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Storia delle fini del mondo

Dall’antichità ai giorni nostri, molte persone hanno cercato di descrivere il come e il quando della fine del mondo; finora, nessuno c’è riuscito, per alcune buone ragioni

 

di  Simone Valtorta

 

 
Il 21 dicembre del 2012, pare, ci sarà la fine del mondo: dev’essere vero, tanto ne sembrano sicuri i soliti «profeti di sventura» – una razza incredibilmente longeva e mai a rischio di estinzione. Non è però la prima volta che ne parlano e, temo, non sarà nemmeno l’ultima.
    Intendiamoci: sia che si ritenga originato dal Big Bang o creato o ordinato da una o più divinità, l’Universo ha avuto un inizio e presumibilmente avrà una fine. L’uomo non è che un minuscolo essere su un minuscolo pianeta illuminato da una piccola stella in un punto periferico di una piccola galassia, ha avuto anch’esso un inizio ed è logico aspettarsi che debba avere una fine. Su questo concordano i più seri studi scientifici e pressoché tutte (o quasi tutte) le religioni; questo ci ha insegnato la Storia.
    Ma sui tempi e sui modi nessuno potrebbe dir nulla… anche se troppi ne parlano. Facciamo quindi una carrellata su alcune delle più curiose e strampalate teorie che hanno tentato di fissare tempi e modi della fine del mondo, per focalizzarci poi sul tanto discusso e temuto 2012.

Mille e non più mille

La più famosa data della fine del mondo è stata, naturalmente, quella del 31 dicembre 999, ovvero «mille anni dopo la nascita di Cristo» (in realtà, il calcolo sulla data della nascita di Gesù aveva avuto un errore di 6 o 7 anni: i mille anni sarebbero «scaduti» nel 993). Ma da dove si è ricavata quest’idea?
    Nella Bibbia, come fa notare Filippa Castronovo in un ben documentato articolo, troviamo un uso abbondante dei numeri con significato aritmetico o simbolico. Importanti sono ad esempio i numeri 1, 3, 4, 7, 12, 40, 1000 che hanno valore simbolico. In particolare, il numero 1000 ricorre un centinaio di volte e ha dato adito alle più diverse interpretazioni. Consideriamole una per una.
    Il Salmista, considerando l’eternità di Dio, così si esprime: «Ai Tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come una veglia nella notte». Il numero 1000 esprime il tempo di Dio, la Sua eternità.
    Il Re Davide ricorda che l’Alleanza conclusa con Dio è una «parola data per mille generazioni» (Primo Libro delle Cronache, 16, 25). Il numero 1000 indica il popolo nella sua completezza e la sua durata illimitata, per la fedeltà di Dio, all’Alleanza.
    «Sansone uccise mille Filistei con la mascella dell’asino» (Giudici, 15, 16): il numero 1000 esprime forza e capacità eccezionali.
    «Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno solo» (Seconda Lettera di Pietro, 3, 8): il tempo di Dio non corrisponde al nostro tempo; ha una sua propria pienezza e qualità che trascende la nostra umana comprensione.
    Ma la citazione più difficile da interpretare, e quella che a noi qui interessa, è Apocalisse, 20, 2-6. In questo testo la duplice ricorrenza di 1000: «regnarono con Cristo per mille anni», e «regneranno con Lui per mille anni» è stata compresa in senso cronologico-storico e in senso simbolico. Nel primo caso (interpretazione letterale) si tratta del movimento millenarista secondo cui l’Angelo incatena Satana per 1000 anni: Cristo e i Suoi Santi avrebbero avuto quindi un regno terreno per tutto questo tempo. Dopo questo periodo sarebbe stato inaugurato il regno di Dio definitivamente, con la risurrezione dei morti, il Giudizio Universale e la fine del mondo. Quest’interpretazione, però, è frutto di una lettura ingenua dell’Apocalisse, e rivela sia una scarsa capacità d’interpretare il linguaggio simbolico di questo libro, sia un’incapacità di leggere la Bibbia nel suo insieme.
    L’interpretazione simbolica comprende i 1000 anni come il tempo della Chiesa, che si pone tra la prima venuta di Gesù e la fine del mondo. Durante questo tempo il credente, già fin d’ora, partecipa della vittoria di Cristo: il messaggio esprime la certezza che l’azione negativa di Satana è limitata (in questo senso 1000 anni!) ed è certamente destinata all’insuccesso. Il numero 1000 è, quindi, una cifra di speranza e indica la presenza efficace di Dio e di Cristo nella nostra storia. Purtroppo, molte persone vissute sullo scorcio tra il primo ed il secondo millennio dell’Era Volgare erano (teologicamente) semi-analfabete ed incapaci di interpretare correttamente quei passi biblici: da qui l’idea che allo scoccare dell’anno 1000 vi sarebbe stata la fine del mondo. Recenti studi precisano che solo un Europeo su dieci dava credito a questa teoria «millenarista», ma ritengo che se ne possa spiegare la ragione col fatto che la maggior parte della gente non sapeva né leggere né scrivere, ed era di fatto esclusa dalla «circolazione» della cultura.
    Del resto, erano state proposte anche date anteriori all’anno 1000: Bernardo di Turingia, per esempio, aveva fissato la fine del mondo per il 992.

