Storia
delle fini del mondo
Dall’antichità
ai giorni nostri, molte persone hanno cercato di descrivere il come e
il quando della fine del mondo; finora, nessuno
c’è
riuscito, per alcune buone ragioni
di Simone
Valtorta
Il
21 dicembre del 2012, pare, ci sarà la fine del mondo:
dev’essere vero, tanto ne sembrano sicuri i soliti
«profeti
di sventura» – una razza incredibilmente longeva e
mai a
rischio di estinzione. Non è però la prima volta
che ne
parlano e, temo, non sarà nemmeno l’ultima.
Intendiamoci: sia che si ritenga
originato dal Big
Bang o creato o ordinato da una o più divinità,
l’Universo ha avuto un inizio e presumibilmente
avrà una
fine. L’uomo non è che un minuscolo essere su un
minuscolo
pianeta illuminato da una piccola stella in un punto periferico di una
piccola galassia, ha avuto anch’esso un inizio ed
è logico
aspettarsi che debba avere una fine. Su questo concordano i
più
seri studi scientifici e pressoché tutte (o quasi tutte) le
religioni; questo ci ha insegnato la Storia.
Ma sui tempi e sui modi nessuno potrebbe
dir
nulla… anche se troppi ne parlano. Facciamo quindi una
carrellata su alcune delle più curiose e strampalate teorie
che
hanno tentato di fissare tempi e modi della fine del mondo, per
focalizzarci poi sul tanto discusso e temuto 2012.
Mille
e non più mille
La più famosa data della fine del mondo è stata,
naturalmente, quella del 31 dicembre 999, ovvero «mille anni
dopo
la nascita di Cristo» (in realtà, il calcolo sulla
data
della nascita di Gesù aveva avuto un errore di 6 o 7 anni: i
mille anni sarebbero «scaduti» nel 993). Ma da dove
si
è ricavata quest’idea?
Nella Bibbia,
come fa notare Filippa Castronovo in un ben documentato articolo,
troviamo un uso abbondante dei numeri con significato aritmetico o
simbolico. Importanti sono ad esempio i numeri 1, 3, 4, 7, 12, 40, 1000
che hanno valore simbolico. In particolare, il numero 1000 ricorre un
centinaio di volte e ha dato adito alle più diverse
interpretazioni. Consideriamole una per una.
Il Salmista, considerando
l’eternità di
Dio, così si esprime: «Ai Tuoi occhi, mille anni
sono come
il giorno di ieri che è passato, come una veglia nella
notte». Il numero 1000 esprime il tempo di Dio, la Sua
eternità.
Il Re Davide ricorda che
l’Alleanza conclusa
con Dio è una «parola data per mille
generazioni» (Primo
Libro delle Cronache,
16, 25). Il numero 1000 indica il popolo nella sua completezza e la sua
durata illimitata, per la fedeltà di Dio,
all’Alleanza.
«Sansone uccise mille Filistei
con la mascella dell’asino» (Giudici, 15, 16):
il numero 1000 esprime forza e capacità eccezionali.
«Davanti al Signore un giorno
è come mille anni e mille anni sono come un giorno
solo» (Seconda
Lettera di Pietro,
3, 8): il tempo di Dio non corrisponde al nostro tempo; ha una sua
propria pienezza e qualità che trascende la nostra umana
comprensione.
Ma la citazione più difficile
da interpretare, e quella che a noi qui interessa, è Apocalisse,
20, 2-6. In questo testo la duplice ricorrenza di 1000:
«regnarono con Cristo per mille anni», e
«regneranno
con Lui per mille anni» è stata compresa in senso
cronologico-storico e in senso simbolico. Nel primo caso
(interpretazione letterale) si tratta del movimento millenarista
secondo cui l’Angelo incatena Satana per 1000 anni: Cristo e
i
Suoi Santi avrebbero avuto quindi un regno terreno per tutto questo
tempo. Dopo questo periodo sarebbe stato inaugurato il regno di Dio
definitivamente, con la risurrezione dei morti, il Giudizio Universale
e la fine del mondo. Quest’interpretazione, però,
è
frutto di una lettura ingenua dell’Apocalisse,
e rivela sia una scarsa capacità d’interpretare il
linguaggio simbolico di questo libro, sia
un’incapacità di
leggere la Bibbia
nel suo insieme.
