L’Inquisizione
spagnola
Un
argomento poco conosciuto della Storia europea
di Ercolina
Milanesi
Le
origini
Lo storico napoletano Giuseppe Galasso, prendendo spunto dalla polemica
sulle presunte «colpe» della Spagna nel Mezzogiorno
d’Italia, denuncia la «leggenda nera»
antispagnola,
da sempre «[...] permeata di elementi ideologici che hanno
fatto
fortemente premio non solo sulla ragione storica, ma
pressoché
su ogni altra ragione. La Spagna baluardo della “reazione
cattolica”, di un “assolutismo”
oppressivo o
totalitario, di dominazioni distruttive su popoli e Paesi, di
irrazionalismo e sfruttamenti economici di ogni genere, di autentici
genocidi di popoli e di civiltà, insomma vero e proprio
“impero del male”, di cui
l’“Inquisizione
spagnola” era il simbolo più eloquente».
Proprio sull’Inquisizione
spagnola la
storiografia, grazie ad approfondite ricerche d’archivio e a
un
atteggiamento meno prevenuto degli studiosi, sta pervenendo a risultati
più equilibrati e più obiettivi. È
significativa
la vicenda dello storico inglese Henry Arthur Francis Kamen, di
formazione marxista, che nella prima edizione del suo studio L’Inquisizione spagnola
– l’unica tradotta in italiano – indicava
nei
tribunali inquisitoriali la causa principale di un presunto ritardo
culturale del Paese iberico, mentre nell’edizione
più
recente sostiene che la Spagna di quel tempo «[...] era una
delle
Nazioni europee più libere».
Dall’analisi di Kamen emerge
che
l’Inquisizione è stata espressione del passaggio
da una
società contraddistinta dalla convivenza fra le diverse
comunità religiose a un’altra sempre
più
contrassegnata da conflitti, e che essa fu la risposta della Chiesa e
della Cristianità alla minaccia rappresentata
dall’eresia
e, successivamente, in Spagna, dalle false conversioni di Ebrei e di
musulmani.
Anche Jean Dumont, storico francese
specializzato in
ispanistica, ritiene che il punto di partenza corretto per parlare
dell’Inquisizione spagnola stia nel mettere a fuoco la
questione
ebraica in Spagna. Nei regni della penisola iberica gli Ebrei, molto
numerosi, erano soggetti da secoli a uno statuto, non scritto, di
tolleranza e godevano di una particolare protezione da parte dei
sovrani. Invece, i rapporti a livello popolare fra Ebrei e Cristiani
erano più difficili, soprattutto perché era
consentito ai
primi non soltanto di tenere aperte le botteghe in occasione delle
festività religiose, che a quell’epoca erano molto
numerose, ma anche di effettuare prestiti a interesse, in
un’epoca in cui il denaro non veniva ancora considerato un
mezzo
per ottenere ricchezza. La situazione era complicata dalla presenza di
numerosi conversos,
cioè di Ebrei convertiti al Cattolicesimo, che dominavano
l’economia e la cultura e rivestivano anche cariche
ecclesiastiche. In alcuni casi evidenti, gruppi di conversos
mostravano che la loro adesione alla fede cattolica era puramente
formale e celebravano in pubblico riti inequivocabilmente giudaici. A
partire dal 1391, nei regni spagnoli esplodono episodi di violenza
popolare contro Ebrei e falsi convertiti, che le autorità
arginano con difficoltà. Quando Isabella di Castiglia
(1451-1504) sale al trono, nel 1474, la convivenza fra Ebrei e
Cristiani è molto deteriorata e il problema dei falsi
convertiti
è tale che, secondo l’autorevole storico della
Chiesa
Ludwig von Pastor (1854-1928), è in questione
l’esistenza
o la non esistenza della Spagna cristiana. In quella situazione si
moltiplicano le richieste, provenienti anche da autorevoli conversos, in
favore dell’istituzione dell’Inquisizione.
