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Eugenio di Savoia

Un Marte… senza Venere

 

di  Enrico Oliari

 

 
Fra i tanti personaggi omosessuali che hanno lasciato un’impronta nella storia, vi è un grande condottiero e uomo di Stato: Eugenio di Savoia, o meglio, Eugenio von Savoye, come il principe firmava la sua corrispondenza con l’intento di sottolineare il suo triplice carattere di Italiano per provenienza famigliare, di Francese per formazione culturale e di Austriaco per nazionalità.

Godfrey Kneller, Ritratto del principe Eugenio di Savoia, 1712 - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Godfrey_Kneller_Eugen_von_Savoyen_1712.jpg, 2013
Godfrey Kneller, Ritratto del principe Eugenio di Savoia, 1712 - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Godfrey_Kneller_Eugen_von_Savoyen_1712.jpg, 2013

    Eugenio, nato nel 1663, era figlio di Eugenio Maurizio di Savoia Carignano, conte di Soissons, generale di Luigi XIV, e di Olimpia Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino, amica d’infanzia del Re di Francia. La sua figura è l’immagine tipica del principe dell’epoca barocca, tutto parrucca, splendidi cavalli, palazzi superbi e ostentazione di ricchezze.
    Nonostante la sua statura piccola e l’espressione non proprio convincente, aveva avuto l’ardore di presentarsi a Versailles, al cospetto del Re Sole per chiedere di essere messo alla prova come comandante in battaglia. Il rifiuto da parte di Luigi XIV, scontato visto la sua giovane età (aveva allora 19 anni), lo offese al punto tale che una notte scappò da Parigi col cugino Turenne, entrambi travestiti da donna per eludere la sorveglianza.
    Si lasciava alle spalle la Francia dei nobili dall’aspetto sfarzoso e del popolo in sommossa per la scarsità del pane, ma anche una marea di pettegolezzi sul suo conto e più in particolare sul suo orientamento sessuale, a dire il vero non troppo celato.
    Era infatti risaputo che fosse omosessuale, al punto che gli fu affibbiato, per soprannome, il nomignolo di una nota prostituta parigina, madame Lausienne.
    Quella dei soprannomi fu un po’ una costante caratteristica che lo accompagnò nell’arco di tutta la sua vita e si hanno notizie dei vari appellativi indirizzatigli per schernire le sue abitudini sessuali: «Madame Simonie», «Madame Sodomie», «Madame Putanà» e, volendo conservare il rispetto dovuto alla sua grandiosa figura, «Mars ohne Venus», ovvero «Marte senza Venere».
    Liselotte del Palatinato, principessa di Heidelberg e moglie del duca Filippo d’Orleans, fratello del Re Sole, abitava allora a Versailles e descriveva la società di corte con la ricchezza di particolari e la morbosità tipiche di un rotocalco rosa dei nostri giorni.
    La nobil donna notò il giovane Eugenio e scrisse nei suoi appunti che «il piccolo scapestrato… non si sarebbe mosso per le donne, essendo preferibili un paio di bei paggi».
    La sua richiesta di essere messo alla prova come comandante in battaglia venne accolta da Leopoldo I d’Asburgo, forse per necessità di ufficiali, dal momento che Vienna era assediata dai Turchi e già si dava per imminente la trasformazione del campanile del Duomo di Santo Stefano nel minareto di Vienna.
    Eugenio stupì tutti per il suo coraggio e la sua determinazione, sbaragliando gli Ottomani di Maometto IV guidati dal Gran Visir Karamà Mustafà.
    I generali conducevano la guerra seguendo schemi tradizionali e tenendosi lontano dalle truppe, ma Eugenio di Savoia giocava sull’iniziativa della sua fantasia e sul suo intuito, combattendo di prima persona ed incitando con l’esempio i suoi soldati.

