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Gli Ebrei nella Germania nazista

1933-1935

 

di  Daniela Franceschi

 

 
«Di regola gli Ebrei non ci piacciono, e dunque non ci risulta facile estendere anche a loro il nostro amore generale per l’umanità…» (Karl Barth, lezione tenuta nel luglio del 1944 a Zurigo).

Attraverso le pagine di un giornale importante come «La Stampa», possediamo uno sguardo privilegiato sulla formazione dell’opinione pubblica italiana in momenti decisivi per la Storia europea. Nel biennio in esame, il regime fascista aveva già provveduto ad asservire alle proprie direttive gli organi di informazione, facendone un utile strumento di propaganda1.
    Ammirazione, compiacimento ed entusiasmo sono i sentimenti che traspaiono dalle corrispondenze dedicate da Giuseppe Piazza, inviato del quotidiano a Berlino, alla vittoria elettorale nazista2. Non meraviglia che questo estimatore della Nuova Germania hitleriana non scriva affatto, in nessuna delle corrispondenze esaminate, della condizione sempre più drammatica degli Ebrei Tedeschi3. Contrariamente all’opinione comune, le violenze contro gli Ebrei da parte dei nazisti non ebbero inizio con la Notte dei Cristalli, la notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, bensì subito dopo la nomina a cancelliere di Hitler.
    Il corrispondente non fece alcuna menzione delle violenze che accompagnarono il boicottaggio dei negozi ebraici indetto il 1° aprile 19334, preferendo invece riportare le dichiarazioni di Julius Streicher, fanatico antisemita editore de «Der Sturmer», in cui affermava che «il boicottaggio degli Ebrei in Germania deve essere considerato come un avvenimento considerevole precisamente per due ragioni: anzitutto perché l’internazionale ebraica si è dovuta convincere che la Germania nuova è un osso duro, non adatto per i suoi denti; in secondo luogo perché il popolo tedesco ma anche il mondo intero si è accorto che la questione ebraica non concerne unicamente il popolo tedesco bensì anche l’umanità»5.
    È particolarmente pungente il tono con cui Giuseppe Piazza riferisce di un’importante iniziativa a favore degli Ebrei Tedeschi svoltasi alla Camera dei Comuni inglese6, costatando che «i deputati che avevano chiesto la parola appartenevano indistintamente ad un unico fronte che si può definire tedescofobo, o più esattamente francofilo», ma soprattutto mettendo in risalto gli oratori ebrei che avevano preso la parola durante il dibattito.
    Nella conclusione, il giornalista si rammaricava che non vi fosse stato «un solo deputato che abbia creduto opportuno protestare contro la manifestazione o anche semplicemente di mitigare il tono aspro degli oratori. Gli stessi ministri sono rimasti impassibili. Il mondo ha così potuto credere che tutta la Camera e il Governo medesimo condividessero e condividano il parere degli oratori».
    Nei mesi anteriori alla promulgazione delle Leggi di Norimberga7, gli Ebrei Tedeschi affrontarono quella che può essere definita una vera e propria morte civile, con restrizioni e proibizioni di ogni tipo8, che l’inviato a Berlino de «La Stampa» descrisse al pubblico italiano con parole di normalità, senza alcun commento di disapprovazione9. È ipotizzabile che questa palese insensibilità verso la sorte degli Ebrei Tedeschi fosse un modo, molto sottile, per preparare l’opinione pubblica italiana alle Leggi razziali del 193810.

 
Note

1 Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a Internet, Bologna, Il Mulino, 2006, pagine 131-149.
2 Confronta Giuseppe Piazza, Oggi la nuova Germania celebrerà festosamente la sua rinascita, «La Stampa», 4 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, Hitler rinnova dinanzi a un’immensa folla la promessa di liberare il Reich dal peso di quattordici anni di sgoverno, «La Stampa», 5 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, La travolgente vittoria di Hitler, «La Stampa», 6 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, Il crollo dei regimi democratici. La Germania fascista verso il suo nuovo destino, «La Stampa», 7 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, Tutto il Reich si sta uniformando alla politica del governo hitleriano, «La Stampa», 10 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, La resa del Centro tedesco alla politica dominatrice di Hitler, «La Stampa», 15 marzo 1933.
Giuseppe Piazza, La Germania celebra la sua rinascita nel suggestivo ambiente di Postdam, «La Stampa», 22 marzo 1933.
3 Confronta Anonimo, Why I left Germany, London, M.M. Dent & Sons, 1934.
Rudolf Diels, Lucifer ante portas: Zwischen Severing und Heydrich, Zurich, Interverlag, s.d.
Robert Gellately, The Gestapo and the german society. Enforcing racial policy, 1933-1945, New York, Clarendon Press, Oxford University Press, 1990.
Jacob Katz, From prejudice to destruction: anti-semitism, 1700-1933, Cambridge Mass., Harvard University Press, 1980.
4 Confronta Daniel J. Goldhagen, I volenterosi carnefici di Hitler. I Tedeschi comuni e l’Olocausto, Milano, Mondadori, 1997, pagine 99-105.
5 Giuseppe Piazza, Una ripresa del boicottaggio degli Ebrei ritenuta superflua dal Governo tedesco, «La Stampa», 3 aprile 1933.
6 Giuseppe Piazza, La Polemica sugli Ebrei tra Berlino e Londra, «La Stampa», 18 aprile 1933.
7 Il giornale dedicò spazio al Congresso di Norimberga, ma non prestò attenzione alla promulgazione delle Leggi razziali. Confronta Giuseppe Piazza, Un proclama di Hitler al Congresso nazista di Norimberga, «La Stampa», 12 settembre 1935.
Giuseppe Piazza, Grande parata militare davanti a Hitler a conclusione del congresso di Norimberga, «La Stampa», 17 settembre 1935.
8 Confronta Joseph Walk (a cura di), Das Sonderrecht fur die Juden im NS-Staat: eine Sammlung der gesetzlichen Massnahmen und Richtklinien- Inhalt und Bedeutung, Heidelberg, C.F. Muller Juristischer Verlag, 1981.
9 Confronta Giuseppe Piazza, La guerra razzista. L’esasperarsi della lotta contro Ebrei e contro Cattolici, «La Stampa», 21 luglio 1935.
Giuseppe Piazza, L’ostracismo agli Ebrei sempre più largo nel Reich, «La Stampa», 31 luglio 1935.
Giuseppe Piazza, La lotta antisemita in Germania, «La Stampa», 8 settembre 1935.
10 Sul ruolo della stampa nella propaganda antisemita prima e dopo l’approvazione delle Leggi razziali nel 1938 confronta Paolo Murialdi, opera citata, pagina 166.
(febbraio 2011)