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Austria, la Prima Repubblica

Agitata, ai limiti della guerra civile, la nascita della Repubblica Austriaca, dove gruppi armati dell’estrema Destra e dell’estrema Sinistra lottavano per il potere

 

a cura di  Luciano Atticciati

 

 
La fine dell’Impero Asburgico e la nascita della Repubblica Austriaca

Lo smantellamento dell’Impero Asburgico non era stato un obiettivo degli Alleati. Dopo il crollo del Governo zarista in Russia, tuttavia gli Alleati progressivamente presentarono la guerra come conquista di libertà e democrazia contro l’oppressione e l’autocrazia. Questa strategia ha favorito i rappresentanti dei comitati nazionalisti in esilio cechi, slovacchi, ungheresi, eccetera, che abilmente operarono sul tema della autodeterminazione espressa nei Quattordici Punti del Presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson. L’Austria-Ungheria non era in grado di portare avanti un significativo programma di riforme durante il periodo della monarchia e quindi non poté resistere con successo alle forze centrifughe. Dalla metà del 1918 gli Alleati iniziarono a riconoscere i comitati nazionali in esilio e fecero piani per l’indipendenza della Polonia e della Cecoslovacchia. Dall’ottobre 1918, quando il Governo austro-ungarico era alla ricerca di un armistizio, il controllo delle terre costituenti l’Impero stava passando ai comitati nazionali, tra cui quello che rappresentava gli Austriaci Tedeschi.
    Il 21 ottobre, i delegati austriaci tedeschi al Parlamento austriaco votarono la creazione di uno Stato austriaco che incorporasse tutti i distretti abitati dai Tedeschi etnici. Alla fine del mese, i delegati stabilirono una coalizione di Governo provvisorio. Il 3 novembre le autorità imperiali firmarono un armistizio, portando la partecipazione austro-ungarica nella Prima Guerra Mondiale alla fine ufficiale. L’11 novembre, l’Imperatore Carlo rinunciò a qualsiasi ruolo nel nuovo Stato austriaco, e il giorno dopo il Governo provvisorio emanò una costituzione per la Repubblica Austriaca Tedesca.

