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L’America
Latina rivoluzionaria
Nei primi anni Ottanta
il Salvador è stato sconvolto da una guerra civile che ha provocato decine di
migliaia di morti, e che vedeva la guerriglia comunista contrapporsi ad un
governo di tipo riformista
La reazione iniziale della sinistra
radicale salvadoregna ai progressi dei governi riformisti fu di notevole
insofferenza. Il PCES [Partido Comunista de El Salvador] aveva
espresso inizialmente un certo sostegno alla prima giunta militare del
1979. Altri gruppi, come l’ERP [Ejercito Revolucionario del Pueblo], condannarono
tali atteggiamenti come collaborazionisti, e rinnovarono il loro appello per l’insurrezione.
Anche se un certo dialogo ebbe luogo fra il colonnello Majano ed alcuni membri
della sinistra radicale, l'erosione della posizione dell’alto ufficiale all’interno
dell’esercito e l'incapacità dei governi della giunta di fermare l’ondata di violenza
da parte della destra, nonché un certo sospetto fra i
majanisti stessi sugli obiettivi ultimi della sinistra, non consentiva di
procedere ad un loro inserimento nella struttura governativa. Alcuni
osservatori ritennero questa incapacità di portare la sinistra
nel processo politico come un grave limite delle giunte riformiste. Sembra
tuttavia, che la volontà politica di realizzare tale iniziativa mancasse da entrambi i lati. Ciò era particolarmente vero
per i gruppi marxisti della guerriglia che dalla loro nascita come cellule
urbane terroriste a metà degli anni Settanta, erano cresciuti numericamente e
si erano dati obbiettivi politici superiori.
Le influenze straniere su questi
gruppi di guerriglia spinsero a convincere i loro capi sulla necessità di superare
le vecchie controversie ideologiche e di coordinarsi per sollevare le masse salvadoregne.
L'esempio della rivoluzione del Nicaragua servì sia da ispirazione che da modello
per i salvadoregni. Il Nicaragua aveva dimostrato l'importanza di unire il
maggior numero di componenti della società in un
movimento rivoluzionario, mantenendo comunque il predominio di un gruppo
"di avanguardia" marxista-leninista all'interno. In Nicaragua il
ruolo di avanguardia è stato svolto dal FSLN, un
gruppo che aveva rappresentato la sinistra insurrezionalista pro-cubana in quel
paese dall'inizio degli anni Sessanta. Nel Salvador, la situazione era più
complicata. Chiaramente, parecchi gruppi ideologicamente differenziati
(maoisti, filosovietici e filocubani) della guerriglia non potevano compiere
simultaneamente il ruolo di avanguardia rivoluzionaria. I gruppi salvadoregni arrivarono
a riconoscere un'esigenza di unità, che si è realizzata
in pratica quando Fidel Castro da Cuba prese la gestione diretta della
questione. Il processo di negoziazione incominciò a L’Avana
nel dicembre 1979, circa due mesi dopo il colpo di stato riformista nel
Salvador, e si concluse nel maggio 1980, quando i gruppi principali della guerriglia
annunciarono la loro unità sotto la bandiera della Direzione Rivoluzionaria Unificata
(Direccion Revolucionario Unificada - DRU). Nonostante alcuni gruppi che
proseguirono la lotta interna, il DRU riuscì a
coordinare gli sforzi dei gruppi e a organizzare ed equipaggiare i combattenti.
Mentre la strategia militare della sinistra
stava continuando su un suo percorso, alcuni partiti di opposizione
e le organizzazioni popolari stavano seguendo un corso simile e convergente. Il
1° aprile 1980, venne creato dal CRM, l’associazione delle
organizzazioni popolari, il Fronte Democratico Rivoluzionario (Frente
Democratico Revolucionario - FDR). Il nuovo movimento ha riunito le cinque organizzazioni
popolari associate ai gruppi del guerriglia del DRU, ovvero
l’MNR di Ungo, l’MPSC di Zamora, un altro partito conosciuto come il Movimento Popolare
di Liberazione (Movimiento de Liberacion Popular - MLP), i 49 sindacati e
parecchi gruppi di studenti. I leader politici del FDR, Ungo e Zamora incominciarono a viaggiare all'estero, per cercare sostegno politico
e morale, che trovarono nel Messico e fra i partiti socialdemocratici dell’Europa
occidentale. Nel frattempo, le organizzazioni popolari incominciarono una
campagna di scioperi generali in uno sforzo aprire la strada per una completa o
parziale presa di potere da parte della sinistra, con il ricorso all’insurrezione
o con il negoziato.