L’interpretazione simbolica
comprende i 1000
anni come il tempo della Chiesa, che si pone tra la prima venuta di
Gesù e la fine del mondo. Durante questo tempo il credente,
già fin d’ora, partecipa della vittoria di Cristo:
il
messaggio esprime la certezza che l’azione negativa di Satana
è limitata (in questo senso 1000 anni!) ed è
certamente
destinata all’insuccesso. Il numero 1000 è,
quindi, una
cifra di speranza e indica la presenza efficace di Dio e di Cristo
nella nostra storia. Purtroppo, molte persone vissute sullo scorcio tra
il primo ed il secondo millennio dell’Era Volgare erano
(teologicamente) semi-analfabete ed incapaci di interpretare
correttamente quei passi biblici: da qui l’idea che allo
scoccare
dell’anno 1000 vi sarebbe stata la fine del mondo. Recenti
studi
precisano che solo un Europeo su dieci dava credito a questa teoria
«millenarista», ma ritengo che se ne possa spiegare
la
ragione col fatto che la maggior parte della gente non sapeva
né
leggere né scrivere, ed era di fatto esclusa dalla
«circolazione» della cultura.
Del resto, erano state proposte anche
date anteriori
all’anno 1000: Bernardo di Turingia, per esempio, aveva
fissato
la fine del mondo per il 992.
Catastrofi
inesistenti
A voler convincere gli uomini dell’imminente fine
dell’umanità non furono solo astrologi, maghi e
cabalisti
(fra i quali il celebre Nostradamus), ma anche astronomi, medici,
matematici ed altre personalità dalle quali ci si
aspetterebbe
un più deciso approccio scientifico. A volte, erano degli
eventi
atmosferici a «suggerire» l’idea che la
fine del
mondo fosse vicina: nel Medioevo, le cronache parlano di
«draghi
che volano nel cielo», probabilmente ci si riferiva ad aurore
boreali. Nel 1938, un’aurora boreale fu scambiata per un
avvertimento dell’imminente fine del mondo; due mesi dopo,
Hitler
invadeva la Cecoslovacchia.
Tra le predizioni più curiose
(citarle tutte
sarebbe impossibile), il matematico tedesco Michael Stifel
calcolò la fine del mondo per le ore 8 del 18 ottobre 1533;
quando, passata questa data, ci si accorse che non era successo niente,
Stifel venne aggredito da un gruppo di suoi concittadini.
Sempre per il 1533,
l’anabattista Melchiorre
Hoffmann predisse che un enorme incendio avrebbe distrutto la Terra, ma
che la città di Strasburgo si sarebbe salvata. Naturalmente,
non
accadde nulla.
Più prolifico fu
l’astrologo Pierre
Turrel, che previde la fine del mondo per il 1537, il 1544, il 1801 e
il 1814. Avesse azzeccato una data!
Invece, il quacchero Solomon Eccles
disse che
l’Apocalisse si sarebbe scatenata nel 1665, e ci
andò
vicino, almeno in senso lato: l’anno seguente Londra venne
devastata da un enorme incendio che arse dal 2 al 5 settembre
–
furono distrutte 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle,
44 «Company Hall», la Royal Exchange, la dogana, la
Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre
prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul
Fleet, e tre porte della città; restarono senzatetto 100.000
persone, un sesto della popolazione della città
dell’epoca, e a migliaia persero la vita nelle fiamme. Per
loro,
quella fu veramente l’Apocalisse!