Panoramica dei campi politici

Portati a vedersi come l’elite dominante di un Impero sovranazionale in virtù di ciò che essi consideravano la loro cultura superiore tedesca, gli Austriaci Tedeschi (inclusi gli assimilati Ebrei e Slavi) furono il gruppo nazionale meno preparato per uno Stato post-asburgico. Il Governo provvisorio formato alla fine della guerra, includeva i rappresentanti di tre gruppi politici: i nazionalisti/liberali, il Partito Cristiano Sociale (Christlichsoziale Partei – CSP) e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (Sozialdemokratische Arbeiterpartei – SDAP). Questi tre gruppi dominarono la vita politica tra le due guerre in Austria e rifletterono la spaccatura della società austriaca in tre campi: i nazionalisti pantedeschi, i Cattolici e Cristiani sociali, infine marxisti e socialdemocratici.
    Il blocco parlamentare rappresentato dai nazionalisti/liberali era il più piccolo e il più diviso al suo interno. Diciassette gruppi nazionalisti si unificarono nel più grande Partito del Popolo Tedesco (Grossdeutsche Volkspartei), comunemente detto i Nazionali, che si definirono «il partito sociale libertario nazional-anti-semita». Gli eredi politici dei liberali, i Nazionali, ebbero il sostegno della classe media urbana e mantennero le forti convinzioni anticlericali tipiche del liberalismo. L’unificazione (Anschluss) con la Germania era l’obiettivo fondamentale dei Nazionali, ed erano freddi, se non apertamente ostili, verso la restaurazione del Governo della dinastia degli Asburgo in Austria. Nelle zone rurali in Austria, un altro partito, la Lega Agraria (Landbund), approvò un programma nazionalista in combinazione con una piattaforma corporativista e antisemita. I nazionalisti radicali erano pochi di numero, e alcuni come Adolf Hitler, erano emigrati in Germania. Il Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (National-Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei – NSDAP o Partito Nazista) rappresentò questo settore del movimento nazionalista, ma è stato numericamente insignificante durante gli anni Venti.
    Il Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi ebbe origine in Boemia nell’anteguerra, dove il Partito dei Lavoratori Tedeschi (Deutsche Arbeiterpartei) aveva attirato un movimento violentemente razzista guidato da Georg von Schönerer per mettere insieme un programma nazionalista antisemita e anti-slavo ostile verso il capitalismo, il liberalismo, il marxismo, e il clericalismo. Nel 1918 il partito cambiò il suo nome in Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il partito si scisse in due ali, una in Cecoslovacchia tra i Tedeschi dei Sudeti (Austriaci Tedeschi di Boemia, Moravia e Slesia), e uno in Austria. Un partito simile venne fondato in Germania e alla fine passò sotto la guida di Hitler. Sebbene il leader del partito austriaco favorisse la partecipazione parlamentare e la democrazia interna al partito, in contrasto con l’antiparlamentarismo e l’esaltazione del «principio di leadership» di Hitler, i partiti austriaco e tedesco si unirono nel 1926, pur mantenendo le organizzazioni nazionali separate.
    L’originale Partito Cristiano Sociale (Christlichsozial Partei – CSP) si era fuso con uno dei partiti clericali su base rurale nel 1907, ed era diventato maggiormente conservatore. Poiché la Chiesa aveva perso la protezione politica della dinastia degli Asburgo, con il crollo della monarchia nel 1918, essa divenne sempre più dipendente dal potere politico del Partito Cristiano Sociale per proteggere i propri interessi. Ciononostante, la gerarchia ecclesiastica, che era diffidente verso la democrazia parlamentare, rimaneva fredda verso il Partito Cristiano Sociale.
    Nel corso degli anni Venti e i primi anni Trenta, il Partito Cristiano Sociale fu dominato da Ignaz Seipel, un sacerdote e teologo, che aveva servito nell’ultimo Governo imperiale. Il partito era ben disposto verso la dinastia degli Asburgo e favorevole alla sua restaurazione, sotto una monarchia costituzionale conservatrice. Il Partito Cristiano Sociale diede solo un supporto a determinate condizioni per l’unificazione con la Germania, e sottolineò la missione distinta dell’Austria come Nazione cristiana tedesca. Di fronte all’opinione pubblica favorevole all’unificazione, tuttavia, il partito fu cauto ad esprimere i propri dubbi. Il Partito Cristiano Sociale ereditò una corrente antisemita dalla sua associazione con il movimento nazionalista anteguerra. Inoltre, la stretta identificazione degli Ebrei sia con il liberalismo e il socialismo, che erano i nemici ideologici del Partito Cristiano Sociale, fecero dell’antisemitismo un modo per coltivare una base politica.
    Il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (Sozialdemokratische Arbeiterpartei – SDAP) approvò un programma marxista revisionista. Sebbene parlasse della dittatura del proletariato, cercava di ottenere il potere attraverso le urne, non attraverso la rivoluzione. Karl Renner, che guidò il Governo provvisorio, fu il principale esponente di questo programma revisionista dopo la guerra, ma la leadership del partito venne tenuta da Otto Bauer, che verbalmente sosteneva una più radicale posizione di Sinistra. La retorica di Bauer ha aiutato il partito a mettere da parte il Partito Comunista Austriaco (Kommunistische Partei Österreichs – KPÖ). Ma poiché il leader del Partito Cristiano Sociale, Seipel, adoperava una retorica altrettanto forte, i due hanno contribuito alla polarizzazione della società austriaca. I socialdemocratici (membri del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori), sono stati forti sostenitori della riunificazione con la Germania, il loro fervore diminuì solo con l’ascesa del regime nazista nei primi anni Trenta.

