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Islam

L’Islam, le sue origini, le sue caratteristiche, il suo impatto sulla società

 

di  Ercolina Milanesi

 

 
L’Islam nasce in Arabia ed è connesso alla cultura araba, anche se solo una minoranza dei musulmani sono Arabi. Ciò che li unisce è il testo sacro dei musulmani: il Corano, scritto in arabo. È la seconda religione nel mondo, dopo il Cristianesimo ed in Europa ha grande diffusione. Islam significa sottomissione o abbandono: l’uomo deve mettersi completamente nelle mani di Dio e sottomettersi al suo volere. Solo così si può essere musulmani, una parola araba con la stessa radice di Islam.
    L’Islam non riguarda solo la fede e la sfera religiosa, ma domina tutti i settori della vita privata e sociale e l’interpretazione della legge ha sempre occupato un ruolo preponderante. Nei Paesi islamici a detenere la leadership religiosa sono i giuristi, non esiste struttura clericale organizzata.
    Per spiegare l’Islam tre sono gli aspetti da considerare. La dottrina della fede: monoteismo e rivelazione. I doveri religiosi: i cinque pilastri. I rapporti tra gli uomini: etica e politica.
    L’Islam è la più giovane delle religioni mondiali e si fa risalire a Maometto, nato in Arabia, nella città della Mecca, attorno al 570 dopo Cristo. Rimasto presto orfano di genitori che appartenevano ad una delle famiglie più in vista della città mercantile passò sotto la tutela di uno zio: Abu Talib, che influenzò la vita del giovane. Grazie allo zio, Maometto venne assunto come capo-carovana dalla ricca vedova di un mercante: Kadigia, di quindici anni più vecchia di lui che, in seguito, sposò e fu l’unica moglie.

Maometto in una miniatura dell'XI secolo, tratta dall'Athār al-baqiya (Tracce dei secoli passati) di al-Bīrūnī (manoscritto della Bibliothèque nationale de France) - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Maome.jpg, 2013
Maometto in una miniatura dell'XI secolo, tratta dall'Athār al-baqiya (Tracce dei secoli passati) di al-Bīrūnī (manoscritto della Bibliothèque Nationale de France) - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Maome.jpg, 2013

    La Mecca, oltre ad essere un importante centro commerciale era anche religioso. La pietra nera che vi era custodita era una reliquia sacra anche per tribù nomadi che vivevano fuori delle sue mura. Già prima di Maometto la città era stata méta di pellegrinaggi, ma si era diffuso il culto degli dèi ed entità sovrannaturali e non esisteva alcuna legge al di fuori delle antiche usanze: chi le infrangeva veniva espulso e dichiarato fuorilegge. La coesione delle tribù dipendeva dai legami di sangue e se uno dei suoi membri veniva ucciso la perdita andava compensata. Quindi vendette cruente e aspre faide fra i beduini.
    Quando si attenuò il nomadismo a favore di una maggiore sedentarietà, queste tradizioni si indebolirono, mentre cresceva l’influenza dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Maometto abbracciò con il monoteismo la concezione della fine del mondo e di un giudizio universale.
    Nell’anno 70 dopo Cristo dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Tempio, gli Ebrei si erano stabiliti in tutta l’Arabia e si erano adattati alla lingua ed allo stile di vita arabo pur conservando la propria fede ed il culto di Mosè. Pure il Cristianesimo, nei primi secoli dell’Era Cristiana, si era diffuso rapidamente in tutto il Vicino Oriente e molte tribù di beduini si convertirono al Cristianesimo che, alla Mecca, attecchiva, in special modo, tra gli schiavi e le classi più basse della società.
    Maometto fu influenzato da monaci ed eremiti cristiani, che vivevano in totale solitudine nel deserto arabo. Il Corano ha parole di lode per questi Cristiani che attribuivano più importanza alla preghiera che al commercio e che davano aiuto ai viaggiatori con amore ed umiltà.
    Maometto, ogni anno, si ritirava in una grotta, fuori dalla città, per meditare, ma, mentre i monaci ed i Cristiani avevano un testo od un brano tratto dai Vangeli, egli non disponeva di nulla. All’età di quaranta anni, mentre meditava, Maometto ebbe una visione: gli apparve l’Arcangelo Gabriele con un rotolo di pergamena e lo invitò a leggere, ma egli rispose che non sapeva leggere, ed allora l’angelo disse: «Leggi nel nome del tuo Signore! Colui che creò, Creò gli uomini da un grumo di sangue, Leggi! Il tuo Signore è misericordioso Che insegnò con l’aiuto della penna, Insegnò all’uomo ciò che egli non Sapeva».