Facciamo un altro salto, e troviamo la
fine del
mondo prevista per il 1736 da William Whiston (1667-1752), prete e
matematico inglese. Annunciò che
«l’inizio della
fine» avrebbe avuto luogo il 13 ottobre di
quell’anno con
l’inondazione di Londra. Centinaia di persone si accalcarono
sulle colline di Hampstead Heath e Islington Fields nel tentativo di
evitare la prevista alluvione, che ovviamente non avvenne.
Al fanatico religioso William Bell
andò
peggio: non essendosi avverata la sua predizione per la fine del mondo
il 5 aprile 1761, egli venne rinchiuso in un manicomio. Avrebbero
dovuto rinchiuderci, magari, anche quelli che gli prestarono fede.
E adesso godiamoci qualcuna delle
predizioni più esilaranti e fantasiose.
Joanna Southcott, leader di una setta
religiosa
inglese, annunciò che il 19 ottobre 1814 ella avrebbe dato
alla
luce «Shiloh», il secondo Messia, e che in
quell’attimo il mondo sarebbe finito. Morì 10
giorni dopo
la mancata profezia.
William Miller stabilì la
fine del mondo per
il 3 aprile 1843. Quando l’Apocalisse non si
presentò, la
nuova data fu fissata per il 7 luglio 1843, e poi per il 22 ottobre
1844. Un Americano su ottantacinque cadde preda dell’isteria
provocata dagli annunci di Miller.
Per i Testimoni di Geova, fondati da
Russell proprio
per salvare un briciolo d’umanità
dall’ecatombe, la
fine del mondo sarebbe arrivata nel 1914, nel 1925, nel 1941/1942, nel
1975 e in altre date di minore importanza. Quando
l’Apocalisse
non arriva, la data viene semplicemente posticipata di qualche anno;
suppongo che, prima o poi, ci azzeccheranno.
Il sismologo e meteorologo italiano
Alberto Porta,
residente a San Francisco, previde che il 17 dicembre 1919 la
congiunzione di sei pianeti avrebbe provocato una corrente magnetica
che avrebbe trafitto il Sole, provocando un’immane esplosione
che
avrebbe distrutto la Terra. Il terrore si diffuse e si registrarono
scene di suicidi in varie parti del mondo.
Il reverendo Charles Long di Pasadena
annunciò nel 1943 che il 21 settembre 1945 la Terra si
sarebbe
vaporizzata e l’umanità si sarebbe trasformata in
ectoplasma! I suoi seguaci smisero di mangiare, bere e dormire una
settimana prima della presunta catastrofe.
Il 18 maggio 1954 comparvero delle crepe
sul
Colosseo. Secondo un antico adagio, Roma e il mondo sarebbero stati al
sicuro «finché il Colosseo fosse rimasto in
piedi».
Viste le crepe sul monumento, qualcuno calcolò che il mondo
sarebbe finito il 24 maggio e migliaia di pellegrini si riversarono in
Piazza San Pietro per chiedere al Papa l’assoluzione dai
peccati
(sarebbe interessante sapere quanti di questi avevano
l’abitudine
di confessarsi anche prima di attendere l’Apocalisse).
Nella seconda metà degli anni
Cinquanta, un
sedicente «santone» annunciò che il tal
giorno di
luglio, alla tal ora, ci sarebbe stata la fine del mondo, e che gli
unici sopravvissuti sarebbero stati quelli che si fossero rifugiati con
lui sull’Everest: a loro sarebbe toccato il compito di
ripopolare
la Terra. La notizia ebbe risonanza planetaria e molti ci crederono.
L’unica cosa che si può dire è che, in
Italia, fu
una splendida giornata di sole.
Il pediatra Elio Bianco
affermò che il mondo
sarebbe finito il 14 luglio 1960, distrutto da un’arma
segreta
americana. Per questo, con l’aiuto di quarantacinque
aiutanti,
aveva costruito un’arca da quindici stanze direttamente sul
Monte
Bianco.