La fondazione della Prima Repubblica

Anche se il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori era il più piccolo dei tre blocchi parlamentari, ha ricevuto un ruolo preminente nel Governo provvisorio del dopoguerra perché fu percepito come il più idoneo a mantenere l’ordine pubblico a fronte della situazione rivoluzionaria creata dal collasso economico e dalla sconfitta militare. Con la retorica marxista di Bauer e i forti legami del partito con i sindacati, il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori fu in grado di superare in strategia il Partito Comunista Austriaco per il controllo e la direzione dei consigli dei lavoratori e dei soldati che sorsero ad imitazione del Governo rivoluzionario in Russia. Il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori soppresse il vecchio esercito imperiale e fondò una nuova forza militare, la Volkswehr (Difesa del Popolo), sotto il controllo del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, per contenere l’agitazione rivoluzionaria e mettere in guardia la borghesia controrivoluzionaria.
    Quando le elezioni parlamentari furono tenute nel febbraio 1919, vinse il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori con il 40,8% dei voti, contro il 35,9% del Partito Cristiano Sociale e il 20,8% dei Nazionali. Di conseguenza, i Nazionali si ritirarono dalla coalizione e lasciarono un governo Partito Socialdemocratico dei Lavoratori-Partito Cristiano Sociale guidato da Renner a negoziare una soluzione alla guerra e scrivere una Costituzione. Ai colloqui di pace nel sobborgo parigino di Saint Germain, tuttavia, gli Alleati non consentirono significative negoziazioni in quanto l’Austria-Ungheria si era arresa incondizionatamente. Gli Alleati avevano deciso che l’Austria era il successore dello Stato austro-ungarico, cosicché il trattato conteneva una clausola su colpe di guerra e riparazioni di guerra nonché limitazioni delle dimensioni dell’esercito austriaco. Sebbene il Governo provvisorio avesse dichiarato che lo Stato austriaco fosse uno Stato costituente la Repubblica di Germania, il trattato impediva all’Austria di unirsi alla Germania senza il consenso della Lega delle Nazioni e impose al nuovo Stato di chiamarsi la Repubblica d’Austria anziché Repubblica Austriaca-Germanica. Dopo che il Parlamento austriaco approvò questi termini inaspettatamente duri, il Trattato di Saint Germain venne firmato il 10 settembre 1919.
    Nel fissare i confini territoriali dello Stato austriaco, a volte indicato come la Prima Repubblica, gli Alleati affrontarono il problema di base di intagliare uno Stato-Nazione da un Impero in cui i gruppi etnici non vivevano entro confini compatti e distinti. L’Austria ha ricevuto i territori contigui tedeschi o dominati dai Tedeschi di Alta Austria, Bassa Austria, Stiria, Carinzia, Tirolo (a Nord del Passo del Brennero), Salisburgo, Vorarlberg, così come una fetta di Ungheria Occidentale che divenne la provincia del Burgenland. Sotto l’Impero, tuttavia, una identità «austriaca» o un nazionalismo austriaco non si era mai sviluppato tra queste province. Così, nonostante un linguaggio comune e legami storici con la dinastia degli Asburgo, la pressione degli Alleati era necessaria a mantenere anche queste aree contigue insieme.
    Anche se geograficamente contiguo ed etnicamente tedesco, il Sud Tirolo passò all’Italia, come promesso dagli Alleati quando il nostro Paese entrò in guerra. I Sudeti tedeschi non erano geograficamente contigui e non poterono essere inclusi nel nuovo Stato austriaco. Come risultato, i Tedeschi dei Sudeti furono incorporati nella nuova Cecoslovacchia. La popolazione dell’Austria contava 6,5 milioni, contro gli 11,8 milioni della Cecoslovacchia, di cui 3,1 milioni erano Tedeschi etnici.
    La costituzione del 1920 istituì un Parlamento bicamerale, con una camera bassa, il Nationalrat (Consiglio Nazionale) eletta direttamente col suffragio universale, e una camera alta, il Bundesrat (Consiglio federale) eletta indirettamente dalle assemblee provinciali. In conformità con il desiderio del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori per uno Stato centralizzato, il potere politico reale era concentrato nel Nationalrat. Significativamente, però, nessuno dei tre principali partiti è stato veramente impegnato per lo Stato e le istituzioni stabilite dalla Costituzione. L’obiettivo del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori era un’Austria unita con una Germania socialista, e la retorica incendiaria marxista del partito ha portato gli altri partiti a temere che il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori non fosse affidabile a mantenere le istituzioni democratiche se avesse ottenuto una maggioranza parlamentare. Sebbene il Partito Cristiano Sociale sotto Seipel si avvicinasse di più ad accettare l’idea di un’Austria indipendente, preferiva comunque una monarchia ad una repubblica. Seipel stesso espresse sentimenti sempre più antidemocratici nel corso del decennio. I Nazionali furono fondamentalmente contrari all’esistenza di uno Stato indipendente austriaco e desideravano l’unificazione con la Germania.
 