Antica miniatura raffigurante l'arcangelo Gabriele che porta la Rivelazione di Dio a Maometto, velato - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Miniatura_Maometto.jpg, 2013
Antica miniatura raffigurante l'arcangelo Gabriele che porta la Rivelazione di Dio a Maometto, velato - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Miniatura_Maometto.jpg, 2013

    La parola «leggi» in arabo ha la stessa radice di Corano che significa lettura o declamazione. Il Corano è la raccolta delle rivelazioni ricevute da Maometto nel corso degli anni e quindi anche i musulmani hanno un testo sacro, che fu trascritto, per la prima volta, dopo la sua morte. I centoquattordici capitoli (sure) che costituiscono il Corano, non sono disposti in ordine cronologico ma in ordine di lunghezza: dai più lunghi ai più corti. Unica eccezione la sura che apre il Corano.
    Dopo la rivelazione, Maometto, cominciò a predicare alla Mecca, però il suo definirsi profeta od inviato da Dio fu accolto dalle famiglie influenti come un tentativo di impadronirsi del potere politico della città. Inoltre le autorità reagirono con sdegno alla concezione di Allah come unico e vero Dio e lo accusarono di paganesimo. L’opposizione a Maometto andava crescendo e dopo la morte della moglie e dello zio si recò, con i suoi adepti, nella città di Medina. Nell’anno 622 il profeta abbandonò La Mecca di nascosto e l’emigrazione di Maometto fu chiamata in arabo higira, che vuol dire infrazione alla legge o partenza.
    Il profeta aveva spezzato il legame con la comunità, con i parenti e con la città natale. Non si trattò di una fuga: fu considerato come Abramo quando, su esortazione di Dio, lasciò la sua dimora di Ur, in Mesopotamia.
    A Medina il profeta divenne un leader religioso e politico. Gli assalti alle carovane gli procurarono una solida base economica, però lo scopo principale era la conquista del potere alla Mecca e l’accesso al santuario della Ka’ba. Inoltre era una battaglia per diffondere la nuova religione ed il termine che designa questa lotta è il medesimo che più tardi venne usato per designare la guerra santa, «Jihad». La guerra in nome di Allah era più importante di qualsiasi principio morale e religioso.
    Nei successivi dieci anni Maometto conquistò La Mecca e riunì sotto il suo potere vaste regioni dell’Arabia.
    Prima della sua morte, avvenuta nel 632, aveva unificato il Paese in un solo vasto regno basato su vincoli religiosi più importanti degli antichi legami di discendenza e di tribù!
    Dopo la morte di Maometto i musulmani furono governati da Califfi o Reggenti. I primi tre erano o imparentati con Maometto o facevano parte dei suoi primi discepoli. Il quarto Califfo fu Alì, che era figlio dello zio Abu Talib, quindi cugino di Maometto ed allo stesso tempo ne era anche il genero, in quanto si era sposato con sua figlia Fatima. Con Alì si ebbe la divisione del mondo islamico; il Califfo, inviso a molti, fu assassinato dai suoi oppositori. Per i suoi fautori Alì, essendo il parente più prossimo del profeta, era il naturale successore. Il partito di Alì, Shi’at Alì, fu responsabile di quella ramificazione dell’Islam che oggi è chiamata Shi’a, e che, tra l’altro, è la religione di Stato in Iran. La spaccatura all’interno dell’Islam non fu per controversie religiose, ma per la diatriba su chi dovesse detenere il potere. Il ramo Shi’a sosteneva che il leader dovesse essere un diretto discendente del profeta, mentre per i Sunniti, corrente principale, il potere doveva spettare a chi lo deteneva di fatto. Dopo la morte di Alì, la sede del Califfo restò, per un periodo, a Damasco, poi fu trasferita a Baghdad, dove rimase per cinquecento anni. Quando il capo religioso dell’Islam divenne il Sultano turco, la sede fu spostata ad Istanbul. Dopo la deposizione dell’ultimo Sultano, nel 1924, nessun Califfo è stato più a capo del mondo arabo.
    Nonostante la spaccatura interna, l’Islam si diffuse molto in fretta. Nel secolo successivo alla morte di Maometto, iniziò la decadenza del Regno Persiano e dell’Impero Bizantino e i conquistatori arabi si spinsero dal Nord Africa all’Europa, attraverso Gibilterra e si fermarono a Poitiers, in Francia. Per molti secoli gli Arabi dominarono il Sud della Penisola Iberica, l’Andalusia, ove hanno lasciato tracce della loro cultura. L’Islam è stata religione dominante del Nord Africa e da qui si diffuse nell’Africa Occidentale ed Orientale. L’Islam arrivò anche in Estremo Oriente: in India ed in Indonesia.