Nel mese di novembre 1980, il FDR è
stato duramente colpito quando uno dei suoi leader, Enrique Alvarez, venne ucciso con altri cinque membri del Fronte da uno squadrone
della morte. Questo avvenimento ha sottolineato il
pericolo della strategia del FDR come organizzazione di opposizione aperta, ed
ha contribuito alla sua unificazione ufficiale con il DRU. Anche
se la direzione delle organizzazioni popolari è stata a lungo coordinata con i
gruppi della guerriglia, i politici del MNR e del MPSC avevano cercato di
dirigere un percorso un po' più indipendente. Dopo l'omicidio di Alvarez, tuttavia, ritennero impossibile non fare causa
comune con il DRU; tale iniziativa venne intrapresa non soltanto per la propria
protezione ma anche perché ritenevano che il livello della violenza nel paese fosse
tale da legittimare una politica altrettanto violenta. Dal 1981 il FDR si è unito
formalmente al Fronte Nazionale di Liberazione Farabundo Marti (Frente
Farabundo Marti de Liberacion Nacional - FMLN), l'organizzazione erede del DRU.
Il primo annuncio pubblico del FMLN-FDR è stato fatto a Città del Messico nel
gennaio 1981, circa quattro giorni dopo che i guerriglieri del FMLN iniziarono un’operazione che chiamarono prematuramente,
"l'offensiva finale."
L'offensiva della guerriglia cominciò il
10 gennaio 1981. Per l’FMLN, i tempi risultarono
prematuri per certi aspetti. La rete logistica della guerriglia non era preparata
per sostenere un’operazione su scala quasi nazionale; in generale risultò che i ribelli non erano addestrati e armati in
maniera opportuna. Le forze armate salvadoregne, anche se inizialmente colte di
sorpresa, erano sufficientemente salde per concentrarsi e stroncare gli
attacchi della guerriglia. L’FMLN sperò di stabilire un controllo operativo sopra il Dipartimento
di Morazan e di dichiararlo "territorio liberato". Questo obiettivo
non si è mai realizzato. L'offensiva finale dimostrò in pratica il limitato sostegno
della guerriglia da parte della popolazione. La prematura insurrezione su scala
nazionale su cui il FMLN aveva impegnato così tante speranze per la vittoria non si realizzò mai.
L'offensiva finale non fu comunque un colpo definitivo per l’FMLN. L’organizzazione mantenne
alcuni presidi militari, particolarmente nel Dipartimento di Chalatenango, dove
le sue forze si impegnarono per un conflitto
prolungato. L’offensiva attirò l’attenzione internazionale sul Salvador e fece
del FMLN-FDR una importante forza politica e militare;
nell’agosto del 1981, i governi di Francia e Messico riconobbero il Fronte come
"forza politica rappresentativa" e richiesero un accordo negoziato
fra i ribelli ed il governo. Cercando di valorizzare tale supporto, i rappresentanti
del FDR continuarono "un'offensiva politica" all'estero, mentre le
forze del FMLN hanno continuato i loro sforzi organizzativi ed operativi nel
campo.
Dall’altra parte le
forze armate hanno continuato a respingere gli assalti della guerriglia con
relativa facilità, anche senza il sostegno militare degli Stati Uniti. La
scelta di anticipare i tempi dell'offensiva era stata presa in realtà per la
volontà dell’FMLN di prendere il potere prima
dell'inizio del mandato presidenziale di Ronald Reagan. Anche
se fallì sul piano militare, l'offensiva riuscì a catturare l’attenzione degli
osservatori e dei politici di Washington.
