Il
genocidio degli Herero e dei Nama nell’Africa Sud-Occidentale
Tedesca
Una
brutta pagina quasi sconosciuta della storia europea all’alba
del Novecento
di Daniela
Franceschi
Il
genocidio delle popolazioni Herero e Nama da parte
dell’esercito
tedesco agli inizi del Novecento è un tema poco conosciuto,
poiché i saggi ad esso dedicati sono quasi esclusivamente in
lingua tedesca1 e ciò ne ha diminuito
molto
l’eco; questo breve contributo intende delinearne le
caratteristiche principali, offrendo inoltre un’accurata
bibliografia per ulteriori approfondimenti.
Nel triennio 1904-1907, la Germania fu
impegnata in
uno sforzo militare ed economico molto importante per domare la rivolta
degli Herero e dei Nama nella colonia dell’Africa
Sud-Occidentale; la guerra si rivelò difficile per
l’esercito tedesco, data la mancanza di infrastrutture, le
pesanti condizioni climatiche e notevoli deficienze in ambito
logistico. Le perdite in vite umane furono stimante in 1500 uomini,
metà delle quali per malattia2. Di
contro, i nativi
subirono una vera e propria catastrofe demografica, con perdite intorno
al 75- 80% per gli Herero e 45-50% per i Nama3.
Per comprendere le motivazioni per cui
le forze
militari di una potenza europea profusero sforzi ed energie per un
territorio arido e inospitale, è necessario considerare
l’importanza dell’esercito nella vita sociale e
istituzionale della Germania dell’Imperatore Guglielmo II. Ad
uno
sviluppo economico e tecnologico impressionante, si contrapponeva un
modello costituzionale autoritario, in cui l’Imperatore
designava
il Cancelliere, il Parlamento non aveva potere di indirizzo politico o
di controllo sull’operato del Governo e non esercitava il
potere
legislativo potendo legiferare solo su iniziativa o su approvazione
dell’Imperatore. L’esercito, le cui alte gerarchie
erano
imparentate con l’aristocrazia, i magnati
dell’industria e
l’alta burocrazia statale, era non solo il simbolo della
stabilità e della prosperità della Nazione, ma
l’unica forza veramente legittimata a governare il Paese. In
questo contesto, le innovazioni in ambito sociale introdotte da
Bismarck, per esempio l’assicurazione obbligatoria degli
operai
contro gli infortuni sul lavoro, le malattie e
l’invalidità, erano unicamente concessioni di uno
Stato
paternalistico ed autoritario di antico regime.
L’esercito di una grande
potenza non poteva
dunque perdere di fronte a popolazioni africane considerate inferiori;
la sua stessa funzione di simbolo della potenza tedesca ne sarebbe
stata irrimediabilmente danneggiata. Non era ammessa la sconfitta,
soltanto la vittoria4.
Secondo Isabell Hull, la politica
militare tedesca nell’Africa Sud-Occidentale fu una Vernichtungspolitik,
una politica di annientamento, come lo stesso comandante Lothar Von
Trotha «annunciò […] nella sua
intenzione di
raggiungere in Africa Sud-Occidentale una soluzione finale, in cui la
morte di massa spinta fino allo sterminio costituiva un esito
accettabile»5. In effetti,
l’esercito tedesco
nell’attuare tattiche militari come l’inseguimento
e
l’incarcerazione in campi di concentramento,
provocò la
morte di moltissimi nativi, «la morte di massa degli Herero
fu
dunque il risultato di una procedura militare standard, descritta (e
forse sperimentata) dalla maggioranza dei Tedeschi coinvolti
nell’operazione nei termini di una guerra convenzionale. La
morte
di massa fu il frutto di pratiche belliche, e non (perlomeno non
ancora) di una politica annunciata mirante al genocidio. Questa
è forse una delle ragioni per cui i partecipanti stentarono
a
credere alle dimensioni del fenomeno, malgrado ne avessero prove
quotidiane. Agli occhi di molti gli Herero parvero semplicemente
svanire, e gli ufficiali tedeschi furono presi dalla paura che
potessero ritornare per continuare la guerra»6.
