Karl
Haushofer e la geopolitica degli anni Trenta
Il
teorico della geopolitica vedeva affinità culturali e
politiche
fra Germania, Italia e Giappone, come blocco di Paesi continentali
contrapposti alle potenze marittime
di Tiberio
Graziani
Con
la pubblicazione del testo di una conferenza del geopolitico tedesco
Karl Haushofer1,
dedicata alle affinità culturali tra l’Italia, la
Germania
e il Giappone, viene inaugurata, a cura delle Edizioni
all’Insegna del Veltro, la collana «Quaderni di
Geopolitica». La conferenza Analogie di sviluppo politico e
culturale in Italia, Germania e Giappone venne tenuta dal
professore tedesco, su invito del grande orientalista e tibetologo
italiano Giuseppe Tucci2, il 12 marzo 1937, a
Roma, presso l’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente
(ISMEO)3.
Essa si inserisce, storicamente, come
peraltro
puntualmente evidenziato dal curatore del
«Quaderno», Carlo
Terracciano, nel contesto delle attività culturali volte a
informare e sensibilizzare l’intellighenzia italiana sulle
opportunità e necessità, nonché
problematicità, sottese all’accordo
politico-militare
relativo all’Asse Roma-Berlino, siglato tra Italia e Germania
il
24 ottobre 1936, e a quello antikomintern firmato, nello stesso
periodo, tra Germania e Giappone. Ma testimonia soprattutto un aspetto,
ancora poco esplorato dagli storici della cultura e della politica
estera italiana, quello delle attività dell’ISMEO,
ed in
particolare del suo fondatore e vicepresidente, Giuseppe Tucci
–
originale ed inascoltato assertore dell’unità
geopolitica
dell’Eurasia4 – orientate
alla promozione di una
visione culturale, geopoliticamente fondante, dei rapporti tra
l’Europa e il continente asiatico.
Un’impostazione, quella del
Tucci, che si
contraddistingue per essere non solo puramente culturale, accademica e,
occasionalmente, di supporto alla nuova politica dell’appena
nato
Impero Italiano, ma per operare una sorta di svecchiamento, sia in
ambito culturale che politico, dell’ancora persistente
mentalità piccolo-nazionalista sabauda che, nel solco della
prassi colonialista italiana dei primi del Novecento, tentava di
condizionare il nuovo corso impresso dal governo di Mussolini alla
politica estera. A questo riguardo è utile riportare
l’acuta osservazione di Alessandro Grossato che, sulla base
di
una lunga e profonda consuetudine con l’opera di G. Tucci,
ritiene il fondatore dell’ISMEO un vero e proprio
eurasiatista ed
afferma che l’espressione «Eurasia, un
continente»
veniva intesa dall’orientalista marchigiano in
un’accezione
«soprattutto culturale, volendo [con essa] sottolineare le
grandi
identità di fondo fra civiltà solo in apparenza
così distanti nello spazio e nella
mentalità»5.
Il convincimento di Tucci sulla
culturale
identità di fondo delle civiltà eurasiane suppone
un’adesione, da parte dello studioso italiano, a quel sistema
di
pensiero che interpreta le singole culture quali autonome ed
auto-consistenti manifestazioni storiche di un unico sapere primordiale
e ad esso le riconduce al fine di coglierne gli aspetti autenticamente
fondativi. Il ricondurre le varie espressioni culturali ad
un’unica tradizione primordiale si traduce, sul piano della
ricerca storica e dell’analisi geopolitica, in un
procedimento
comparativo, che Haushofer, (inconsapevolmente e) magistralmente,
adotta e utilizza in questa breve conferenza dedicata a individuare le
analogie tra l’Italia, la Germania e il Giappone. Haushofer,
pur
basandosi su criteri oggettivi e «scientifici»,
quali sono
quelli della geopolitica, sorprendentemente6,
perviene agli
stessi risultati cui sembra essere giunto Tucci. Il geopolitico
tedesco, infatti, nella sintetica e veloce conclusione di questa
conferenza, si augura che «possa questo modo di vedere i
popoli
[l’essersi cioè egli adoperato, nella sua
prolusione, a
porre in piena luce le armonie e le analogie che possono facilitare la
comprensione reciproca dei grandi popoli tedesco, italiano e
giapponese] superare qualunque tempesta d’odio di razza e di
classe, soprattutto tra i sostegni del futuro».
Certo, chi è abituato a
sentir parlare di
Haushofer come di un rappresentante del cieco e rozzo pangermanesimo, o
del cosiddetto imperialismo germanico, rimarrà stupito nel
leggere questa frase appena citata.
Sarà proprio il fallimento
della naturale
alleanza eurasiatica, preconizzata negli anni Trenta dagli Haushofer,
dai Tucci e dai Konoe7, a far precipitare i
popoli e le
nazioni dell’intero globo in una tempesta di cui ancora, dopo
oltre sessanta anni, non si intravede la fine e che, anzi, è
continuamente alimentata dall’odierna politica
neo-colonialista
dei governi di Washington e Londra e dai propagandisti dello scontro di
civiltà.
