Austria,
la Prima Repubblica
Agitata,
ai limiti della guerra civile, la nascita della Repubblica Austriaca,
dove gruppi armati dell’estrema Destra e
dell’estrema
Sinistra lottavano per il potere
a
cura di Luciano Atticciati
La
fine dell’Impero Asburgico e la nascita della Repubblica
Austriaca
Lo smantellamento dell’Impero Asburgico non era stato un
obiettivo degli Alleati. Dopo il crollo del Governo zarista in Russia,
tuttavia gli Alleati progressivamente presentarono la guerra come
conquista di libertà e democrazia contro
l’oppressione e
l’autocrazia. Questa strategia ha favorito i rappresentanti
dei
comitati nazionalisti in esilio cechi, slovacchi, ungheresi, eccetera,
che abilmente operarono sul tema della autodeterminazione espressa nei
Quattordici Punti del Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson.
L’Austria-Ungheria non era in grado di portare avanti un
significativo programma di riforme durante il periodo della monarchia e
quindi non poté resistere con successo alle forze
centrifughe.
Dalla metà del 1918 gli Alleati iniziarono a riconoscere i
comitati nazionali in esilio e fecero piani per
l’indipendenza
della Polonia e della Cecoslovacchia. Dall’ottobre 1918,
quando
il Governo austro-ungarico era alla ricerca di un armistizio, il
controllo delle terre costituenti l’Impero stava passando ai
comitati nazionali, tra cui quello che rappresentava gli Austriaci
Tedeschi.
Il 21 ottobre, i delegati austriaci
tedeschi al
Parlamento austriaco votarono la creazione di uno Stato austriaco che
incorporasse tutti i distretti abitati dai Tedeschi etnici. Alla fine
del mese, i delegati stabilirono una coalizione di Governo provvisorio.
Il 3 novembre le autorità imperiali firmarono un armistizio,
portando la partecipazione austro-ungarica nella Prima Guerra Mondiale
alla fine ufficiale. L’11 novembre, l’Imperatore
Carlo
rinunciò a qualsiasi ruolo nel nuovo Stato austriaco, e il
giorno dopo il Governo provvisorio emanò una costituzione
per la
Repubblica Austriaca Tedesca.
Panoramica
dei campi politici
Portati a vedersi come l’elite dominante di un Impero
sovranazionale in virtù di ciò che essi
consideravano la
loro cultura superiore tedesca, gli Austriaci Tedeschi (inclusi gli
assimilati Ebrei e Slavi) furono il gruppo nazionale meno preparato per
uno Stato post-asburgico. Il Governo provvisorio formato alla fine
della guerra, includeva i rappresentanti di tre gruppi politici: i
nazionalisti/liberali, il Partito Cristiano Sociale (Christlichsoziale
Partei – CSP) e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori
(Sozialdemokratische Arbeiterpartei – SDAP). Questi tre
gruppi
dominarono la vita politica tra le due guerre in Austria e rifletterono
la spaccatura della società austriaca in tre campi: i
nazionalisti pantedeschi, i Cattolici e Cristiani sociali, infine
marxisti e socialdemocratici.
Il blocco parlamentare rappresentato dai
nazionalisti/liberali era il più piccolo e il più
diviso
al suo interno. Diciassette gruppi nazionalisti si unificarono nel
più grande Partito del Popolo Tedesco (Grossdeutsche
Volkspartei), comunemente detto i Nazionali, che si definirono
«il partito sociale libertario
nazional-anti-semita». Gli
eredi politici dei liberali, i Nazionali, ebbero il sostegno della
classe media urbana e mantennero le forti convinzioni anticlericali
tipiche del liberalismo. L’unificazione (Anschluss) con la
Germania era l’obiettivo fondamentale dei Nazionali, ed erano
freddi, se non apertamente ostili, verso la restaurazione del Governo
della dinastia degli Asburgo in Austria. Nelle zone rurali in Austria,
un altro partito, la Lega Agraria (Landbund), approvò un
programma nazionalista in combinazione con una piattaforma
corporativista e antisemita. I nazionalisti radicali erano pochi di
numero, e alcuni come Adolf Hitler, erano emigrati in Germania. Il
Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi
(National-Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei – NSDAP o
Partito Nazista) rappresentò questo settore del movimento
nazionalista, ma è stato numericamente insignificante
durante
gli anni Venti.
