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L’Europa settecentesca

Caratteristiche di un’epoca controversa

 

di  Simone Valtorta

 

 
Il Seicento è stato in Europa il secolo dell’affermazione della Controriforma e dell’assolutismo sovrano; ma è stato anche il secolo della nascita della scienza, ossia della ricerca della verità attraverso la ragione. Quest’ultima via viene seguita anche nel secolo seguente, provocando una serie di rivolgimenti culturali, sociali, economici, politici, i cui due estremi si possono collocare tra la morte di Luigi XIV, che ha assommato in sé tutte le prerogative dell’assolutismo monarchico (1715), e la Rivoluzione Francese che di quell’assolutismo abbatte le strutture con la violenza (1789).
    Il Settecento vede la crescita della borghesia mercantile, i progressi culturali e scientifici ed i primi segni della Rivoluzione industriale: vengono scoperti – tra le altre cose – il termometro a mercurio (Fahrenheit, 1714), il filatoio (Wyatt, 1733), la classificazione dei regni della natura (Linneo, 1735), il parafulmine (Franklin, 1753), l’idrogeno (Cavendish, 1766), la macchina a vapore (Watt, 1769), l’azoto (Rutherford, 1772), l’ossigeno (Priestley, 1774), la teoria della combustione (Lavoisier, 1780), il pallone aerostato (Montgolfier, 1783).
    Nel 1758 Francesco Quesnay pubblica il Tableau économique, che è la «magna charta» della fisiocrazia, la nuova dottrina economica che reagisce al mercantilismo dei secoli precedenti. Le affermazioni fondamentali sono che occorre evitare gli interventi dello Stato in materia economica, lasciando perciò la libertà nella produzione e nel commercio («laissez faire, laissez passer») e il primato dell’agricoltura.
    Come si vede, il Settecento non è solo il secolo fatuo delle trine, dei merletti, delle parrucche bianche, dei néi, dei minuetti, delle feste: sotto l’apparenza fastosa ed elegante, è uno dei secoli di maggior forza intellettuale, in cui si vengono fondando le premesse dell’età moderna – molte idee che ancor oggi sosteniamo sono nate in quest’epoca. È, principalmente, il secolo dell’Illuminismo, quel vasto movimento culturale-filosofico, sorto in Inghilterra e diffusosi ben presto in tutta l’Europa, che cerca di «capire» il mondo attraverso i «lumi» della ragione. Nella ragione l’Illuminismo ha illimitata fiducia, perché essa sola appare lo strumento, comune a tutti gli uomini (non soltanto ad alcuni, privilegiati per nascita), atto a liberarli dai pregiudizi e dall’ignoranza in cui sono stati volutamente tenuti finora, per mantenerli in sudditanza, dagli istituti tradizionali della società (Chiesa, Stato, Scuola). La chiarezza razionale contro l’oscurità è il tema fondamentale del secolo.
    Nel campo dell’arte significa il recupero della luminosità, la ricerca di quella «bella semplicità» che si propone uno dei massimi compositori del Settecento, Christoph Willibald Gluck (1714-1787), il ritorno alla vita immersa in una natura ordinata, civilizzata, elegante, più sognata che vissuta realmente. Nasce il movimento culturale che va sotto il nome di «Arcadia» perché trova la sua espressione più appariscente nell’omonima Accademia romana; soggetti arcadici, e quindi pastorali, saranno comuni nella letteratura e nella pittura, e l’architettura avrà spesso come tema l’abitazione in campagna, assecondando la moda della villeggiatura, comune all’aristocrazia di tutta l’Europa, che darà luogo al sorgere di tanti edifici, a volte raccolti in un luogo privilegiato, come, per esempio, le rive del Brenta, méta estiva tradizionale della buona società veneziana. Permane nel Settecento la vocazione per il teatro e per i cantanti d’opera, perché il melodramma continua ad essere lo spettacolo più popolare e seguito dall’intera cittadinanza, senza distinzione di ceto, determinando anche fenomeni vistosi di divismo giustamente deplorati dagli intellettuali più aperti.
    L’Italia, che nel Seicento ha ancora un ruolo culturale dominante, viene sempre più perdendo importanza nel corso del secolo. La filosofia illuminista si sviluppa principalmente in Francia, che assume il ruolo di guida culturale e politica; anche il nostro Paese, pur non essendo privo di personalità di alto valore, entra gradualmente nell’orbita della cultura francese. Fra gli Stati italiani quello sabaudo, pur conoscendo periodi di decadenza e di vassallaggio nei confronti della Francia, è forse quello più combattivo e vitale, soprattutto ad opera di Vittorio Amedeo II (1666-1732), il quale, con una politica abile e fortunata (anche se ambigua per gli improvvisi capovolgimenti di alleanze), riesce ad allargare progressivamente i propri domini, giungendo a trasformare il ducato in regno (prima di Sicilia, poi di Sardegna) e facendo presagire quello che sarà il ruolo-guida del Piemonte nella lotta per l’unificazione della penisola nel secolo successivo.
(giugno 2010)