La vita politica degli anni Venti e primi anni Trenta

Con le tradizionali fonti di cibo e di carbone situate al di là dei nuovi confini nazionali, l’Austria soffrì un’estrema disarticolazione economica, e le capacità economiche del Paese risultarono dubbie. Inoltre, dopo aver risolto le questioni immediate del trattato di pace e della Costituzione, il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori e il Partito Cristiano Sociale trovarono crescenti difficoltà a cooperare. Purtroppo, le elezioni parlamentari nell’ottobre 1920 non fornirono la base per un Governo stabile. Il Partito Cristiano Sociale aumentò i voti al 41,8%, mentre il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori declinò al 36% ed i Nazionali al 17,2%. Seipel cercò di formare una coalizione antisocialista con i Nazionali, ma questo partito non era ancora preparato a mettere da parte le differenze ideologiche con il Partito Cristiano Sociale. Governi neutrali deboli, guidarono il Paese per i successivi due anni.
    Nel 1922 Seipel assunse la carica di cancelliere (primo ministro). Manipolando abilmente la situazione politica europea e accettando le rinnovate proibizioni all’unione con la Germania, riuscì ad ottenere prestiti stranieri per lanciare un piano di stabilizzazione economica. Sebbene il piano stabilizzasse la moneta e le finanze dello Stato, non diede alcuna soluzione ai problemi fondamentali economici e di disarticolazione, e produsse un elevato costo sociale tagliando i programmi sociali del Governo e alzando le tasse.
    Otto Bauer, leader del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, tenne il partito in un isolamento autoimposto dopo il collasso della coalizione iniziale Partito Socialdemocratico dei Lavoratori-Partito Cristiano Sociale nella convinzione che il ruolo naturale per un partito socialista in una democrazia borghese fosse l’opposizione. Così, Seipel è rimasta la figura pubblica chiave nella politica nazionale austriaca per tutti gli anni Venti, anche se non fu continuamente cancelliere. Tuttavia, il Partito Cristiano Sociale non fu in grado di ottenere la maggioranza assoluta nel Nationalrat, e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori registrò incrementi costanti tra gli elettori, ottenendo il 41% dei voti nel 1927 contro il 55% della coalizione Partito Cristiano Sociale-Nazionali. Vienna, che aveva ottenuto lo status di provincia ai sensi della Costituzione del 1920, divenne la roccaforte del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori. Il Governo socialdemocratico della città di Vienna volutamente cercava di realizzare programmi di sanità e di edilizia abitativa nonché una «cultura dei lavoratori» di ispirazione socialista, la «Vienna Rossa», un modello per il resto dell’Austria.