Il procedimento comparativo adottato da
Haushofer
lungi dall’appiattire le differenze tra i popoli presi in
considerazione e dallo svilirne le appartenenze etniche, in
virtù della generica appartenenza al genere umano e secondo
la
triste e riduttiva visione individualista, valorizza armonicamente, al
contrario, le affinità e le differenze, e le riconduce ad
un’analoga condivisione, pur con sensibilità
diverse, di
valori che potremmo definire ad un tempo etici ed estetici,
cioè
«nobili». Essi si esprimono, nella visione
haushoferiana,
sia per il Giappone, sia per la Germania, l’Italia e la
Russia in
una loro precisa funzione geopolitica, quella di concorrere
all’unificazione della massa continentale e di difenderne
pertanto il limes, al fine di poter sviluppare armonicamente le
potenzialità delle popolazioni che vi abitano. Si
contrappongono
dunque alle «invasioni» degli uomini del mare, del
commercio, della morale individualistica, del lusso e del consumo, ai
predatori delle risorse naturali.
Il testo di Haushofer si
contraddistingue per la sua
chiarezza e semplicità, ed in questo senso rappresenta un
documento didattico di rilevante importanza per gli studiosi di
geopolitica. Da scienziato della geopolitica, egli evidenzia gli
elementi geografici che hanno influito sulla storia e sulla politica
dei tre popoli in esame, soffermandosi brevemente sulla analoga
formazione delle cellule regionali avvenuta in Germania e in Giappone,
e sulla fondazione di Roma, Berlino e Tokyo, città fondate
originariamente sul confine Nord-Est delle loro regioni, e
«debitrici di una parte del loro splendore alla circostanza
che
la loro posizione di margine, in origine coloniale, si
rivelò
più tardi favorevolissima agli scambi ed ebbe funzione di
ponte.
Il flavus
Tiberis,
l’originaria valle di congiunzione dell’Oder
coll’Elba, e il Kwanto col ponte Nihon provvedono alle
città rispettive una posizione similmente favorevole e sono
loro
debitrici di analoga protezione». Ma accanto ai dettami del
determinismo geopolitico, Haushofer sottolinea le affinità
culturali tra Italia, Germania e Giappone, che nota soprattutto nel
«ghibellin fuggiasco» Dante Alighieri, araldo
dell’idea imperiale, in Chikafusa8, un
altro grande fuggiasco nonché impareggiabile autore del Jinnoshiki,
e nei Minnesaenger tedeschi «fedeli all’Imperatore
e al
popolo». Altre affinità colte da Haushofer sono
quella tra
lo spirito della Cavalleria occidentale e il Bushido giapponese e
quella dei comportamenti tra coloro che egli chiama gli eroi fondatori
del risorgimento nazionale: Ota Nobunaga, Sickingen-Wallestein, Cesare
Borgia.
Haushofer sostiene che si possa parlare
anche per il
Giappone, come per l’Italia e la Germania di un periodo
romanico,
gotico, rinascimentale, barocco, di un rococò, di un
romanticismo e financo di uno stile impero.
Un termine che ricorre spesso negli
scritti di
Haushofer è quello di «destino».
È forse nel
sintagma «destino comune» che si esprimono
più
compiutamente le affinità di popoli (apparentemente) tanto
diversi sul piano culturale ed etnicamente differenti su quello fisico.
La coscienza di un destino comune dei popoli e delle nazioni che vivono
nel «paesaggio» eurasiatico è la sola
arma che
abbiamo per sconfiggere la civilizzazione occidentalistica e
talassocratica dei predoni del Ventunesimo secolo.
Note
1 Karl Haushofer (Monaco, 27 agosto
1869-Berlino, 10 marzo
1946), fondatore della rivista «Zeitschrift für
Geopolitik» ed autore di numerose opere di geopolitica, fu
assertore dell’unità geopolitica della massa
continentale
eurasiatica. Demonizzato come ideologo del cosiddetto espansionismo
hitleriano, fu invece autenticamente antimperialista. Secondo lo
studioso belga Robert Steuckers, «la geopolitica di Haushofer
era
essenzialmente antimperialista, nel senso che essa si opponeva agli
intrighi di dominio delle potenze talassocratiche anglosassoni. Queste
ultime impedivano l’armonioso sviluppo dei popoli da loro
sottomessi e dividevano inutilmente i continenti» (Robert
Steuckers, Karl
Haushofer,
in: http://utenti.lycos.it/progettoeurasia/documenti.htm. In traduzione
italiana è disponibile l’opera di Haushofer Il Giappone costruisce il suo
Impero, a cura di Carlo Terracciano, Edizioni
all’Insegna del Veltro, Parma, 1999.