Leland Jensen e Charles Gaines, leaders
di una
piccola setta religiosa, annunciarono che la Terza Guerra Mondiale
sarebbe scoppiata il 29 aprile 1980. I loro calcoli si basavano sul
libro dell’Apocalisse
e
sulle dimensioni della Grande Piramide d’Egitto. La data fu
poi
posticipata al 7 maggio e i fedeli attesero la fine nei bunker che si
erano costruiti appositamente.
Secondo il reverendo Lee Jang Lim, della
Chiesa
Missionaria di Tami, nella Corea del Sud, Cristo avrebbe chiamato a
raccolta 144.000 fedeli alla mezzanotte del 28 ottobre 1992 per
salvarli dall’Apocalisse. Oltre 100.000 persone si lasciarono
coinvolgere dall’isteria e si precipitarono in circa duecento
chiese fondamentaliste. In molti lasciarono lavoro e famiglie e
donarono tutti i loro beni al reverendo Lim. Un mese prima della data
prevista, Lim fu arrestato per aver investito i quattro milioni di
dollari raccolti con le donazioni dei fedeli: tra l’altro,
aveva
acquistato fondi di investimento per 230.000 dollari che sarebbero
maturati nel 1995!
Hon-Ming Chen, un Taiwanese di
quarantadue anni,
trasferì il suo gruppo di fedeli, noto come «La
Chiesa
della Salvezza di Cristo» o «Fondazione Disco
Volante Dio
salva la Terra» (sembra il nome di un dentifricio!), a
Garland,
nel Texas, perché «Garland» suonava come
«Godland», cioè «terra di
Dio». Da qui
annunciò che Dio si sarebbe incarnato nel suo corpo il 31
marzo
1998 e si sarebbe in seguito moltiplicato 100.000 volte, per poter
stringere la mano a più persone possibile. Chen
affermò
anche che il 25 marzo Dio avrebbe annunciato dal canale 18 il Suo
ritorno. Tutto questo sarebbe successo perché
nell’agosto
del 1999 sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra Asia, Africa ed
Europa; solo un gruppo di prescelti sarebbe stato salvato da un disco
volante inviato da Dio. Quando i giorni passarono, Dio non comparve in
TV né si incarnò in Chen. Il profeta si
scusò e
disse candidamente: «Preferirei che d’ora in poi
nessuno
credesse più in quello che dirò»
(questa è
l’unica frase sensata in tutta la vicenda).
È interessante notare che il Vangelo,
a cui spesso questi pseudo profeti si richiamano, dichiara:
«Quanto a quel giorno e a quell’ora,
però, nessuno
lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il
Padre» (Vangelo
secondo Matteo, 24, 36). E: «Molti verranno
sotto il Mio nome dicendo: “Il tempo è
prossimo”; non seguiteli» (Vangelo secondo Luca,
21, 8). Sono parole di Gesù e, se non sapeva neppure Lui la
data
della fine del mondo, non credo la possa sapere un semplice uomo.
New
Age
Non sempre l’Apocalisse è vista come la
distruzione della
Terra o l’estinzione dell’umanità: a
volte viene
intesa come una serie di cambiamenti drastici di tipo sociologico,
ecologico, economico, politico e religioso, che potrebbero indurre la
gran parte della popolazione a dichiarare il passaggio ad una nuova era
di consapevolezza. Così la vedono, per esempio, gli adepti
del
New Age (letteralmente: «Nuova Età»), un
vasto
movimento culturale che comprende stili di vita, filosofie, terapie
caratterizzati da un approccio individuale all’esplorazione
della
spiritualità sorti nel tardo XX secolo. I new ager
attendono l’avvento di un «mondo nuovo» o
di una
«nuova era», spesso indicata astrologicamente come
età dell’Acquario: il nostro pianeta e
l’umanità nel suo insieme – sostengono
– si
trovano alle soglie di un progresso spirituale che
consentirà
l’accesso a nuove dimensioni dell’esistenza; si
avranno
nuove abilità come la possibilità di vedere cose
ora
invisibili, di viaggiare nello spazio istantaneamente, di cogliere
significati e correlazioni prima nascosti negli oggetti e negli eventi
dell’Universo, nonché di agire su tali oggetti ed
eventi
in una moltitudine di nuovi modi «metafisici».