Il Partito Nazional Socialista dei
Lavoratori
Tedeschi ebbe origine in Boemia nell’anteguerra, dove il
Partito
dei Lavoratori Tedeschi (Deutsche Arbeiterpartei) aveva attirato un
movimento violentemente razzista guidato da Georg von
Schönerer
per mettere insieme un programma nazionalista antisemita e anti-slavo
ostile verso il capitalismo, il liberalismo, il marxismo, e il
clericalismo. Nel 1918 il partito cambiò il suo nome in
Partito
Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi. Dopo la Prima Guerra
Mondiale, il partito si scisse in due ali, una in Cecoslovacchia tra i
Tedeschi dei Sudeti (Austriaci Tedeschi di Boemia, Moravia e Slesia), e
uno in Austria. Un partito simile venne fondato in Germania e alla fine
passò sotto la guida di Hitler. Sebbene il leader del
partito
austriaco favorisse la partecipazione parlamentare e la democrazia
interna al partito, in contrasto con l’antiparlamentarismo e
l’esaltazione del «principio di
leadership» di
Hitler, i partiti austriaco e tedesco si unirono nel 1926, pur
mantenendo le organizzazioni nazionali separate.
L’originale Partito Cristiano
Sociale
(Christlichsozial Partei – CSP) si era fuso con uno dei
partiti
clericali su base rurale nel 1907, ed era diventato maggiormente
conservatore. Poiché la Chiesa aveva perso la protezione
politica della dinastia degli Asburgo, con il crollo della monarchia
nel 1918, essa divenne sempre più dipendente dal potere
politico
del Partito Cristiano Sociale per proteggere i propri interessi.
Ciononostante, la gerarchia ecclesiastica, che era diffidente verso la
democrazia parlamentare, rimaneva fredda verso il Partito Cristiano
Sociale.
Nel corso degli anni Venti e i primi
anni Trenta, il
Partito Cristiano Sociale fu dominato da Ignaz Seipel, un sacerdote e
teologo, che aveva servito nell’ultimo Governo imperiale. Il
partito era ben disposto verso la dinastia degli Asburgo e favorevole
alla sua restaurazione, sotto una monarchia costituzionale
conservatrice. Il Partito Cristiano Sociale diede solo un supporto a
determinate condizioni per l’unificazione con la Germania, e
sottolineò la missione distinta dell’Austria come
Nazione
cristiana tedesca. Di fronte all’opinione pubblica favorevole
all’unificazione, tuttavia, il partito fu cauto ad esprimere
i
propri dubbi. Il Partito Cristiano Sociale ereditò una
corrente
antisemita dalla sua associazione con il movimento nazionalista
anteguerra. Inoltre, la stretta identificazione degli Ebrei sia con il
liberalismo e il socialismo, che erano i nemici ideologici del Partito
Cristiano Sociale, fecero dell’antisemitismo un modo per
coltivare una base politica.
Il Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori
(Sozialdemokratische Arbeiterpartei – SDAP)
approvò un
programma marxista revisionista. Sebbene parlasse della dittatura del
proletariato, cercava di ottenere il potere attraverso le urne, non
attraverso la rivoluzione. Karl Renner, che guidò il Governo
provvisorio, fu il principale esponente di questo programma
revisionista dopo la guerra, ma la leadership del partito venne tenuta
da Otto Bauer, che verbalmente sosteneva una più radicale
posizione di Sinistra. La retorica di Bauer ha aiutato il partito a
mettere da parte il Partito Comunista Austriaco (Kommunistische Partei
Österreichs – KPÖ). Ma poiché il
leader del
Partito Cristiano Sociale, Seipel, adoperava una retorica altrettanto
forte, i due hanno contribuito alla polarizzazione della
società
austriaca. I socialdemocratici (membri del Partito Socialdemocratico
dei Lavoratori), sono stati forti sostenitori della riunificazione con
la Germania, il loro fervore diminuì solo con
l’ascesa del
regime nazista nei primi anni Trenta.