Espansione del califfato - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Map_of_expansion_of_Caliphate.svg, 2013
Espansione del califfato (612-632; 635-661; 661-750) - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Map_of_expansion_of_Caliphate.svg, 2013

    Il mondo dell’Islam è, oggi, diviso in Stati che lottano per favorire una maggiore unità tra Paesi islamici e per assicurarsi un ruolo di preminenza politica.
    Nel corso degli ultimi anni, l’Europa ha accolto un grande flusso di immigrati musulmani dall’Africa e dall’Asia e l’Islam è, oggi, al secondo posto tra le religioni più diffuse nel nostro continente.

«Non c’è altro Dio al di fuori di Allah, e Maometto è il suo profeta». Bisogna ricordare che Allah non è un nome proprio, ma il termine arabo per «Dio». La parola araba Allah è, dal punto di vista semantico, imparentata al termine ebraico El, usato nella Bibbia per definire Dio. Il politeismo arabo fu rifiutato da Maometto che predicò la fede in un solo Dio.
    Dio è creatore e giudice, ha creato il mondo e tutto ciò che esiste e nell’ultimo giorno risveglierà tutti i morti e li giudicherà. Nella predicazione di Maometto, la credenza in un giudizio dopo la morte è necessaria, per dare all’uomo il senso di responsabilità delle proprie azioni. Dio, non è soltanto un giudice onnipotente, è anche amorevole e misericordioso. Le sure nel Corano vengono introdotte con le parole «In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso». Al momento dell’esortazione alla preghiera viene sempre pronunciato: «Allahu akbar», «Dio è il più grande» o «Dio è più grande». Nulla è simile a lui.
    Dio ha comunicato la sua parola agli uomini attraverso il suo profeta Maometto, che è stato l’ultimo di una lunga serie di profeti che Dio ha inviato sulla terra: Adamo, Abramo, Mosè, Davide e Gesù. In un primo tempo Maometto si considerava appartenente alla tradizione giudaica e cristiana, ma poi le abbandonò perché, secondo gli Ebrei la sua interpretazione dell’Antico Testamento era errata e lui non poteva accettare simile accusa. Secondo lui erano gli Ebrei ad aver frainteso le Sacre Scritture e decise che i suoi seguaci dovevano pregare rivolti in direzione della Mecca e stabilì che il giorno festivo della settimana dovesse essere il venerdì e non lo shabbat ebraico.
    L’attacco più forte al Cristianesimo, da parte di Maometto, riguarda il concetto di Trinità, da lui considerato una forma di politeismo. Per l’Islam, il Corano è la parola di Dio in senso assolutamente letterale. Per il Cristianesimo la Rivelazione avviene con Gesù, è Gesù stesso. Per l’Islam Maometto è solo un tramite e la vera Rivelazione è contenuta nel Corano. Ossia nel Cristianesimo la parola di Dio è un uomo, nell’Islam è un libro, indi non è corretto paragonare Gesù a Maometto e la Bibbia al Corano.
    I doveri religiosi dei musulmani si riassumono nei cinque pilastri: professione di fede, preghiera, digiuno, elemosina e pellegrinaggio alla Mecca.
    Professione di fede: «Non vi è alcun Dio all’infuori di Dio, e Maometto è il Suo profeta». Questa frase viene ripetuta più volte al giorno e gridata dai minareti nell’ora della preghiera, e scritta sui muri della moschea. Sono le prime parole sussurrate all’orecchio di un neonato e le ultime ad un moribondo.
    Preghiera: l’Islam prescrive le preghiere cinque volte al giorno ed un tempo era il muezzin che chiamava i fedeli alla preghiera, ora l’invito è diffuso da un altoparlante: «Dio è il più grande. Io proclamo che non vi è alcun Dio all’infuori di Dio. Io proclamo che Maometto è il profeta di Dio. Vieni alla preghiera. Vieni alla salvezza. Dio è il più grande. Non vi è alcun Dio all’infuori di Dio».
    I musulmani ritengono che le fruizioni biologiche rendano l’uomo impuro, anche quelle sessuali, e devono sottoporsi ad un lavaggio completo del corpo in acqua corrente, prima di iniziare le preghiere. La conseguenza è una condizione di accurata e scrupolosa igiene. Si possono recitare le preghiere in qualsiasi luogo, inginocchiati in direzione della Mecca, su speciali tappetini. Prima di entrare nella moschea bisogna togliersi le scarpe e vestire in modo dignitoso; anche il celebrante è rivolto verso La Mecca e gira le spalle ai fedeli. Gli uomini pregano nella sala principale della moschea, le donne si riuniscono in un loggione o in un locale nascosto da una tenda, nel fondo della sala. Qualsiasi musulmano adulto può essere iman, solitamente persona con buona istruzione teologica, anche se nell’Islam non esiste una struttura clericale organizzata.