IL PROCESSO
DEMOCRATICO
Come i guerriglieri dell’FMLN
si lanciarono in un conflitto prolungato, segnato da azioni di sabotaggio
economico, l’occupazione di piccoli centri scarsamente difesi, e la creazione
di zone di influenza nelle campagne, le vicende del Salvador iniziarono a
essere progressivamente influenzate dalle decisioni di Washington. Una
questione su cui venne raggiunto il consenso fra
l’amministrazione Regan, il Congresso, e i gruppi politici moderati
salvadoregni (principalmente il PDC), era la creazione di un legittimo governo
attraverso un processo di libere elezioni. La destra salvadoregna aderiva con
una certa riluttanza a questo processo, ma divenne chiaro che l’amministrazione
americana non era favorevole a un colpo di stato
militare da parte dei conservatori. Duarte, che era stato nominato presidente
provvisorio il 13 dicembre 1980, durante il quarto governo della Giunta,
annunciò il 15 settembre dell’anno successivo che le elezioni per una Assemblea Costituente si sarebbero tenute nel marzo del
1982. L’Assemblea Costituente avrebbe emanato una nuova costituzione per
stabilire la normativa sulle elezioni presidenziali. Si sperava inoltre che
l’Assemblea avrebbe confermato tutte o la maggior parte delle riforme decretate
dai governi militari precedenti in un nuovo documento legislativo.
Alle elezioni presero parte sei
partiti, ma soltanto tre di notevole rilievo. Due di questi erano familiari nel
paese, il PDC e il PCN. Il terzo era un partito nuovo, l’Alleanza Repubblicana
Nazionalista (Alianza Republicana Nacionalista – Arena) guidata da D’Abuisson,
che rappresentava gli interessi della destra. Il FDR rifiutò di partecipare
alle elezioni, parlando di timori per la sicurezza dei candidati, la mancanza di adeguate condizioni politiche, e della eccessiva
influenza degli Stati Uniti. Si riteneva comunque che
i negoziati fra l’FMLN-FDR e il governo avrebbe dovuto precedere la tenuta
delle elezioni.
Nonostante una chiara preferenza di
Washington per Duarte e il PDC, i cristiano democratici ottennero
solo una discreta affermazione (35,5%, 24 seggi) dei membri dell’Assemblea
Costituente. Sebbene fosse il primo partito, il PDC si
trovava di fronte una maggioranza conservatrice. Arena
ottenne 19 seggi e il 25,8% dei voti, e
il PCN 14 seggi con il 16,8%. Questo risultato colse di sorpresa i
politici di Washington. I riformisti si trovarono ad affrontare la possibilità
che la nuova costituzione fosse realizzata dai
conservatori contrari alle riforme. Ancora più inquietante per gli Stati Uniti
era l’idea di una possibile elezione di D’Abuisson come presidente provvisorio.
Questi era stato eletto Presidente dell’Assemblea Costituente, e molti
osservatori si aspettavano che divenisse successivamente
il presidente della repubblica. Il fatto che alla fine tale nomina andasse
all’indipendente moderato Alvaro Magana Borja era
dovuto alla pressione del governo di Washington che non voleva trovarsi nella
posizione di fornire aiuti a un governo guidato da D’Abuisson, e dalla volontà
delle forze armate salvadoregne favorevoli all’aumento degli aiuti militari
accordato dall’amministrazione Regan.
Sebbene fosse
in corso un processo di democratizzazione, La situazione del Salvador era
ancora instabile verso la fine del 1982. L’FMLN-FDR si
era potenziato militarmente e continuava a chiedere un’accordo per una
condivisione dei poteri, che avrebbe assicurato un suo ruolo in una nuova struttura di governo. Dopo il
successo riportato sulla cosiddetta “offensiva finale”, l’esercito sembrava
impantanato, incapace e privo di volontà di opporsi alla minaccia rappresentata
dalla guerriglia. Il crescente coinvolgimento degli Stati Uniti faceva pensare
all’inizio della guerra in Vietnam. L’ambiguità della situazione dal punto di
vista americano non sembrava ridursi dopo la vittoria dei conservatori nel
1982. Il futuro appariva molto incerto.
|
1979 |
colpo di stato militare ad opera di ufficiali riformisti,
intensificazione della guerriglia |
|
1980 |
assassinio dell’arcivescovo Romero ad opera degli squadroni
della morte. Il democristiano Duarte a capo del governo, riforma agraria |
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1982 |
vittoria elettorale della destra |
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1983 |
costituzione e leggi sui diritti umani |
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1984 |
elezioni osteggiate dalla guerriglia, successo della
democrazia cristiana |
|
1989 |
vittoria elettorale della destra, inizio dei negoziati con
la guerriglia |
|
1992 |
accordi di pace |