La
fondazione della Prima Repubblica
Anche se il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori era il
più
piccolo dei tre blocchi parlamentari, ha ricevuto un ruolo preminente
nel Governo provvisorio del dopoguerra perché fu percepito
come
il più idoneo a mantenere l’ordine pubblico a
fronte della
situazione rivoluzionaria creata dal collasso economico e dalla
sconfitta militare. Con la retorica marxista di Bauer e i forti legami
del partito con i sindacati, il Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori fu in grado di superare in strategia il Partito Comunista
Austriaco per il controllo e la direzione dei consigli dei lavoratori e
dei soldati che sorsero ad imitazione del Governo rivoluzionario in
Russia. Il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori soppresse il
vecchio esercito imperiale e fondò una nuova forza militare,
la
Volkswehr (Difesa del Popolo), sotto il controllo del Partito
Socialdemocratico dei Lavoratori, per contenere l’agitazione
rivoluzionaria e mettere in guardia la borghesia controrivoluzionaria.
Quando le elezioni parlamentari furono
tenute nel
febbraio 1919, vinse il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori con il
40,8% dei voti, contro il 35,9% del Partito Cristiano Sociale e il
20,8% dei Nazionali. Di conseguenza, i Nazionali si ritirarono dalla
coalizione e lasciarono un governo Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori-Partito Cristiano Sociale guidato da Renner a negoziare una
soluzione alla guerra e scrivere una Costituzione. Ai colloqui di pace
nel sobborgo parigino di Saint Germain, tuttavia, gli Alleati non
consentirono significative negoziazioni in quanto
l’Austria-Ungheria si era arresa incondizionatamente. Gli
Alleati
avevano deciso che l’Austria era il successore dello Stato
austro-ungarico, cosicché il trattato conteneva una clausola
su
colpe di guerra e riparazioni di guerra nonché limitazioni
delle
dimensioni dell’esercito austriaco. Sebbene il Governo
provvisorio avesse dichiarato che lo Stato austriaco fosse uno Stato
costituente la Repubblica di Germania, il trattato impediva
all’Austria di unirsi alla Germania senza il consenso della
Lega
delle Nazioni e impose al nuovo Stato di chiamarsi la Repubblica
d’Austria anziché Repubblica Austriaca-Germanica.
Dopo che
il Parlamento austriaco approvò questi termini
inaspettatamente
duri, il Trattato di Saint Germain venne firmato il 10 settembre 1919.
Nel fissare i confini territoriali dello
Stato
austriaco, a volte indicato come la Prima Repubblica, gli Alleati
affrontarono il problema di base di intagliare uno Stato-Nazione da un
Impero in cui i gruppi etnici non vivevano entro confini compatti e
distinti. L’Austria ha ricevuto i territori contigui tedeschi
o
dominati dai Tedeschi di Alta Austria, Bassa Austria, Stiria, Carinzia,
Tirolo (a Nord del Passo del Brennero), Salisburgo, Vorarlberg,
così come una fetta di Ungheria Occidentale che divenne la
provincia del Burgenland. Sotto l’Impero, tuttavia, una
identità «austriaca» o un nazionalismo
austriaco non
si era mai sviluppato tra queste province. Così, nonostante
un
linguaggio comune e legami storici con la dinastia degli Asburgo, la
pressione degli Alleati era necessaria a mantenere anche queste aree
contigue insieme.
Anche se geograficamente contiguo ed
etnicamente
tedesco, il Sud Tirolo passò all’Italia, come
promesso
dagli Alleati quando il nostro Paese entrò in guerra. I
Sudeti
tedeschi non erano geograficamente contigui e non poterono essere
inclusi nel nuovo Stato austriaco. Come risultato, i Tedeschi dei
Sudeti furono incorporati nella nuova Cecoslovacchia. La popolazione
dell’Austria contava 6,5 milioni, contro gli 11,8 milioni
della
Cecoslovacchia, di cui 3,1 milioni erano Tedeschi etnici.
La costituzione del 1920
istituì un
Parlamento bicamerale, con una camera bassa, il Nationalrat (Consiglio
Nazionale) eletta direttamente col suffragio universale, e una camera
alta, il Bundesrat (Consiglio federale) eletta indirettamente dalle
assemblee provinciali. In conformità con il desiderio del
Partito Socialdemocratico dei Lavoratori per uno Stato centralizzato,
il potere politico reale era concentrato nel Nationalrat.
