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Il Portogallo durante la Prima Guerra Mondiale

1916-1918

 

di  Alberto Rosselli

 

 
Nell’estate del 1914, la giovane Repubblica portoghese – subentrata alla Monarchia il 5 ottobre 1910 – non sembrava orientata ad appoggiare la causa dell’Intesa contro gli Imperi Centrali. Anche se alcuni leader repubblicani, tra cui il Ministro degli Esteri Augusto Soares, iniziarono molto rapidamente a valutare un intervento militare a fianco della Gran Bretagna (che per secoli aveva mantenuto buoni ma anche ambigui rapporti con il Portogallo) ritenendolo la soluzione migliore per tutelare il proprio fragile impero coloniale africano, di cui facevano parte la Guinea, l’Angola e il Mozambico: territori questi ultimi due sui quali da tempo la Germania del Kaiser (ma, segretamente, anche la stessa Inghilterra) aveva posto l’attenzione.
    Nell’agosto del 1914, la Gran Bretagna, pur essendo duramente impegnata contro la Germania, non sembrava però dimostrare grande interesse ad un’eventuale partecipazione del Portogallo al conflitto, paventando eventuali pretese lusitane sui possedimenti tedeschi d’Africa (in particolare il Tanganika e l’Africa del Sud-Ovest). Senza considerare che lo Stato Maggiore inglese nutriva assai scarsa considerazione nei confronti delle forze armate portoghesi, giudicate male organizzate e peggio comandate. Ragione per cui fu soltanto alla fine del 1915, in seguito alle spaventose carneficine verificatesi sul fronte occidentale, che i governi di Londra e di Parigi iniziarono a sondare con maggiore interesse la disponibilità di Lisbona.
    Il 24 febbraio del 1916, dietro pressioni inglesi, lo Stato Iberico fu indotto a sequestrare ben trentasei navi da carico tedesche bloccate dall’inizio del conflitto nei suoi scali. E questo atto, contrario alle norme internazionali, costrinse, il 9 marzo 1916, la Germania a dichiarare guerra alla Repubblica lusitana.

