il figlio Carlo II riprese
regolarmente la corona, che successivamente passò al
fratello
Giacomo II accusato di dispotismo e di voler restaurare la religione
cattolica. Il Parlamento lo depose, impedì la successione
del
figlio Giacomo Francesco Edoardo ritenuto anche lui Cattolico, e
dichiarò Sovrani contemporaneamente la figlia Maria II e il
suo
marito, l’Olandese Guglielmo III Orange, già statolder
(governatore) dei Paesi Bassi. Dopo di loro fu Regina la sorella di
Maria, Anna, che mise fine alla dinastia essendo i diversi figli morti
tutti in tenera età. Il Parlamento per timore di un ritorno
di
Sovrani Cattolici (diversi i tentativi di insurrezione dei giacobiti
fino al 1745) impose come successore pur essendoci parenti
più
vicini, il lontano cugino Giorgio I Elettore di Hannover che diede
vita alla nuova dinastia conclusasi con la Regina Vittoria nel 1901.
La maggior parte dei rami cadetti ereditavano sostanzialmente titoli
onorifici e solo piccole porzioni di territorio comunque facenti parte
del più vasto Stato governato dal ramo principale. In alcuni
casi tuttavia, alcuni rami cadetti partendo da un ristretto patrimonio
si sono affermati a livello internazionale, come gli Angioini. Di dinastie angioine,
nel senso di famiglie che presero nome dal possesso della regione Anjou
(nel Nord-Ovest della Francia) ne sono esistite diverse. La prima (non
ramo cadetto) come abbiamo visto fu quella chiamata anche dei
Plantageneti, la seconda fu quella iniziata da Carlo I, fratello minore
del Re Luigi il Santo quindi distaccatasi dai Capetingi. Dopo aver
ottenuto la Provenza in quanto marito di Beatrice di Provenza, nel 1265
prese con il sostegno del Papa la Sicilia e successivamente tutto il
Meridione essendo stato deposto Manfredi. Per un certo periodo
sembrò che dovesse prevalere su tutta l’Italia,
quando
scoppiarono i tumulti conosciuti come i Vespri Siciliani che portarono
l’isola sotto gli Aragonesi. Un nipote, Carlo Martello,
divenne
per eredità (ma senza poteri effettivi) Re
d’Ungheria, che
venne governata successivamente da altri della dinastia. Un bisnipote
di Carlo I, Filippo, ereditò l’Impero Latino di
Costantinopoli anche se conservato per poco tempo. Altri territori
minori (fra i quali Durazzo e l’Albania), disseminati in
tutta
Europa entrarono a far parte del patrimonio della potente dinastia. Una
trisnipote di Carlo I, comunque in linea diretta, fu Sovrana di Napoli
e quindi una delle prime donne a ottenere un titolo del genere ed
esercitare effettivi poteri di governo. Intanto il Re di Francia
Filippo VI di Valois nel 1328 ricuperò la contea di
Angiò
a favore della corona e un suo discendente Giovanni II il Buono nel
1360 la attribuì al figlio secondogenito Luigi, che diede
vita
alla terza dinastia Angiò. Il nuovo capostipite
combatté
contro la precedente dinastia Angiò-Durazzo che governava su
Napoli e che venne ripresa dal figlio.
Schema
delle grandi dinastie europee
Spagna:
Asburgo, Borboni.
Francia:
Carolingi, Capetingi, Valois, Orleans, Angouleme, Borboni.
Inghilterra:Normanni,
Angioini-Plantageneti, Lancaster (Angiò-Plantageneti), York
(Angiò-Plantageneti), Tudor, Stuart, Orange, Hannover.
Italia:
Carolingi, Sassonia,
Franconia, Svevia, Borboni (Sud).
Germania: Carolingi,
Franconia (1), Sassonia, Franconia (2), Supplimburgo, Svevia,
Welf-Brunswick, Svevia, vacante,
Asburgo, Nassau, Asburgo, Lussemburgo, Wittelsbach, Lussemburgo,
Wittelsbach, Lussemburgo, Asburgo, Wittelsbach, Lorena, Asburgo-Lorena.
(ottobre 2012)