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Voltaire e Locke, maestri di tolleranza sempre più attuali

Voltaire: «Odio quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo»
Locke: «Nessuno può dirsi Cristiano se impone ad altri la sua religione con la forza e la violenza»

 

di  Ciro De Angelis

 

 
La più importante sfida culturale e politica che siamo chiamati ad affrontare in questi primissimi anni del XXI secolo, è certamente la capacità di realizzare il processo di integrazione con quelle culture diverse dalla nostra e a cui appartengono un sempre maggior numero di cittadini ed abitanti delle nostre città provenienti, per ragioni di lavoro o di studio, da Paesi molto diversi e molto lontani da noi.
    Per riuscire in questa difficile impresa è indispensabile abbandonare antichi ed anacronistici pregiudizi o atteggiamenti intolleranti. Come in tutti i processi d’integrazione culturale l’aspetto principale a cui prestare la primaria attenzione è senza dubbio quello religioso. L’assenza di tolleranza e rispetto in campo religioso costituisce un ostacolo significativo a qualunque altro processo di integrazione culturale e sociale.
    La tolleranza è definita la «capacità fisica o spirituale di sopportare, il permettere o l’accettare idee e atteggiamenti diversi dai propri, il dimostrare comprensione o indulgenza per gli errori o difetti altrui... anche quando li si disapprovi». Nei secoli passati l’intolleranza religiosa ha portato a guerre, inquisizioni e Crociate; purtroppo anche il XX secolo ha visto innumerevoli orrori dovuti all’intolleranza. Ma, che cos’è la tolleranza, e come nasce? Il concetto di tolleranza nasce in Europa, ma gli Europei non ne sono stati affatto «buoni esportatori» nei confronti delle culture degli altri continenti con cui sono venuti a contatto nel corso dei secoli. I principi di tolleranza, già presenti nell’età classica greco-romana, vengono sviluppati, approfonditi e diffusi da due tra i più grandi filosofi dell’era moderna: Locke e Voltaire.
    Dopo la Pace di Westfalia (1648), che segna la fine della Guerra dei Trent’Anni, ultima delle cosiddette guerre di religione, in Europa torna ad affiorare il tema della tolleranza religiosa. Tale problematica verrà affrontata da John Locke nella celeberrima Lettera sulla tolleranza in cui si condanneranno tutte quelle Chiese che tentano di imporre il proprio culto agli altri. Esse sono definite «false Chiese» a cui vanno preferite le «vere Chiese», ossia quelle che basano la propria azione sui principi di rispetto reciproco. Per essere buoni Cristiani occorre essere virtuosi ed avere un comportamento di amore verso Dio, non si deve giudicare e condannare il prossimo solo perché ha idee diverse in materia di fede. La religione non deve essere un pretesto per scatenare guerre o giustificare massacri. La Lettera sulla tolleranza di Locke è un documento di aperta condanna della politica del Re e della Chiesa d’Inghilterra, dove, lasciando trapelare un’amara ironia, Locke afferma di trovare strano che gli uomini debbano essere costretti col ferro e col fuoco a professare certe credenze. Egli afferma: «La vera religione non è stata fondata per fare sfoggio di pompa esteriore, né per istituire un potere ecclesiastico e nemmeno per esercitare una forza coercitiva, bensì per disciplinare la vita umana secondo i precetti della virtù e della pietà… Ora, io mi appello alla coscienza di coloro che col pretesto della religione perseguitano, straziano e uccidono altri uomini e mi chiedo se veramente agiscono verso di essi per spirito di amicizia e con benevolenza».
    Il filosofo francese Voltaire è un altro grande pilastro a difesa del principio della tolleranza. Egli scrisse il Trattato sulla tolleranza, pubblicato nel 1763, in seguito ad un fatto di cronaca: l’ingiusta condanna a morte di un protestante, decisa dai giudici di Tolosa sotto lo stimolo di un cieco fanatismo religioso. Esposto il caso, Voltaire mostra con serrate argomentazioni le contraddizioni fra il Cristianesimo insegnato da Gesù e l’atteggiamento di intolleranza, di molti Cristiani; mette anche in evidenza il carattere razionale della scelta a favore della tolleranza. Tra le numerosissime citazioni del Trattato, dai toni provocanti e spesso graffianti, molto eloquente è quella tratta dal ventiduesimo capitolo: «...Questo piccolo globo, che non è che un punto, ruota nello spazio, come tanti altri globi; noi siamo sperduti in tanta immensità. L’uomo, alto circa cinque piedi, è certamente poca cosa nella creazione. Uno di questi impercettibili dice a qualcuno dei suoi vicini, nell’Arabia o sulla terra dei Cafri: “Ascoltatemi, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato! Ci sono novecento milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma non c’è che il mio formicaio ad essere caro a Dio; tutti gli altri Egli li ha in orrore fin dall’Eternità; solo il mio formicaio sarà beato, tutti gli altri saranno dannati in eterno!”. I miei interlocutori allora mi catturerebbero e mi domanderebbero chi è il folle che ha affermato questa stupidaggine. Sarei costretto a rispondere: voi stessi. Cercherei in seguito di placarli, ma sarebbe troppo difficile...».
    Per i suoi scritti e le sue affermazioni, Voltaire fu perseguitato. Un giorno egli acquistò il palazzo di Ferney, dove progettava di trascorrere in pace gli ultimi anni della sua vita. Sembrerebbe un gesto di nessuna rilevanza, ma indagando più a fondo si scopre che la proprietà era a cavallo del confine tra Francia e Svizzera; in questo modo, dal momento che la sua schiettezza e le sue idee progressiste gli avevano alienato i potenti di tutta l’Europa, Voltaire ogni giorno poteva scegliere il lato dove correva minor pericolo di finire nelle mani dei gendarmi, e passeggiare nel giardino che apparteneva alla Confederazione Elvetica o in quello situato nella madrepatria. La difesa del principio di tolleranza in Voltaire era molto forte e celeberrimi sono i suoi motti al riguardo, con i quali seppe condensare sia il suo pensiero che la sua critica della corrotta società francese del suo tempo. «Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo», esclamò di fronte all’ateismo di Diderot, aggiungendo significativamente: «Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo».
    Come suonano attuali e più che mai urgenti oggi le parole di Voltaire a distanza di più di due secoli, dove fanatismo religioso, intolleranza e calpestamento dei diritti e delle libertà altrui regnano sovrani in molte parti del mondo!
(anno 2003)