Continua
la persecuzione vietnamita nei confronti dei Montagnard
La
tragedia dei Montagnard, la minoranza cristiana vietnamita perseguitata
dal regime comunista di Ho Chi Minh City
di Alberto
Rosselli
È
dalla fine della Guerra del Vietnam (1975) che la minoranza cristiana
dei Montagnard viene pesantemente perseguitata e discriminata dal
governo comunista di Ho Chi Minh City con il quale, come è
noto,
diversi Paesi democratici occidentali hanno riallacciato intensi e
proficui scambi commerciali. Al pari della Cina, anche questa
Repubblica Socialista un tempo acerrima nemica del sistema liberista e
del consumismo occidentale, sembra avere cambiato rotta, attirata dai
benefici prodotti dal capitalismo, pur mantenendo in piedi un durissimo
regime che, soprattutto nei confronti degli appartenenti agli antichi
gruppi etnico-religiosi del Paese, vedi appunto i Montagnard cristiani,
mostra il suo lato più oscuro e vessatorio.
Della repressione dei Montagnard ancora
troppo poco,
almeno in Italia, è stato scritto e denunciato, se si
eccettua
la coraggiosa ma pressoché inascoltata campagna intrapresa
dal
«Partito Radicale Transnazionale» che da tempo si
occupa
– anche in collaborazione con «Amnesty
International»
– non soltanto della sorte dei Cristiani del Vietnam, ma
anche di
quelli (e sono centinaia di migliaia) perseguitati e massacrati dai
regimi comunisti cinese e nord-coreano e da quello islamico sudanese.
Alla quasi totalità dei movimenti
«pacifisti»,
sempre molto sensibili nei confronti di taluni popoli o minoranze (vedi
quella palestinese o curda) lo sterminio dei Cristiani Cattolici e
protestanti che vivono da secoli nell’ex-Indocina francese
non
sembra però interessare più di tanto. Da questi
indaffarati alfieri della pace e della giustizia, la vessazione dei
Cristiani non viene infatti presa in considerazione, anche
perché essa coinvolge in negativo Paesi marxisti o musulmani
con
i quali «conviene» evidentemente chiudere un
occhio. Ma in
questo contesto di ipocrisia o voluta cecità generalizzate,
la
cosa assai più sorprendente è che fino ad oggi
nemmeno il
Vaticano – ragionevolmente più titolato e
legittimato nel
prendere posizione in difesa dei Cristiani perseguitati – ha
mai
assunto una chiara e determinata posizione riguardo alla politica
repressiva anti-religiosa in atto in Vietnam e in Cina, limitandosi a
sporadiche, frettolose e timide denunce.
Ma chi sono i Montagnard, questo popolo
negletto ad
alto rischio di estinzione? In lingua francese il termine significa
«popolo della montagna». I Montagnard che abitano
le
cosiddette Terre Alte ai confini tra il Vietnam e la Cambogia erano
già presenti allorquando tra il 1884 e il 1893 i Francesi
occuparono l’Indocina (area comprensiva degli attuali
Vietnam,
Laos e Cambogia)1. I Vietnamiti sono soliti
chiamare questa
particolare etnia che ha scelto di abbracciare il Cristianesimo con il
termine dispregiativo moi
che
significa «selvaggio». Durante la guerra del
Vietnam che
vide coinvolti gli Usa, le forze statunitensi mantennero con i
Montagnard (perseguitati sia dai comunisti che dai nazionalisti viet)
sempre buoni rapporti di amicizia e cooperazione. Ed anche per questo
motivo, oltre a quello religioso, questo popolo è
così
odiato dall’attuale governo marxista di Ho Chi Minh City.