    Anche se il Partito Cristiano Sociale si era assicurato la soppressione della Volkswehr controllata dal Partito Socialdemocratico dei Lavoratori nel 1922, quando un esercito più tradizionale fu istituito, il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori rispondeva formando il Schutzbund Republikanischer (Lega di Difesa Repubblicana). Ben armata e ben addestrata, contava circa 80.000 membri nei primi anni Trenta. Di persino maggiore significato politico, tuttavia, furono le milizie territoriali su base provinciale, variamente chiamate Heimwehr (Guardia Locale) e Heimatschutz (Difesa della Patria). Autonomamente organizzate, queste milizie inizialmente non possedevano alcuna ideologia politica globale, tranne l’anti-marxismo. Fino al 1927 non erano una forza politica efficace e sono state viste da molti, compreso Seipel, come una riserva militare di supplemento alle inadeguate forze militari e di polizia. Alla fine degli anni Venti, tuttavia, le Heimwehr acquisì una maggiore coerenza ideologica dal contatto con il fascismo italiano. Ma con l’eccezione del gruppo della Stiria, le Heimwehr non era in grado di colmare le differenze con i nazisti austriaci. Per questa ragione, il leader delle Heimwehr, il principe Ernst Rüdiger von Starhemberg, fondò un’ala politica Heimwehr, il Heimatbloc (Blocco Patriottico), nel 1930.
    Nelle elezioni parlamentari del 1930, il Partito Cristiano Sociale subì un duro colpo, ottenendo solo 66 seggi contro i 72 del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori. Il Heimatbloc raccolse i 7 seggi persi dal Partito Cristiano Sociale. Anche se la coalizione Partito Cristiano Sociale-Nazionali crollò alla fine degli anni Venti, un nuovo Governo si formò con la coalizione del Partito Cristiano Sociale con i Nazionali e le Landbund a base contadina. Desideroso di un successo politico per rafforzare il suo sostegno popolare, il Governo avviò negoziati con la Germania per una unione doganale nel marzo 1931. Quando la Francia seppe delle trattative, comunque, immediatamente denunciò la proposta come una violazione del divieto internazionale di unificazione austro-tedesco. Sotto una forte pressione diplomatica, Austria e Germania furono costrette ad abbandonare i loro piani, ma non prima di subire ritorsioni economiche da parte della Francia che portarono al crollo della più grande banca austriaca, la Creditanstalt, nel giugno 1931.
    Come conseguenza di questa politica estera e del disastro economico, Seipel cercò una nuova coalizione tra il Partito Cristiano Sociale e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, ma venne respinta. Senza altra alternativa, Seipel resuscitò la coalizione Partito Cristiano Sociale-Nazionali. La crescente forza politica dei nazisti in Germania e il peggioramento delle condizioni economiche segnate dalla crescita della disoccupazione, da circa 280.000 nel 1929 a quasi 600.000 nel 1933, tuttavia, portarono un cambiamento politico in Austria. Nella primavera del 1932, il gruppo austriaco del partito nazista registrò importanti successi nelle elezioni locali. Sebbene il Partito Cristiano Sociale perdesse importanti settori elettorali che andarono a favore dei nazisti, i partiti del campo nazionalista subirono maggiori defezioni, soprattutto dopo i trionfi nazisti in Germania nei primi mesi del 1933. Le elezioni austriache videro una competizione costante a tre fra il Partito Cristiano Sociale, il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, e il partito nazista.
 
