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Boulanger, il Mussolini ante litteram

Irruente e trascinatore, diede un contributo notevole all’affermazione della Destra nazionalista e populista profondamente diversa da quella moderata di tipo anglo-sassone

 

di  Luciano Atticciati

 

 
Il biennio 1870-1871 fu un periodo terribile, nel giro di alcuni mesi la Francia conobbe una grave sconfitta che pose fine ad un ventennio di «grandeur», una rivolta cruenta, quella della Comune di Parigi, e una altrettanto cruenta repressione. A rendere ancora più confusa la situazione fu il comportamento singolare tenuto dalle forze politiche: Napoleone III si era atteggiato a conservatore, ma anche a protettore dei lavoratori, mentre la Sinistra, nella persona di Leon Gambetta aveva sostenuto la necessità di una «guerra a oltranza» contro il selvaggio nemico prussiano.
    Le prime elezioni, tenute nei giorni successivi all’armistizio, avevano costituito una sconfessione della Sinistra, nonostante le incongruenze e le manie di grandezza dell’Imperatore da poco decaduto. L’arroganza della Sinistra «parigina» e l’atteggiamento più equilibrato dei monarchici, aveva spinto molti Francesi della provincia a votare quest’ultimi considerati più moderati. In questa situazione di grande difficoltà emerse la figura di Adolphe Thiers, che seppe porre un argine alla disgregazione civile del Paese, e seppe mostrare che era possibile una pacifica convivenza fra forze politiche contrastanti che spesso sfociavano nell’estremismo. A Destra il conte Chambord riteneva di abolire il tricolore e di ripristinare il vessillo bianco dei Borboni, a Sinistra si aveva il socialismo blancquista che sosteneva apertamente l’idea del ricorso alla violenza. Il successore di Thiers fu un conservatore non estremista, Mac Mahon, monarchico ma contrario ad azioni di forza. Verso la fine del suo mandato si ebbe la crisi De Broglie, ma costituì un episodio limitato e non un tentativo di abolire le istituzioni previste dalle recenti leggi costituzionali del 1875.
    Negli anni successivi la Sinistra moderata (la cosiddetta Sinistra «opportunista») al governo si impegnò sulle battaglie anti-clericali, intraprese una attiva politica coloniale, ma dimostrò anche una notevole moderazione sulla questione sociale, evitando di impegnarsi sulla questione tributaria nonostante la situazione di forte sperequazione esistente.
    Dopo le numerose crisi che si erano succedute dal 1789, la Francia sembrava aver trovato la via di un certo equilibrio. Ma questo equilibrio veniva avvertito anche come una politica inconcludente e di basso livello. Gli scandali economici e l’instabilità di governo unita ad una situazione economica non brillante, portò nella seconda metà degli anni Ottanta ad una nuova crisi nel Paese. Tale crisi fu il prodotto anche del mutamento del clima culturale. Tramontava il positivismo con la sua fede nella ragione, nel progresso, in un mondo ordinato con limitati contrasti, e si affermava nella filosofia e nella letteratura una maggiore attenzione all’aspetto emotivo e attivistico dell’essere umano. Gli anni della crisi coincisero con quelli degli scritti di Nietzsche, l’uomo che parlava di volontà di potenza e dell’abolizione delle regole antiquate della società che frenavano lo slancio vitale dell’individuo.
    La Destra in Francia, come in Italia, era sempre stata considerata la portavoce della borghesia, di coloro che si sentono integrati nella società, di coloro che amano il ragionamento, l’equilibrio, la moderazione. L’espressione «benpensanti» ben rappresenta quel tipo di mentalità. Boulanger rappresentava invece qualcosa di molto diverso, era in un certo senso un precursore di D’Annunzio o di Mussolini, era un capopopolo, un emotivo (terminò la sua vita suicida). Il Boulanger amava i bagni di folla, partecipava a scenografiche riviste militari a cavallo, faceva leva sulle passioni, guardava più all’effetto che al contenuto delle proposte.

Georges Boulanger - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Georges_Boulanger_Nadar.jpg, 2013
Georges Boulanger - http://it.wikipedia.org/wiki/File:Georges_Boulanger_Nadar.jpg, 2013

    La sua vita fu contrassegnata dall’interesse per l’esercito e le grandi questioni che riguardavano il Paese. Georges Boulanger intraprese la carriera militare nonostante le sue origini modeste, quando ancora nelle gerarchie dell’esercito prevalevano gli uomini della nobiltà. E infatti nonostante le capacità dimostrate nelle diverse campagne in cui fu impegnato, la sua carriera incontrò diverse difficoltà. Tale situazione lo spinse ad aderire al partito radicale, e venne proposto nel 1886 proprio da Clemencau Ministro della Guerra. Anche in tale veste non passò inosservato, un paio di mesi dopo la nomina intervenne sulla questione della lunga agitazione dei minatori del Midì, affermando la necessità di una certa equità nei confronti dei lavoratori, e si espresse anche su questioni più strettamente militari. Introdusse dei benefici a favore dei semplici soldati fino allora soggetti a dure condizioni di vita, decise l’espulsione del duca d’Aumale dall’esercito, che in quanto figlio di Luigi Filippo era soggetto alle restrizioni previste per le famiglie regnanti, ed infine stabilì l’introduzione del moderno fucile Lebel per migliorare le forze armate francesi che necessitavano di un deciso rinnovamento. Sempre nel campo militare impose l’obbligo del servizio militare per uomini di Chiesa e seminaristi. Tale provvedimento suscitò il risentimento della Chiesa, ma il generale rispose con un deciso «les curés sac au dos» ponendo fine ad uno dei tipici privilegi degli ecclesiastici. Tali iniziative lo resero popolare, e alla parata militare di Longchamp ricevette un tributo dalla folla che mise in disparte lo stesso capo di Stato Jules Grevy.
    L’anno successivo fu contraddistinto da un grave incidente con la Germania che contribuì alla rinascita del cosiddetto revanchismo. Venne arrestato dalle autorità tedesche nell’aprile di quell’anno un commissario di polizia francese che si era recato in Germania per colloqui su questioni di frontiera. Boulanger intervenne pesantemente sulla questione e chiese l’invio di un pressante ultimatum a Bismarck, in breve tempo il contrasto venne risolto, ma l’episodio contribuì al riavvicinamento del generale francese alla Destra monarchica, e da allora il «Brave General» divenne il «General Revanche». La dura presa di posizione provocò una reazione da parte degli avversari, in breve tempo venne costretto alle dimissioni e gli venne affidato, nonostante le vivaci proteste della folla, un comando lontano da Parigi. Boulanger comunque non si arrese, continuò la sua attività politica, incontrando il principe Napoleone in Svizzera, prendendo parte ad un duello con un importante leader politico, e sfruttando lo scandalo che coinvolse il genero del Presidente per affermare la necessità di un rivolgimento radicale. Fra il 1888 e il 1889 ottenne grandi successi elettorali, ma effimeri, quando gli venne chiesto di prendere il potere con un colpo di Stato rifiutò e si rifugiò in Belgio, dove morì suicida poco dopo. La sua avventura politica fu breve, il suo tentativo di unire la questione sociale e nazionale non ebbe un gran seguito, i «boulangisti» presto si divisero fra socialisti rivoluzionari e nazionalisti socialisti alla Barres, tuttavia rappresentò un modello per diversi altri leader politici del periodo successivo che univano ad un forte carisma personale l’attenzione alle questioni nazionali.
(anno 2002)