Significativamente, però, nessuno dei tre principali partiti
è stato veramente impegnato per lo Stato e le istituzioni
stabilite dalla Costituzione. L’obiettivo del Partito
Socialdemocratico dei Lavoratori era un’Austria unita con una
Germania socialista, e la retorica incendiaria marxista del partito ha
portato gli altri partiti a temere che il Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori non fosse affidabile a mantenere le istituzioni democratiche
se avesse ottenuto una maggioranza parlamentare. Sebbene il Partito
Cristiano Sociale sotto Seipel si avvicinasse di più ad
accettare l’idea di un’Austria indipendente,
preferiva
comunque una monarchia ad una repubblica. Seipel stesso espresse
sentimenti sempre più antidemocratici nel corso del
decennio. I
Nazionali furono fondamentalmente contrari all’esistenza di
uno
Stato indipendente austriaco e desideravano l’unificazione
con la
Germania.
La
vita politica degli anni Venti e primi anni Trenta
Con le tradizionali fonti di cibo e di carbone situate al di
là
dei nuovi confini nazionali, l’Austria soffrì
un’estrema disarticolazione economica, e le
capacità
economiche del Paese risultarono dubbie. Inoltre, dopo aver risolto le
questioni immediate del trattato di pace e della Costituzione, il
Partito Socialdemocratico dei Lavoratori e il Partito Cristiano Sociale
trovarono crescenti difficoltà a cooperare. Purtroppo, le
elezioni parlamentari nell’ottobre 1920 non fornirono la base
per
un Governo stabile. Il Partito Cristiano Sociale aumentò i
voti
al 41,8%, mentre il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori
declinò al 36% ed i Nazionali al 17,2%. Seipel
cercò di
formare una coalizione antisocialista con i Nazionali, ma questo
partito non era ancora preparato a mettere da parte le differenze
ideologiche con il Partito Cristiano Sociale. Governi neutrali deboli,
guidarono il Paese per i successivi due anni.
Nel 1922 Seipel assunse la carica di
cancelliere
(primo ministro). Manipolando abilmente la situazione politica europea
e accettando le rinnovate proibizioni all’unione con la
Germania,
riuscì ad ottenere prestiti stranieri per lanciare un piano
di
stabilizzazione economica. Sebbene il piano stabilizzasse la moneta e
le finanze dello Stato, non diede alcuna soluzione ai problemi
fondamentali economici e di disarticolazione, e produsse un elevato
costo sociale tagliando i programmi sociali del Governo e alzando le
tasse.
Otto Bauer, leader del Partito
Socialdemocratico dei
Lavoratori, tenne il partito in un isolamento autoimposto dopo il
collasso della coalizione iniziale Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori-Partito Cristiano Sociale nella convinzione che il ruolo
naturale per un partito socialista in una democrazia borghese fosse
l’opposizione. Così, Seipel è rimasta
la figura
pubblica chiave nella politica nazionale austriaca per tutti gli anni
Venti, anche se non fu continuamente cancelliere. Tuttavia, il Partito
Cristiano Sociale non fu in grado di ottenere la maggioranza assoluta
nel Nationalrat, e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori
registrò incrementi costanti tra gli elettori, ottenendo il
41%
dei voti nel 1927 contro il 55% della coalizione Partito Cristiano
Sociale-Nazionali. Vienna, che aveva ottenuto lo status di provincia ai
sensi della Costituzione del 1920, divenne la roccaforte del Partito
Socialdemocratico dei Lavoratori. Il Governo socialdemocratico della
città di Vienna volutamente cercava di realizzare programmi
di
sanità e di edilizia abitativa nonché una
«cultura
dei lavoratori» di ispirazione socialista, la
«Vienna
Rossa», un modello per il resto dell’Austria.