La fine dell’ordinamento costituzionale

Nel maggio del 1932, un nuovo Governo si formò sotto la guida di Engelbert Dollfuss, un esponente del Partito Cristiano Sociale. La coalizione di Dollfuss, composta da Partito Cristiano Sociale, il Landbund, e la Heimatbloc, aveva una maggioranza di un solo voto. Sia il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori che il partito nazista premevano per nuove elezioni, ma Dollfuss rifiutò, temendo la sconfitta. Invece, cercò il sostegno dell’Italia fascista e delle Heimwehr, e confidava sempre più su misure autoritarie per mantenere il suo Governo.
    Ai primi di marzo del 1933, manovre parlamentari da parte del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, che stava cercando di bloccare l’azione del Governo contro un sindacato filo-nazista, creò una crisi procedurale nel Nationalrat. Spinto dal dittatore italiano Benito Mussolini, Dollfuss sfruttò la confusione nel Nationalrat per mettere fine al Governo parlamentare e cominciò a governare sulla base di una legge di emergenza del 1917. Dollfuss mise fuori legge il partito nazista, il politicamente insignificante Partito Comunista Austriaco, e la Schutzbund Republikanischer. Tutti, comunque, continuarono ad esistere in forma clandestina.
    Alla ricerca di un piano politico più solido di quello offerto dall’Italia e dal potere coercitivo della polizia, dei militari e delle Heimwehr, Dollfuss costituì il Fronte Patriottico (Vaterländische Front) nel maggio del 1933. Il fronte era inteso a eliminare i partiti politici esistenti e ottenere un ampio sostegno pubblico al programma di Dollfuss di un nazionalismo specificatamente austriaco strettamente legato alla identità cattolica del Paese. Dollfuss rifiutò l’unione con la Germania, preferendo invece vedere l’Austria riprendere il suo ruolo storico di baluardo dell’Europa Centrale di cultura tedesca cristiana contro il nazismo e il comunismo. Nel settembre del 1933, Dollfuss annunciò i piani di riorganizzazione costituzionale dell’Austria come Stato corporativista cattolico tedesco.
    L’opportunità di realizzare la costituzione corporativa ebbe luogo dopo una fallita rivolta socialista nel febbraio del 1934 innescata da una ricerca della polizia di armi della Schutzbund a Linz. Seguirono uno sciopero generale senza successo ed attacchi di artiglieria da parte dell’esercito su un quartiere popolare di Vienna. In quattro giorni la ribellione socialista venne schiacciata. Sia il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori che i suoi sindacati affiliati furono vietati, e i leader principali furono arrestati o costretti a fuggire dal Paese. La costituzione di Dollfuss fu promulgata nel maggio del 1934, e il Fronte Patriottico divenne l’unica organizzazione politica legale. La società austriaca, comunque, rimase divisa in tre campi: il blocco nazionalista che è stato associato alle Heimwehr e il blocco rappresentato dal Partito Cristiano Sociale in lotta per il controllo del Fronte Patriottico, il blocco socialista limitato alla resistenza passiva, e un secondo blocco nazionalista dominato dai nazisti attivamente impegnato con il sostegno della Germania, nel contrasto allo Stato.
    Anche se una varietà di etichette politiche sono state applicate al regime di Dollfuss, esso sfugge a una classificazione chiara. La sua ideologia riprendeva le vecchie critiche religiose e romantiche della democrazia liberale e del socialismo. Il regime incorporava molti elementi del fascismo europeo, ma non aveva due caratteristiche generalmente considerate come essenziali del fascismo: l’adesione al «principio di leadership», e una base politica di massa. In ogni caso, le complesse strutture corporative della Costituzione del 1934, in cui i cittadini partecipavano nella società sulla base della loro situazione lavorativa e non come individui, non furono mai pienamente attuate. E le relazioni del regime con la Chiesa Cattolica Romana non risultarono mai così semplici come l’ideologia del regime riteneva. Anche se l’inserimento di un nuovo Concordato con il Vaticano nella Costituzione del 1934 annunciava armonia tra Stato e Chiesa, in pratica il concordato divenne il baluardo su cui la Chiesa sosteneva i suoi diritti autonomi. Rivalità di lunga data tra Chiesa e Stato di fatto si accrebbero a causa di organizzazioni affiliate dello Stato che invadevano ciò che la Chiesa vedeva come suoi interessi nella gioventù, nella famiglia, nelle organizzazioni e nelle politiche dell’istruzione.

Da: Federal Research Division, Library of Congress
Austria, the First Republic
Edited by Eric Solsten
Research Completed December 1993

Traduzione di Luciano Atticciati
(gennaio 2011)