 
La spedizione portoghese in Francia

Passato al fianco dell’Intesa, il governo portoghese, presieduto da Bernardino Machado, s’impegnò con gli alleati ad inviare un Corpo di Spedizione di circa 55.000 uomini sul fronte occidentale. Il contingente, chiamato CEP (Corpo Expedicionário Português), venne posto agli ordini del Generale Tamagnini de Abreu. Per il trasferimento delle truppe, Lisbona mise a disposizione soltanto dieci navi da carico, costringendo i Britannici a fornirne altre sette, più sedici cacciatorpediniere di scorta. Soltanto in questo modo fu possibile trasportare (con sessantacinque viaggi) dai porti lusitani a quelli francesi 3.346 ufficiali e 52.421 tra sottufficiali e soldati, 7.783 cavalli, 1.501 mezzi a motore, 312 camion, e parecchie batterie di cannoni e obici da 75, 105 e 155 millimetri.
    I primi scaglioni del Corpo Expedicionário Português giunsero a Brest il 2 febbraio, venendo poi trasferiti tramite ferrovia fino alla zona di raduno di Aire-sur-la-Lys/Thérouanne, dove i soldati vennero sottoposti ad un indispensabile, anche se breve, ciclo di addestramento alla guerra in trincea e all’uso delle maschere anti gas. Dopodiché alle unità vennero distribuite attrezzature, elmetti, fucili Lee Enfield, mitragliatrici leggere Lewis di fabbricazione britannica e mitragliatrici pesanti e pezzi di artiglieria di provenienza francese. L’11 maggio del ’17, la prima unità lusitana prese posizione lungo la linea del fronte, ma bisognò attendere il 5 novembre per assistere al dispiegamento di un’intera brigata.
    L’ambientamento dei reparti portoghesi si rivelò difficoltoso fino dall’inizio. La truppa dimostrò di non riuscire ad abituarsi alle razioni inglesi e soprattutto all’inclemenza del freddo clima continentale (durante l’inverno 1917-1918 la temperatura arrivò a toccare i meno 22 gradi). Oltre a ciò, la circolazione tra i reparti di manifestini pacifisti e disfattisti ebbe come risultato un pericoloso crollo del morale.
    Per i militari portoghesi il primo impatto con la dura realtà della guerra moderna risultò estremamente traumatico. A partire dal mese di aprile, cioè con l’inizio del dispiegamento dei reparti nelle trincee di prima linea, centinaia di inesperti soldati iniziarono ad essere falciati dal micidiale fuoco dell’artiglieria e delle armi automatiche tedesche, mentre altre migliaia si ammalarono di tifo e di polmonite. L’insieme di questi fattori, oltre che a contribuire alla decimazione delle truppe, non tardò ad innescare il fenomeno delle diserzioni. Preoccupato per la situazione, il Comando britannico decise di ritirare dalla prima linea il Corpo Expedicionário Português, incominciando dalla 1° divisione che venne sostituita dalla 55ma divisione West Lancashire. E il 9 aprile anche la 2° divisione venne rimpiazzata dalla 55ma e 50ma Northumbrian division. E contestualmente, il Generale Gomes da Costa rimpiazzò il Generale Simas Machado al comando della 2° divisione portoghese che venne inserita nell’Undicesimo Corpo britannico sotto il Generale Richard Haking, un ufficiale noto per la sua completa insensibilità nei confronti delle perdite subite dai suoi reparti.
    Il 9 aprile, la 4°, la 5° e la 6° brigata appartenenti alla 2° divisione si ritrovarono in prima linea con alle spalle, in funzione di riserva, la 3° brigata della 1° divisione. Fu a quel punto che il comando della Sesta Armata tedesca scatenò la sua offensiva (chiamata in codice «Georgette»): la prima di una lunga serie di attacchi in massa che si sarebbero protratti per tutta la primavera-estate del 1918 nelle Fiandre, cioè nel tratto di fronte tenuto dalle forze britanniche e portoghesi. Dopo avere ritirato l’81ma divisione di riserva, rimpiazzandola con otto divisioni fresche provenienti dalle retrovie.
    Sulle prime, i 20.000 soldati del Corpo Expedicionário Português, appoggiati da ottantotto pezzi d’artiglieria, tentarono di arginare l’avanzata dei 100.000 fanti del LV e XIX Corpo germanico, appoggiati per l’occasione da ben 1.700 tra cannoni e obici. Nel corso della feroce battaglia che seguì (che gli storiografi inglesi battezzarono «Battle of Estaires»), la quasi totalità del Corpo Expedicionário Português venne praticamente annientata, nonostante il tentativo fatto dal Generale Haking di soccorrere con alcune unità mobili i vacillanti reparti lusitani nell’area di Lacouture. Ciononostante, i reparti portoghesi non seppero reggere alla pressione nemica, iniziando a ripiegare e a lasciare ampi vuoti nello schieramento: vuoti che elementi della 50ma Northumbrian e della 51ma Highland tentarono di tappare. Secondo il Comando inglese, nel corso della battaglia, diverse unità portoghesi opposero una scarsa resistenza al nemico, abbandonando le trincee e dandosi alla fuga. Anche se, in verità, gli scarsamente addestrati fanti lusitani ben poco avrebbero potuto fare contro le agguerrite e numerose divisioni tedesche. Comunque sia, a «salvare l’onore» del Portogallo fu un uomo soltanto: il soldato semplice Anibal Augusto Milharis che, rimasto solo in una trincea con la sua mitragliatrice, coprì la ritirata dei suoi, bloccando per diverse ore un’intera compagnia tedesca.
    Dopo questa débacle, i Britannici decisero di utilizzare i reduci del Corpo Expedicionário Português in mansioni secondarie. E fu così che parte della truppa lusitana venne impiegata per costruire strade, scavare rifugi e trincee e, addirittura, per governare le mandrie di cavalli, muli e bestie da soma nelle retrovie. Anche se nelle settimane che seguirono, in seguito alle vibranti proteste di Lisbona, gli Inglesi furono però costretti ad addestrare, armare e riportare in linea alcuni reparti lusitani, che questa volta ebbero modo di farsi valere. Nel novembre del 1918, sul fronte dell’Escaut risulta che fossero operativi tre battaglioni, tre gruppi di artiglieria leggera da campagna, undici gruppi di artiglieria pesante e quattro compagnie del genio. Secondo fonti francesi, pare che tra l’aprile del 1917 e il novembre del 1918, il Corpo Expedicionário Português abbia subito la perdita di 2.086 militari e il ferimento di 256 ufficiali e 4.968 soldati. Sempre stando alle fonti francesi, risulta che nello stesso periodo altri 270 graduati e 6.408 soldati vennero fatti prigionieri dai Tedeschi mentre oltre 7.200 uomini dovettero essere rimpatriati per ferite o malattia. Insomma, si trattò di una vera e propria strage. I caduti portoghesi della sfortunata campagna francese 1917-1918 riposano ancora oggi nel cimitero di Richebourg l’Avoué e in altri sacrari.
 
