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Il Priorato di Sion

Invenzioni, assurdità, falsi storici stanno alla base di uno dei più fortunati «miti» dei giorni nostri

 

di  Ercolina Milanesi

 

 
Una delle organizzazioni segrete più sopravvalutate dei nostri giorni è il Priorato di Sion, fantomatica setta segreta che risalirebbe ai tempi di Goffredo di Buglione, e quindi alla prima, vittoriosa Crociata in Terrasanta.
    Nei piani del fondatore della setta, Pierre Plantard, che nel maggio del 1956 ne registrò l’atto costitutivo, essa avrebbe dovuto rivitalizzare le sorti della Cavalleria, attraverso un rilancio degli usi più nobili della stessa e allo stesso tempo rilanciare l’idea della monarchia.
    Per dimostrare che la setta aveva origini lontanissime, risalenti, come già detto, a Goffredo di Buglione e nell’intento di dare quindi nobili natali al neonato Priorato, Plantard produsse una serie di documenti, fra i quali una fantomatica lista di Re che mostravano come lo stesso ordine, attraverso i Merovingi, fosse arrivato ai giorni nostri, legittimando quindi una linea di sangue reale. Per avvalorare le sue tesi, Plantard costruì due pergamene, che disse di aver avuto per vie traverse da discendenti di Berenger Saunière, l’abate che fu al centro del misterioso caso del tesoro di Rennes-le-Château.
    Due parole su questo caso. Nel 1885 era divenuto parroco del villaggio don Berenger Saunière (1852-1917), un personaggio a dir poco inquietante, con strani interessi esoterici che contribuirà, in modo determinante, ai misteri di Rennes-le-Château, un piccolo paese ai piedi dei Pirenei Francesi nella regione della Linguadoca. La chiesa era fatiscente, aveva bisogno di riparazioni. Saunière, allora, chiese dei contributi. La marchesa di Chambord gli offrì 3.000 franchi, il municipio 1.400 franchi. Poté, così, cominciare i lavori di restauro che riserveranno non poche sorprese.
    Quando iniziarono i lavori di restauro del pavimento, gli operai raccontarono che, in una cavità, avevano recuperato un recipiente, esattamente un paiolo, all’interno del quale avevano notato dei pezzi d’oro che luccicavano. Saunière disse che si trattava di alcune medaglie raffiguranti la Madonna di Lourdes, senza alcun valore. Eppure nello stesso anno regalò all’abate Grassaud, curato d’Amélie les Bains, un calice in argento dorato, che ancora oggi si può ammirare in tutta la sua bellezza. Il calice regalato a Grassaud era stato trovato nella chiesa durante il restauro. Sullo stesso vi è inciso: «ECCE PANIS ANGELORUM FACTUS CIBUS VIATORUM». Alla base troviamo i simboli dei quattro Evangelisti e più sopra Gesù, San Giuseppe ed un’altra immagine non meglio identificata. Qualcuno si chiede: si tratta di una Santa? È certo che la figura è quella di una donna. Nel 1891 chiese ed ottenne dal comune di utilizzare un terreno di fronte la chiesa, dove fece realizzare una grotta nella quale costruì un Calvario. Saunière vi fece incidere la seguente iscrizione: «Chistus A.O.M.P.S. Defendit».
    Egli faceva forse parte del Priorato di Sion e se ha usato solo delle lettere, è perché nessuno doveva sapere, solo lui e pochi altri? I lavori, all’interno della chiesa, continuavano alacremente. L’altare era costituito da una lastra di marmo che poggiava su delle colonne. La lastra venne tolta ed in una colonna visigota venne rinvenuta una boccetta, all’interno della quale furono scoperti alcuni manoscritti con il sigillo della Regina Blanche de Castille. Era stato il campanaro Captier a fare la scoperta che avvisò subito Saunière il quale sostenne che si trattava di reliquie. Sulla colonna fu eretta una statua della Madonna di Lourdes. Su questa colonna Saunière fece incidere «PENITENCE-PENITENCE» e «MISSION 1891».
