«La
Stampa» e la nascita d’Israele
Come
dal giornalismo italiano fu colto l’inizio dello Stato
d’Israele
di Daniela
Franceschi
La
nascita dello Stato d’Israele, il 14 maggio del 19481,
è uno degli eventi più importanti del secondo
dopoguerra,
quindi sono di grande interesse le modalità con cui
giornalisti
ed inviati de «La Stampa» affrontarono
quest’imprevista, e per molti insperata, novità
nella
Storia del Novecento.
Il presente contributo
tralascerà volutamente
di stilare una banale cronistoria, concentrandosi soltanto sui commenti
e le analisi dei pubblicisti2.
Il giornalista Italo Zingarelli3
ci offre in due articoli4,
pubblicati in prima pagina, un quadro dettagliato della situazione
internazionale in cui avvenne la nascita d’Israele.
Zingarelli
constatava come gli avvenimenti in Palestina fossero il frutto della
fine dell’Impero Inglese5, che aveva
ceduto «lo scettro mondiale agli Stati Uniti»6.
Lo scenario mediorientale si presentava molto complesso, essendo
costituito da «una rete di intrighi, di gelosie, di interessi
che
ostacola terribilmente la situazione»7.
Il Presidente
degli Stati Uniti Harry Truman, riconosciuto il nuovo Stato subito dopo
la proclamazione, assumeva poi una posizione ambivalente, non volendo
schierarsi né contro gli Ebrei né contro gli
Arabi, ben
consapevole della difficoltà di subentrare alla
Gran
Bretagna nello scenario mediorientale8,
«in un’area considerata strategica per il futuro
degli equilibri internazionali»9.
La politica estera del Presidente Americano era giudicata molto
negativamente dal giornalista, anche se a malincuore essendo conscio di
come la popolazione italiana avesse beneficiato degli aiuti
dell’amministrazione americana. Il Presidente aveva
compromesso
«la faccenda della Palestina non ancora sanata […]
prima
mandò a monte l’accordo raggiunto a Londra con
l’Inghilterra dai suoi plenipotenziari, favorì
quindi il
piano di spartizione della Palestina approvato dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, salvo a dichiararlo subito dopo
pericoloso e inattuabile, e, scoppiata la guerra in Terra Santa,
riconobbe in fretta lo Stato d’Israele, dunque la
spartizione,
sebbene Marshall e il sottosegretario di Stato Lovett lo pregassero di
attendere […]»10.
Le elezioni presidenziali negli Stati
Uniti
avrebbero visto perdente Truman, non tanto per il valore
dell’avversario, bensì per il suo comportamento
«esitante, instabile e aggressivo oggi, domani
remissivo»11.
È interessante notare come
gli Stati Uniti
avessero battuto sul tempo la Russia, riconoscendo per primi Israele.
Il riconoscimento da parte del Governo Sovietico avvenne il giorno dopo
quello americano, ma come giustamente rilevava il giornalista Pat
Anderson tale gesto era più contro gli Americani che a
favore
degli Ebrei12.
«La Stampa»
delineò anche
l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti del nuovo Stato13,
dandone una visione di imparzialità non corrispondente alla
realtà14, basti ricordare che il
Vaticano avrebbe riconosciuto ufficialmente Israele soltanto nel 199415.
Giovanni Artieri16,
inviato speciale del giornale, dedicò un lungo articolo,
pubblicato in prima pagina, allo Stato d’Israele17.
Nella parte iniziale, Artieri focalizzava le tre diverse posizioni, che
a suo giudizio, si erano delineate nell’ebraismo
contemporaneo;
la prima riteneva assurdo che tutti gli Ebrei del mondo lasciassero i
loro Paesi «per ripiantare le tende in Palestina»;
la
seconda, facente capo agli esponenti di maggior spicco della
società, elargiva fondi ma non sarebbe mai emigrata. Desta
perplessità la terza posizione che, a parere di Artieri,
propendeva per una conversione al Cristianesimo dato il ruolo avuto dal
Papa nella lotta antinazista e antirazzista. È da rilevare
che i
casi di conversione furono minoritari; per esempio, destò
molto
scalpore la conversione al Cattolicesimo del rabbino di Roma Italo
Zolli, che con il battesimo assunse il nome di Eugenio in onore di Papa
Pio XII.