I Montagnard non rappresentano un gruppo
omogeneo in
quanto composto da diverse tribù (tra cui i Jarai, i Koho, i
Manong e i Rhade) aventi usanze, interazioni sociali e dialetti
frammisti. Nel 1954, dopo l’abbandono da parte francese del
Vietnam e del Laos, i Montagnard hanno preferito adottare il nome di
Dega, proprio per allontanare il ricordo dell’occupazione
francese. Il termine Dega viene dalla lingua Rhade e si riferisce alla
leggenda della nascita di questo popolo i cui due capostipiti sembra
fossero De (di origini mon-khmer) e Ga (di discendenza
malese-polinesiana). Non a caso le lingue montagnard appartengono in
parte al gruppo mon-khmer e in parte a quello malese-polinesiano. Molti
dei Montagnard che alla fine della guerra del Vietnam, temendo una
persecuzione comunista, decisero di emigrare negli Stati Uniti
fondarono nel 1987 la «Montagnard Dega Association»
quale
punto di riferimento riconosciuto dalla totalità della
comunità. La letteratura francese sulle tribù
collinari
del Nord Vietnam e del Laos cita spesso i popoli degli Altipiani
catalogandoli tutti come appartenenti ai Montagnard, ma si tratta di
un’imprecisione, in quanto i Montagnard degli Altipiani
Centrali
del Vietnam non debbono essere confusi con le altre diverse
tribù che abitano anch’esse nell’area o
nelle zone
limitrofe. Difatti, sotto il profilo etnico, i Montagnard degli
Altipiani Centrali risultano assai diversi dalle altre
comunità
della zona imparentate con i Vietnamiti. Prima della guerra del Vietnam
il popolo degli Altipiani Centrali, stimato fra uno e un milione e
mezzo di unità, era quasi esclusivamente composto da
Montagnard,
ma attualmente, su circa quattro milioni di individui, i Montagnard
rappresentano soltanto un quarto del totale.
La comunità degli Altipiani
è
distribuita in molti piccoli villaggi le cui risorse agricole e
derivanti dall’allevamento e dal commercio sono condivise. La
gestione del territorio e il suo governo risultano ben definiti ed equi
e l’ordine morale e la giustizia si esprimono attraverso
sistemi
di educazione molto rispettosi dei diritti individuali e del libero
pensiero. Nel corso della loro lunga storia, i Montagnard hanno
professato religioni di tipo animista, ma negli ultimi due secoli,
grazie all’opera dei missionari, si sono convertiti al
Cristianesimo. Ciononostante, un comune pensare di matrice animista
continua a caratterizzare e ad unire questo popolo che tenta
disperatamente di conservare la propria autonomia e un rapporto di
armonia con il territorio e la natura circostante. Secondo gli studi
più recenti, si ritiene che 299.000-400.000 Montagnard
professino il credo protestante evangelico, mentre 150.000-200.000
quello cattolico romano.
Le circa trenta tribù degli
Altipiani
Centrali comprendono diversi sottogruppi differenti derivanti in
origine dalle famiglie malese-polinesiana e mon-khmer. I raggruppamenti
principali, in ordine di grandezza, sono i Jarai (trecentoventimila
individui), i Rhade (duecentocinquantottomila), i Bahnar
(centoottantunmila), i Koho (centoventiduemila), i Mnong
(ottantanovemila) e i Stieng (sessantaseimila). I Rhae e i Mnong sono
anche conosciuti come gli Ed e i Bunong. Come popolo quello montagnard
si differenzia in maniera assoluta da quello vietnamita.
Quest’ultimo giunse infatti nell’attuale Vietnam
molto
tempo dopo rispetto ai Montagnard. I colonizzatori viet migrarono in
diverse ondate dalla Cina, cioè da Nord verso Sud e,
nonostante
il passare dei secoli, buona parte della popolazione vietnamita,
soprattutto quella delle principali città, continua a
mantenere
lingua e tradizioni cinesi. Essenzialmente coltivatori di riso, i
Vietnamiti del Sud vennero notevolmente influenzati dalla
colonizzazione francese, mentre i Montagnard seppero mantenere quasi
intatte le proprie tradizioni e la propria cultura. Fisicamente, i
Montagnard sono di pelle più scura rispetto ai Vietnamiti,
anche
se la loro corporatura e statura non differisce di molto da quella di
questi ultimi.