Un musulmano prega sul Corano - http://www.google.it/imgres?q=corano&sa=X&biw=1190&bih=631&tbm=isch&tbnid=IlKsJsXyp97tWM:&imgrefurl=http://www.mariolabolani.it/%3Fattachment_id%3D5209&docid=nztWGIP0ngXV0M&imgurl=http://www.mariolabolani.it/wp-content/uploads/2010/11/corano.jpg&w=500&h=459&ei=KDzxUfv8I4jJswbj64DYAw&zoom=1&iact=hc&vpx=211&vpy=268&dur=765&hovh=215&hovw=234&tx=130&ty=104&page=2&tbnh=122&tbnw=130&start=18&ndsp=26&ved=1t:429,r:19,s:0,i:146, 2013
Un musulmano prega sul Corano - http://www.google.it/imgres?q=corano&sa=X&biw=1190&bih=631&tbm=isch&tbnid=IlKsJsXyp97tWM:&imgrefurl=http://www.mariolabolani.it/%3Fattachment_id%3D5209&docid=nztWGIP0ngXV0M&imgurl=http://www.mariolabolani.it/wp-content/uploads/2010/11/corano.jpg&w=500&h=459&ei=KDzxUfv8I4jJswbj64DYAw&zoom=1&iact=hc&vpx=211&vpy=268&dur=765&hovh=215&hovw=234&tx=130&ty=104&page=2&tbnh=122&tbnw=130&start=18&ndsp=26&ved=1t:429,r:19,s:0,i:146, 2013

    Digiuno: il Corano proibisce di mangiare carne di maiale, perché impuro, e bere alcool. Fa eccezione il digiuno nel Ramadan, che cade al nono mese dell’anno lunare: tra il sorgere ed il tramontare del sole è proibito mangiare, bere, fumare ed avere rapporti sessuali. Viaggiatori, donne che allattano, bambini, malati e donne incinte osservano il digiuno in periodo successivo. Quando, al calar del sole, cessa il divieto, molti si scatenano in abbondanti cene e vita notturna; altri vanno in moschea a leggere il Corano. Il Ramadan è il mese in cui Maometto ricevette la prima rivelazione.
    Elemosina: questo termine non esprime bene il senso del termine arabo, poiché si tratta di un atto rituale e di un vero e proprio dovere imposto dal Corano. L’elemosina è una piccola tassa pari a un quarantesimo, o al 2,5%, del capitale e della proprietà, ma si può donare di più. Secondo Maometto queste somme devono essere esatte dai ricchi e date ai poveri.
    L’obbligo dell’elemosina ha svolto un ruolo significativo nella formazione di un socialismo islamico in diversi Paesi.
    Per un musulmano è preciso dovere andare in pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Qui si trova il santuario più antico: la Ka’ba, una costruzione rettangolare, rivestita di stoffa nera ed in un angolo è murata una pietra nera che ha grande significato simbolico.