Catastrofi inesistenti

A voler convincere gli uomini dell’imminente fine dell’umanità non furono solo astrologi, maghi e cabalisti (fra i quali il celebre Nostradamus), ma anche astronomi, medici, matematici ed altre personalità dalle quali ci si aspetterebbe un più deciso approccio scientifico. A volte, erano degli eventi atmosferici a «suggerire» l’idea che la fine del mondo fosse vicina: nel Medioevo, le cronache parlano di «draghi che volano nel cielo», probabilmente ci si riferiva ad aurore boreali. Nel 1938, un’aurora boreale fu scambiata per un avvertimento dell’imminente fine del mondo; due mesi dopo, Hitler invadeva la Cecoslovacchia.
    Tra le predizioni più curiose (citarle tutte sarebbe impossibile), il matematico tedesco Michael Stifel calcolò la fine del mondo per le ore 8 del 18 ottobre 1533; quando, passata questa data, ci si accorse che non era successo niente, Stifel venne aggredito da un gruppo di suoi concittadini.
    Sempre per il 1533, l’anabattista Melchiorre Hoffmann predisse che un enorme incendio avrebbe distrutto la Terra, ma che la città di Strasburgo si sarebbe salvata. Naturalmente, non accadde nulla.
    Più prolifico fu l’astrologo Pierre Turrel, che previde la fine del mondo per il 1537, il 1544, il 1801 e il 1814. Avesse azzeccato una data!
    Invece, il quacchero Solomon Eccles disse che l’Apocalisse si sarebbe scatenata nel 1665, e ci andò vicino, almeno in senso lato: l’anno seguente Londra venne devastata da un enorme incendio che arse dal 2 al 5 settembre – furono distrutte 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 «Company Hall», la Royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città; restarono senzatetto 100.000 persone, un sesto della popolazione della città dell’epoca, e a migliaia persero la vita nelle fiamme. Per loro, quella fu veramente l’Apocalisse!
    Facciamo un altro salto, e troviamo la fine del mondo prevista per il 1736 da William Whiston (1667-1752), prete e matematico inglese. Annunciò che «l’inizio della fine» avrebbe avuto luogo il 13 ottobre di quell’anno con l’inondazione di Londra. Centinaia di persone si accalcarono sulle colline di Hampstead Heath e Islington Fields nel tentativo di evitare la prevista alluvione, che ovviamente non avvenne.
    Al fanatico religioso William Bell andò peggio: non essendosi avverata la sua predizione per la fine del mondo il 5 aprile 1761, egli venne rinchiuso in un manicomio. Avrebbero dovuto rinchiuderci, magari, anche quelli che gli prestarono fede.
    E adesso godiamoci qualcuna delle predizioni più esilaranti e fantasiose.
    Joanna Southcott, leader di una setta religiosa inglese, annunciò che il 19 ottobre 1814 ella avrebbe dato alla luce «Shiloh», il secondo Messia, e che in quell’attimo il mondo sarebbe finito. Morì 10 giorni dopo la mancata profezia.
    William Miller stabilì la fine del mondo per il 3 aprile 1843. Quando l’Apocalisse non si presentò, la nuova data fu fissata per il 7 luglio 1843, e poi per il 22 ottobre 1844. Un Americano su ottantacinque cadde preda dell’isteria provocata dagli annunci di Miller.
    Per i Testimoni di Geova, fondati da Russell proprio per salvare un briciolo d’umanità dall’ecatombe, la fine del mondo sarebbe arrivata nel 1914, nel 1925, nel 1941/1942, nel 1975 e in altre date di minore importanza. Quando l’Apocalisse non arriva, la data viene semplicemente posticipata di qualche anno; suppongo che, prima o poi, ci azzeccheranno.
    Il sismologo e meteorologo italiano Alberto Porta, residente a San Francisco, previde che il 17 dicembre 1919 la congiunzione di sei pianeti avrebbe provocato una corrente magnetica che avrebbe trafitto il Sole, provocando un’immane esplosione che avrebbe distrutto la Terra. Il terrore si diffuse e si registrarono scene di suicidi in varie parti del mondo.
