Le
strade di Geova
La
persecuzione nazista dei Testimoni di Geova rappresenta un evento
importante e poco conosciuto della politica di eliminazione delle
minoranze religiose
di Matteo
Pierro
Milioni
di prigionieri di guerra, milioni di Ebrei, migliaia di zingari,
omosessuali, oppositori politici e Testimoni di Geova soffrirono e
morirono nei campi di concentramento nazisti dal 1933 al 1945. Ma i
Testimoni di Geova furono l’unico gruppo che venne
perseguitato a
motivo delle proprie convinzioni religiose. Com’è
noto gli
aderenti a questa religione si rifiutano di imbracciare le armi contro
il prossimo e di partecipare in qualsiasi modo alla produzione delle
stesse. Di conseguenza è facile capire perché
essi furono
tra le vittime del nazismo. Nei dodici anni in cui il regime di Hitler
esercitò il suo potere in Germania migliaia di questi
credenti,
uomini e donne, vecchi e bambini, vennero brutalmente perseguitati.
Molti vennero giustiziati a motivo della loro obiezione di coscienza al
servizio militare; un numero ancora maggiore finì i suoi
giorni
nei famigerati campi di sterminio a seguito delle privazioni e degli
stenti ai quali fu sottoposto. Eppure essi avrebbero potuto
riacquistare la libertà e salvare la vita se solo avessero
firmato un modulo con il quale rinnegavano le proprie convinzioni di
Testimoni. Sarebbe bastata una semplice firma. Ma la stragrande
maggioranza d’essi preferì affrontare la
persecuzione pur
di non rigettare la propria fede. Per questo nobile gesto sono stati
giustamente definiti «martiri» e non semplici
«vittime» del nazismo. Negli ultimi anni in varie
nazioni
che sperimentarono l’occupazione nazista le amministrazioni
comunali hanno intitolando alcune strade delle loro città a
questi moderni martiri. Segue un incompleto elenco.
Il Testimone di Geova Karl Erich Barthel
venne
giustiziato l’11 agosto 1944 a Torgau, vicino a Lipsia. Oggi
ad
Auberbach/Vogtland c’è in suo onore la
Barthel-Strasse
(Via Barthel). È interessante osservare che questa strada
venne
a lui intitolata quando questa cittadina faceva parte
dell’ex-RDT
dove, negli anni Cinquanta, i Testimoni venivano ancora perseguitati e
imprigionati, questa volta dal regime filo-sovietico.
Sempre ad Auberbach
c’è anche la
Seltmann-Strasse (Via Seltmann) che prende il nome da Alfred Otto
Seltmann, un Testimone di Geova ucciso nel campo di concentramento di
Flossenburg.
A Zwingenberg/Bergstrasse, vicino a
Francoforte, la
Hans-Gartner-Strasse (Via Hans Gartner) ricorda un Testimone ucciso il
26 aprile 1940 nel tristemente famoso campo di concentramento di Dachau.
Il Testimone di Geova olandese Bernard
Polman fu
giustiziato dai nazisti il 10 novembre 1944 a Bubberich. Nella
città di Doetinchem, nella parte orientale dei Paesi Bassi
è ricordato dalla Bernard-Polman-Strasse (Via Bernard
Polman).
A Berlino, proprio davanti al monumento
commemorativo della Resistenza tedesca, la Emmy-Zehden-Weg (Via Emmy
Zehden) ricorda una Testimone di Geova che venne decapitata il 9 giugno
1944 nella prigione di Berlin-Plotzensee. In questa prigione fu
giustiziato, fra gli altri, anche il Testimone di Geova Bernhard Grimm.
Oggi a Batmannsweiler/Pfalz, vicino a Wiesbaden,
c’è la
Bernhard-Grimm-Strasse (Via Bernhard Grimm).
La Testimone Hildegard Blumstengel perse
la vita nelle camere a gas del lager
di Ravensbruck. A Langenleuba-Oberhain/Sachsen, vicino a Dresda,
c’è la Hildegard-Blumstengel-Strasse (Via
Hildegard
Blumstengel) che commemora il suo sacrificio.
Nel 1943 Antonie Freyermuth venne
deportato dalla
Francia in quanto Testimone di Geova. Fu successivamente giustiziato
nella prigione di Berlin-Plotzensee. A Lingolsheim, vicino a
Strasburgo, una strada ha preso il suo nome, la Rue A. Freyermuth (Via
A. Freyermuth).
Il Testimone di Geova Rudolf Winkelmann
morì
pochi giorni dopo la liberazione dal campo di concentramento di
Buchenwald a causa dei patimenti sofferti. A Tachua/Sachsen, vicino a
Lipsia, c’è in suo ricordo la
Rudolf-Winkelmann-Strasse
(Via Rudolf Winkelmann).
Davanti al municipio di
Sindelfingen/Baden-Wurttemberg, nella periferia di Stoccarda, una
lapide ricorda altri due Testimoni giustiziati a causa della propria
fede. Si tratta di Sigurd Speidel e Heinrich Hirsch.
Infine a Niestetal/Hessen, cittadina nei
pressi di
Amburgo, c’è la Wilhelmine-Potter-Strasse (Via
Wilhelmine
Potter) che ricorda una Testimone di Geova uccisa durante il Terzo
Reich.
Tutti questi esempi permettono di capire
come anche
il nome di una strada possa contribuire a rammemorare il sacrificio di
quanti seppero opporsi in modo pacifico a un’ideologia
crudele e
sanguinaria. Recentemente il Presidente federale tedesco Johannes Rau
ha esortato a ricordare tutti i gruppi che furono vittime del nazismo.
Quando nella nostra nazione si farà una cosa del genere? Non
dimentichiamo che in Italia la allora minuscola comunità dei
Testimoni di Geova (circa duecento unità) venne aspramente
perseguitata prima dal fascismo e poi dagli occupanti nazisti. Ventisei
Testimoni di Geova ricevettero, a motivo della propria fede religiosa,
condanne fino a undici anni di reclusione da parte del famigerato
Tribunale Speciale Fascista. Altri sperimentarono la detenzione nei
campi di concentramento. Fra questi si possono menzionare:
Salvatore Doria, di Cerignola, che venne
deportato prima nell’infame lager di Dachau e
poi nel tristemente famoso campo di Mauthausen.
Hochrainer Luigi, di Campo di Trens,
imprigionato nel lager
di Munchen Steidlheim e condannato a morte dal Tribunale Militare di
Bolzano.
Narciso Riet, di Cernobbio, imprigionato
prima a
Dachau e poi a Berlin-Plotzensee. Processato e condannato a morte del
1944, venne giustiziato poco prima della liberazione.
Quanto bisognerà ancora
aspettare prima che
qualche amministrazione comunale si impegni per commemorare il loro
eroico sacrificio? George Bernanos scrisse: «I martiri hanno
raggiunto il fondo delle sofferenze, noi abbiamo il debito verso di
loro di andare fino al fondo della verità». Anche
l’intitolazione di una strada potrebbe contribuire ad
assolvere
il nostro debito.
(anno 2004)