La Ka'ba - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Kabaa.jpg, 2013
La Ka'ba - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Kabaa.jpg, 2013

    La Mecca e la Ka’ba sono il centro del mondo per i musulmani, che verso La Mecca non si rivolgono solo per pregare, ma seppelliscono i morti e costruiscono moschee. Ogni anno arrivano circa un milione e mezzo di pellegrini e la moschea principale è stata ampliata per contenere seicentomila persone. Solo chi può dimostrare di essere musulmano può entrare nella città sacra. I pellegrini indossano abiti bianchi per contraddistinguersi dagli altri e compiono riti in città e dintorni. Il primo rito consiste nel girare sette volte attorno alla Ka’ba e baciare il punto in cui è murata la pietra nera. Secondo la tradizione la Ka’ba è stata eretta da Abramo e da suo figlio Ismaele, avuto dalla schiava Hagar. Momento importante è il giorno in cui i pellegrini si radunano, da mezzogiorno al tramonto, ai piedi della montagna Ararat, sito in cui Adamo ed Eva si ritrovarono dopo la cacciata dal Paradiso e gli uomini devono stare a capo scoperto sotto il sole cocente per rafforzare la loro fede.
    La festa sacrificale è il punto culminante; viene macellato un animale: pecora, capra, cammello, bue o altro. Il sacrificio serve a ricordare ai musulmani l’obbedienza di Abramo a Dio, da arrivare a sacrificare il proprio figlio (in questo caso si intende Ismaele, non Isacco come nei libri di Mosè).
    Ma Dio è stato misericordioso ed ha suggerito ad Abramo di sacrificare un animale al posto del giovane.
    Ciò riassume il significato religioso del pellegrinaggio: adempiere al comando di Dio.

Per tradizione l’Islam non distingue tra religione e politica, tra fede e morale. I doveri religiosi, morali e sociali degli uomini sono tutti stabiliti nella legge sacra dei musulmani, shari’a, che significa «la via dell’abbeveratoio», cioè la giusta condotta di vita che Dio ha indicato. Il Corano è un codice di regole e istruzioni per la gestione della società, dell’economia, del matrimonio, del ruolo della donna, eccetera. Se il Corano non dà indicazioni i musulmani si attengono alla tradizione (sunna, cioè «pratica», «usanza») e si rifanno a Maometto ed ai Califfi nelle raccolte dette hadith («conversazione» o «comunicazione»).
    Per esempio, quando i capi religiosi dichiararono il caffè bevanda proibita, vi fu una protesta così imponente che si decise di permetterne il consumo. Gli appartenenti alla scuola della Shi’a si basano sul proprio concetto di rivelazione, mentre i Sunniti ritengono che la rivelazione sia avvenuta una sola volta, definitivamente. I musulmani sciiti sono, invece, convinti che la rivelazione si perpetui attraverso i loro capi, gli iman.
    Maometto ed i primi Califfi erano sia leader politici, sia religiosi ed imposero il Corano in tutti i settori della vita sociale.
    Nel corso del XIX secolo, la Turchia fece riforme giuridiche per facilitare la collaborazione con l’Europa Occidentale e garantire più sicurezza legale ai non-musulmani all’interno del Paese. Così si sviluppò una «doppia» prassi giuridica: il diritto sacro per la vita privata e il diritto secolare per quella pubblica. I principi islamici si estendono anche al diritto pubblico, per esempio in campo penale.
    Dal 1972, in Libia, è entrata in vigore una legge penale basata sulla Shari’a, che comporta, tra l’altro, il divieto di servire e consumare alcool, l’amputazione della mano di chi è riconosciuto colpevole di furto. Anche in Pakistan e in Iran, negli anni Settanta, per disordini politici, vi fu un rafforzamento del potere islamico nella società. In Arabia Saudita, ove la Shari’a è dominante, la coerenza è difficile in diversi settori ed in quelli economici non viene osservata sistematicamente.
    La Turchia, all’interno del mondo islamico, è Paese a sé stante, e dopo la deposizione del Califfo Mustafa Kemal «Ataturk» ed i suoi seguaci, si formò uno Stato moderno su modello occidentale, con netta separazione tra potere religioso e potere secolare.
    Nel 1962 la Shari’a è stata sostituita con un codice di diritto laico che giudica gli imputati secondo il diritto comune, indipendentemente dalla loro religione.
    Il Corano ha una visione positiva dell’attività economica per il commercio che, all’epoca di Maometto, era la principale fonte di prosperità per La Mecca, e non ha pregiudizi sulla proprietà privata anche se vi è qualche limite al capitale ed alla proprietà.
    È vietato esigere interessi, però questa prassi non è coerente nei rapporti economici internazionali. L’obbligo religioso dell’elemosina è una tassa o imposta sulla proprietà. Per il Corano la ricchezza è una tentazione che allontana l’uomo da Dio.
    La filosofia sociale sostiene che la pratica dell’elemosina «istituzionale» è che i ricchi debbono dare ai poveri ed i politici riformisti utilizzano questo principio come base per un’economia di Stato ispirata al socialismo.
    Riguardo alle donne il Corano esprime concetti contraddittori: «Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre» (sura 4, 34); «Le donne devono avere nei confronti degli uomini gli stessi diritti che gli uomini nei confronti delle donne» (sura 2, 228). La differenza nel trattamento di uomini e donne si manifesta in diversi modi nella vita sociale. Quando si stipula il contratto di matrimonio, l’uomo versa una dote che rimane proprietà della donna e che non può essere usata senza il suo consenso. Alle donne è imposta la monogamia, mentre l’uomo può avere quattro mogli. La poligamia maschile era diffusa nel Medio Oriente al tempo di Maometto se, però, l’uomo poteva mantenere più mogli.
    Oggi il divieto di poligamia è in vigore in Turchia e in Tunisia; il divorzio è possibile però se richiesto dall’uomo che ha la responsabilità economica della famiglia. L’uomo ha il diritto di punire la donna se questa è disobbediente: «Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele» è detto nella sura 4.