L’età
dell’Acquario è
l’era astrologica che segue quella attuale dei Pesci, in base
al
ciclo astronomico della precessione degli equinozi, che dura in tutto
circa 25.800 anni. Poiché i dodici segni zodiacali, da un
punto
di vista astrologico, sono di eguale estensione, ogni era durerebbe un
dodicesimo di 25.800 anni, cioè 2150 anni. Secondo calcoli
di
volta in volta diversi, ma grossolanamente sovrapponibili,
l’era
dei Pesci sarebbe iniziata intorno all’anno 1, data
tradizionale
(ma errata!) della nascita di Gesù Cristo.
Sull’esatta venuta
dell’era
dell’Acquario esistono però pareri discordanti. A
seconda
dei diversi autori, essa è o appena iniziata (anni Sessanta
del
secolo scorso), o di imminente avvio (2012: ti pareva se non lo
tiravano in ballo pure loro!), o inizierà intorno al
2140-2150,
oppure nel 3573. Non ci resta che aspettare che si mettano tutti
d’accordo!
Millenium
Bug
Una «fine del mondo» scientificamente
più credibile
fu predetta per il 2000, prendendo il nome di «Millenium
Bug» (ovvero, «Baco del Millennio»). In
poche parole,
si tratterebbe di un potenziale difetto informatico che avrebbe dovuto
manifestarsi al cambio di data dalla mezzanotte del 31 dicembre 1999 al
1º gennaio 2000 nei sistemi di elaborazione dati, sia dei
personal
computer che dei grandi elaboratori. Il rischio derivava dalla
possibilità che fossero ancora in uso rappresentazioni
sintetiche della data, con le sole ultime due cifre per indicare
l’anno, come si usava agli inizi dell’informatica,
quando
la memoria dei computer era scarsa e costosa. In queste condizioni, un
sistema avrebbe frainteso «2000» con
«1900»,
con conseguenze difficili da immaginare (pensiamo al caos finanziario).
Già nella metà
degli anni Ottanta la
comunità internazionale iniziò ad interessarsi al
problema. Temendo conseguenze catastrofiche per l’economia,
quali
ad esempio il blocco delle centrali elettriche o nucleari, degli
istituti bancari o delle reti di telecomunicazione, vi furono ingenti
investimenti volti alla rimozione delle cause del
«baco».
In Italia, il Capodanno passò indolore; negli Stati Uniti vi
furono scene di panico, folle in preda all’isteria comprarono
batterie, generatori, generi alimentari. Scattò la
mezzanotte
e… non accadde assolutamente nulla. Secondo alcuni, il
rischio
era stato largamente sopravvalutato. La fine del mondo, ancora una
volta, non avvenne.
2012
E arriviamo, finalmente, al 2012! Tutti ne parlano, anche se ben pochi
sembrano sapere esattamente di che cosa si tratta. Facciamo un
po’ di chiarezza.
Il 20 dicembre 2012 si
concluderà il ciclo
del «Lungo Computo» del calendario Maya. Il giorno
successivo a tale data, ci sarà il solstizio
d’inverno e
il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il
centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni;
contemporaneamente, l’attività solare
avrà un picco
e ci aspettano tempeste solari in grado di paralizzare la nostra
società. Il Polo Nord e il Polo Sud magnetico si
invertiranno.
Lo stesso giorno, il pianeta Nibiru, la cui orbita è
aldilà di Plutone, si scontrerà con la Terra. Il
vulcano
di Yellowstone negli Stati Uniti erutterà nuovamente, con
effetti catastrofici. Come se non bastasse, alcuni scienziati russi
hanno scoperto che il Sistema Solare è entrato in una nube
spaziale che sta stimolando e destabilizzando il Sole e le atmosfere
dei pianeti. Ce n’è per tutti i gusti. Ma andiamo
con
calma, cercando di capire se c’è qualcosa di vero
in
queste voci.