La Castiglia non aveva mai avuto un
organismo che si
occupasse specificamente dell’eresia, perché era
stata
ritenuta sufficiente l’attività dei tribunali
ecclesiastici, dipendenti dai Vescovi. Invece, l’Inquisizione
era
stata operante nei domini della corona aragonese dal 1238, ma era del
tutto inattiva dal secolo XV. Su sollecitazione di Isabella di
Castiglia e del marito Ferdinando d’Aragona (1452-1516)
–
che avevano promosso invano una campagna pacifica di persuasione nei
confronti dei giudaizzanti – il 1° novembre 1478 Papa
Sisto
IV (1471-1484) istituisce l’Inquisizione in Castiglia e
autorizza
i Re Cattolici a nominare nei loro Stati alcuni inquisitori di fiducia
con giurisdizione esclusivamente sui Cristiani battezzati. Pertanto,
nessun Ebreo è stato mai condannato perché tale,
mentre
sono stati condannati quanti si fingevano Cattolici per ricavarne
vantaggi.
La
procedura e le pene
L’attività del nuovo organismo si fonda sulla
copiosa
legislazione elaborata dai canonisti medievali e riprende, salvo
qualche lieve differenza, l’organizzazione, la procedura e la
progressione delle pene della prima Inquisizione. Tuttavia, i poteri di
nomina e di rimozione degli inquisitori erano concessi alla Corona
tramite la figura di un intermediario, l’inquisitore
generale,
assistito dal Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione.
L’azione dei primi inquisitori
a Siviglia
è molto rigorosa ed esercitata, talvolta, al di fuori delle
garanzie canoniche, così che la Santa Sede ritiene opportuno
intervenire per nominare l’inquisitore generale nella persona
del
Domenicano Tomas de Torquemada (1420-1498), confessore della Regina
Isabella, sul quale una letteratura di propaganda ha diffuso grandi
menzogne. Uomo di costumi integerrimi, nonché uno dei
maggiori
mecenati e protettori di artisti della sua epoca, Torquemada fu,
invece, un inquisitore generale relativamente mite e liberale e
s’impegnò per ottenere ampie amnistie, come quella
del
1484.
Lo storico francese Bartolomé
Bennassar,
confrontando i tribunali inquisitoriali con le corti civili
dell’epoca, descrive l’Inquisizione spagnola in
questi
termini: «Senza alcun dubbio più efficace. Ma
anche
più esatta, più scrupolosa [...]. Una giustizia
che
esamina attentamente le testimonianze, che le sottopone ad uno
scrupoloso controllo, che accetta liberamente la ricusazione da parte
degli accusati dei testimoni sospetti (e spesso per i motivi
più
insignificanti); una giustizia che tortura raramente e che rispetta le
norme legali, contrariamente ad alcune giurisdizioni civili [...]. Una
giustizia preoccupata di educare, di spiegare all’accusato
perché ha errato, che ammonisce e consiglia, le cui condanne
a
morte colpiscono solo i recidivi».
Lo studioso danese Gustav Henningsen,
dopo aver
analizzato statisticamente circa 40.000 casi di inquisiti fra il 1540 e
il 1700, rileva che soltanto l’1% di essi fu giustiziato. Lo
storico statunitense Edward Peters conferma questi dati: «La
valutazione più attendibile è che, tra il 1550 e
il 1800,
in Spagna vennero emesse 3.000 sentenze di morte secondo verdetto
inquisitoriale, un numero molto inferiore a quello degli analoghi
tribunali secolari».
Indulgenza
verso la stregoneria
La relativa mitezza dei tribunali inquisitoriali emerge anche
dall’atteggiamento tollerante tenuto nei confronti della
stregoneria, proprio nel periodo in cui dilagava in Europa la fobia
antistregonica, legata direttamente alla diffusione
dell’occultismo e del pensiero magico nel Rinascimento e alla
psicosi del demoniaco, indotta dalla Pseudo-Riforma Protestante.
È ormai certo che in Spagna fu proprio
l’Inquisizione
– dopo una prima incontrollata diffusione di timori popolari
e di
repressione statale – a impedire lo sviluppo di una vera e
propria caccia alle streghe, così come è poco
noto che a
Roma l’Inquisizione fece giustiziare per stregoneria una sola
persona, nel 1424. È significativo, inoltre, che furono i
principi più legati ai valori cavallereschi e feudali ad
attestarsi su posizioni di moderazione e di scetticismo verso i
supposti poteri delle streghe, mentre la parte più
«progressista» della cultura ufficiale
sposò la
causa dell’intolleranza e della persecuzione in nome del
progresso della ragione. Da parte loro, i Pontefici raccomandarono
sempre agli inquisitori di limitare il loro interesse per gli stregoni
ai soli casi in cui fossero presenti elementi sacrileghi o idolatrici,
cioè quando, alla superstizione, potessero essere attribuiti
con
evidenza i caratteri dell’eresia.