Molti studiosi hanno sottolineato come
soldati sofferenti siano più inclini a compiere atti crudeli7;
i soldati tedeschi nell’Africa Sud-Occidentale dovevano
affrontare tutti i problemi derivanti da una mancanza assoluta di
capacità logistica, ciò comportava problemi
sanitari
assolutamente non secondari, come la denutrizione e lo scorbuto8.
Vi era uno iato profondo fra le aspirazioni coloniali e militari della
Germania e la reale gestione delle colonie; l’Impero non
avrebbe
mai potuto attuare una politica coloniale come quella inglese in India,
che coinvolgeva, se pur in maniera sempre subordinata,
nell’amministrazione e nell’esercito i nativi,
poiché i nativi erano considerati inaffidabili. «I
fallimenti nel campo logistico e della preparazione in generale, dietro
i quali stavano manchevolezze profondamente radicate nelle istituzioni,
erano tanto più sconvolgenti perché vi erano
aspettative
così elevate»9.
Non esistono prove documentarie
dell’ordine
che il comandante Lothar Von Trotha avrebbe dato nel giugno del 1904,
concernente l’uccisione di tutti i maschi herero, tuttavia,
in
molte occasioni pubbliche il comandante ebbe modo di chiarire la
necessità di una guerra dura. «Anche in assenza di
un
ordine diretto, prima della battaglia ai soldati tedeschi fu dunque
trasmessa l’impressione che un uso eccessivo della forza era
ciò che ci si aspettava da loro, o che sarebbe comunque
stato
scusato dai loro comandanti»10. Alla
fine del
settembre del 1904, la tattica dell’inseguimento aveva
già
falcidiato la maggior parte degli Herero.
Il 2 ottobre del 1904, Von Trotha
rivolse un
proclama agli Herero in cui dichiarava esplicitamente che non sarebbero
più stati fatti prigionieri maschi, né sarebbero
state
accolte donne e bambini. È importante sottolineare che, a
questo
punto della guerra, l’esercito aveva già smesso di
fare
prigionieri maschi, anche se aveva accolto donne e bambini, infatti fu
proprio nel gruppo delle donne che si ebbe una maggiore percentuale di
sopravvivenza.
L’internamento nei campi di
concentramento fa
parte dell’ultima fase della guerra. Per quanto concerne i
campi
di concentramento, da ricordare che in precedenza sia la Gran Bretagna
durante la guerra anglo-boera sia la Spagna durante la guerra per Cuba
ne avevano creato; l’esercito tedesco era assolutamente
impreparato a gestirli, ma soprattutto non aveva un particolare
interesse per la vita dei nativi nei campi11. Il
razzismo,
che permeava la cultura europea dell’epoca e che faceva da
tragico sfondo alla vicenda degli Herero e dei Nama, non poteva che
aggravare la condizione degli internati, denutriti e ammalati.
Nel caso dell’Inghilterra,
l’indignazione dell’opinione pubblica
riuscì a
sottrarre ai militari la gestione dei campi di concentramento,
così non fu in Germania, poiché sia la Costituzione
sia la pratica corrente affidavano esclusivamente ai militari la
direzione della guerra, inoltre ogni critica era considerata un
tradimento. Soltanto dall’interno dell’esercito
poteva
arrivare la decisione di chiusura dei campi, come in effetti avvenne12;
la impose il colonnello Ludwig Von Estorff, «il cui
sentimento di
orrore per le condizioni che trovò nei campi fu superato
soltanto dal suo senso dell’onore personale: “Non
posso
incaricare i miei ufficiali di questi servizi da carnefice,
né
posso assumermene la responsabilità”»13.
Note
1 Confronta Jan-Bart Gewald, Herero heroes: a socio-political
history of the Herero in Namibia, 1890-1923, Athens OH,
Oxford UK Ohio University Press, 1999.
Gesine Gruger, Kriegsbewältigung
und Geschichtsbewusstsein: Realität, Deutung und Verarbeitung
des
deutschen Kolonialkriegs in Namibia 1904 bis 1907,
Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 1999.
Ulrich van der Heyden – Joachim Zeller, Kolonialmetropole Berlin. Eine
Spurensuche, Berlin, Berlin Edition, 2002.
Claus Nordbruch, Der
Hereroaufstand, 1904, Stegen am Ammersee, K. Vowinckel,
2002.
Id, Völkermord
an den Herero in Deutsch-Südwestafrika? Widerlegung einer
Lüge, Tübingen, Grabert, 2004.