Jozef Brandt, Battaglia di Vienna, 1873, Polish Army Museum, Varsavia (Polonia) - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bitwa_pod_Wiedniem_Brandt.jpg, 2013
Józef Brandt, Battaglia di Vienna, 1873, Polish Army Museum, Varsavia (Polonia) - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bitwa_pod_Wiedniem_Brandt.jpg, 2013

    Da allora la sua carriera fu un susseguirsi di successi e in tutti gli scenari di guerra nei quali fu coinvolto risultò straordinariamente vincitore. Le sue gesta fecero il giro per tutta l’Europa e la sua azione fu determinante in conflitti come la guerra contro l’espansionismo francese, la Guerra di Successione spagnola, la presa di Belgrado, la liberazione di Torino e molte altre battaglie.
    Nonostante dedicasse gran parte della sua vita alla guerra, lo scopo della sua lotta era e rimaneva la pace.
    Eccelse in politica, seppe destreggiarsi con acutezza e perseveranza, dimostrando grandi doti nel campo della diplomazia internazionale e nel rapportarsi con i monarchi di tutta Europa.
    Vi è un curioso episodio legato alla visita di Pietro il Grande a Vienna nel 1698: lo Zar diede una festa in maschera dove invitò Eugenio, il quale si presentò, come citano le cronache di allora, «col numero 49, da servo che non aveva mai conosciuto nessuna ragazza».
    Fu un uomo di grande lignaggio, mecenate di artisti, bibliofilo ed amante della bella architettura; si fece costruire sontuosi palazzi e castelli in Austria e in Ungheria, fra i quali il più famoso è il «Belvedere» di Vienna, meraviglioso nel suo stile barocco e ricco di opere d’arte dal valore inestimabile.
    Fuggito da Parigi senza il becco di un quattrino, Eugenio era ben presto diventato un uomo straordinariamente ricco, con un grande prestigio e una moltitudine di cariche amministrative e militari.
    In battaglia si buttava nella mischia (venne ferito nove volte) e divideva con i soldati le difficoltà delle campagne e le glorie che ne conseguivano; per il mondo civile venne ad essere il Re delle «honnete homme», e per la sua munificenza venne chiamato «Principe Sole».
    Non disturbava, a corte, il fatto che non frequentasse donne o che non fosse sposato. Ci fu chi imputò ciò al fatto che era un credente molto devoto e che già da giovane era stato destinato alla vita monacale (fra i molti titoli onorifici, vi è anche quello di abate laico), ma in realtà Eugenio di Savoia era un omosessuale risaputo ed addirittura un misogino dichiarato.
    Si diceva che fosse particolarmente intimo del marchese de la Moussaye e che una volta, mentre essi erano in intimità al mare, vennero sorpresi da una tempesta. Il marchese assicurò il principe dicendogli di non preoccuparsi, poiché in quanto sodomiti erano «destinati a perire solo con il fuoco».
    In tarda età abitò in casa sua la contessa Eleonore Batthyany, figlia del cancelliere von Strattmann; la loro fu un’amicizia profonda e niente di più, tanto che non trovarono fondamento i pochi pettegolezzi su un loro eventuale rapporto più intimo.
    Voltaire, anni addietro, aveva alluso alla presunta bisessualità del diciassettenne Eugenio, riferendo che una sera il principe, ubriaco, era stato a letto prima col commediografo Dancourt e quindi con sua moglie, ma non si hanno notizie di altri rapporti d’amore o anche solo di rapporti sessuali con persone del sesso opposto.
    Alla sua morte, avvenuta nel 1736, i funerali furono solenni, il suo corpo venne sepolto nel Duomo di Santo Stefano ed il suo cuore nella Basilica di Superga, da lui voluta per celebrare la cacciata delle truppe francesi da Torino.
    Fu una grande figura che visse a cavallo fra il XVII ed il XVIII secolo e, nel suo caso, si può proprio dire che se l’Europa non venne invasa dai Turchi, lo si dovette ad… un Marte senza Venere.
(novembre 2010)