2 Giuseppe Tucci (Macerata, 5 giugno 1894-San
Polo dei
Cavalieri, Tivoli, 5 aprile 1984) ritenuto il più grande
orientalista italiano del Novecento, e fra i massimi tibetologi a
livello internazionale, nel 1930 diviene docente di lingua e
letteratura cinese all’Università di Napoli, e nel
1932
insegna religione e filosofia dell’Estremo Oriente
all’Ateneo di Roma. Nel 1933 fonda l’Istituto
Italiano per
il Medio ed Estremo Oriente. «L’attenzione rivolta
anche
agli aspetti politico-economici è documentata, oltre che
dalle
numerose pubblicazioni dell’Istituto come i periodici
“Bollettino dell’Istituto Italiano per il Medio ed
Estremo
Oriente” (1935) e “Asiatica” (1936-1943),
dallo
specifico interesse di Tucci per la geopolitica dell’Asia in
un
periodo cruciale della sua storia, e dalla sua amicizia personale con
Karl Haushofer, che invita a tenere importanti conferenze su questa
materia. Tucci concentra i suoi viaggi di ricerca nella vasta regione
himalayana, quale naturale crocevia storico fra tutte le diverse
culture dell’Asia, raccogliendo sistematicamente materiale
archeologico, artistico, letterario, di documentazione storica e altro.
Risultati eccezionali vengono così ottenuti dalle sue lunghe
spedizioni in Tibet fra il 1929 e il 1948, anno in cui
l’ISMEO
riprende in pieno la sua attività post-bellica sotto la sua
diretta presidenza, destinata a durare fino al 1978. Tra il 1950 e il
1955 egli organizza nuove spedizioni in Nepal, seguite dalle campagne
archeologiche in Pakistan (’56), in Afghanistan
(’57) ed in
Iran (’59). Sempre nel 1950 avvia il prestigioso periodico in
lingua inglese “East and West”, e nel 1957 fonda il
Museo
Nazionale di Arte Orientale di Roma. Tra i suoi numerosi ed importanti
scritti ricorderemo solamente, sia i sette volumi di Indo-Tibetica
(Accademia d’Italia, 1932-1942) che i due di Tibetan Painted Scrolls
(Libreria dello Stato, 1949) per la loro ampiezza documentaria, e la Storia della filosofia indiana
(Laterza, 1957) per la sua portata innovativa, specie per quanto
riguarda la logica indiana. Ma Giuseppe Tucci ci ha soprattutto
trasmesso la sua appassionata ed intelligente dimostrazione
dell’unità culturale dell’Eurasia, e una
lucida
consapevolezza del fatto che, giunti come siamo ad un capolinea della
storia, essa dovrà tradursi anche in un’effettiva
unità geopolitica» (Alessandro Grossato, Giuseppe Tucci, in:
http://www.ideazione.com/settimanale/78-20-12-2002/78tucci.htm).
3 L’Istituto per il Medio ed Estremo
Oriente venne
fondato nel 1933 su iniziativa del tibetologo Giuseppe Tucci e di
Giovanni Gentile, che ne assunsero rispettivamente la vicepresidenza e
la presidenza, con lo scopo di «promuovere e sviluppare i
rapporti culturali fra l’Italia e i Paesi dell’Asia
Centrale, Meridionale ed Orientale ed altresì di attendere
all’esame dei problemi economici interessanti i Paesi
medesimi».
Nel 1995 l’ISMEO è stato accorpato
all’Istituto
Italo-Africano (IIA) dando origine all’Istituto Italiano per
l’Africa e l’Oriente (ISIAO), che ne ha raccolto
l’eredità e gli scopi culturali nonché
la
prestigiosa biblioteca.
4 Confronta Alessandro Grossato, Il libro dei simboli.
Metamorfosi dell’umano tra Oriente e Occidente,
Mondadori, 1999.
5 A. Grossato, opera citata, pagina 10.
6 Haushofer venne invitato dall’ISMEO
per una seconda conferenza, che si tenne il 6 marzo 1941. Il testo
della conferenza, Lo
sviluppo dell’ideale imperiale nipponico
è, attualmente, in corso di stampa per le Edizioni
all’Insegna del Veltro.
7 «Il leader degli Eurasiani
giapponesi era il
principe Konoe, uno dei politici più in vista del Giappone
d’anteguerra, Primo Ministro dal 1937 al 1939 e dal 1940 al
1941;
ministro di Stato nel 1939; membro di gabinetto nel 1945 del principe
Hikasikuni (gabinetto che firmò la capitolazione e fu,
pressoché interamente, arrestato dagli Americani). Konoe era
sostenitore della maggiore integrazione possibile con la Cina,
dell’unione con la Germania ed era un risoluto avversario
della
guerra contro l’Unione Sovietica (il patto di non aggressione
fu
firmato quando egli era Primo Ministro). Konoe odiava gli Americani e
si suicidò nell’autunno del 1945 alla vigilia del
suo
arresto. Ancora oggi, egli gode di una grande notorietà in
Giappone e la sua personalità suscita sempre
rispetto» (da
una lettera del nippologo russo Vassili Molodiakov al geopolitico e
filosofo Alexander Dughin, pubblicata in
«Elementy», numero
3: http://www.asslimes.com/documenti/mondialismo/giappone.htm).
8 Kitabatake Chikafusa (1293-1354),
nell’opera classica (Jinnoshiki)
del pensiero politico giapponese, fissava, in coerenza con la
tradizione scintoista, i principi di legittimità della
discendenza imperiale.
(anno 2006)