Non è possibile, da un punto
di vista
prettamente storico, sottoscrivere le affermazioni di Artieri sulla
«cospicua parte avuta dal Papa nella lotta antinazista e
antirazzista»18.
Il rapporto con la Gran Bretagna era
complesso;
durante la Seconda Guerra Mondiale gli Ebrei aderirono al fronte
Alleato, ma con la fine del conflitto i rapporti erano naturalmente
mutati, date le divergenti ed inconciliabili aspirazioni. Tuttavia, il
giornalista registrava con acutezza quanto ampia fosse
l’impronta
della Common Law sul sistema giuridico israeliano19,
un
patrimonio che consentiva al nuovo Stato di affrontare minori
difficoltà in quegli aspetti della vita quotidiana
così
decisivi, come il sistema tributario, l’organizzazione della
sanità, le comunicazioni, le ferrovie eccetera.
Non si può non notare la
simpatia del
pubblicista per la generazione nata in Israele, detta dei fichi
d’India, in ebraico Tsabar o sabra20,
«composta
d’individui quasi sempre più alti della media,
robusti,
castani, bruni ma spessissimo biondi, che ha già sostituito
quella proveniente dai ghetti europei. Questi uomini e queste donne
hanno fatto la Seconda Guerra Mondiale con gli Inglesi ed adesso
combattono gli Arabi con un fresco e disinvolto valore che è
la
sorpresa di tutti».
Nella parte conclusiva
dell’articolo, possiamo
osservare come la nascita d’Israele sia considerata dal
giornalista un risarcimento per i dolori subiti durante
l’Olocausto e un rimedio all’antisemitismo.
Storicamente,
Israele non è un risarcimento dei Paesi Occidentali agli
Ebrei
per le atrocità della Shoah né una panacea contro
l’antisemitismo, esso è il punto di arrivo di un
cammino
di emancipazione «che porta una parte degli Ebrei a pensarsi
in
termini di collettività a sé, quindi
sovraordinata
rispetto alle società nazionali
d’origine»21.
È importante sottolineare questa realtà storica,
poiché soltanto la conoscenza della storia di Israele
può
sottrarre ogni giustificazione a chi ancora ne disconosce il diritto
all’esistenza.
Da citare integralmente, per
l’alto valore
civile, le ultime righe del contributo di Giovanni Artieri in cui si
afferma che «il fatto compiuto della Repubblica
d’Israele
non si può che accettare e, se possibile, guardare senza
ostilità. È bene che unità nazionali
coerenti e
pacifiche si formino anche a prezzo di sacrifici e di dolori.
È
dalla somma di queste unità e non dalla loro dissoluzione
che
potranno formarsi le vagheggiate confederazioni continentali. Lo Stato
d’Israele non potrà dunque che aggiungere e non
togliere
alla futura Patria europea e mondiale».
Nel Kibbutz di Ghivat Brenner, Giovanni
Artieri
aveva incontrato un gruppo di Ebrei Italiani emigrati in Palestina22.
L’edificio principale, dedicato alla figura di Enzo Sereni,
un
pioniere del sionismo morto fucilato a Dachau, era stato trasformato
dalla forte ed intelligente moglie Ada Sereni Ascarelli in Casa della
Cultura, con una biblioteca di trentamila volumi in sei lingue e una
rara collezione di giornali ebraici italiani editi fra il 1848 e il
1934.
Gli Ebrei Italiani emigrati apparivano
agli occhi
del giornalista come divisi a metà fra la nuova vita in
Israele
e il ricordo malinconico dell’Italia.
La mancata citazione delle leggi
razziali del 193823 non è soltanto
una semplice dimenticanza, rientra piuttosto nella costruzione del mito
del bravo italiano.
Note
1 Per la storia d’Israele confronta
Eli Barnavi, Storia
d’Israele: dalla nascita dello Stato all’assassinio
di Rabin, Milano Bompiani, 2001.
Fausto Cohen, Israele:
cinquant’anni di speranza, Genova, Marietti,
1998.
Claudio Vercelli, Israele.
Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007),
Firenze, Giuntina, 2007.
