L’Illuminismo
La
rivoluzione della ragione contro le consuetudini e le superstizioni
di Ercolina
Milanesi
Nel
Settecento fu scritto un nuovo capitolo della storia
dell’Umanesimo: nacque l’Illuminismo, un movimento
umanistico che ebbe origine in Inghilterra, ma che si estese ben presto
alla Francia, dove manifestò il suo pieno vigore.
L’Illuminismo significò una rottura con molte
delle idee
rinascimentali, ma portò anche nuovi contributi al contenuto
ideologico dell’Umanesimo.
L’Illuminismo francese
è legato in
maniera particolare alla figura di Voltaire (1694-1778) che era stato
costretto ad intraprendere gli studi giuridici, ma egli sentiva che la
sua natura più vera e il compito che doveva svolgere erano
quelli dello scrittore.
La produzione letteraria
condizionò la vita
di Voltaire. Già all’età di ventitre
anni fu
rinchiuso in prigione perché aveva scritto alcuni versi
satirici
contro le autorità. Dopo un ulteriore soggiorno in carcere
gli
fu intimato di abbandonare il suo Paese. Voltaire allora si
recò
in Inghilterra, una nazione che lo aveva molto impressionato
perché assicurava ampia libertà di espressione e
di culto
e perché favoriva una filosofia e una scienza fondate sulla
ragione e sull’esperienza.
La vita di Voltaire fu caratterizzata da
una fuga
continua dalla censura; lo scrittore ingaggiò una lotta
costante
contro il fanatismo, l’intolleranza e l’abuso di
potere.
Particolarmente animosa fu la sua battaglia contro il potere della
Chiesa e la cieca credenza nei dogmi.
Ciò che Voltaire contestava
era la fede
dogmatica e la sopraffazione religiosa. Egli stesso non era ateo,
sosteneva anzi che dietro le leggi che regolano l’ordine e la
struttura del mondo, secondo la descrizione di Newton, deve esserci un
creatore raziocinante. Ma a noi uomini non è dato conoscere
nulla di questo creatore, il quale non si è rivelato al
mondo in
maniera sovrannaturale e diretta come professano Cristiani, Ebrei e
musulmani, ma più semplicemente attraverso la natura e le
sue
leggi. Una visione siffatta, che raccolse ampie adesioni durante
l’Illuminismo, si chiama «deismo». Esiste
un Dio,
sosteneva Voltaire, ma i dogmi religiosi e le raffigurazioni della Sua
immagine sono invenzioni umane. Se gli uomini si perseguitano e si
uccidono a vicenda in nome della religione, questo succede per la loro
ignoranza e stupidità. Altrettanto insensato è
credere
che possiamo influenzare Dio e il corso del mondo mediante la
preghiera, poiché il mondo è governato da leggi
immutabili.
Voltaire aveva una fiducia incrollabile
nel trionfo
dell’Illuminismo e della ragione; era necessario
però
diffondere queste nuove idee e la nuova visione del mondo alle masse.
Voltaire stesso se ne fece il portavoce più autorevole,
divulgando il sapere del tempo con uno stile vivace, facile e piacevole.
A somiglianza degli umanisti
dell’antichità, i filosofi
dell’Illuminismo avevano
una fede assoluta nella ragione umana. L’epoca
dell’Illuminismo è detta perciò anche
del
razionalismo (dal latino ratio,
«ragione»). L’obiettivo degli illuministi
era quello
di porre alla base della morale e della politica la ragione umana
atemporale.
Il presupposto fondamentale per il
rinnovamento
della società era che le masse dovevano essere illuminate;
doveva essere loro spiegato che la povertà e la
sopraffazione
erano dovute all’ignoranza e alla superstizione. La pedagogia
assunse quindi, per gli illuministi, una dimensione importante:
all’educazione sia dei bambini che degli adulti fu dedicata
un’attenzione enorme. Se ragione e conoscenza fossero
divenute
patrimonio comune, l’umanità avrebbe fatto un
grande passo
avanti. E che l’ignoranza e la superstizione si arrendessero
di
fronte ad un uomo illuminato, sarebbe stato solo questione di tempo.
La più tipica e importante
opera di contenuto
e di valore educativo illuministici è la grande enciclopedia
francese che fu pubblicata in ventotto volumi fra il 1751 e il 1772 con
il contributo di tutti i grandi filosofi del tempo. Essa conteneva
tutto lo scibile, ogni conoscenza grande e piccola: «Da come
si
fabbrica un ago a come si fonde un cannone», si disse.
Infine, i filosofi illuministi erano
anche degli
agitatori politici, che si battevano per
l’inviolabilità
dei diritti dell’individuo e per il riconoscimento dei
«diritti naturali» del cittadino. Il primo
obiettivo di
questa lotta era la libertà di pensiero e di stampa. A tutti
doveva essere garantito il diritto di poter esprimere liberamente le
proprie opinioni, sia in fatto di religione che di morale. Centrali nel
pensiero illuminista erano il principio di tolleranza e filantropia.
Il principio
dell’inviolabilità dell’individuo fu
sancito nella Dichiarazione
dei diritti dell’uomo e del cittadino, approvata
dall’Assemblea Nazionale francese nel 1789 e costituisce la
premessa e il fondamento della successiva Dichiarazione dei diritti umani
proclamata dalle Nazioni Unite nel 1948.
Gli umanisti dell’Illuminismo:
1) si
ribellavano alla vecchia
autorità rappresentata dalla classe nobiliare e dagli
ecclesiastici;
2)
auspicavano il trionfo della ragione in tutti i campi;
3) si
impegnavano per «illuminare» il popolo;
4)
credevano nel progresso culturale e tecnico;
5)
intendevano purificare la religione dal fanatismo e dalla credenza nei
dogmi;
6)
combattevano per
l’inviolabilità e la libertà
d’espressione
dell’individuo, per la giustizia, la filantropia e la
tolleranza.
La maggior parte degli umanisti del
Rinascimento
erano convinti Cristiani, così come si consideravano anche
molti
degli umanisti dell’Illuminismo: l’Umanesimo,
secondo la
loro visione, non era altro che il Cristianesimo correttamente
interpretato. Una simile accezione umanistica del Cristianesimo, o
«Umanesimo Cristiano», si ritrova ancora oggi sia
all’interno sia all’esterno delle diverse
comunità
di fedeli.
(giugno 2007)