Cominciamo dal calendario Maya, il
più
sfruttato. Gli antichi Maya avevano sviluppato
un’approfondita
conoscenza della matematica (avevano il concetto dello
«zero») e dell’astronomia; misuravano il
tempo
utilizzando un sistema di tre calendari. I giorni erano organizzati
attraverso un calendario religioso rituale della durata di 260 giorni
(chiamato Tzolk’in),
suddiviso in periodi temporali di 13 giorni e utilizzato
prevalentemente a scopo divinatorio, e un calendario solare di 365
giorni (Haab’),
suddiviso in diciotto periodi di 20 giorni ciascuno. I Maya non
misuravano gli anni, tuttavia le date di questi due calendari erano
combinate tra loro per dare luogo a cicli di 18.980 giorni per un
totale di 52 cicli diversi ricorrenti. Un ulteriore calendario, il
cosiddetto Lungo Computo, calcolava, invece, il tempo trascorso dalla
data della creazione del mondo secondo la mitologia maya (11 agosto del
3114 avanti Cristo); questo calendario era progressivo e suddivideva il
tempo in cicli non ricorrenti (b’ak’tun)
della durata di 144.000 giorni, suddivisi a loro volta in quattro
ulteriori sottocicli. Il 20 dicembre 2012 terminerà il
13º b’ak’tun
a cui farà seguito, il giorno successivo, il 14º b’ak’tun.
Secondo il Popol Vuh,
uno dei principali documenti storici sul corpus mitologico dei Maya, il
Lungo Computo attuale è solo il quarto in ordine di tempo
poiché gli dèi avrebbero distrutto le tre
precedenti
creazioni ritenendole fallimentari. Risultano tuttavia diverse altre
tavolette che riportano date anche molto successive al 2012, cosa che
fa ritenere che i Maya non pensassero a questo giorno come
all’ultimo.
Come fa notare Victor W. Von Hagen nel
suo libro Il Mondo Maya
(edito da Newton nel 1977), i Maya avevano una vera ossessione per il
tempo. L’intero loro territorio, con le sue centinaia di
città di pietra può essere classificato come un
enorme
monumento in stretta relazione con il tempo. Sulle mura che cingevano i
campi per il gioco della palla, sui templi, sugli architravi, sui
pannelli scolpiti e addirittura sulle conchiglie, sulla giada
–
usata in grande abbondanza – i Maya per un periodo che
abbraccia
circa 1000 anni, incisero le relative date non appena arrivavano alla
conclusione dell’opera, o le incisero per celebrare qualche
avvenimento del passato.
Fin qui siamo d’accordo. Poi,
però, lo
studioso appena citato si lascia prendere la mano parlando del codice
di Dresda (detto codex Dresdensis), uno dei tre codici Maya
sopravvissuti alla furia della conquista spagnola. Esso risale
probabilmente all’XI o al XII secolo e ricopia quasi
sicuramente
un originale del periodo classico. Fu scoperto a Vienna nel 1739, e in
seguito venne acquistato dalla biblioteca di Sassonia, a Dresda.
Nell’ultima pagina del codice di Dresda, si vede –
dopo la
fatidica data del 20 dicembre 2012 – l’acqua che
distrugge
il mondo, fuoriuscendo dai vulcani, dal Sole e dalla Luna. Quindi, Von
Hagen ritiene che i Maya avessero profetizzato l’innalzamento
degli oceani dovuto all’effetto serra, la caduta di un
meteorite,
eruzioni spaventose e chissà cos’altro ancora;
ritengo
più probabile che abbiano voluto raffigurare in modo
immaginifico un evento passato del quale desideravano conservare
memoria, come ad esempio il diluvio universale (effettivamente presente
nelle loro tradizioni religiose). Comunque, è perlomeno
strano
che un popolo tanto evoluto non abbia potuto profetizzare anche la
propria estinzione (a parte il fatto che l’acqua non
fuoriesce
né dai vulcani, né dal Sole, men che meno dalla
Luna).