Anche se il Partito Cristiano Sociale si
era
assicurato la soppressione della Volkswehr controllata dal Partito
Socialdemocratico dei Lavoratori nel 1922, quando un esercito
più tradizionale fu istituito, il Partito Socialdemocratico
dei
Lavoratori rispondeva formando il Schutzbund Republikanischer (Lega di
Difesa Repubblicana). Ben armata e ben addestrata, contava circa 80.000
membri nei primi anni Trenta. Di persino maggiore significato politico,
tuttavia, furono le milizie territoriali su base provinciale,
variamente chiamate Heimwehr (Guardia Locale) e Heimatschutz (Difesa
della Patria). Autonomamente organizzate, queste milizie inizialmente
non possedevano alcuna ideologia politica globale, tranne
l’anti-marxismo. Fino al 1927 non erano una forza politica
efficace e sono state viste da molti, compreso Seipel, come una riserva
militare di supplemento alle inadeguate forze militari e di polizia.
Alla fine degli anni Venti, tuttavia, le Heimwehr acquisì
una
maggiore coerenza ideologica dal contatto con il fascismo italiano. Ma
con l’eccezione del gruppo della Stiria, le Heimwehr non era
in
grado di colmare le differenze con i nazisti austriaci. Per questa
ragione, il leader delle Heimwehr, il principe Ernst Rüdiger
von
Starhemberg, fondò un’ala politica Heimwehr, il
Heimatbloc
(Blocco Patriottico), nel 1930.
Nelle elezioni parlamentari del 1930, il
Partito
Cristiano Sociale subì un duro colpo, ottenendo solo 66
seggi
contro i 72 del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori. Il Heimatbloc
raccolse i 7 seggi persi dal Partito Cristiano Sociale. Anche se la
coalizione Partito Cristiano Sociale-Nazionali crollò alla
fine
degli anni Venti, un nuovo Governo si formò con la
coalizione
del Partito Cristiano Sociale con i Nazionali e le Landbund a base
contadina. Desideroso di un successo politico per rafforzare il suo
sostegno popolare, il Governo avviò negoziati con la
Germania
per una unione doganale nel marzo 1931. Quando la Francia seppe delle
trattative, comunque, immediatamente denunciò la proposta
come
una violazione del divieto internazionale di unificazione
austro-tedesco. Sotto una forte pressione diplomatica, Austria e
Germania furono costrette ad abbandonare i loro piani, ma non prima di
subire ritorsioni economiche da parte della Francia che portarono al
crollo della più grande banca austriaca, la Creditanstalt,
nel
giugno 1931.
Come conseguenza di questa politica
estera e del
disastro economico, Seipel cercò una nuova coalizione tra il
Partito Cristiano Sociale e il Partito Socialdemocratico dei
Lavoratori, ma venne respinta. Senza altra alternativa, Seipel
resuscitò la coalizione Partito Cristiano Sociale-Nazionali.
La
crescente forza politica dei nazisti in Germania e il peggioramento
delle condizioni economiche segnate dalla crescita della
disoccupazione, da circa 280.000 nel 1929 a quasi 600.000 nel 1933,
tuttavia, portarono un cambiamento politico in Austria. Nella primavera
del 1932, il gruppo austriaco del partito nazista registrò
importanti successi nelle elezioni locali. Sebbene il Partito Cristiano
Sociale perdesse importanti settori elettorali che andarono a favore
dei nazisti, i partiti del campo nazionalista subirono maggiori
defezioni, soprattutto dopo i trionfi nazisti in Germania nei primi
mesi del 1933. Le elezioni austriache videro una competizione costante
a tre fra il Partito Cristiano Sociale, il Partito Socialdemocratico
dei Lavoratori, e il partito nazista.
La
fine dell’ordinamento costituzionale
Nel maggio del 1932, un nuovo Governo si formò sotto la
guida di
Engelbert Dollfuss, un esponente del Partito Cristiano Sociale. La
coalizione di Dollfuss, composta da Partito Cristiano Sociale, il
Landbund, e la Heimatbloc, aveva una maggioranza di un solo voto. Sia
il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori che il partito nazista
premevano per nuove elezioni, ma Dollfuss rifiutò, temendo
la
sconfitta. Invece, cercò il sostegno dell’Italia
fascista
e delle Heimwehr, e confidava sempre più su misure
autoritarie
per mantenere il suo Governo.
