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La Chiesa ortodossa

Storia, tradizioni e liturgie della Chiesa più diffusa nell’Europa Orientale

 

di  Ercolina Milanesi

 

 
La Chiesa ortodossa è definita anche Chiesa orientale poiché aveva il suo centro nel Medio Oriente, a differenza della Chiesa occidentale che aveva la sua sede principale a Roma.
    Da Gerusalemme e Istanbul (Costantinopoli), la Chiesa ortodossa si è poi diffusa in Bulgaria, Romania, Grecia e soprattutto in Russia.
    Vi sono inoltre cinque milioni di ortodossi negli Stati Uniti come risultato dell’emigrazione dall’Europa dell’Est. A causa delle circostanze politiche è difficile fare una stima esatta di quanti fedeli conti la Chiesa ortodossa oggi, ma se ne possono calcolare approssimativamente 150 milioni.
    Diversità e divergenze di opinione con la Chiesa occidentale di lingua latina cominciarono a sorgere, molto presto, nella Chiesa orientale, la quale non era disposta, tra l’altro, a riconoscere la sovranità del Papa. La rottura vera e propria con Roma avvenne nel 1054.
    Le Chiese ortodosse non hanno un’organizzazione accentrata, sono autonome e indipendenti.
    Ciascuna di esse è retta da un patriarca. I patriarcati più importanti sono quelli di Mosca, di Costantinopoli e di Gerusalemme.
    In Grecia la Chiesa ortodossa è Chiesa di Stato.
    In Russia la Chiesa ortodossa era strettamente legata al regno degli Zar, e subì quindi violente persecuzioni dopo la rivoluzione bolscevica del 1917.
    La struttura ecclesiastica è organizzata nei seguenti livelli: patriarca, metropolita, arcivescovo, vescovo, prete e diacono.
    Il celibato è obbligatorio per i vescovi, ma non per i preti (il matrimonio però deve essere stato contratto prima dell’ordinazione).
    Nella Chiesa ortodossa vi sono monasteri e conventi, ma non ordini diversi e indipendenti come nella Chiesa Cattolica. Ogni monastero è soggetto al vescovo locale.
    La base della dottrina ortodossa è la Tradizione, così come si trova espressa nella Bibbia, e le deliberazioni dei primi sette Concili Ecumenici (tra il 325 e il 789). Particolare importanza ha il Credo niceno, la professione di fede degli ortodossi.
    È bene chiarire che la Tradizione per gli ortodossi non consiste semplicemente in una serie di dogmi. Essa, per usare le loro stesse parole, è «la corrente viva che scorre attraverso la storia della Chiesa fino ai giorni nostri, sempre pulsante e rinnovatrice».
    La Chiesa ortodossa è spesso definita «Chiesa della fede nella Risurrezione», per il grande rilievo che essa dà alla risurrezione di Cristo. Secondo questa dottrina Cristo, Uomo e Dio, con la sua vittoria sulla morte ha salvato gli uomini. Il Suo trionfo ha reso divina la natura dell’uomo. Cristo «si fece uomo perché noi potessimo essere resi divini», ha scritto Atanasio verso il 300.
    Tutto ciò che la Chiesa fa è considerato sacramentale, ma i sacramenti, in senso proprio, sono sette. È diffuso il battesimo dei neonati, il quale è spesso seguito direttamente dalla cresima, ragion per cui anche i bambini possono partecipare alla celebrazione eucaristica. Secondo la concezione ortodossa, il pane e il vino divengono il corpo e il sangue di Cristo grazie alla forza sublimatrice dello Spirito Santo.
    Al momento del Giudizio Universale, gli eletti saranno separati dai dannati. Ma numerosi ortodossi hanno rifiutato la dottrina della dannazione eterna e hanno aderito alla dottrina del Padre della Chiesa Origene, detta del «ripristino di tutte le cose» o «apocatastasi», secondo la quale tutti gli uomini, perfino lo stesso Satana e i suoi angeli alla fine verranno salvati.
    Questa dottrina fu condannata da un concilio ecclesiastico nel 553, ma riaffiora in molti teologi del nostro tempo, senza che questi siano dichiarati eretici dalla propria Chiesa.
    Per comprendere la funzione religiosa degli ortodossi occorre prima conoscere la struttura architettonica della chiesa, modellata sul Tempio di Salomone a Gerusalemme. Si entra prima in un vestibolo, dove si trova il fonte battesimale, a simboleggiare che è attraverso il rito del battesimo che si entra a far parte della Chiesa.
    Oltre il vestibolo c’è la navata della chiesa vera e propria, dove la comunità si raccoglie durante la funzione religiosa. L’altare è separato dalla navata e sottratto alla vista dei fedeli dall’iconòstasi e si trova nel punto più sacro del tempio al quale può accedere solo il sacerdote.