Io ho una spiegazione più
semplice, magari
anche meno coinvolgente ma di certo più attendibile, sul
perché i Maya fossero così attenti allo scorrere
del
tempo: essendo una civiltà principalmente agricola, erano
convinti che il tempo fosse ciclico, in accordo con il periodico
avvicendarsi delle stagioni; i calendari servivano loro essenzialmente
per calcolare i periodi della semina e della mietitura, un
po’
come Stonehenge in Inghilterra e numerosi monumenti megalitici qui in
Italia.
La credenza in catastrofi nel giorno 21
dicembre
2012 o in vicinanza ad esso, è una previsione considerata
sbagliata dai principali studiosi degli antichi Maya. Secondo Sandra
Noble della Foundation
for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc.
a Crystal River in Florida, «rendere il 21 dicembre 2012 come
un
Giorno del Giudizio o un momento di cambiamento cosmico è
una
completa invenzione e una possibilità per molte persone di
fare
profitto». La fine di un ciclo del calendario era infatti
vista
dal popolo Maya semplicemente come occasione di grandi celebrazioni per
festeggiare l’ingresso nella nuova era.
Lasciamo i Maya ai loro festeggiamenti e
andiamo
avanti: tra le cause della fine del mondo, il giorno seguente al
termine del Lungo Computo, ci sarà il solstizio
d’inverno
e il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il
centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni.
Questo, però, non provocherà nessun periodo di
tempeste
solari devastanti. Il solstizio d’inverno di per
sé non
è pericoloso: avviene tutti gli anni, quando
l’asse
terrestre si trova maggiormente inclinato rispetto al Sole. Quanto ad
allineamenti astronomici, se ne osservano in continuazione: il 24
aprile 2002, per esempio, ben cinque pianeti (Giove, Saturno, Marte,
Venere e Mercurio) si erano allineati in pochi gradi. Si tratta di un
fenomeno astronomico molto comune, spesso spettacolare e
sufficientemente studiato per affermare che è del tutto
innocuo.
Quanto alle tempeste solari, nel 2012,
è
vero, l’attività solare avrà un picco.
Ma questo
è normale, perché l’attività
solare segue un
ciclo undecennale e l’ultimo picco è stato intorno
al
2000. In situazioni normali e anche nei periodi di massima
attività, le particelle emesse dal Sole possono danneggiare
i
satelliti, provocare blackout
ad alte latitudini, mettere in crisi la strumentazione degli aerei di
linea, causare spettacolari aurore polari. Ma per l’uomo
nulla di
pericoloso: ci salva il campo magnetico che protegge la Terra.
Però, incalza qualcuno,
quando il calendario
Maya finirà la Terra, inspiegabilmente, si
fermerà per 72
ore, per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente
inversione dei poli magnetici. La Terra rimarrebbe così
provvisoriamente sprovvista dello «scudo» magnetico
che la
protegge dalla radiazione cosmica e solare.
Macché. «Le
inversioni impiegano
qualche migliaio di anni per compiersi. E quando ciò
avviene, la
Terra non rimane affatto scoperta. Semplicemente, le linee magnetiche
di forza vicine alla superficie della Terra si intrecciano e si fanno
più complicate» spiega Gary Glatzmaier, docente di
Scienze
della Terra all’Università della California di
Santa Cruz.
«Un polo magnetico Sud potrebbe comparire in Africa, per
esempio,
o un polo Nord a Tahiti. Strano, è vero. Ma il campo
magnetico
è sempre presente e non smette mai di proteggerci dalle
radiazioni cosmiche e dalle tempeste solari. Ce ne sono state diverse
nel corso della storia della Terra. E la vita non si è mai
estinta». Per la precisione, le inversioni sono state circa
400;
l’ultima inversione dei poli si è avuta 780.000
anni fa
(quando esisteva già l’uomo) e non si sa quando si
avrà la prossima: di certo, comunque, non avverrà
in una
notte, ma richiederà millenni.
