Emilio
Radius commenta Gli
Ebrei in Italia di Paolo Orano
Nel
1937, numerosi saggi antisemiti pubblicati in Italia ottennero vasta
fama e consensi
di Daniela
Franceschi
Il
1937 vide la pubblicazione di vari saggi chiaramente antisemiti: Gli Ebrei in Italia1
di Paolo Orano; la ristampa2 del falso storico I protocolli dei Savi Anziani di
Sion3, edito da «La vita
italiana» di Giovanni Preziosi; Sotto la maschera di Israele4
di Gino Sottochiesa; Il
mito del sangue5 di Julius Evola,
teorico del razzismo italiano.
Il libro di Paolo Orano, che ebbe vasta
fama e consensi6,
denunciava l’assoluta incompatibilità fra
identità
ebraica e italiana, con un’aperta svalutazione
dell’ebraismo italiano. L’autore ingiungeva agli
Ebrei di
integrarsi completamente nella società nazionale e
abbracciare
la religione di Stato, in caso contrario avrebbero subito gravi
conseguenze. Interessante, a questo riguardo, riportare il paragrafo in
cui Orano si rivolgeva, in modo diretto, agli Ebrei: «Venuta
è l’ora della chiarificazione […]
Ciò che io
dico e chiedo è invocato da molti Israeliti
d’Italia che
nella persistenza dell’equivoco, nella sospensione del
problema,
vedono prepararsi, perché il destino è severo,
risoluzioni non meno severe. È il problema che deve essere
abolito. L’Italia fascista non ne vuole. Il dire di
più
sarebbe superfluo»7. Il libro non era
altro che una «dichiarazione di guerra a tutto campo nei
confronti degli Ebrei Italiani»8.
L’articolo che Emilio Radius9,
importante collaboratore del «Corriere della Sera»,
dedicò al testo di Orano non era una recensione classica,
giacché il giornalista citava il saggio solo nella parte
conclusiva del suo intervento.
L’analisi10,
pubblicata nella
pagina culturale del giornale, si apriva con l’asserzione
dell’antinomia esistente fra «romanità
ed
ebraismo», che poteva essere «lenita, civilmente
dissimulata […] non può, se vogliamo attenerci al
buon
realismo delle nostre tradizioni vive, essere negata o esclusa per
sempre da ogni dibattito». La «tragedia
ebraica», il non aver riconosciuto Gesù come
Messia,
rendeva comprensibile, secondo Radius,
«l’intelligenza
sempre sveglia e la perenne inquietudine di quelle genti.
L’una e
l’altra caratteristica sembrano essere prodotte dalla stessa
causa, derivare dal fatto che gli Israeliti continuano ad attendere
l’evento risolutivo che per i Cristiani si
verificò
duemila anni or sono». A parere del giornalista, la
contrapposizione con «l’anima del Cristiano, e
specialmente
del Cattolico o Romano, riposa su una fondamentale certezza che ha
già tutti i pregi del vetusto e dell’antico:
l’anima
dell’Israelita, tenuta in agitazione da una promessa non
ancora
mantenuta, anela a un rinnovamento radicale, a un rovesciamento di
valori, cerca le vie del Signore attraverso i più diversi
movimenti religiosi, filosofici, scientifici e sociali e,
com’è naturale, si rifiuta poi di riconoscere il
nuovo
Regno nel conseguimento degli scopi di quelli; […] il mito
trozkiano della rivoluzione permanente, sorta di nomadismo politico,
opposto al reale o al presunto stabilirsi in Russia d’una
dottrina e d’una prassi statiche. Per l’uomo che fu
il
braccio destro di Lenin e per i suoi seguaci della stessa razza, la
Russia sovietica non è più la terra di Canaan, ma
una
provincia dell’immenso esilio, Babilonia
anch’essa!».
Nel contrapporre
all’intelligenza ebraica
quella latina, il giornalista faceva notare come quest’ultima
possedesse «perfino la giacitura del Paese»,
l’Italia; non poteva affermarsi lo stesso per
l’intelligenza ebraica, giudicata incapace di integrarsi in
qualsiasi ambiente. Degne figlie di un’intelligenza ebraica
sempre inquieta, a giudizio dell’articolista, erano le opere
di
Albert Einstein e di Sigmund Freud11, che
destavano
«un senso di disagio, di smarrimento e di
vertigine».