A fare luce sulle tragiche vicende della
antica e
per molti versi anomala minoranza etnico-religiosa dei Montagnard-Dega
e soprattutto delle gravi condizioni nelle quali si trova attualmente
sono stati – come si è accennato –
alcuni partiti e
organismi autonomi, con scarse disponibilità finanziarie e
ben
poco beneficiati dell’attenzione della carta stampata e delle
televisioni. Tra questi, la «Montagnard Foundation»
(l’associazione che si occupa ufficialmente della minoranza),
«Amnesty International»,
l’«Osservatorio sui
Diritti Umani», il governo degli Stati Uniti e il
«Partito
Radicale». Nell’aprile 2002,
l’Osservatorio ha
prodotto un rapporto completo di circa duecento pagine sulla
«Repressione del Popolo Cristiano degli Altipiani».
L’ultimo rapporto statunitense
del 2003 sulla
«Libertà Religiosa Internazionale»
afferma a
proposito del Vietnam che in questi ultimi tempi «la
situazione
è addirittura peggiorata per i molti Cristiani protestanti
appartenenti a una minoranza etnica degli Altipiani Centrali e
Nord-Occidentali». Denuncia che è servita a
smuovere
finalmente le acque. Il 18 dicembre 2003 la «Commissione
Internazionale Statunitense sulla Libertà
Religiosa» ha
chiesto che il Vietnam venga in qualche modo indotto ad allentare la
sua morsa e a limitare le violazioni della libertà
religiosa,
auspicando una concreta mobilitazione da parte dei Paesi democratici.
Il Congresso degli Stati Uniti dovrebbe, sulla base della Legge sui
Diritti Umani, vincolare il Vietnam a determinate regole di
«tolleranza», atteggiamento imprescindibile per il
prosieguo di relazioni commerciali (iniziativa che però
dovrebbe
essere condivisa da tutte le nazioni più progredite). Va
inoltre
ricordato che precedentemente, il 19 novembre 2003, la Camera dei
Rappresentanti degli Stati Uniti aveva approvato una risoluzione
relativa alla Libertà Religiosa in Vietnam, seguita da
un’analoga iniziativa europea. Sempre nel novembre dello
stesso
anno, il Parlamento dell’Unione Europea ha infatti condannato
la
politica discriminatoria vietnamita. Nella fattispecie, Bruxelles ha
chiesto alle autorità di Ho Chi Minh City di sospendere
immediatamente la repressione non soltanto nei confronti dei
Montagnard, ma anche contro la minoranza cattolica e dei buddisti Hoa
Hao, adottando «senza indugi» tutte le riforme
necessarie
atte a garantire uno status
legale a tutte queste Chiese. «Al popolo Dega non
è
infatti consentito celebrare Messe, cerimonie religiose e possedere
Bibbie o scritti sacri», ha riferito Kok Ksor, presidente
della
«Montagnard Foundation».
Nel dicembre 2003, l’inviato
speciale delle
Nazioni Unite, Peter Leupretch ha dichiarato che l’ONU
(organismo
che tuttavia non sembra più in grado di fare valere la sua
voce
in alcun consesso grazie alla sua ormai scarsa forza e
credibilità e al tentennante operato della sua attuale,
mediocre
dirigenza) dovrebbe prendersi carico dell’impegno preso a suo
tempo nei confronti di tutti i gruppi etnici e religiosi perseguitati,
con esplicito riferimento ai Montagnard. Leupretch ha però
dichiarato che la minoranza non troverebbe più scampo
nemmeno
con la fuga in massa in Cambogia, in quanto il governo di Phnom Penh
impedisce di fatto sia all’ONU sia alla Croce Rossa di
prendersi
cura dei profughi. Il 12 dicembre 2003, interrogazioni parlamentari
presentate alla Commissione Europea dai membri del «Partito
Radicale Transnazionale» e del Parlamento Europeo Marco
Pannella,
Maurizio Turco, Marco Cappato, Gianfranco Dell’Alba,
Benedetto
della Vedova e Olivier Dupuis, hanno costretto la presidenza
dell’Unione Europea ad accelerare i tempi per una risoluzione
ad hoc.
Nella fattispecie, i parlamentari hanno richiesto alla Commissione di
adottare tutte le misure necessarie per costringere il governo
cambogiano al rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite del 1951
sui rifugiati, mettendo fine agli arresti e ai rimpatri forzati dei
Montagnard. Come purtroppo sta accadendo, la polizia cambogiana,
anziché dare assistenza ai profughi Cristiani ed avviarli ai
campi di raccolta dell’«Alto Commissario per i
Rifugiati
delle Nazioni Unite» (UNHCR), è solita arrestarli
e
«venderli» alle forze di sicurezza vietnamite.
