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I catari

Storia di un’eresia che costrinse la Chiesa ad un profondo rinnovamento morale

 

di  Ercolina Milanesi

 

 
I catari fanno parte di un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo sulla cui etimologia sono state concepite due teorie: più probabilmente dal greco «kàtharoi», cioè puri, o più folcloristicamente dal latino medioevale «catus», gatto, un classico travestimento di Lucifero al quale gli eretici, durante i loro riti (secondo i loro detrattori), baciavano le terga.
    L’appellativo catharos fu loro applicato a partire dal 1163 dall’abate Ecberto di Schönau che scrisse contro di loro. I catari chiamavano se stessi boni homini, boni christiani, perfecti. Sono conosciuti anche più frequentemente come albigesi dalla città di Albi, una delle roccaforti catare in Francia. Furono chiamati anche: pubblicani o pobliciani o populiciani, in riferimento all’eresia paulician; bulgari, in riferimento alle presunte origini bogomile della loro dottrina.
    Le origini del catarismo sono misteriose e pare siano una mescolanza tra le eresie neomanichee dei pauliciani (seconda metà del VII secolo) e dei bogomili (inizi del X secolo) diffuse nei Balcani, e il vecchio manicheismo in Francia e nell’Italia del Nord che affermavano la necessità di una riforma religiosa e morale della Chiesa.
    Il catarismo si definisce come dualismo: due principi reggono la terra e il cielo, uno buono e uno cattivo. Il cattivo che ha creato il mondo è la materia, la carne difatti è colpita da maledizione, gli adepti della setta dovevano astenersi dalle relazioni sessuali e da tutti gli alimenti come carne, formaggi, latte. Forse è per questo motivo che l’Incarnazione venne negata perché se Cristo ebbe un certo ruolo nel sistema cataro, Gesù era di natura spirituale e non certo divina. La Passione è stata simulata e i Catari si scoprivano per il loro orrore di fronte al segno della Croce. Essi credevano nelle reincarnazioni. Erano proibiti il servizio militare e il giuramento. Il battesimo o «consolamentum» era un rito d’accoglienza che, attraverso l’imposizione delle mani, era conferito dai «continentes» e cancellava tutti i peccati, distinguendo i «perfetti» dai semplici credenti, in una via di povertà, di penitenza e di castità che faceva breccia sulle popolazioni in un’epoca nella quale certi chierici non praticavano nessuna di queste virtù. Certi della loro salvezza erano i perfecti. Ogni caduta era irreparabile e portava al suicidio ottenuto lasciandosi morire di fame o tagliandosi le vene per fare uscire il sangue. Tutto ciò mise i catari in opposizione anche allo Stato.
    Nonostante nel 1148 il concilio di Tours avesse condannato la dottrina catara e stabilito la prigione e la confisca dei beni per gli aderenti, la diffusione degli ideali del catarismo fu così veloce che nel 1167 a Tolosa si tenne il primo concilio dei catari.
    Vari tentativi furono fatti dalla Chiesa per impedire la diffusione del catarismo: già nel 1143 San Bernardo di Chiaravalle vide fallite le sue predicazioni a Tolosa e nel 1165 un pubblico contraddittorio tra teologi cattolici e catari tenutosi a Lombez risultò inutile. L’azione di contrasto dei catari da parte della Chiesa iniziò in modo organico nel 1184 con la costituzione Ad abolendam di Papa Lucio III scritta in accordo con Federico Barbarossa. La svolta decisiva, però, iniziò nel 1198 con l’elezione di Papa Innocenzo III: inviò in Linguadoca legati cistercensi e nel 1207 nella zona di Tolosa predicatori del calibro di San Domenico di Guzmán e Diego d’Azevedo Vescovo di Osma.
    Nel 1208 Papa Innocenzo III, in seguito all’uccisione a Saint-Gilles del legato papale cistercense Pietro di Castelnau, bandì una crociata contro i catari della Linguadoca guidata militarmente da Simon de Montfort e religiosamente da Arnaldo di Cîteaux.

I catari cacciati da Carcassonne nel 1209 - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cathars_expelled.JPG, 2013
I catari cacciati da Carcassonne nel 1209 - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cathars_expelled.JPG, 2013

    Ai crociati si avvicendarono gli inquisitori domenicani e francescani la cui attività (che sarebbe durata circa cento anni: dal 1233 al 1325) era stata ufficializzata nel 1233 da Papa Gregorio IX come Inquisitio hereticae pravitatis. In seguito all’uccisione ad Avignonnet nel 1242 di due inquisitori (Arnaud Guilhem de Montpellier e Ètienne de Narbonne) e del loro seguito, fu sferrato il colpo decisivo all’ultimo baluardo della resistenza catara, la fortezza di Montségur, posta sotto assedio nel 1243 ed espugnata nel maggio del 1244. Grazie all’influsso dei catari del Nord Italia, si verificò una timida rinascita del catarismo in Francia a cavallo del XIII secolo per opera dei fratelli Guglielmo e Pietro Authier, Amelio de Perles e Pradas Tavernier. Ufficialmente l’ultimo cataro fu Guglielmo Belibasta che fu condannato al rogo nel 1321 per ordine dell’inquisitore Jacques Fournier, che sarebbe poi diventato Papa Benedetto XII.
    I catari in Italia si svilupparono soprattutto nel Nord. I primi due Vescovi italiani furono Marco di Lombardia e Giovanni Giudeo. In seguito il movimento si suddivise in sei Chiese: Desenzano, Concorrezzo, Bagnolo San Vito, Vicenza o Marca di Treviso, Firenze, Spoleto e Orvieto. Ebbero per lungo tempo l’appoggio e la difesa delle fazioni ghibelline fino alla battaglia di Benevento del 1266 e la conseguente affermazione del partito guelfo degli Angioini. Nel 1276 i fratelli Mastino e Alberto della Scala con le loro truppe espugnarono la rocca di Sirmione dove si erano asserragliati numerosi «perfetti» insieme ai Vescovi di Desenzano e Bagnolo San Vito; i prigionieri furono portati a Verona dove furono bruciati il 13 febbraio 1278.
    Il successo dei catari è da collegare al fatto che essi utilizzarono i difetti della cura pastorale medievale e l’appello dei riformatori a una Chiesa povera, per affermare la loro auto-redenzione dogmatica e il disprezzo del mondo come ascesi cristiana. Con il loro insegnamento e la loro ascetica riuscirono a sedurre molti. Nello stesso tempo essi costrinsero le forze cattoliche a una doppia difesa: a una formulazione dogmatica della comprensione cristiana del mondo (spiegazione dell’Antico Testamento, argomentazione filosofica, Scolastica) e a una reazione ascetica di vita evangelica (apostolato dei laici, cura pastorale delle parrocchie, Ordini mendicanti). Solo quando la Chiesa realizzò le due istanze, le teorie ereticali catare non poterono più aver presa sul popolo cristiano.
(febbraio 2013)