È singolare che il giornalista scrivesse di
un’intelligenza ebraica, quando si riferiva chiaramente ad
un’identità ebraica.
Nel paragrafo conclusivo, Radius
scriveva che le
successive considerazioni avrebbero preso spunto dal libro di Paolo
Orano. Tuttavia, osserviamo come anche la prima parte del suo
contributo riprendesse molte delle tesi esposte nel saggio, per esempio
il contrasto fra identità ebraica e latina, intendendo
un’identità che fondeva insieme perfettamente
l’appartenenza alla religione cattolica ed
all’Italia, la
svalutazione dell’ebraismo.
L’analisi sopra esposta,
continuava il
giornalista, riguardava in modo marginale gli Ebrei Italiani,
poiché «la scarsità numerica degli
Israeliti, la
condizione di cui godono, la loro indole placata
dall’assuefazione fatta a una vita aperta e sicura, la
saldezza
etica e l’equità del Regime fascista, la chiarezza
e la
generosità del Concordato, ci fanno ragionevolmente sperare
che
non si abbiano a registrare nemmeno nell’avvenire cause di
attrito». È importante ricordare che il Governo
fascista,
dopo la firma del Concordato, sottopose i culti non cattolici, definiti
culti ammessi nel Regno, a regole molto rigorose e a forti limitazioni
per quanto concerneva l’organizzazione interna12.
Le comunità ebraiche italiane
erano esortate
ad opporsi con efficacia ad «un’organizzazione
internazionalistica, un mito tutt’altro che limpidi e,
comunque,
non soltanto contrari, ma diametralmente contrari agli sviluppi e ai
presupposti della politica italiana del Mediterraneo e
dell’Oriente […] l’ormai famoso
sionismo». Il
sionismo, strumento indiretto di dominio britannico, era quindi
incompatibile con gli interessi italiani.
Radius concludeva domandando
esplicitamente alle
comunità ebraiche italiane se avessero vagliato con
attenzione
il loro appoggio alla causa sionista, considerata un errore,
«una
pietra d’inciampo». In modo perentorio, il
giornalista
intimava agli Ebrei Italiani di troncare ogni rapporto con il sionismo,
così da giovare, piuttosto che nuocere, all’Italia.
La linea editoriale antisionista del
«Corriere
della Sera» si era già evidenziata in precedenza13,
per poi conoscere un’amplificazione durante la campagna
antisemita che accompagnò le Leggi razziali.
La prima dichiarazione ufficiale del
regime fascista
sulla questione ebraica consisté nella diffusione alla
stampa
dell’Informazione diplomatica numero 14, il 16 febbraio 1938;
si
trattava della risposta del regime agli articoli di vari giornali
stranieri che denunciavano il crescente antisemitismo in Italia14.
La nota iniziava affermando che «l’impressione che
il
Governo fascista sia in procinto di inaugurare una politica antisemita
[…] è completamente errata e si considerano le
polemiche
come suscitate soprattutto dal fatto che le correnti
dell’antifascismo mondiale fanno regolarmente capo a elementi
ebraici», continuava negando l’avvicinarsi di
«misure
politiche, economiche, morali contrarie agli Ebrei in quanto
tali». Nella conclusione si precisava che «il
Governo
fascista si riserva tuttavia di vigilare
sull’attività
degli Ebrei venuti di recente nel nostro Paese e di far sì
che
la parte degli Ebrei nella vita complessiva della Nazione non risulti
sproporzionata ai meriti intrinseci dei singoli e
all’importanza
numerica della loro comunità».
L’Informazione
diplomatica fu pubblicata, su ordine del Ministero della Cultura
Popolare, da tutti i giornali in prima pagina, su una colonna, senza
commenti15. Il «Corriere della
Sera» non fece eccezione16.
Note
1 Paolo Orano, Gli Ebrei in Italia,
Roma, Pinciana, 1937.