Ai primi di marzo del 1933, manovre
parlamentari da
parte del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, che stava cercando
di bloccare l’azione del Governo contro un sindacato
filo-nazista, creò una crisi procedurale nel Nationalrat.
Spinto
dal dittatore italiano Benito Mussolini, Dollfuss sfruttò la
confusione nel Nationalrat per mettere fine al Governo parlamentare e
cominciò a governare sulla base di una legge di emergenza
del
1917. Dollfuss mise fuori legge il partito nazista, il politicamente
insignificante Partito Comunista Austriaco, e la Schutzbund
Republikanischer. Tutti, comunque, continuarono ad esistere in forma
clandestina.
Alla ricerca di un piano politico
più solido
di quello offerto dall’Italia e dal potere coercitivo della
polizia, dei militari e delle Heimwehr, Dollfuss costituì il
Fronte Patriottico (Vaterländische Front) nel maggio del 1933.
Il
fronte era inteso a eliminare i partiti politici esistenti e ottenere
un ampio sostegno pubblico al programma di Dollfuss di un nazionalismo
specificatamente austriaco strettamente legato alla identità
cattolica del Paese. Dollfuss rifiutò l’unione con
la
Germania, preferendo invece vedere l’Austria riprendere il
suo
ruolo storico di baluardo dell’Europa Centrale di cultura
tedesca
cristiana contro il nazismo e il comunismo. Nel settembre del 1933,
Dollfuss annunciò i piani di riorganizzazione costituzionale
dell’Austria come Stato corporativista cattolico tedesco.
L’opportunità di
realizzare la
costituzione corporativa ebbe luogo dopo una fallita rivolta socialista
nel febbraio del 1934 innescata da una ricerca della polizia di armi
della Schutzbund a Linz. Seguirono uno sciopero generale senza successo
ed attacchi di artiglieria da parte dell’esercito su un
quartiere
popolare di Vienna. In quattro giorni la ribellione socialista venne
schiacciata. Sia il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori che i suoi
sindacati affiliati furono vietati, e i leader principali furono
arrestati o costretti a fuggire dal Paese. La costituzione di Dollfuss
fu promulgata nel maggio del 1934, e il Fronte Patriottico divenne
l’unica organizzazione politica legale. La società
austriaca, comunque, rimase divisa in tre campi: il blocco nazionalista
che è stato associato alle Heimwehr e il blocco
rappresentato
dal Partito Cristiano Sociale in lotta per il controllo del Fronte
Patriottico, il blocco socialista limitato alla resistenza passiva, e
un secondo blocco nazionalista dominato dai nazisti attivamente
impegnato con il sostegno della Germania, nel contrasto allo Stato.
Anche se una varietà di
etichette politiche
sono state applicate al regime di Dollfuss, esso sfugge a una
classificazione chiara. La sua ideologia riprendeva le vecchie critiche
religiose e romantiche della democrazia liberale e del socialismo. Il
regime incorporava molti elementi del fascismo europeo, ma non aveva
due caratteristiche generalmente considerate come essenziali del
fascismo: l’adesione al «principio di
leadership», e
una base politica di massa. In ogni caso, le complesse strutture
corporative della Costituzione del 1934, in cui i cittadini
partecipavano nella società sulla base della loro situazione
lavorativa e non come individui, non furono mai pienamente attuate. E
le relazioni del regime con la Chiesa Cattolica Romana non risultarono
mai così semplici come l’ideologia del regime
riteneva.
Anche se l’inserimento di un nuovo Concordato con il Vaticano
nella Costituzione del 1934 annunciava armonia tra Stato e Chiesa, in
pratica il concordato divenne il baluardo su cui la Chiesa sosteneva i
suoi diritti autonomi. Rivalità di lunga data tra Chiesa e
Stato
di fatto si accrebbero a causa di organizzazioni affiliate dello Stato
che invadevano ciò che la Chiesa vedeva come suoi interessi
nella gioventù, nella famiglia, nelle organizzazioni e nelle
politiche dell’istruzione.
Da:
Federal Research Division, Library of Congress
Austria,
the First Republic
Edited
by Eric Solsten
Research
Completed December 1993
Traduzione
di Luciano Atticciati
(gennaio 2011)