Arriviamo al pianeta Nibiru, o pianeta
X, o Decimo
pianeta. Secondo le tesi disfattiste, il fantomatico pianeta
orbiterebbe ai margini del nostro Sistema Solare e nel 2012 la sua
orbita si avvicinerebbe pericolosamente a Terra e Sole. Nel primo caso,
l’impatto farebbe scomparire ogni forma di vita. Nel caso,
più fortunato, che Nibiru passi attraverso la corona solare,
la
sua attrazione gravitazionale indurrà una colossale
emissione di
particelle verso la Terra: una tempesta solare perfetta, in grado di
superare il campo magnetico terrestre. In una parola: catastrofe!
Peccato che il pianeta avrebbe impattato la Terra già il 15
maggio 2003. Nessuno si è accorto di nulla; anche
perché
nessun pianeta è stato avvistato dai laboratori della Nasa
incaricati di controllare i cosiddetti Neo, cioè gli oggetti
vicini alla Terra potenzialmente pericolosi.
Proseguiamo: nel 2012 il supervulcano di
Yellowstone, una vastissima caldera su cui sorge il famoso parco
americano, erutterà nuovamente. Lo fa ogni 600-700.000 anni
e i
geologi che lo tengono sotto controllo non prevedono nulla di
catastrofico nei prossimi dieci anni.
Concludiamo con una delle profezie sul
2012 meno
note. Viene riportata in uno dei testi più articolati che
cerca
di dare un fondamento scientifico alle voci della fine del mondo: 2012, Apocalisse
di Lawrence E. Joseph. Secondo Joseph, alcuni geofisici russi guidati
da Alexey Dmitriev pensano che l’intero Sistema Solare sia
entrato in una nube energetica che sta contemporaneamente alimentando e
destabilizzando il Sole. La Terra potrebbe entrare nella nube tra il
2010 e il 2020. Peccato che queste conclusioni non siano state
pubblicate su nessuna pubblicazione scientifica. Le ipotesi
catastrofistiche di Dmitriev, l’interpretazione dei dati che
dà, non convincono la comunità scientifica.
In definitiva, tutte queste ipotesi
sulla prossima
fine del mondo, gli scenari che molti pseudo scienziati propongono sono
soltanto colossali bufale. Nessuna delle teorie di catastrofe intorno
al 2012 ha il minimo fondamento. Molti ne rimangono però
affascinati perché rispondono a domande antiche: come
è
nata la vita, quando finirà, siamo soli
nell’Universo,
c’è un modo per salvarsi, ci sono dei predestinati?
Gente senza scrupoli approfitta della
credulità popolare per speculare e guadagnarci sopra: siti
internet, trasmissioni televisive, libri. «Come accade sempre
con
queste profezie, quando la data si avvicina, gli allarmi si attenuano:
la fine del mondo si riduce a “sconvolgenti
novità”» spiega Lorenzo Montali, esperto
di leggende
metropolitane. Come è successo per il pianeta X,
così
avverrà anche per queste bufale: verranno accantonate,
riproposte dopo qualche anno, rielaborate in modi nuovi. Per rispondere
a domande antiche.
Se comunque siete ancora convinti che la
fine del
mondo il 21 dicembre 2012 ci sarà, vi faccio una proposta:
quella di donare, un paio di giorni prima, tutti i vostri averi a
qualche associazione benefica. Tanto non vi serviranno più!
E
almeno i poveri e i bisognosi avranno una ragione in più per
festeggiare il Natale!
Una
curiosità...
Per l’ebraismo, l’anno 2000 dell’Era
Volgare
cristiana corrisponderebbe all’anno 5760 dalla creazione di
Adamo. Il nostro anno 2240 corrisponderebbe quindi all’anno
6000,
anno in cui dovrebbe cominciare un gigantesco sabato della durata di
1000 anni, da trascorrere in compagnia del Messia inviato da Dio. Che
sia questa, alla fin fine, la fatidica data della fine del mondo? Ai
posteri l’ardua sentenza!
(novembre 2010)