La spedizione in Mozambico

Nel 1916, le forze lusitane poste a difesa della colonia del Mozambico erano composte da dieci companhias indigenas (compagnie indigene locali), dalla Guarda Repubblicana de Laurenço Marques (un’unità d’élite formata da reparti di cavalleria nazionale, di fanteria nera e da una batteria di artiglieria con personale misto), più una sezione autonoma di pezzi da campagna. Completavano il quadro alcune decine di squadre di polizia territoriale dipendenti dal governatorato locale.
    Il 25 agosto 1914, nonostante la non belligeranza tra Germania e Portogallo, si era verificato il primo grave incidente lungo il confine tra la colonia lusitana e il Tanganika tedesco. Un reparto germanico aveva infatti attaccato il posto di frontiera di Maziua sul fiume Rovuma, entrando momentaneamente in territorio portoghese. Per parare altri colpi di mano, il successivo 1° novembre, Lisbona inviò in Africa Orientale un primo Corpo di Spedizione agli ordini del Tenente Colonnello (poi Generale) Pedro Massano de Amorim. Il contingente, che sbarcò a Porto Amelia, era composto da un battaglione di fanteria, una batteria di artiglieria e uno squadrone di cavalleria. I reparti ascari portoghesi (suddivisi mediamente in compagnie da 250 uomini ciascuna più un comandante e quattro ufficiali bianchi) erano dotati di fucili Kropatschek modello 1887 da otto millimetri e mitragliatrici Hotchkiss o Nordernfelt. Le poche sezioni d’artiglieria presenti avevano in linea soltanto vecchi pezzi in bronzo ad affusto rigido da settanta millimetri modello 1882. Migliore era l’armamento dei reparti bianchi equipaggiati con fucili Mauser-Vergueiro da 6,5 millimetri modello 1904 e Mannlicher calibro otto millimetri, mitragliatrici Maxim (anche su affusto ruotato) e pezzi da montagna da settantacinque millimetri (versione someggiabile dell’eccellente «75» francese).
    Tra il 1916 e il 1917, la Gran Bretagna fornirà all’esercito coloniale portoghese un buon quantitativo di moderne mitragliatrici e di cannoni da montagna e da campagna, più alcune sezioni di autocarri e trattori.
    Nel 1917, il Comando portoghese invierà poi in Mozambico una piccola forza aerea equipaggiata con aerei Farman F.40 di fabbricazione francese, alla quale il 17 settembre 1918, si affiancheranno altri nove velivoli Caudron G-3, anch’essi francesi.
    Nel giugno 1915, il Governatore del Mozambico Álvaro Xavier de Castro – succeduto nel maggio 1915 a Joaquim José Machado – ordinò al Tenente Colonnello Amorim di occupare la località di confine di Quionga, che nel 1894 era stata annessa al Tanganika: tentativo che venne però respinto dalle truppe del Colonnello Lettow-Vorbeck.
    Il 7 novembre 1915, un secondo Corpo di Spedizione portoghese (formato da un battaglione di fanteria, una batteria d’artiglieria, una compagnia del genio e reparti dei servizi e della sanità) al comando del Maggiore d’artiglieria Moura Mendes, sbarcò a Porto Amelia. E all’inizio del 1916, giunse un terzo più consistente Corpo di Spedizione (formato da tre battaglioni di fanteria, tre sezioni di mitragliatrici, tre batterie d’artiglieria, una compagnia del genio mista e alcune unità dei servizi), al comando del Generale Ferriera Gil. Il contingente, che sbarcò a Palma, località costiera a Nord di Porto Amelia, si unì alle truppe già impegnate nel tentativo di invadere da Sud il Tanganika.
    A parte qualche sporadico e locale successo, la partecipazione delle forze armate lusitane alla campagna condotta dalle forze dell’Intesa in Africa Orientale contro le truppe tedesche del Colonnello Lettow-Vorbeck, si rivelò fino dal suo esordio decisamente deludente, per non dire disastrosa. Nonostante vantasse una netta superiorità sia in uomini che in mezzi, e potesse anche avvalersi dell’appoggio britannico, l’Armata portoghese andò infatti incontro a brucianti sconfitte, rischiando addirittura di perdere il controllo della parte centro-settentrionale della colonia.