2 Nell’anno preso in esame,
«La Stampa»
dedicò quasi giornalmente articoli dettagliati sulla guerra
in
Terra Santa.
Confronta Anonimo, Sempre
più torbide le acque mediterranee,
«La Stampa», 11 gennaio 1948.
Anonimo, Un ponte fatto
saltare dagli Ebrei in Palestina, «La
Stampa», 13 gennaio 1948.
Paolo Monelli, Allucinante
atmosfera a Gerusalemme, «La Stampa»,
26 febbraio 1948.
Paolo Monelli, Angoscia
di gente braccata, «La Stampa», 28
febbraio 1948.
Anonimo, Due attentati
in Palestina contro il comandante inglese, «La
Stampa», 2 marzo 1948.
Paolo Monelli, Il naso
del cammello, «La Stampa», 18 marzo
1948.
Paolo Monelli, Aria
diversa a Tel Aviv, «La Stampa», 6
aprile 1948.
Paolo Monelli, I gusti
della Palestina, «La Stampa», 11
aprile 1948.
Anonimo, Forze
corazzate siriane in marcia verso La Palestina,
«La Stampa», 22 aprile 1948.
Anonimo, La battaglia
infuria a Salad, «La Stampa», 23
aprile 1948.
Paolo Monelli, Re
Abdallah di Transgiordania vuole la corona della Palestina,
«La Stampa», 27 aprile 1948.
Anonimo, L’attacco
su tre fronti sta per essere sferrato, «La
Stampa», 27 aprile 1948.
Anonimo, Truppe della
Lega Araba cominciano ad affluire in Palestina,
«La Stampa», 28 aprile 1948.
Anonimo, Medici ed
infermieri mobilitati in Palestina, «La
Stampa», 28 aprile 1948.
Anonimo, La grave
situazione in Palestina esposta da Bevin ai Comuni,
«La Stampa», 29 aprile 1948.
Anonimo, Nell’agitato
Prossimo Oriente, «La Stampa», 3
maggio 1948.
Anonimo, Le misure di
Londra per proteggere i civili, «La
Stampa», 4 maggio 1948.
Anonimo, Abdallah
rivendica l’intera Palestina, «La
Stampa», 5 maggio 1948.
Paolo Monelli, I
«sette grandi» del mondo arabo,
«La Stampa», 5 maggio 1948.
Anonimo, Arabi ed Ebrei
pronti ad occupare la Palestina, «La
Stampa», 14 maggio 1948.
Anonimo, Il Governo
Egiziano non accetta la tregua in Palestina?,
«La Stampa», 15 maggio 1948.
Anonimo, Tel Aviv
bombardata all’alba da Spitfire, «La
Stampa», 15 maggio 1948.
Anonimo, Primo giorno
di guerra in Palestina, «La Stampa»,
16 maggio 1948.
Anonimo, Sulla piana di
Tel Aviv la grande battaglia, «La
Stampa», 19 maggio 1948.
Anonimo, Calano i
beduini per la strage e lo sterminio, «La
Stampa», 25 maggio 1948.
Anonimo, La proposta di
tregua respinta dall’Arabia Saudita,
«La Stampa», 26 maggio 1948.
Anonimo, L’assedio
della fame fino all’ultimo fortilizio,
«La Stampa», 27 maggio 1948.
Anonimo, Sui volontari
della morte il fuoco delle artiglierie arabe,
«La Stampa», 28 maggio 1948.
Anonimo, La tregua in
Palestina dovrebbe iniziare venerdì,
«La Stampa», 9 giugno 1948.
Anonimo, Sogno di un Re,
«La Stampa», 10 giugno 1948.
Anonimo, Bernadotte
assassinato nel quartiere ebraico di Gerusalemme,
«La Stampa», 18 settembre 1948.
3 Italo Zingarelli, figlio del filologo Nicola,
nacque a
Napoli nel 1891 e morì a Roma nel 1979. Nel 1910 divenne
redattore de «L’ora» di Palermo e tra i
primi
collaboratori di Vincenzo Florio nell’organizzazione
dell’omonima targa automobilistica. Passato al
«Corriere
della Sera», diede le dimissioni nel 1918 per entrare a
«L’epoca». Tornò al
«Corriere» dal
1921 al 1926, mandando corrispondenze da Berlino. Fu poi, sempre dal
1926, direttore per breve tempo de «Il secolo», poi
corrispondente da Vienna per lo stesso giornale e dalla metà
del
1927 per «La Stampa». Dal 1952 diresse
«Il
globo». Fu autore di numerosi studi storico-politici.