Marianne Bechhaus – Gerst e Reinhard Klein-Arendt, Die (Koloniale) Begegnung:
Afrikaner Innen in Deutschland 1880-1945, Frankfurter am
Main – New York, 2003.
Gerhard Seyfried, Herero:
Roman, Berlin, Eichborn, 2003.
Giselher W. Hoffmann, Die
schwweigenden Feuer: roman der Herero, Swakopmund,
Hoffmann Twins Verlag, 1999.
2 Kommando der Schutstruppe im
Reichs-Kolonialamt, Sanitäs-Bericht
über die Kaiserliche Schutstruppe für
Südwestafrika
während des Herero- und Hottentottenaufstandes für
die Zeit
vom I Januar 1904 bis 31 März 1907, 2 volumi,
Berlin 1909, volume II, pagina 405.
3 Confronta Horst Drechsler, «Let us die
fighting»: the struggle of the Herero and Nama against german
imperialism (1884-1915), London, Zed Press, 1980, pagina
214.
Helmut Bley, South-West
Afrika under German Rule, Evanston IL, Northwestern
University Press, 1971, pagine 151-152.
Horst Grunder, Geschichte
der deutschen Kolonien, Paderborn, Schöningh,
1995, pagina 121.
4 Confronta Kurt Riezler, Die Erfordelichkeit des
Unmöglichen, München, G.
Müller, 1913.
Hartmut Pogge Von Strandmann – Immanuel Geiss, Die Erforderlichkeit des
Unmöglichen, Frankfurt am Main,
Europäische Verlaganstalt, 1965.
5 Confronta Isabell Hull, Cultura militare e
«soluzioni finali» nelle colonie:
l’esempio della Germania guglielmina, in Robert
Gellately – Ben Kierman (a cura di), Lo spettro del genocidio,
Milano, Longanesi & C., 2006, traduzione di Giovanni Ferrara
degli Uberti (titolo originale: The
specter of Genocide, Cambridge, Cambridge University
Press, 2003).
6 Isabell Hull, Cultura militare e soluzioni
finali nelle colonie: l’esempio della Germania guglielmina,
in Marina Cattaruzza, Marcello Flores, Simon Levis Sullam, Enzo
Traverso (a cura di), Storia
della Shoah, volume I, La crisi dell’Europa,
lo sterminio degli Ebrei e la memoria del XX secolo,
Torino, UTET, 2005, pagina 139.
7 Confronta C. Fourniau, Colonial Wars Before 1914: The
Case of France in Indocina, in J. A. de Moor –
H. L. Wesseling, Imperialism
and War: Essays on Colonial Wars in Africa and Asia,
Leiden, Universitaire Press, 1989, pagine 72-86.
8 Überblick
über
die bei Entsendung von Verstärkungen für die
Schutztruppe in
Südwest-Afrika gesammelte Erfahrungen an die in der
Kommissionsberatungen zu erorternden Fragen, I novembre
1908, in Bundesarchiv
– Militärarchiv Freibug, RW 51, volume
18, pagine 74-81.
9 Confronta Isabell Hull, Cultura militare e soluzioni
finali nelle colonie: l’esempio della Germania guglielmina,
opera citata, pagina 140.
10 Confronta Isabell Hull, Cultura militare e soluzioni
finali nelle colonie: l’esempio della Germania guglielmina,
opera citata, pagina 142.
11 Confronta Generalstab, Kriegsgebrauch im Landkriege,
Berlin, 1902, pagina 15.
C. Lueder, Das
Landkriegsrecht im Besonderen, in Handbuch des Volkerrechts,
a cura di Franz v. Holtzendorff, volume IV, Hamburg, 1889, pagine
371-545, pagina 435.
Christian Meurer, Die
Haager Friedenskonferenz, volume II: Das Kriegsrecht der Haager
Konferenz, München, J. Schweitzer Verlag, 1907,
pagina 122.
12 Estorff
al Comando della Schutztruppe a Berlino, telegramma numero
461, Windhuk, 10 aprile 1907, in Bundesarchiv
– Berlin, R 1001, numero 2140, pagina 88.
13 Confronta Isabell Hull, Cultura militare e soluzioni
finali nelle colonie: l’esempio della Germania guglielmina,
opera citata, pagina 147.
(novembre 2011)