La
fine della breve stagione dei diritti. I provvedimenti antiebraici
rumeni del 1938 attraverso gli articoli di Virgilio Lilli
L’antisemitismo
in uno dei momenti più drammatici della storia europea
di Daniela
Franceschi
Negli
anni Trenta, l’antisemitismo era molto radicato nella vita
politica della Romania; sia la Legione dell’Arcangelo Michele
di
Corneliu Codreanu, da cui nacque nel 1930 la Guardia di Ferro, sia il
Partito nazionale cristiano di Goga e Cuza, entrambi movimenti
d’estrema Destra, consideravano l’antiebraismo il
cardine
della loro azione politica, e allo stesso tempo, benché
d’ispirazione cristiana, subivano l’influenza del
fascismo
e del nazismo1.
La stagione dei diritti degli Ebrei
Rumeni fu molto
breve, infatti, dopo la concessione dell’uguaglianza politica
e
civile nel 1923, nel 1934 si ebbe una prima limitazione alla presenza
ebraica nelle imprese, ma fu nel 1938, con i provvedimenti emanati dal
Governo Goga-Cuza, che gli Israeliti furono espulsi da ogni ambito
culturale, economico e politico2.
Per quanto concerne il rapporto fra
l’Italia e
la Romania, è importante considerare la politica estera del
regime fascista; Mussolini aveva cercato di assumere un ruolo di primo
piano nella costruzione di un nuovo ordine europeo, sostenendo tutti i
movimenti di natura nazionalista e fascista nell’area
balcanica e
nell’Europa Centro-Orientale. L’espansione dei
regimi
fascisti e autoritari in Europa, soprattutto negli anni Trenta,
rappresentò dunque un successo per il fascismo italiano.
Il «Corriere della
Sera» informò sulla nuova Legislazione rumena con
un breve articolo3,
pubblicato nello spazio delle Recentissime Telegrafiche. Il servizio
non era firmato, in ogni modo si può supporre che
l’autore
fosse Virgilio Lilli4, corrispondente da
Bucarest per il quotidiano.
A parere di Lilli, malgrado «i
poco decorosi
interventi di alcune Potenze straniere»,
«l’energica
azione» del Governo Goga continuava, concentrandosi sulla
revisione dei certificati di naturalizzazione «concessi
all’elemento semita». L’articolo
proseguiva
informando che i diritti politici degli Israeliti erano sospesi per la
durata della revisione, in modo da evitare che gli Ebrei usassero
«l’arma del voto nelle elezioni
generali». In
conclusione, si ricordava che il Comitato per
l’organizzazione
dei Sindacati sollecitava il tempestivo intervento del Governo per
porre fine «allo sconcio che la Confederazione generale del
lavoro e delle esistenti 260 federazioni operaie sia per
l’ottanta per cento in mano di Ebrei socialisti e
comunisti».
Il giornalista si soffermò
più a lungo
sull’antisemitismo rumeno in un articolo successivo5.
Durante il viaggio sul treno diretto a Bucarest, il corrispondente
aveva conversato con un Rumeno, chiedendogli di spiegare il concetto di
nazionalismo rumeno. Secondo l’interlocutore, il nazionalismo
rumeno era antisemitismo, poiché «semitismo in
Romania
è un’idea negativa, mentre positiva è
quella di
antisemitismo […] e dal momento che il nazionalismo
è
un’idea positiva, da noi in Romania l’antisemitismo
è nazionalismo». L’interlocutore
proseguiva
affermando che «il fascismo iniziò la sua azione
come
antibolscevismo […] ebbene, il nazionalismo romeno, questo
particolare nazionalismo, che un giorno potrebbe avere un contesto
parallelo a quello dei nazionalismi occidentali, nasce come
antisemitismo». Non vi furono, da parte del corrispondente,
commenti sfavorevoli, soltanto delle osservazioni prettamente formali
sul concetto di positività e universalità
dell’idea
di nazionalismo.
Destano molto interesse le osservazioni
del
giornalista riguardo alla minoranza ebraica in Romania, che a suo
giudizio possedeva il settanta per cento della forza produttiva del
Paese. La Romania appariva «come una vera e propria colonia
della
razza d’Israele, e l’antisemitismo rumeno assume,
in pieno
regno rumeno, il paradossale aspetto d’un movimento
irredentista». Lilli riprendeva, dunque, un tema tipico della
polemica antiebraica, il controllo di ogni aspetto della vita economica
e sociale da parte degli Ebrei. A prova di questa asserzione, riportava
una lunga serie di dati statistici, elaborati dagli apparati
governativi.
