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Berlino, i cui punti cardinali sono soltanto due

Problemi e contraddizioni di una grande città, rimasta ancora mezza occidentale e mezza orientale

 

di  Ercolina Milanesi

 

 
Ventiquattro anni fa, il 9 novembre 1989, il Muro è caduto, brevi tratti sono stati mantenuti per ragioni turistiche ma è rimasta una linea invisibile che divide in due la capitale della Germania. Ora vi sono palazzi nuovi, piazze in vetro e cemento, ma i continui rivolgimenti urbani hanno fatto sì che anche i veri Berlinesi facciano fatica a ricordarsi dove passava precisamente il Muro e oggi è praticamente impossibile ricostruire con esattezza il suo percorso.
    Ora i Berlinesi vivono come uno strano privilegio la possibilità di scegliere, a seconda della serata o dell’umore, se hanno più voglia di Est o di Ovest. Da una parte esiste più confusione, i locali aprono e chiudono nell’arco della stessa settimana e dall’altra si può ancora gustare quell’atmosfera un po’ passè di quando Berlino era Berlino e avere la certezza che gli attori della Schaubuehne, dopo lo spettacolo, andranno a mangiare da Bovril, dove i camerieri e il servizio sono gli stessi da sempre.
    Anche l’immigrazione è diversa: l’Ovest è storicamente territorio dei Turchi, lì ci sono i venditori di kebab, gli alimentari notturni, i ristoranti finto-italiani. Le donne sono rigorosamente velate e i bar sono pieni di uomini che giocano a backgammon.
    Quando il Partito Cristiano Democratico Tedesco si è opposto all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, la satira si è scatenata, in special modo sul quotidiano «Tagesspiegel» con allegre vignette.
    Come si attraversa l’Alexander Platz, in direzione del quartiere Mitte, si nota lo sparire della presenza turca e il percepire i segni dell’Asia. Vietnamiti, Thailandesi, Cinesi e Coreani hanno, poco alla volta, popolato la parte Est di Berlino: i ristoranti, gli alimentari notturni ed i negozi di fiori sono tutti loro.
    Sia la comunità turca sia quella asiatica difendono con forza le loro tradizioni e i territori sono segnati con chiarezza, come se a marcare il segno ci fosse ancora un muro.
    Il Berlinese dell’Ovest è abbonato al «Tagesspiegel», quello dell’Est compra la «Berliner Zeitung»: grafiche, gusti e modi di leggere la realtà completamente diversi.
    Il Muro, per esempio, per un Berlinese dell’Est è ancora percepito come qualcosa nato per segnare i confini dell’antifascismo. Un Berlinese dell’Ovest pensa invece che si sia trattato di un modo per tagliare fuori i Westberliner dal resto del mondo.
    Sul territorio federale i Tedeschi dell’Ovest considerano i fratelli dell’Est più poveri, più pigri, meno eleganti e in fondo un po’ sfortunati, mentre a Berlino la situazione si rovescia.
    La parte Est della città è senza dubbio più vivace, più bella, più alla moda. E poi vi è il fattore estetico: i palazzi, le strade, i monumenti di Berlino Est sono i più antichi della città (questo perché i Russi sono arrivati prima e si sono presi la parte migliore), e il restauro dei vecchi palazzi mostra, ogni giorno, un pezzo nuovo. La strategia degli urbanisti è stata quella di colorare tutto quello che era grigio; il risultato sono strade con case gialle, arancioni, azzurre e rosa. Tra le altre meraviglie di Berlino Est c’è il fattore demografico e il quartiere di Prenzlauer Berg è quello in cui nascono più bambini in tutta Europa, e in genere la popolazione è molto giovane. Per lo più studenti, artisti e giovani in cerca di lavoro che si sono trasferiti ad Est quando era ancora tutto da colonizzare.
    Una cosa, però, accomuna le due parti della città ed è la cronica mancanza di denaro e lavoro.
    Ma la cosa più sbalorditiva, secondo un sondaggio realizzato dal network televisivo della Sassonia «Mdr», i Tedeschi dell’Est hanno nostalgia del Muro e lo rivorrebbero, essendo delusi di come è stata condotta la riunificazione tedesca. Il 52% dichiara di rimpiangere alcuni aspetti del comunismo e addirittura vorrebbe il ripristino della vecchia Repubblica Democratica.
    Alla base di questo desiderio nostalgico la grave disoccupazione che supera il 20% e gli stipendi molto più bassi che all’Ovest.
    Il rimpianto per i vecchi regimi comunisti è molto forte perché i Tedeschi dell’Est erano convinti di divenire pari alla Germania dell’Ovest, mentre si sono ritrovati come ai tempi antichi. Ecco perché sono convinti che rimanendo autonomi si possono gestire liberamente e affrontare meglio le proprie difficoltà.
    Ma non solo nella Germania dell’Est vi è un forte rigurgito per la dittatura comunista ma, anche, nei vari Paesi dell’Est Europa, come la Moldavia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Romania, l’Estonia.
(gennaio 2013)