    Il 27 maggio 1916, nei pressi della località di Namaca (o Namacurra), nuclei metropolitani, rinforzati da elementi della Guardia Repubblicana di Lourenço Marques, in marcia verso il fiume Rovuma, vennero respinti con gravi perdite dalle forze tedesche.
    Il 19 settembre, dopo avere riorganizzato i propri quadri, il Comando portoghese inviò nuovamente alcuni battaglioni, appoggiati da reparti di artiglieria nel Nord, riuscendo finalmente a varcare il Rovuma. Tuttavia, il 4 ottobre a Maúta, un intero battaglione agli ordini del Capitano Liberato Pinto venne fatto a pezzi dai reparti di Lettow-Vorbeck entrati in avanscoperta in territorio mozambicano. Ma il peggio doveva ancora arrivare.
    L’8 novembre, a Quivambo, una colonna al comando del Maggiore Leopoldo da Silva cadde in un’imboscata. Nel corso del combattimento, Leopoldo da Silva venne ucciso e sostituito dal Maggiore Aristides Cunha che, temendo l’annientamento dell’unità, ordinò la ritirata.
    Il 22 novembre, alcune compagnie di ascari tedeschi, rinforzate da poche decine di marinai dell’incrociatore Konigsberg, effettuarono un improvviso e deciso attacco contro il caposaldo portoghese di Newala, costringendo sei giorni più tardi i Lusitani ad abbandonarlo.
    Verso la fine del novembre 1917, il grosso dell’esercito tedesco al comando di Lettow-Vorbeck attraversò il Rovuma per riunirsi alle sue avanguardie già presenti in territorio mozambicano. E il 28 novembre, a Nagomano, le forze germaniche sorpresero un grosso raggruppamento nemico, annientandolo. Nello scontro morirono cinque ufficiali, quattordici soldati portoghesi e africani, mentre altri settanta Lusitani vennero feriti. I Tedeschi catturano inoltre 550 uomini, tra cui ben trentuno ufficiali, più un grosso quantitativo di viveri, armi e munizioni. Non paghi del successo ottenuto, il 1° dicembre, le truppe del Kaiser attaccarono e conquistarono, con l’appoggio di un solo pezzo di artiglieria, il forte di Nagandi.
    Tra il 3 e l’8 dicembre, finalmente i Portoghesi reagirono. Una compagnia di ascari rinforzata da una batteria da montagna al comando del Capitano Francisco Pedro Curado resistette per cinque giorni nel campo trincerato di Mecula alle forze tedesche del Generale Wahle che, separate dal grosso dell’esercito al comando di Vorbeck, stavano perlustrando l’interno della colonia nemica.
    Vista l’impossibilità di fronteggiare da soli il nemico, agli inizi di dicembre i Portoghesi furono costretti, loro malgrado, a chiedere soccorso al Generale sudafricano Louis Jacob van Deventer che lo accordò a patto di inviare in Mozambico un proprio corpo di spedizione e di prendere addirittura il comando delle operazioni.
    Dopo essere state impegnate per mesi a fianco dei reparti britannici di van Deventer nel dare la caccia alle sottili ma imprendibili colonne germaniche infiltratesi in Mozambico, il 3 luglio 1918, a Namacurra, le preponderanti forze portoghesi e britanniche furono però costrette a subire un’umiliante disfatta. Raggiunta la stazione commerciale di «Lugella» (presso Mujeba), difesa da un battaglione lusitano e da un raggruppamento britannico agli ordini del Tenente Colonnello Brown, Vorbeck la prese d’assalto, conquistandola rapidamente. La battaglia costò agli Anglo-Portoghesi 200 soldati, mentre altri 540 vennero fatti prigionieri. L’occupazione di questo importate centro agricolo fruttò ai Tedeschi – ormai a corto di rifornimenti – un buon bottino: due cannoni da montagna, circa dodici mitragliatrici Maxim nuove di zecca, 350 fucili, una grande quantità di viveri e vestiario (1.500 divise complete), medicinali (tra cui diverse tonnellate di prezioso chinino), più parecchie centinaia di tonnellate di balle di cotone, una tonnellata di zucchero e 500 litri di vino e liquori. Non solo. I Tedeschi riuscirono a mettere anche le mani su un convoglio ferroviario carico di munizioni e su un battello a vapore giunti entrambi dalla città di Quelimane situata lungo le rive dell’Oceano Indiano, mettendo le mani su un grosso carico di munizioni. Successivamente, il vittorioso esercito tedesco riprese la via del Nord, rientrando, il 28 settembre 1917, in Tanganika.
 