    Il reverendo Charles Long di Pasadena annunciò nel 1943 che il 21 settembre 1945 la Terra si sarebbe vaporizzata e l’umanità si sarebbe trasformata in ectoplasma! I suoi seguaci smisero di mangiare, bere e dormire una settimana prima della presunta catastrofe.
    Il 18 maggio 1954 comparvero delle crepe sul Colosseo. Secondo un antico adagio, Roma e il mondo sarebbero stati al sicuro «finché il Colosseo fosse rimasto in piedi». Viste le crepe sul monumento, qualcuno calcolò che il mondo sarebbe finito il 24 maggio e migliaia di pellegrini si riversarono in Piazza San Pietro per chiedere al Papa l’assoluzione dai peccati (sarebbe interessante sapere quanti di questi avevano l’abitudine di confessarsi anche prima di attendere l’Apocalisse).
    Nella seconda metà degli anni Cinquanta, un sedicente «santone» annunciò che il tal giorno di luglio, alla tal ora, ci sarebbe stata la fine del mondo, e che gli unici sopravvissuti sarebbero stati quelli che si fossero rifugiati con lui sull’Everest: a loro sarebbe toccato il compito di ripopolare la Terra. La notizia ebbe risonanza planetaria e molti ci crederono. L’unica cosa che si può dire è che, in Italia, fu una splendida giornata di sole.
    Il pediatra Elio Bianco affermò che il mondo sarebbe finito il 14 luglio 1960, distrutto da un’arma segreta americana. Per questo, con l’aiuto di quarantacinque aiutanti, aveva costruito un’arca da quindici stanze direttamente sul Monte Bianco.
    Leland Jensen e Charles Gaines, leaders di una piccola setta religiosa, annunciarono che la Terza Guerra Mondiale sarebbe scoppiata il 29 aprile 1980. I loro calcoli si basavano sul libro dell’Apocalisse e sulle dimensioni della Grande Piramide d’Egitto. La data fu poi posticipata al 7 maggio e i fedeli attesero la fine nei bunker che si erano costruiti appositamente.
    Secondo il reverendo Lee Jang Lim, della Chiesa Missionaria di Tami, nella Corea del Sud, Cristo avrebbe chiamato a raccolta 144.000 fedeli alla mezzanotte del 28 ottobre 1992 per salvarli dall’Apocalisse. Oltre 100.000 persone si lasciarono coinvolgere dall’isteria e si precipitarono in circa duecento chiese fondamentaliste. In molti lasciarono lavoro e famiglie e donarono tutti i loro beni al reverendo Lim. Un mese prima della data prevista, Lim fu arrestato per aver investito i quattro milioni di dollari raccolti con le donazioni dei fedeli: tra l’altro, aveva acquistato fondi di investimento per 230.000 dollari che sarebbero maturati nel 1995!
    Hon-Ming Chen, un Taiwanese di quarantadue anni, trasferì il suo gruppo di fedeli, noto come «La Chiesa della Salvezza di Cristo» o «Fondazione Disco Volante Dio salva la Terra» (sembra il nome di un dentifricio!), a Garland, nel Texas, perché «Garland» suonava come «Godland», cioè «terra di Dio». Da qui annunciò che Dio si sarebbe incarnato nel suo corpo il 31 marzo 1998 e si sarebbe in seguito moltiplicato 100.000 volte, per poter stringere la mano a più persone possibile. Chen affermò anche che il 25 marzo Dio avrebbe annunciato dal canale 18 il Suo ritorno. Tutto questo sarebbe successo perché nell’agosto del 1999 sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra Asia, Africa ed Europa; solo un gruppo di prescelti sarebbe stato salvato da un disco volante inviato da Dio. Quando i giorni passarono, Dio non comparve in TV né si incarnò in Chen. Il profeta si scusò e disse candidamente: «Preferirei che d’ora in poi nessuno credesse più in quello che dirò» (questa è l’unica frase sensata in tutta la vicenda).
    È interessante notare che il Vangelo, a cui spesso questi pseudo profeti si richiamano, dichiara: «Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre» (Vangelo secondo Matteo, 24, 36). E: «Molti verranno sotto il Mio nome dicendo: “Il tempo è prossimo”; non seguiteli» (Vangelo secondo Luca, 21, 8). Sono parole di Gesù e, se non sapeva neppure Lui la data della fine del mondo, non credo la possa sapere un semplice uomo.

