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Antiamericanismo e storia

 

di  Luciano Atticciati

 

 
L’antiamericanismo è una tendenza molto diffusa nella nostra società. È un fenomeno abbastanza particolare, fondato non su elementi certi e intelligibili, ma su un insieme di congetture e di interpretazioni forzate. Generalmente le critiche rivolte alla grande potenza americana non tengono conto della realtà, del contesto storico, e dei comportamenti tenuti da altri governi negli stessi periodi storici presi in esame. In generale gli antiamericanisti non credono in uno studio rigoroso dei fatti storici che preceda il giudizio, e sono portati a confondere il dibattito storico con quello politico. Il modo di affrontare il problema dell’organizzazione politica da parte di costoro è abbastanza singolare, difficilmente gli antiamericanisti ritengono che una società possa risolvere i suoi problemi con gradualità, attraverso mediazioni o correzioni parziali, e i giudizi da loro espressi sono spesso portati all’astrazione e animati da una sorta di perfezionismo moralistico. Una specie di atteggiamento religioso applicato alla politica.
    L’antiamericanismo è soprattutto sostenuto da Cattolici, comunisti, nonché da fascisti e da un variegato mondo che prova insofferenza nei confronti della società e delle istituzioni in genere. L’antiamericanismo di costoro trova una ragione essenzialmente: all’America è legata l’idea di democrazia, di autonomia dell’individuo, e di una società aperta, qualcosa che è vissuto come un pericolo per alcune ideologie che si pongono come espressione del bene universale e non amano il confronto con dottrine diverse. Dove avanza la democrazia, avanza il benessere, gli uomini tendono ad una società più equilibrata con minori contrasti sociali o di altro tipo. Ideologie che pongono il bene al di sopra del mondo tangibile, che credono in un mondo della felicità a portata di mano, ovvero in un potere insindacabile che gestisca il benessere degli esseri umani realizzato attraverso il ricorso alla lotta violenta, vedono nella democrazia un elemento di disagio e nello Stato americano una terribile minaccia.
    Per gli storici anche di tendenze politiche diverse, gli Stati Uniti rappresentano un Paese fortemente innovativo che ha realizzato una democrazia, favorito la diffusione dell’istruzione e del benessere, eliminando le barriere sociali fra gli individui come scrisse Tocqueville nel 1835. Ciò ha consentito al Paese di svilupparsi senza conoscere le crisi terribili e le atrocità avvenute invece nel nostro continente e nel resto del mondo. Gli Americani anche delle classi sociali disagiate sapevano che avevano ben poco da guadagnare affidandosi a leader rivoluzionari violenti e irresponsabili, ed era molto più congruente favorire un cambiamento politico attraverso l’uso intelligente del voto e degli altri strumenti concessi dalla democrazia.
    Gli Stati Uniti nel Novecento hanno abbattuto il nazismo e il totalitarismo comunista, e dove sono intervenuti non hanno compiuto quelle violenze che altre nazioni hanno commesso sui Paesi più deboli.
    Il giudizio degli storici è chiaro ma sembra non intaccare certe convinzioni della società. La nostra società sembra lenta a comprendere la parola di coloro che studiano il cammino umano, una forma di pigrizia mentale spinge gli individui a vivere nel loro guscio e a non voler guardare alla realtà. L’antiamericanismo rimane qualcosa di inquietante, e una delle ragioni che separano il mondo degli storici e di coloro che studiano i problemi sociali con un certo equilibrio, e una parte consistente della società che vive le proprie convinzioni con spirito religioso e intransigente, e più inconsciamente ritiene la libertà una sostanziale fonte di pericolo.