La concezione
dell’antisemitismo rumeno come
una forma di lotta di liberazione di un popolo oppresso da parte di una
potenza straniera, personificata dagli Ebrei, non era un’idea
originale del giornalista, la ritroviamo anche in una lettera di
Corneliu Codreanu del 19246.
Degna di attenzione la parte conclusiva
dell’articolo, in cui il giornalista argomentava che
«ebrea
è in Romania la così detta classe dirigente, la
borghesia
che traffica senza produrre, la finanza, il magazzino,
l’impiego
privato, le libere professioni, quello che a torto i liberali chiamano
il cuore della Nazione. Ecco la situazione: nella Nazione romena il
così detto cuore è ebreo. È un cuore
vecchio, che
ha profonde radici, amministra tutto il sangue del Paese, un cuore che
respira aria di Francia, di Inghilterra, di Russia, senza essere
francese, inglese, russo, un cuore senza patria e senza scrupoli. Il
caso è estremamente patetico e complicato. Improvvisamente
la
Romania ha deciso di strapparsi quel così detto cuore dal
petto.
Le consorterie straniere gridano al suicidio, i partiti parlamentari
romeni vorrebbero temporeggiare, i nazionalisti salutano una
resurrezione […] con leale senso della realtà
l’osservatore straniero può rilevare che tutta la
Romania
è antisemita. La Romania ai Rumeni è un
imperativo
romeno, nazionale. In questo senso ancora si può parlare di
una
Romania nazionalista, in questo senso il riacceso antisemitismo romeno
d’oggi deve considerarsi come il primo decisivo passo verso
lo
Stato totalitario». Un primo decisivo passo che Virgilio
Lilli
sembrava auspicare vivamente, e con lui anche il regime fascista
italiano.
Il Governo Goga-Cuza fu breve, dal
dicembre del 1937
al febbraio del 1938, ciò nonostante Virgilio Lilli si
occupò della figura dell’economista Alexandre Cuza7.
Nella prima parte del suo intervento, il giornalista argomentava che la
morte del Governo non avrebbe comportato la morte
dell’antisemitismo, poiché sarebbe stato come dare
per
morta l’intera Romania.
In un paragrafo significativamente
intitolato Sessant’anni
di lotta,
Lilli ripercorreva la vita accademica dell’economista,
soffermandosi anche sul suo percorso politico, decisamente variegato ma
sempre accompagnato dall’antisemitismo.
L’opposizione dei
Paesi Cristiani «alla razza ebraica» costituiva il
neocristianesimo; in effetti, Cuza univa nelle sue teorie temi
religiosi e razzisti.
Cuza iniziava l’intervista
concessa
all’inviato del «Corriere della Sera»
tracciando un
quadro generale dell’influenza semita sulla vita europea, in
cui
«le energie dissolvitrici dell’internazionalismo
ebraico,
dai Paesi Sovietici ai Paesi Massonici, sono una continua erosione
dello spirito di conservazione della razza cristiana». Una
situazione così pericolosa e minacciosa per
l’Europa
doveva, a parere di Cuza, essere affrontata dagli Stati Cristiani
mediante l’espulsione di tutti gli Ebrei dai confini
nazionali.
Nella parte finale
dell’intervista, Cuza si
soffermava sugli aspetti economici della lotta; gli Ebrei avevano
distrutto la classe media della Romania, in questo modo un Paese era
impossibilitato a sopravvivere. L’economista esclamava
«che
cosa volete che noi facciamo con una classe media ebraica? Una classe
media straniera e per di più votata al solo traffico, di
essenza
negativa, incurante del Paese, priva, nei riguardi del Paese, di
qualsiasi spirito di creazione?».
Il giornalista chiedeva
all’interlocutore se
un Governo troppo antisemita avrebbe potuto reggere non solo alle
pressioni provenienti dalle altre Nazioni ma anche dagli Ebrei,
«che durante il periodo Goga hanno paralizzato i traffici,
hanno
sospeso gli acquisti, hanno, in una parola, arrestato il movimento
delle loro attività economiche, che sono per la maggior
parte le
attività economiche del Paese». Cuza ribatteva che
il
Governo aveva espulso gli Israeliti dall’impiego pubblico e
privato, dalle professioni liberali, in pratica dall’economia
del
Paese così da liberarlo da simili pressioni.