Ancora nel
dicembre 2003, circa trecento Montagnard risultano essere stati
catturati ed incarcerati dai Vietnamiti grazie proprio alla connivenza
della milizia e dell’esercito cambogiani. Ed è
notizia
recente (risalente al febbraio 2004) quella relativa ad un
rafforzamento da parte del governo di Ho Chi Minh City di tutto
l’apparato militare e poliziesco posto a controllo del
confine
cambogiano (cioè gli Altipiani Centrali), territorio che
è stato praticamente sigillato ed interdetto ai giornalisti
e
agli osservatori umanitari internazionali. Secondo informazioni fornite
dalla «Montagnard Foundation», i Cristiani che
vengono
trovati in possesso di un crocifisso, di un’immagine sacra
(ma
anche di un cellulare, di una radio o di un giornale straniero) vengono
immediatamente arrestati e sottoposti spesso a tortura dagli sgherri
vietnamiti. Non di rado, la polizia comunista costringe i Montagnard ad
abiurare la propria fede, obbligandoli con la forza a bestemmiare o a
bere il sangue di animali sgozzati. Va ricordato che nei primi mesi del
2001, nei villaggi di Druh, B’Le, B’Gha,
V’Sek,
Koyua, Tung Thang, Tung Kinh, e Dung nel distretto di Ea
H’Leo
della provincia di Dak Lak, i funzionari comunali appartenenti alla
minoranza Montagnard hanno ricevuto l’ordine di indurre i
propri
correligionari ad abbandonare il proprio credo protestante nel corso di
strani riti pseudo-magici approntati dalle autorità. Pena la
bastonatura o la fustigazione a sangue, centinaia di Cristiani sono
stati costretti a bere intrugli di alcool e sangue animale per
«purificarsi» dalla loro fede e per abbracciare
l’ateismo di Stato sostenuto dal governo di Ho Chi Minh City.
Rituali di questo tipo si sono verificati nei villaggi di Buon Sup,
Buon Ea Rok, e Buon Koya nel distretto di Ea Sup, provincia di Dak Lak.
Durante le festività
religiose pasquali di
quest’anno, l’«Osservatorio dei Diritti
Umani»,
«Amnesty International» e il «Partito
Radicale
Transnazionale» hanno riferito circa
l’intensificazione
delle rappresaglie vietnamite nei confronti dei Cristiani. Lo scorso
mese di aprile, in numerosi villaggi degli Altipiani, circa
millenovecento Montagnard sarebbero stati pestati, arrestati o uccisi
dalla polizia. Tanto che l’«Osservatorio dei
Diritti
Umani» ha richiesto invano al governo di Ho Chi Minh City di
consentire ai diplomatici e agli osservatori di recarsi nella zona per
verificare la situazione e a quello di Phnom Penh di onorare i suoi
impegni verso la Convenzione dei Rifugiati delle Nazioni Unite. Tali
impegni, come si è detto, si tradurrebbero nella concessione
del
diritto di asilo ai Montagnard espatriati in Cambogia. «La
situazione dei diritti umani per i Montagnard residenti nella regione
montuosa centrale sta precipitando» ha dichiarato Brad Adams,
direttore esecutivo della Divisione Asiatica
dell’«Osservatorio dei Diritti Umani».
«Sabato
10 aprile (2004), migliaia di Montagnard dei distretti di Buon Ma Thuot
(capoluogo della provincia di Dak Lak), hanno tentato di opporsi alle
forze di polizia impegnate in rastrellamenti ed arresti indiscriminati,
ma i Vietnamiti hanno reagito molto duramente utilizzando gas
lacrimogeni, manganelli elettrici e cannoni ad acqua contro i
dimostranti, arrestandone parecchi. La notte di Pasqua, quattro carri
armati hanno sbarrato l’Autostrada 14, a circa otto miglia da
Buon Ma Thuot, e il giorno successivo, gli abitanti dei villaggi nella
provincia di Gia Lai sono scesi in piazza per protestare».