Confronta
Glauco Licata, Storia
del «Corriere della Sera», Milano,
Rizzoli, 1976, opera citata, pagina 644.
4 Confronta Italo Zingarelli, Primo giorno di guerra in
Palestina, «La Stampa», 16 maggio 1948.
Italo Zingarelli, Tramonto
di Truman, «La Stampa», 17 ottobre
1948.
5 Sull’atteggiamento inglese confronta
Anonimo, Apprensione a
Londra per l’atteggiamento americano,
«La Stampa», 24 febbraio 1948.
Anonimo, Le tre
condizioni di Londra per riconoscere lo Stato d’Israele,
«La Stampa», 20 maggio 1948.
6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 Per la politica degli Stati Uniti in Medio
Oriente confronta Antonio Donno, Gli
Stati Uniti, il sionismo e Israele (1938-1956), Roma,
Bonacci, 1992.
9 Confronta Claudio Vercelli, opera citata,
pagina 164.
10 Italo Zingarelli, Tramonto di Truman,
«La Stampa», 17 ottobre 1948.
11 Ibidem.
12 Confronta Pat Anderson, Mosca riconosce lo Stato
d’Israele, «La
Stampa», 18 maggio 1948.
13 Anonimo, Il
Vaticano e la Terra Santa, «La
Stampa», 17 maggio 1948.
14 Sergio I. Minerbi, Il Vaticano, la Terra Santa e il
sionismo, Milano, Bompiani, 1988.
15
http://www.mfa.gov.il/PopeinIsrael/Italian/Relazioni_diplomatiche_Israele-Vaticano.htm
16
http://www.archiviostorico.corriere.it/1995/febbraio/12/Morto_Giovanni_Artieri_inviato_guerra_co_0_9502124627.html
17 Giovanni Artieri, Lo Stato d’Israele,
«La Stampa», 17 agosto 1948.
18 Sull’atteggiamento del Vaticano
confronta Daniel J. Goldhagen, Una
questione morale. La Chiesa Cattolica e l’Olocausto,
Milano, Mondadori, 2003.
Gunther Lewy, The
Catholic Church and Nazy Germany, New York-Toronto,
McGraw-Hill, 1964.
Giovanni Miccoli, L’atteggiamento
delle Chiese durante l’Olocausto, in Marina
Cattaruzza, Marcello Flores, Simon Levis Sullam, Enzo Traverso (a cura
di), Storia della Shoah,
volume I, La crisi
dell’Europa, lo sterminio degli Ebrei e la memoria del XX
secolo, Torino, UTET, 2005, pagine 1121-1150.
19 Confronta Tania Groppi, Emanuele Ottolenghi,
Alfredo Mordechai Rabello, Il
sistema costituzionale dello Stato d’Israele,
Torino, Giappichelli, 2006.
20 Confronta Claude Klein, Israele. Lo Stato degli Ebrei,
Firenze, Giunti Castermann, 2000, pagine 109-111.
21 Confronta Claudio Vercelli, opera citata,
pagina 18.
22 Giovanni Artieri, Felici e un po’
nostalgici gli Ebrei Italiani in Palestina, «La
Stampa», 11 luglio 1948.
Sugli Ebrei Italiani emigrati in Palestina confronta Arturo Marzano, Una terra per rinascere. Gli
Ebrei Italiani e l’emigrazione in Palestina prima della guerra,
Genova, Marietti, 2003.
Ada Sereni, I
clandestini del mare, Milano, Mursia, 2006.
23 Sulle leggi razziali confronta Enzo Collotti,
Il fascismo e gli Ebrei.
Le leggi razziali in Italia, Roma-Bari, Laterza, 2003.
Michele Sarfatti, Gli
Ebrei nell’Italia fascista, Torino, Einaudi,
2000.
(gennaio 2011)