L’Inquisizione spagnola
interviene per la
prima volta nel 1526, a seguito della persecuzione scatenata dalla
popolazione di Navarra negli anni precedenti; la maggioranza degli
inquisitori si pronuncia a favore di una politica di clemenza,
sollecitando inoltre l’invio di predicatori per istruire i
superstiziosi. La successiva ondata contro le streghe si verifica nel
1610, ancora in Navarra. L’emozione suscitata dal dilagare
dei
fenomeni attribuiti alla magia investe perfino gli inquisitori di
Logrono, ma interviene il Consiglio della Suprema e Generale
Inquisizione, annullando tutte le sentenze e consigliando maggiori
precauzioni nel prosieguo delle indagini.
Popolarità
dell’Inquisizione
Il ruolo svolto dall’Inquisizione spagnola, che godette
sempre di
grande popolarità, è decisivo non soltanto per
preservare
il Paese da quella sanguinosa fobia di massa costituita dalla caccia
alle streghe, ma anche e soprattutto per assicurare la pace sociale e
religiosa alla Spagna. Infatti quel tribunale, colpendo una percentuale
ridotta di conversos
e di moriscos,
cioè musulmani diventati Cristiani solo per opportunismo,
certifica che tutti gli altri erano veri convertiti, che nessuno aveva
il diritto di discriminare o di attaccare con la violenza, ed evita un
bagno di sangue. Inoltre, contribuendo alla repressione
dell’eresia e sostenendo l’operato della
Contro-Riforma,
svolge una preziosa azione educativa sul basso clero e il resto della
popolazione, confortandone la fede e la morale. Non può
essere
sottovalutata la portata di tale impresa, che costituisce una Nazione
spiritualmente compatta di fronte alla Francia lacerata dalle guerre di
religione, all’Inghilterra sulla strada dell’eresia
e al
sultano difensore del mondo islamico. Inoltre, l’Inquisizione
non
ostacola mai le grandi imprese culturali dei secoli XVI e XVII; anzi,
ripiegandosi su se stessa, la Spagna giunge in quegli anni al culmine
del suo splendore. Personaggi come il giurista Francisco de Vitoria
(1492-1546), i teologi Domenico de Soto (1495-1560), Melchor Cano
(1509-1560) e Francisco Suarez (1548-1617), i drammaturghi Felix Lope
de Vega (1562-1635) e Pedro Calderón de la Barca
(1600-1681), il
romanziere Miguel de Cervantes (1547-1616), i pittori El Greco
(1545-1614), Bartolomé Murillo (1617-1682) e Diego
Velázquez (1599-1660) dominano la cultura europea e danno
vita
al cosiddetto siglo de
oro
spagnolo. Anche la vita religiosa conosce la sua epoca aurea,
attraverso le figure di Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556),
fondatore della Compagnia di Gesù, di San Giovanni di Dio
(1495-1550), fondatore dell’Ordine degli Ospedalieri, dei
mistici
Santa Teresa d’Avila (1515-1582) e San Giovanni della Croce
(1542-1591), riformatori dell’ordine carmelitano, del
Francescano
San Pietro di Alcantara (1499-1562) e del Gesuita San Francesco Borgia
(1510-1572).
Pertanto, non fu un’impresa
facile sopprimere
l’Inquisizione. Soltanto con la diffusione
dell’illuminismo
e con la laicizzazione della monarchia, con l’invasione
napoleonica e con la propaganda liberale si perviene alle soppressioni
del 1813 e del 1834, che suscitano l’opposizione degli
Spagnoli
di tutti i ceti, per i quali l’Inquisizione era il simbolo di
quanto costituiva l’identità del Paese,
cioè la
fedeltà incondizionata al Cattolicesimo.
(maggio 2010)