In conclusione, alla domanda se caduto
il Gabinetto
Goga, la politica interna avrebbe subito delle variazioni,
l’economista rispondeva affermando che per «gli
Ebrei
Rumeni è comunque finita. Qualsiasi Governo romeno
sarà
antisemita». Come previsto da Cuza, la Legislazione
antisemita fu
mantenuta fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. In questo modo
si chiudeva la breve stagione dei diritti degli Ebrei Rumeni.
Il senatore Luigi Luzzatti aveva
scritto, in un
articolo pubblicato sul «Corriere della Sera» nel
marzo del
1913, che se la Romania avesse emancipato gli Israeliti, gli ultimi
servi d’Europa, «essa avrebbe emancipato anche la
propria
anima da quei peccati inesorabili che hanno la sorgente nella
persecuzione e nell’intolleranza»8;
venticinque
anni dopo, la Romania, l’Ungheria e l’Italia
ratificavano
una Legislazione antiebraica che trasformava gli Israeliti da cittadini
in servi, dimostrando quanto fosse lontana l’emancipazione
dell’anima europea da quei peccati inesorabili.
Lo stesso giornale che aveva pubblicato
i contributi
del senatore Luigi Luzzatti per l’emancipazione degli Ebrei
Rumeni9,
pubblicava adesso corrispondenze apertamente antiebraiche, in ossequio
alle direttive del Governo fascista. Il «Corriere della
Sera» rimase lontano dai toni sguaiati di giornali come
«Il
Giornalissimo» di Telesio Interlandi, «Il travaso
delle
idee», il «Marc’Aurelio» e
«Il
Bertoldo», tuttavia proprio la sua autorevolezza fu
d’aiuto
al Regime per la diffusione dell’antisemitismo.
Note
1 Confronta Marie-Anne Matard-Bonucci, L’antisemitismo in
Europa negli anni Trenta, in Marina Cattaruzza, Marcello
Flores, Simon Levis Sullam, Enzo Traverso (a cura di), Storia della Shoah,
Volume I, La crisi
dell’Europa, lo sterminio degli Ebrei e la memoria del XX
secolo, Torino, UTET, 2005, pagine 438-439.
2 Confronta Jerzy Borejsza, Schulen des Hasses, Faschistiche
Systeme in Europa, Frankfurt am Main, Fischer Verlag, 1999.
Carol Iancu, Les juifs
en Romanie (1919-1938): de l’émancipation
à la marginalisation, Paris-Louvain, Peeters,
1996.
Giuseppe Vitale, La
svastica e l’arcangelo. Nazionalismo e antisemitismo in
Romania tra le due guerre, Rimini, Il Cerchio, 2000.
3 Anonimo, L’azione
del Governo rumeno contro gli Ebrei, «Corriere
della Sera», 23 gennaio 1938.
4 Confronta Voce dedicata in Dizionario dei letterati e dei
giornalisti italiani contemporanei, Napoli, Rovito
edizioni, 1922.
5 Virgilio Lilli, Il nazionalismo romeno come
antisemitismo, «Corriere della Sera»,
3 febbraio 1938.
6 Confronta Giuseppe Vitale, opera citata,
pagina 115.
7 Virgilio Lilli, Romania d’oggi. Il
signor Cuza l’antisemita, «Corriere
della Sera», 19 febbraio 1938.
8 Luigi Luzzatti, La nostra felina umana natura,
«Corriere della Sera», 27 marzo 1913.
9 Confronta Luigi Luzzatti, Un appello alla democrazia
europea per salvare la libertà religiosa,
«Corriere della Sera», 3 marzo 1913.
Luigi Luzzatti, La
nostra felina umana natura, «Corriere della
Sera», 27 marzo 1913.
Luigi Luzzatti, Ancora
degli Ebrei oppressi in Romania, «Corriere della
Sera», 12 agosto 1913.
Luigi Luzzatti, Un
appello alla Società delle Nazioni,
«Corriere della Sera», 24 febbraio 1925.
Daniela Franceschi, Luigi
Luzzatti per gli Ebrei della Romania, novembre-prima
metà di dicembre 2003, pagine 181-182.
(giugno 2011)