La spedizione in Angola

Per contenere eventuali sconfinamenti tedeschi dall’Africa del Sud-Ovest, l’11 settembre 1914 il governo portoghese inviò in Angola un primo contingente composto da un battaglione di fanteria, un plotone di mitraglieri, una batteria da montagna e uno squadrone di cavalleria al comando del Tenente Colonnello Alves Roçadas. L’unità sbarcò il 1° ottobre nel porto di Moçamedes, località non molto distante dal confine dell’Africa del Sud-Ovest tedesca.
    Il 19 ottobre, proprio lungo il confine tra le due colonie, si verificò il cosiddetto «incidente di Naulila». Entrato in territorio angolano, un reparto tedesco attaccò il fortino di Naulila, conquistandolo.
    Il 22 ottobre, la forza di spedizione di Alves Roçadas, assieme ad altre truppe già presenti nella parte meridionale del possedimento, si concentrò lungo il fiume Lubango che separava il possedimento lusitano da quello tedesco. Ma il 30 ottobre, il fortino a Cuangar, ubicato poco a Nord del Lubango, venne improvvisamente attaccato da forze tedesche. Nello scontro persero la vita due ufficiali e dodici tra sottufficiali e ascari lusitani, più altre dieci persone, tra cui un mercante lusitano, tale Sousa Machado, e sua moglie.
    La conquista del caposaldo e il presunto eccidio della sua guarnigione suscitarono violente proteste da parte del governo di Lisbona.
    Il 31 ottobre, Alves Roçadas ricevette l’ordine di riorganizzare e rinforzare i suoi effettivi e di passare al più presto all’offensiva. Il 5 novembre, altre truppe portoghesi, al comando del Tenente Capitano Coriolano da Costa, si imbarcarono da Lisbona alla volta dell’Angola per andare a dare man forte a Rocadas.
    Tra il 12 e il 13 dicembre, lungo la linea di demarcazione tra le due colonie si verificarono nuovi scontri tra pattuglie lusitane e tedesche.
    Il 12 dicembre, un raggruppamento tedesco al comando del Maggiore Frank penetrò profondamente in territorio angolano, accampandosi nei pressi della località di Cunene e sei giorni più tardi, altri piccoli ma bene addestrati reparti ascari tedeschi costrinsero i Portoghesi a ritirarsi in direzione di Humbe. Negli scontri i ben più numerosi Lusitani persero tre ufficiali e sessantasei tra sottufficiali e soldati.
    Il 19 dicembre, in preda al panico, il Comando portoghese ordinò l’abbandono del centro di Humbe, dando alle fiamme il Forte Roçadas. Tanto è vero che il 3 febbraio 1915, un nuovo Corpo di Spedizione venne inviato in Angola.
    Il 21 marzo, il Generale António Júlio da Costa Pereira de Eça assunse l’incarico di Governatore e comandante supremo di tutte le forze militari presenti nel possedimento, e grazie alla disponibilità dei nuovi, cospicui rincalzi e in concomitanza con il progressivo indebolimento dei Tedeschi ormai incalzati da Sud dall’avanzata dell’esercito sudafricano, il 7 luglio, le forze lusitane riuscirono a riconquistare la località di Humbe senza incontrare resistenza da parte del nemico ormai in ritirata.
    Il 12 luglio, le colonne del Generale Pereira d’Eça poterono infine penetrare all’interno della colonia tedesca, incontrandosi successivamente con le avanguardie dell’armata sudafricana che nel frattempo avevano battuto gli ultimi reparti del Kaiser nella zona di Otawi.
    Nell’agosto del 1914, la debolissima flotta portoghese, composta da una vecchia corazzata, quattro incrociatori, nove cacciatorpediniere, una mezza dozzina di vecchie torpediniere e un sottomarino, non era in grado di fornire alcuna protezione ai convogli.
    Secondo José Torres, autore de A Campanha da África Oriental, 1919 (Revista Militar, 1924, pagina 631), il Comando di Lisbona mobilitò in Mozambico 18.613 soldati tra cui 825 ufficiali. Più precisamente, facevano parte di questa forza trenta compagnie di fanteria indigene, sei batterie di mitragliatrici servite da indigeni, 303 ufficiali, 682 graduati europei e 10.278 ascari, più due batterie di pezzi da montagna e una compagnia di cavalleria della Guarda Repubblicana di base a Lourenço Marques. Dal canto suo, la Marina mise in campo un battaglione e due compagnie di fucilieri. La mobilitazione generale coinvolse anche 8.000 ausiliari indigeni. Nel novembre 1918, in Mozambico, il Portogallo poteva fare conto su un totale di 39.201 uomini.
(febbraio 2012)