La
Rivoluzione d’Ottobre e gli anarchici italiani
Un
evento incredibile che suscitò entusiasmo nella parte
più
emotiva della società, ma anche profondi ripensamenti
di Luciano
Atticciati
La
Rivoluzione d’Ottobre fu un fenomeno sconvolgente che
creò
sgomento non solo fra le classi dirigenti dei Paesi Europei, ma anche
fra gli esponenti della Sinistra, moderata e non. Significative al
riguardo le prese di posizione di uomini come Kautsky, il grande leader
socialista tedesco, della più estremista Rosa Luxemburg, e
dell’Italiano Turati, che già nei primi tempi
della
Rivoluzione notavano degli aspetti inquietanti. Tutti mettevano in luce
che il grande evento aveva portato ad un regime non particolarmente
innovativo, decisamente più repressivo di quello zarista o
di
quello asburgico. La classe operaia non disponeva di alcun potere, e
come notò la Luxemburg doveva limitarsi ad applaudire le
decisioni prese dall’alto.
La repressione
leninista colpì duramente fin dai primi mesi del suo
insediamento al potere anarchici ed esponenti
«borghesi»,
operai, contadini, cosacchi, e qualsiasi categoria di cittadini
considerata non sottomessa.
Tale politica non
sfuggì anche all’anarchico Errico Malatesta.
L’esponente italiano, libertario con accenti romantici,
scrisse
nel 1922 un interessante articolo a commento di una precedente
intervista con l’anarchico russo Sandomirsky sugli sviluppi
dello
Stato bolscevico.
Dirò in breve che il Sandomirsky mi sembrò un
uomo
sincero, imbarazzato dalla sua missione, tanto che in certi momenti ne
provai una situazione dolorosa. Né c’è
d’altronde di meravigliarsi che il Sandomirsky si
trovò a
disagio, quando egli anarchico convinto e devoto, che per
l’anarchia ha lottato e sofferto, crede di dovere,
nell’interesse della Rivoluzione, difendere un governo
tirannico,
il quale oltre a seguire, come sarebbe comprensibile, metodi
diametralmente opposti ai metodi anarchici, arriva
all’eccesso di
voler sopprimere come controrivoluzionario ogni espressione del
pensiero anarchico, ed a cacciare, imprigionare, fucilare gli anarchici!
Il Sandomirsky riconosce vera
l’accusa di
tirannia che si fa al governo russo, ed egli stesso ci
raccontò
di persecuzioni, arbitrii, fucilazioni senza processo e malefiche
stupidaggini poliziesche, che farebbero invidia ai peggiori poliziotti
nostrani. Egli conviene che i Soviet
(i consigli degli operai e contadini) non sono ormai sopportati che
quando risultano composti da elementi ligi, che si prestano ad essere
strumenti del governo centrale. E riconosce che della Rivoluzione,
specie dopo Genova [dove si tenne una conferenza internazionale con la
partecipazione russa, nota del redattore], non resta più
nulla,
o quasi – salvo l’effetto morale prodotto nelle
masse dalla
scossa e dall’esperimento rivoluzionario, per cui si
può
essere sicuri che, passata la stanchezza e la transitoria reazione, la
Russia riprenderà la sua grandiosa marcia in avanti.
Ma egli sostiene che allo stato delle
cose,
qualunque regime sostituisse il regime attuale sarebbe più
reazionario, più tirannico, più sanguinario.
È questo
l’argomento con cui il
Sandomirsky giustifica la sua collaborazione col governo bolscevico, e
la sua sollecitazione ch’egli, più o meno
esplicitamente,
faceva a noi di attenuare la nostra opposizione ad esso governo.
Il popolo russo, egli diceva,
è oggi ridotto
dalla fame in tali condizioni che seguirebbe qualunque
usurpatore
che fosse in grado di offrirgli un pezzo di pane. In queste condizioni
una terza rivoluzione, che ristabilisse il potere reale dei Soviet,
è impossibile; ed il governo bolscevico, che oggi
rappresenta la
Rivoluzione, è il meno peggio possibile in questo momento.
Esso
non potrebbe essere rovesciato che dai reazionari, o zaristi, o
democratici, o sedicenti socialisti, i quali avendo imparato dai
bolscevichi il modo di mantenersi al potere, imiterebbero, come essi
stessi confessano, ed esagererebbero ancora più il regime
poliziesco e sanguinario dei bolscevichi stessi.
Ed anche gli anarchici ora detenuti
nelle prigioni della Ceka,
se messi in libertà riconoscerebbero, secondo il
Sandomirsky, la
necessità di difendere il governo bolscevico per salvare la
Rivoluzione…
Vi possono essere delle rivoluzioni
buone e delle
rivoluzioni cattive, delle rivoluzioni che spingono in avanti verso la
giustizia e la libertà e delle rivoluzioni che sono un
ritorno
verso il passato di tenebre e di oppressione. E noi vogliamo il diritto
di scegliere coi criteri che ci suggerisce il nostro programma.
E.
Malatesta, Un anarchico
alle prese con se stesso. Intorno all’intervista con Hermann
Sandomirsky, in «Umanità
Nuova», 4 maggio 1922.
(anno 2001)