La circoncisione per le donne non è obbligatoria come per gli uomini ed il Corano non ne fa menzione; tuttavia è usanza praticata in alcune regioni del Nord Africa. Pure l’usanza del velo che copre il volto non deriva dal Corano, anche se un tempo lo usavano solo le donne di casta superiore e non riguardava la donna che lavorava. La battaglia contro il velo ha rappresentato una questione primaria nel processo di modernizzazione di molti Paesi arabi, ma parallelamente al rinnovamento islamico degli ultimi anni si è risvegliato un nuovo interesse per questa usanza.


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    L’Islam si è diffuso sia in Asia sia in Africa, e, per quanto riguarda l’Europa, è stata importante la conquista della Spagna. Dal 700 al 1400 gli Arabi dominarono il Sud della Penisola Iberica, con un califfato a Cordova, ove si formò un centro culturale con eruditi provenienti da tutto il mondo musulmano. La cultura arabo-ispanica esercitò grande influenza in Europa: architettura, letteratura, filosofia e, grazie agli Arabi, si fece conoscere la filosofia di Aristotele, che fu di fondamentale importanza nella formazione del pensiero cattolico medievale.
    Il più eminente filosofo arabo a Cordova fu Ibn Rushd, o Averroè (1126-1198), musulmano credente che riconosceva l’autorità di Maometto e credeva nel Corano, anche se sosteneva che le affermazioni del libro sacro potevano essere interpretate in modi diversi.
    Nell’Islam si sviluppò una corrente che considerava fondamentali la meditazione e il ritiro spirituale ed è stata definita «sufismo», forse in riferimento al mantello di lana indossato dagli adepti (lana in arabo si dice suf). Sebbene l’ascetismo non abbia mai rappresentato un ideale per l’Islam, i fedeli sono sempre stati esortati ad una condotta semplice e, perciò, si ribellarono al lusso che vi era alla corte del Califfo a Baghdad e si diedero a vita puritana, con digiuno, preghiera e meditazione. I primi mistici entrarono in conflitto con l’Islam ufficiale e, in alcuni casi, furono accusati di blasfemia ed uno dei sufi più famosi, Hallaj, fu condannato a morte. Centocinquanta anni dopo Hallaj, Ghazali tentò la mediazione tra la pratica del sufismo e la teologia ufficiale. Ghazali è stato uno dei più eminenti pensatori di tutti i tempi e, secondo lui, la verità ultima può essere raggiunta solo attraverso l’estasi e l’unione mistica con Dio.
    Il sufismo prevede speciali esercizi di meditazione: la ripetizione prolungata di una preghiera o di una parola, a cui si possono associare precisi movimenti o esercizi di respirazione. «Strumenti» usuali sono una sorta di rosario e la ripetizione dei «novantanove nomi più belli» che si usano per definire Dio.

Il sufismo in India - http://www.guidaindia.com/images/stories/ramadam2007%20kashmir.jpg, 2013
Il sufismo in India - http://www.guidaindia.com/images/stories/ramadam2007%20kashmir.jpg, 2013

    Il sufismo non è un movimento organizzato, tuttavia si ritrovano sufi sia tra i musulmani sciiti sia tra i musulmani sunniti.
(anno 2003)