New Age

Non sempre l’Apocalisse è vista come la distruzione della Terra o l’estinzione dell’umanità: a volte viene intesa come una serie di cambiamenti drastici di tipo sociologico, ecologico, economico, politico e religioso, che potrebbero indurre la gran parte della popolazione a dichiarare il passaggio ad una nuova era di consapevolezza. Così la vedono, per esempio, gli adepti del New Age (letteralmente: «Nuova Età»), un vasto movimento culturale che comprende stili di vita, filosofie, terapie caratterizzati da un approccio individuale all’esplorazione della spiritualità sorti nel tardo XX secolo. I new ager attendono l’avvento di un «mondo nuovo» o di una «nuova era», spesso indicata astrologicamente come età dell’Acquario: il nostro pianeta e l’umanità nel suo insieme – sostengono – si trovano alle soglie di un progresso spirituale che consentirà l’accesso a nuove dimensioni dell’esistenza; si avranno nuove abilità come la possibilità di vedere cose ora invisibili, di viaggiare nello spazio istantaneamente, di cogliere significati e correlazioni prima nascosti negli oggetti e negli eventi dell’Universo, nonché di agire su tali oggetti ed eventi in una moltitudine di nuovi modi «metafisici».
    L’età dell’Acquario è l’era astrologica che segue quella attuale dei Pesci, in base al ciclo astronomico della precessione degli equinozi, che dura in tutto circa 25.800 anni. Poiché i dodici segni zodiacali, da un punto di vista astrologico, sono di eguale estensione, ogni era durerebbe un dodicesimo di 25.800 anni, cioè 2150 anni. Secondo calcoli di volta in volta diversi, ma grossolanamente sovrapponibili, l’era dei Pesci sarebbe iniziata intorno all’anno 1, data tradizionale (ma errata!) della nascita di Gesù Cristo.
    Sull’esatta venuta dell’era dell’Acquario esistono però pareri discordanti. A seconda dei diversi autori, essa è o appena iniziata (anni Sessanta del secolo scorso), o di imminente avvio (2012: ti pareva se non lo tiravano in ballo pure loro!), o inizierà intorno al 2140-2150, oppure nel 3573. Non ci resta che aspettare che si mettano tutti d’accordo!

Millenium Bug

Una «fine del mondo» scientificamente più credibile fu predetta per il 2000, prendendo il nome di «Millenium Bug» (ovvero, «Baco del Millennio»). In poche parole, si tratterebbe di un potenziale difetto informatico che avrebbe dovuto manifestarsi al cambio di data dalla mezzanotte del 31 dicembre 1999 al 1º gennaio 2000 nei sistemi di elaborazione dati, sia dei personal computer che dei grandi elaboratori. Il rischio derivava dalla possibilità che fossero ancora in uso rappresentazioni sintetiche della data, con le sole ultime due cifre per indicare l’anno, come si usava agli inizi dell’informatica, quando la memoria dei computer era scarsa e costosa. In queste condizioni, un sistema avrebbe frainteso «2000» con «1900», con conseguenze difficili da immaginare (pensiamo al caos finanziario).
    Già nella metà degli anni Ottanta la comunità internazionale iniziò ad interessarsi al problema. Temendo conseguenze catastrofiche per l’economia, quali ad esempio il blocco delle centrali elettriche o nucleari, degli istituti bancari o delle reti di telecomunicazione, vi furono ingenti investimenti volti alla rimozione delle cause del «baco». In Italia, il Capodanno passò indolore; negli Stati Uniti vi furono scene di panico, folle in preda all’isteria comprarono batterie, generatori, generi alimentari. Scattò la mezzanotte e… non accadde assolutamente nulla. Secondo alcuni, il rischio era stato largamente sopravvalutato. La fine del mondo, ancora una volta, non avvenne.