    L’iconòstasi è una specie di parete ricoperta dai tipici quadri religiosi ortodossi, le icone, con le immagini di Cristo, di Maria, degli Apostoli e dei Santi. Per un credente ortodosso, Dio si rivela attraverso le icone, che si trovano anche nelle case e vengono usate per la meditazione.
    La messa ortodossa trasmette un grande senso di armonia e di bellezza: processioni con incenso e torce, candele che vengono accese e spente, l’atto di inginocchiarsi e baciare le icone, i canti eseguiti dal coro senza accompagnamento di strumenti musicali.
    L’essenziale comunque non sta nell’esteriorità del rito, ma nel suo contenuto: la messa è un ripercorrere simbolico tutta la storia della salvezza, dalla creazione del mondo alla nascita, morte e risurrezione di Cristo.
    La giornata liturgica comincia alle sei del pomeriggio, ma il ciclo delle funzioni religiose attraversa tutto il giorno: vespero, messa del mattino e liturgia (messa solenne). La creazione è simboleggiata, all’inizio della funzione, dall’ingresso del sacerdote nella navata della chiesa interamente illuminata, mentre si cantano brani dei salmi di Davide. Quando il sacerdote si ritira nella zona più sacra e chiude il cancello dell’iconòstasi, si spengono le candele per ricordare la cacciata dell’uomo dal Paradiso Terrestre.
    Più tardi il sacerdote ed i suoi diaconi, all’inizio della funzione liturgica vera e propria, attraversano nuovamente la chiesa con candele e turiboli a ricordare che Cristo è nato e che la sua luce splende per gli uomini.
    Il punto culminante della liturgia è l’Eucaristia. Prima ha luogo la consacrazione del pane e del vino nella zona sacra e il prete e il diacono assumono il sacramento presso l’altare. Poi viene aperta la doppia porta al centro dell’iconòstasi, chiamata «cancello del Re». I fedeli avanzano e, in piedi, ricevono il corpo e il sangue di Cristo.
    La forte accentuazione data dalla teologia ortodossa alla risurrezione di Cristo, fa della messa pasquale, celebrata la notte del Sabato Santo, la funzione più importante dell’anno liturgico.
    Per capire il significato della messa ortodossa bisogna rifarsi al concetto fondamentale che sta alla base del Vangelo di Giovanni: che la fede cioè non nasce dallo studio o dalla speculazione filosofica, ma dal lasciarsi coinvolgere nel grande mistero del Cristianesimo. E questo avviene, in primo luogo, nella celebrazione ortodossa.
    Nel corso del XVI secolo nell’Europa Occidentale si verificò una grande rivoluzione religiosa, che portò a profonde alterazioni nell’area che la Chiesa Cattolica aveva dominato fin dal Medio Evo. Motivi sia politici sia religiosi costituirono le premesse della rivoluzione. Numerosi sovrani mal sopportavano il grande potere temporale del Papa, mentre molti teologi avanzavano critiche nei confronti della Chiesa sul piano della dottrina, della fede e dell’organizzazione ecclesiastica. Concezioni e motivi contrastanti portarono alla costituzione di diverse confessioni religiose.
    In Inghilterra, Enrico VIII ruppe i rapporti con la Chiesa di Roma in seguito al rifiuto del Papa ad acconsentire al suo divorzio. Il Re si proclamò capo della Chiesa anglicana. All’origine non ci fu, quindi, un contrasto sul piano dottrinale, ma la Chiesa in Inghilterra assorbì in seguito buona parte delle idee della Riforma. Oggi gli anglicani sono un gruppo composito, al cui interno si trovano gruppi di fedeli con una visione quasi cattolica della messa, e altri che si rifanno al puritanesimo e a movimenti più recenti.
    Fu il monaco tedesco Martin Lutero a farsi per primo portavoce della rivolta teologica, mettendo al centro della dottrina la Fede e la Parola (Bibbia). Molti principi tedeschi avversi al potere del Papa appoggiarono Lutero, e nei loro principati istituirono una Chiesa di Stato, secondo il concetto del «cuius regio, eius religio»: la religione del principe è anche la religione dei sudditi.
    Una rottura più radicale con il Cattolicesimo fu attuata dai riformatori svizzeri Zwingli e Calvino, per i quali il battesimo e l’Eucaristia sembravano avere un ruolo meno importante nell’ordinamento della Chiesa. Essi intendevano seguire quelle che ritenevano le direttive del Nuovo Testamento: la comunità è governata da rappresentanti eletti, i quali, assieme ai sacerdoti, costituiscono il Consiglio degli anziani. Poiché il Consiglio degli anziani si chiama, alla greca, presbiterio, la Chiesa riformata si designa come presbiteriana. La Chiesa riformata divenne la principale confessione protestante nei Paesi dell’Europa Settentrionale in cui i principi non avevano imposto una religione di Stato, vale a dire, tra l’altro, in Olanda, Svizzera e Scozia.
(marzo 2013)