2 Giovanni Preziosi aveva pubblicato la prima
traduzione
italiana dell’opuscolo antisemita nel 1921, inserendovi una
sua
nota introduttiva. Confronta L’internazionale
ebraica. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, Roma,
«La vita italiana», 1921.
Nello stesso anno, il periodico cattolico «Fede e
ragione»
ne pubblicò, a puntate, un’ulteriore traduzione.
Successivamente, il testo fu raccolto in un volume. Confronta I Protocolli dei Savi Anziani di
Sion, in «Fede e ragione», II, nuova
serie, numeri 13-26 (27 marzo-26 giugno 1921).
FER (a cura di), I
documenti della conquista ebraica del mondo, Roma-Firenze,
«Fede e ragione», 1921.
3 La prefazione fu curata da Julius Evola. L’internazionale
ebraica. I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, Roma,
«La vita italiana», 1937.
4 Gino Sottochiesa, Sotto la maschera di Israele,
Milano, La Prora, 1937.
5 Julius Evola, Il mito del sangue,
Milano, Hoepli, 1937.
6 Confronta Antonio Spinosa, Le persecuzioni razziali in
Italia, parte I. Origini,
in «Il ponte», VIII, numero 7 (luglio 1952), pagina
975.
Meir Michaelis, Mussolini
e la questione ebraica, Milano, Comunità, 1982,
pagina 121.
7 Paolo Orano, opera citata, pagina 221.
8 Confronta Enzo Collotti, Il fascismo e gli Ebrei. Le
Leggi razziali in Italia, Roma-Bari, Laterza, 2006, pagina
45.
9 Emilio Radius, Cinquant’anni di
giornalismo, Milano, Milano Editore, 1968.
10 Emilio Radius, Gli Ebrei in Italia,
«Corriere della Sera», 18 maggio 1937.
11 Per la campagna fascista contro la
psicanalisi confronta Michel David, La psicanalisi nella cultura
italiana, Torino, Bollati Boringhieri, 1970, pagine 62-67.
Angelo Ventura, La
persecuzione fascista contro gli Ebrei
nell’università italiana, in
«Rivista storica italiana», (1997), fascicolo I,
pagina 186.
12 Confronta Legge 24
giugno 1929 numero 1159. Disposizione sui culti ammessi nello Stato e
sul matrimonio celebrato davanti ai ministri dei culti medesimi
(in particolare articolo 3); Regio
decreto 28 febbraio 1930 numero 289, Norme per l’attuazione
della Legge 24 giugno 1929 numero 1159, sui culti ammessi
nello Stato e per il coordinamento di essa con le altre Leggi dello
Stato (in particolare articolo 14).
Guido Fubini, La
condizione giuridica dell’ebraismo italiano,
Torino, Rosenberg & Sellier, 1998, pagine 53-55.
13 Confronta Daniela Franceschi, A dieci anni dalla Dichiarazione
Balfour. Antisionismo un po’ confuso nel fascistizzato
«Corriere della Sera», «Il
tempo e l’idea», settembre-ottobre 2004, pagina 112.
Daniela Franceschi, In
sostegno alle rivolte arabe in Palestina. L’antisionismo nel
fascistizzato «Corriere della Sera»,
«Il tempo e l’idea», seconda
metà di dicembre 2004, pagine 183-184.
14 Confronta Michele Sarfatti, Mussolini contro gli Ebrei.
Cronaca dell’elaborazione delle Leggi del 1938,
Torino, Zamorani, 1994, pagine 17-18, 25-28, 34-43, 88-91.
15 Archivio centrale dello Stato, Roma, Agenzia
Stefani-Manlio Morgagni, b. 70, fascicolo IX, sfasc. 2/5; Archivio
centrale dello Stato, Ministero della Cultura Popolare, Gabinetto, b.
12, fascicolo Questione ebraica, Ministro della Cultura Popolare ai
prefetti, 16 febbraio 1938.
16 La
situazione degli Ebrei in Italia in una precisazione
dell’«Informazione diplomatica»,
«Corriere della Sera», 17 febbraio 1938.
(maggio 2011)