2012

E arriviamo, finalmente, al 2012! Tutti ne parlano, anche se ben pochi sembrano sapere esattamente di che cosa si tratta. Facciamo un po’ di chiarezza.
    Il 20 dicembre 2012 si concluderà il ciclo del «Lungo Computo» del calendario Maya. Il giorno successivo a tale data, ci sarà il solstizio d’inverno e il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni; contemporaneamente, l’attività solare avrà un picco e ci aspettano tempeste solari in grado di paralizzare la nostra società. Il Polo Nord e il Polo Sud magnetico si invertiranno. Lo stesso giorno, il pianeta Nibiru, la cui orbita è aldilà di Plutone, si scontrerà con la Terra. Il vulcano di Yellowstone negli Stati Uniti erutterà nuovamente, con effetti catastrofici. Come se non bastasse, alcuni scienziati russi hanno scoperto che il Sistema Solare è entrato in una nube spaziale che sta stimolando e destabilizzando il Sole e le atmosfere dei pianeti. Ce n’è per tutti i gusti. Ma andiamo con calma, cercando di capire se c’è qualcosa di vero in queste voci.
    Cominciamo dal calendario Maya, il più sfruttato. Gli antichi Maya avevano sviluppato un’approfondita conoscenza della matematica (avevano il concetto dello «zero») e dell’astronomia; misuravano il tempo utilizzando un sistema di tre calendari. I giorni erano organizzati attraverso un calendario religioso rituale della durata di 260 giorni (chiamato Tzolk’in), suddiviso in periodi temporali di 13 giorni e utilizzato prevalentemente a scopo divinatorio, e un calendario solare di 365 giorni (Haab’), suddiviso in diciotto periodi di 20 giorni ciascuno. I Maya non misuravano gli anni, tuttavia le date di questi due calendari erano combinate tra loro per dare luogo a cicli di 18.980 giorni per un totale di 52 cicli diversi ricorrenti. Un ulteriore calendario, il cosiddetto Lungo Computo, calcolava, invece, il tempo trascorso dalla data della creazione del mondo secondo la mitologia maya (11 agosto del 3114 avanti Cristo); questo calendario era progressivo e suddivideva il tempo in cicli non ricorrenti (b’ak’tun) della durata di 144.000 giorni, suddivisi a loro volta in quattro ulteriori sottocicli. Il 20 dicembre 2012 terminerà il 13º b’ak’tun a cui farà seguito, il giorno successivo, il 14º b’ak’tun.
    Secondo il Popol Vuh, uno dei principali documenti storici sul corpus mitologico dei Maya, il Lungo Computo attuale è solo il quarto in ordine di tempo poiché gli dèi avrebbero distrutto le tre precedenti creazioni ritenendole fallimentari. Risultano tuttavia diverse altre tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che fa ritenere che i Maya non pensassero a questo giorno come all’ultimo.
    Come fa notare Victor W. Von Hagen nel suo libro Il Mondo Maya (edito da Newton nel 1977), i Maya avevano una vera ossessione per il tempo. L’intero loro territorio, con le sue centinaia di città di pietra può essere classificato come un enorme monumento in stretta relazione con il tempo. Sulle mura che cingevano i campi per il gioco della palla, sui templi, sugli architravi, sui pannelli scolpiti e addirittura sulle conchiglie, sulla giada – usata in grande abbondanza – i Maya per un periodo che abbraccia circa 1000 anni, incisero le relative date non appena arrivavano alla conclusione dell’opera, o le incisero per celebrare qualche avvenimento del passato.
    Fin qui siamo d’accordo. Poi, però, lo studioso appena citato si lascia prendere la mano parlando del codice di Dresda (detto codex Dresdensis), uno dei tre codici Maya sopravvissuti alla furia della conquista spagnola. Esso risale probabilmente all’XI o al XII secolo e ricopia quasi sicuramente un originale del periodo classico. Fu scoperto a Vienna nel 1739, e in seguito venne acquistato dalla biblioteca di Sassonia, a Dresda. Nell’ultima pagina del codice di Dresda, si vede – dopo la fatidica data del 20 dicembre 2012 – l’acqua che distrugge il mondo, fuoriuscendo dai vulcani, dal Sole e