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Il socialismo reale

La politica di Lenin e del suo successore era rivolta a creare uno Stato rigidamente totalitario attraverso l’uso di un nuovo strumento, le persecuzioni di massa

 

di  Luciano Atticciati

 

 
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, che potrebbe essere considerata anche come un normale colpo di Stato militare, dal momento che l’attacco alla sede del governo venne compiuto da reparti militari, non si ebbero reazioni eccessive. Uno dei primi atti del nuovo governo fu la chiusura dell’Assemblea Costituente, il nuovo parlamento dove i comunisti erano in minoranza, e la repressione dello sciopero dei funzionari dello Stato che temevano per la politica antidemocratica dei bolscevichi. Nelle grandi città non c’erano comunque gravi disordini, e i maggiori ostacoli al nuovo governo provenivano dai cosacchi che richiedevano l’autonomia amministrativa e dalla cosiddetta legione cecoslovacca, formata da ex-prigionieri che intendevano combattere a favore dell’Intesa.
    Il governo rivoluzionario intanto già dalle prime settimane della sua costituzione emanava numerosi e importanti provvedimenti in tutti i settori della vita pubblica. Le banche vennero nazionalizzate, mentre le industrie passarono per un breve periodo sotto il potere dei Soviet operai, prima del definitivo passaggio sotto la gestione statale. Il potere dei Soviet nelle aziende portò al disordine e al totale blocco della produzione, tuttavia risultò utile al governo per eliminare la classe dirigenziale che ovviamente non vedeva volentieri l’avvento al potere di un governo estremista. Tale categoria, come tutta la classe borghese, venne colpita da un provvedimento ancora più duro, il blocco di tutti i depositi bancari, la soppressione dei diritti civili e l’eliminazione dell’accesso alla distribuzione dei viveri. Altri provvedimenti riguardarono la Chiesa, il mondo della cultura e la scuola, sottoposte a pesanti restrizioni, mentre vennero imposte delle nuove istituzioni per eliminare qualsiasi forma di opposizione politica e sindacale nel Paese. Tali istituzioni erano la censura, i tribunali rivoluzionari, e la Ceka, la polizia segreta incaricata di perseguire gli elementi ritenuti ostili al governo. Tali provvedimenti non rimasero senza conseguenze, un gran numero di anarchici vennero sottoposti ad arresto ed in parte giustiziati. Il governo Lenin intanto risultava attivo anche nel campo della politica estera, venne deciso di riconoscere l’indipendenza dei Paesi che si erano distaccati dall’ex-Impero Zarista, che tuttavia nei mesi successivi vennero attaccati e costretti ad essere assorbiti nell’Unione Sovietica, nello stesso periodo vennero aperte delle trattative con la Germania, che si conclusero con l’armistizio nonostante le dure imposizioni del governo di Berlino.
    L’iniziativa comunque più importante, considerando che la Russia era un Paese agricolo, furono i decreti sulla terra. I contadini ottennero la distribuzione gratuita delle terre, alla quale seguì tuttavia un nuovo provvedimento che prevedeva la consegna obbligatoria del grano e degli altri prodotti agricoli alle autorità. Tale iniziativa contribuì alla fine del periodo di relativa calma che si era creato nel Paese. Nel maggio iniziarono le proteste operaie a causa della mancanza di viveri, e nel luglio quelle dei contadini che furono colpite da un crescendo di repressione. Nella seconda metà del 1918, anche come ritorsione di alcuni attentati organizzati dai socialrivoluzionari, si ebbe una intensificazione dell’opera di repressione con la fucilazione di dieci-quindicimila oppositori. Interessante notare che Lenin incoraggiò tali misure anche contro categorie diverse da quelle degli avversari politici, e nell’agosto del 1918 scrisse che occorreva «applicare immediatamente il terrore di massa, e giustiziare e sterminare a centinaia prostitute, soldati ubriachi, ex-funzionari, eccetera».
    Verso la fine di quell’anno si ebbe una nuova minaccia al governo bolscevico, rappresentata dalle cosiddette armate bianche che nel Sud e nell’Est del Paese minacciavano il governo centrale. La guerra fu combattuta da entrambe le parti in maniera estremamente feroce, ma anche quando i controrivoluzionari furono eliminati, l’opera di repressione continuò con una nuova normativa del lavoro, la cosiddetta militarizzazione del lavoro, l’istituzione del lavoro obbligatorio, e la repressione delle insurrezioni contadine. Nella sola provincia di Tambov si ebbero nel 1920 quindicimila fucilazioni e centomila contadini deportati, al termine della guerra civile nel 1921 si contavano circa duecentomila fucilazioni, quasi cinquecentomila cosacchi deportati, e decine di migliaia di internati nei campi di concentramento, oltre ai numerosi morti in combattimento. Sul terribile scenario della Russia si abbatté nel ’21-’22 una carestia prodotta anche dalle dure misure imposte sull’agricoltura che ebbe conseguenze disastrose e provocò la morte di cinque milioni di Russi. Tale evento pose definitivamente fine agli scontri e consentì al governo comunista di affermarsi nel Paese, ma le vicende di quegli anni ebbero conseguenze notevoli sulla vita politica del Paese.