L’Osservatorio ha ricevuto rapporti di dimostrazioni che
hanno
avuto luogo l’11 aprile in numerosi comuni nei distretti di
Ayun
Pa, Cu Se e Dak Doa di Gia Lai. Secondo le testimonianze, la polizia
vietnamita avrebbe picchiato ed arrestato ventisei Montagnard che la
domenica di Pasqua stavano dimostrando a Nhon Hoa, facendoli poi
sparire nelle carceri. «Temiamo per la sorte degli arrestati
– ha dichiarato Adams – in quanto abbiamo ricevuto
conferma
circa l’assassinio lungo strada di Phan Chu Trinh, a poca
distanza dalla città di Buon Ma Thuot, di diversi civili
precedentemente fermati».
L’«Osservatorio dei
Diritti Umani»
stima che negli ultimi tre anni diverse centinaia di Montagnard siano
stati costretti a nascondersi nelle foreste per scampare
all’arresto e alle torture psico-fisiche. Alcuni gruppi si
sarebbero rifugiati nelle piantagioni di caffè o nelle molte
grotte presenti nella zona montuosa degli Altipiani, venendo riforniti
di cibo e acqua dai contadini. La maggioranza dei Montagnard in fuga
non è comunque riuscita ad attraversare il confine
cambogiano
per cercare la protezione internazionale dell’UNHCR. Anche
perché, dietro pressione del Vietnam, fino dal 2002 il
governo
della Cambogia ha chiuso i campi dei rifugiati e proibito ai funzionari
dell’UNHCR di operare fuori dalla città di Phnom
Penh. Per
la cronaca, la quasi totalità dei Montagnard che nel 2003
sono
riusciti a guadagnare il territorio cambogiano sono stati riconsegnati
dalla polizia alle forze di Ho Chi Minh City. E si calcola che circa
duecentosettanta di questi sfortunati clandestini caduti nelle mani
della polizia vietnamita siano spariti nel nulla. Impossibile
calcolare, a partire dal 1975, il numero complessivo dei Montagnard
uccisi o inghiottiti dalle spaventose prigioni vietnamite, ma si parla
di decine di migliaia di individui.
Bibliografia
Freedom House, Center for Religious Freedom, Correct Thinking in Vietnam: New
Official Vietnam Documents Revealing Policy to Repress Tribal Christians,
July 2001
N. Thayer, Montagnard
Army Seeks U.N. Help, Phnom Penh Post, September 12, 1992
UNHCR Centre for Documentation and Research, Vietnam: Indigenous Minority
Groups in the Central Highlands, Writenet Paper No.
05/2001, January 2002.
Nota
1 Più di duemila anni fa, i
Montagnard occupavano
stabilmente gran parte dell’Indocina del Sud. Nel
192 dopo
Cristo l’etnia vietnamita, a quel tempo soggiogata dai
Cinesi,
discese dal Nord ed invase il delta del Fiume Rosso lungo la costa
mentre il popolo dei Cham si stabilì sui picchi di Hoanh
Son.
Quando, nel 939 dopo Cristo, i Vietnamiti ottennero la loro
indipendenza dalla Cina, il loro confine a Sud si estese fino alle cime
Hoanh Son dove si trovavano i Cham che successivamente dovettero
migrare, stabilendo nell’875 un loro regno a Indrapura, in
quella
che oggi è la provincia Danang. Ma verso l’anno
1069, i
Viet sottrassero anche queste terre ai Cham e nel 1306, il loro
controllo si estese alla regione di Deo Hai Van. A seguito della grave
sconfitta dei Cham del 1471, i Vietnamiti dilagarono nel Sud, verso la
pianura costiera. Tra il 1611 e il 1697, i rimanenti Cham furono
ulteriormente sospinti nell’area di Bien Hoa e
nell’attuale
Cambogia. Da allora i discendenti Vietnamiti di Annam occupano le
regioni costiere un tempo abitate dai Montagnard o Degar. Questi ultimi
furono così costretti a ritirarsi nelle zone montagnose (gli
Altipiani Centrali) dove alla fine dell’Ottocento i Francesi
li
trovarono.
(anno 2004)