dalla Luna. Quindi, Von Hagen ritiene che i Maya avessero profetizzato l’innalzamento degli oceani dovuto all’effetto serra, la caduta di un meteorite, eruzioni spaventose e chissà cos’altro ancora; ritengo più probabile che abbiano voluto raffigurare in modo immaginifico un evento passato del quale desideravano conservare memoria, come ad esempio il diluvio universale (effettivamente presente nelle loro tradizioni religiose). Comunque, è perlomeno strano che un popolo tanto evoluto non abbia potuto profetizzare anche la propria estinzione (a parte il fatto che l’acqua non fuoriesce né dai vulcani, né dal Sole, men che meno dalla Luna).
    Io ho una spiegazione più semplice, magari anche meno coinvolgente ma di certo più attendibile, sul perché i Maya fossero così attenti allo scorrere del tempo: essendo una civiltà principalmente agricola, erano convinti che il tempo fosse ciclico, in accordo con il periodico avvicendarsi delle stagioni; i calendari servivano loro essenzialmente per calcolare i periodi della semina e della mietitura, un po’ come Stonehenge in Inghilterra e numerosi monumenti megalitici qui in Italia.
    La credenza in catastrofi nel giorno 21 dicembre 2012 o in vicinanza ad esso, è una previsione considerata sbagliata dai principali studiosi degli antichi Maya. Secondo Sandra Noble della Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. a Crystal River in Florida, «rendere il 21 dicembre 2012 come un Giorno del Giudizio o un momento di cambiamento cosmico è una completa invenzione e una possibilità per molte persone di fare profitto». La fine di un ciclo del calendario era infatti vista dal popolo Maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per festeggiare l’ingresso nella nuova era.
    Lasciamo i Maya ai loro festeggiamenti e andiamo avanti: tra le cause della fine del mondo, il giorno seguente al termine del Lungo Computo, ci sarà il solstizio d’inverno e il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni. Questo, però, non provocherà nessun periodo di tempeste solari devastanti. Il solstizio d’inverno di per sé non è pericoloso: avviene tutti gli anni, quando l’asse terrestre si trova maggiormente inclinato rispetto al Sole. Quanto ad allineamenti astronomici, se ne osservano in continuazione: il 24 aprile 2002, per esempio, ben cinque pianeti (Giove, Saturno, Marte, Venere e Mercurio) si erano allineati in pochi gradi. Si tratta di un fenomeno astronomico molto comune, spesso spettacolare e sufficientemente studiato per affermare che è del tutto innocuo.
    Quanto alle tempeste solari, nel 2012, è vero, l’attività solare avrà un picco. Ma questo è normale, perché l’attività solare segue un ciclo undecennale e l’ultimo picco è stato intorno al 2000. In situazioni normali e anche nei periodi di massima attività, le particelle emesse dal Sole possono danneggiare i satelliti, provocare blackout ad alte latitudini, mettere in crisi la strumentazione degli aerei di linea, causare spettacolari aurore polari. Ma per l’uomo nulla di pericoloso: ci salva il campo magnetico che protegge la Terra.
    Però, incalza qualcuno, quando il calendario Maya finirà la Terra, inspiegabilmente, si fermerà per 72 ore, per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici. La Terra rimarrebbe così provvisoriamente sprovvista dello «scudo» magnetico che la protegge dalla radiazione cosmica e solare.
    Macché. «Le inversioni impiegano qualche migliaio di anni per compiersi. E quando ciò avviene, la Terra non rimane affatto scoperta. Semplicemente, le linee magnetiche di forza vicine alla superficie della Terra si intrecciano e si fanno più complicate» spiega Gary Glatzmaier, docente di Scienze della Terra all’Università della California di Santa Cruz. «Un polo magnetico Sud potrebbe comparire in Africa, per esempio, o un polo Nord a Tahiti. Strano, è vero. Ma il campo magnetico è sempre presente e non smette mai di proteggerci dalle radiazioni cosmiche e dalle tempeste solari. Ce ne sono state diverse nel corso della storia della Terra. E la vita non si è mai estinta». Per la precisione, le inversioni sono state circa 400; l’ultima inversione dei poli si è avuta 780.000 anni fa (quando esisteva già l’uomo) e non si sa quando si avrà la prossima: di certo, comunque, non avverrà in una notte, ma richiederà millenni.