Con la morte di Lenin, la fine delle rivolte contadine, e l’ingresso dell’Unione Sovietica nel consesso mondiale, la politica repressiva non venne meno. Dopo il periodo della NEP, nel 1928 venne emanato il primo piano quinquennale con il quale venne deciso un programma gigantesco di investimenti nell’industria pesante e la collettivizzazione forzata delle campagne. La collettivizzazione significava in pratica la reintroduzione di qualcosa di simile alla servitù della gleba, un sistema nel quale i contadini potevano disporre solo del necessario per la sopravvivenza, senza la possibilità di allontanarsi dal luogo di lavoro. A seguito di tale politica i contadini che disponevano di alcuni beni (i cosiddetti kulak) o che venivano considerati indisciplinati subirono la deportazione in massa in zone remote e semi-aride del Paese dove molti trovarono la morte a causa delle terribili condizioni di vita. Questo provvedimento interessò otto-nove milioni di persone. La distruzione dell’organizzazione tradizionale del lavoro, e la macellazione del bestiame fatta dai contadini costretti a consegnare tutti i loro beni alle aziende di Stato, portarono al crollo della produzione agricola. Due anni dopo si ebbe una nuova terribile carestia, i cui effetti furono accentuati deliberatamente dal governo che sottrasse ai contadini ucraini qualsiasi disponibilità di cibo e impedì attraverso posti di blocco che questi raggiungessero le città dove si avevano approvvigionamenti alimentari. Si calcola che tale tragedia provocò la morte per inedia di circa cinque milioni di persone.
    Negli anni immediatamente precedenti all’industrializzazione forzata si era avuta la dura lotta per la successione al potere, che vide l’apparato di partito legato a Stalin impegnato nella lotta contro la Sinistra intransigente del partito (Trotzky), e successivamente la Destra (Bucharin) che difendeva alcuni diritti dei lavoratori agricoli. Nel 1936-1938 si ebbe la Grande Purga, una gigantesca operazione di epurazione all’interno del partito e dell’amministrazione dello Stato, finalizzata alla eliminazione degli elementi indisciplinati o per altre ragioni ritenuti ostili al governo. Alcuni milioni di persone vennero inviate nei campi di concentramento o alla immediata fucilazione e sepolti nelle fosse comuni. Il numero di condannati risultava particolarmente elevato perché in genere colleghi di lavoro e perfino familiari di un inquisito venivano ritenuti colpevoli. I quadri dirigenti furono colpiti con maggiore durezza, dei millenovecentosessantasei congressisti del diciassettesimo congresso del Pcus (1934), millecentootto finirono agli arresti, e alla stessa sorte andarono incontro centodieci dei centotrentanove membri del Comitato Centrale. Sul Paese calò un’atmosfera di terrore, la delazione divenne un  ordinario sistema di controllo sulla società, mentre venne introdotto nel Paese il passaporto interno per gli spostamenti dei cittadini, e si affermava il culto della personalità nonché un’arte e una cultura strettamente finalizzate alla esaltazione del socialismo. Contemporaneamente a tali iniziative la normativa del lavoro divenne ancora più severa, i ritardi sul lavoro vennero puniti come reati, e i turni di lavoro furono portati a dieci-dodici ore giornaliere.
    Negli anni successivi e in quelli della Seconda Guerra Mondiale furono colpiti gli appartenenti alle minoranze etniche che subirono la deportazione in massa, gli stranieri, compresi i comunisti fuggiti dagli altri Paesi, e nel dopoguerra vennero colpiti anche i soldati russi ex-prigionieri dei Tedeschi considerati inaffidabili. Poco dopo iniziò una campagna antisemita che non ebbe maggiori conseguenze solo a causa della morte nel ’53 del dittatore russo.
    Anche alla luce dei nuovi dati forniti dagli archivi sovietici si calcolano in diciannove-venti milioni le persone internate, una buona parte delle quali trovarono la morte a causa delle condizioni terribili dei lager, alle quali bisogna aggiungere i milioni di persone che trovarono la morte a causa delle carestie o che subirono l’immediata fucilazione. Il socialismo reale realizzò nel periodo staliniano un gran numero di opere pubbliche colossali, molte delle quali tuttavia di dubbia utilità ovvero utili al potenziamento dello Stato e del suo apparato militare, al termine di quel periodo le condizioni di vita della popolazione non avevano visto dei miglioramenti, la situazione degli alloggi e dell’alimentazione in particolare rimaneva a livelli estremamente bassi, solo i settori economici ritenuti strategici risultarono potenziati.
(anno 2001)