    Arriviamo al pianeta Nibiru, o pianeta X, o Decimo pianeta. Secondo le tesi disfattiste, il fantomatico pianeta orbiterebbe ai margini del nostro Sistema Solare e nel 2012 la sua orbita si avvicinerebbe pericolosamente a Terra e Sole. Nel primo caso, l’impatto farebbe scomparire ogni forma di vita. Nel caso, più fortunato, che Nibiru passi attraverso la corona solare, la sua attrazione gravitazionale indurrà una colossale emissione di particelle verso la Terra: una tempesta solare perfetta, in grado di superare il campo magnetico terrestre. In una parola: catastrofe! Peccato che il pianeta avrebbe impattato la Terra già il 15 maggio 2003. Nessuno si è accorto di nulla; anche perché nessun pianeta è stato avvistato dai laboratori della Nasa incaricati di controllare i cosiddetti Neo, cioè gli oggetti vicini alla Terra potenzialmente pericolosi.
    Proseguiamo: nel 2012 il supervulcano di Yellowstone, una vastissima caldera su cui sorge il famoso parco americano, erutterà nuovamente. Lo fa ogni 600-700.000 anni e i geologi che lo tengono sotto controllo non prevedono nulla di catastrofico nei prossimi dieci anni.
    Concludiamo con una delle profezie sul 2012 meno note. Viene riportata in uno dei testi più articolati che cerca di dare un fondamento scientifico alle voci della fine del mondo: 2012, Apocalisse di Lawrence E. Joseph. Secondo Joseph, alcuni geofisici russi guidati da Alexey Dmitriev pensano che l’intero Sistema Solare sia entrato in una nube energetica che sta contemporaneamente alimentando e destabilizzando il Sole. La Terra potrebbe entrare nella nube tra il 2010 e il 2020. Peccato che queste conclusioni non siano state pubblicate su nessuna pubblicazione scientifica. Le ipotesi catastrofistiche di Dmitriev, l’interpretazione dei dati che dà, non convincono la comunità scientifica.
    In definitiva, tutte queste ipotesi sulla prossima fine del mondo, gli scenari che molti pseudo scienziati propongono sono soltanto colossali bufale. Nessuna delle teorie di catastrofe intorno al 2012 ha il minimo fondamento. Molti ne rimangono però affascinati perché rispondono a domande antiche: come è nata la vita, quando finirà, siamo soli nell’Universo, c’è un modo per salvarsi, ci sono dei predestinati?
    Gente senza scrupoli approfitta della credulità popolare per speculare e guadagnarci sopra: siti internet, trasmissioni televisive, libri. «Come accade sempre con queste profezie, quando la data si avvicina, gli allarmi si attenuano: la fine del mondo si riduce a “sconvolgenti novità”» spiega Lorenzo Montali, esperto di leggende metropolitane. Come è successo per il pianeta X, così avverrà anche per queste bufale: verranno accantonate, riproposte dopo qualche anno, rielaborate in modi nuovi. Per rispondere a domande antiche.
    Se comunque siete ancora convinti che la fine del mondo il 21 dicembre 2012 ci sarà, vi faccio una proposta: quella di donare, un paio di giorni prima, tutti i vostri averi a qualche associazione benefica. Tanto non vi serviranno più! E almeno i poveri e i bisognosi avranno una ragione in più per festeggiare il Natale!
 
Una curiosità...

Per l’ebraismo, l’anno 2000 dell’Era Volgare cristiana corrisponderebbe all’anno 5760 dalla creazione di Adamo. Il nostro anno 2240 corrisponderebbe quindi all’anno 6000, anno in cui dovrebbe cominciare un gigantesco sabato della durata di 1000 anni, da trascorrere in compagnia del Messia inviato da Dio. Che sia questa, alla fin fine, la fatidica data della fine del mondo? Ai posteri l’ardua sentenza!
(novembre 2010)