    Saunière, il giorno dopo il rinvenimento dei manoscritti, fece sollevare da due operai, Rousset e Babon, davanti all’altare una lastra di pietra, la fece rivoltare e si accorse che la stessa era composta da due pannelli scolpiti, su uno vi è un personaggio a cavallo che suona un corno, sull’altro un cavallo sul quale vi sono due cavalieri. Un chiaro riferimento ai Cavalieri Templari. Era la lapide che aveva fatto posare l’abate Antoine Bigou nel 1791. Sotto la lapide una tomba o l’ingresso della tomba della famiglia d’Hautpoul? Forse Saunière trovò in questa cripta la vera tomba della marchesa. Probabilmente fu questo che gli fece capire che nella tomba, che si trovava nel cimitero, non si trovavano i resti della marchesa, ma qualcos’altro. Questa lastra era stata posata da Bigou e trovata poi da Saunière; però nel libro Le pietre incise della Linguadoca di Eugene Stublein, pubblicato nel 1884, era già stata descritta, come si evince dalla lettera inviata all’archeologo Fatin dalla Lingue de la Librairie ancienne. Nello stesso libro veniva indicata anche la lapide della marchesa d’Hautpoul-Blanchefort.
    Sono state fatte molte ipotesi. Secondo alcuni avrebbe trovato il tesoro dei Templari, secondo altri quello dei Visigoti, ed ancora quello dei Catari, o, come sostiene Corbu, il tesoro della Corona Francese. C’è, perfino, chi sostiene che avesse trovato il Graal o l’Arca dell’Alleanza; certi sostengono che avesse trovato un luogo di culto segreto, considerato che, nelle decorazioni della chiesa, vi sono molti simboli rosacruciani. Si è parlato pure che Saunière avrebbe scoperto un segreto di tale gravità da far tremare le fondamenta del mondo cristiano e che avrebbe ricattato Roma. Un’ennesima ipotesi vuole che trovò il tesoro del Tempio di Salomone, trafugato dai Romani nel 70 dopo Cristo, e riconquistato dai barbari quando saccheggiarono Roma, passato ai Visigoti, successivamente ai Templari e, forse, a Bertrand de Blanchefort, sesto Gran Maestro dei Cavalieri Templari.
    Ma torniamo alle due pergamene di Plantard che, unite ad un manoscritto inventato di sana pianta, dovevano essere nelle intenzioni le prove della discendenza reale; a ciò il fantasioso Plantard aggiunse una lista di Gran Maestri del Priorato, che partiva da Goffredo e arrivava ai giorni nostri, e che annoverava, fra essi, nomi del calibro di Leonardo Da Vinci, Botticelli, Newton. Per dare maggiore credibilità al racconto, contattò un esoterista, Gerard De Sede, a cui raccontò la storia.
    Il quale, a sua volta, contattò tre scrittori, Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln, rivelando i presunti natali nobili del Priorato, e aggiungendo altri particolari alla storia. I tre, che visionarono il manoscritto e le pergamene, si convinsero della bontà delle affermazioni di De Sede, e si recarono a Rennes-le-Château per investigare. Il risultato delle loro ricerche venne condensato in un programma televisivo di successo, trasmesso dalla BBC e in un libro, Holy Blood, Holy Grail, nel quale rivelavano quello che avevano appreso durante le loro ricerche. Una verità, a loro dire, assolutamente sconvolgente, nascosta dal Priorato per gli effetti devastanti che avrebbe avuto sulla Cristianità: Gesù non era morto sulla Croce, ma era fuggito con la sua compagna, Maria Maddalena, che aspettava una bimba; era arrivato in Francia dove la Maddalena aveva partorito la bambina, che avrebbe originato la dinastia stessa dei Merovingi, la stirpe di sangue, ovvero il Sang Real, il mitico Santo Graal. Assieme a questa conclusione, i tre scrittori giunsero alla scoperta che il fine ultimo del Priorato era riportare sul trono di Francia i legittimi discendenti del Cristo, oltre che proteggerli come aveva fatto nel corso dei secoli.
    A onor del vero qualche piccolo riscontro storico c’era, mescolato a elementi e a una robusta dose di fantasia; Maria Maddalena potrebbe essere davvero sbarcata in Francia, qualche anno dopo la Crocifissione, tant’è vero che, a parte le leggende locali, c’è qualche traccia negli annali storici di una sua predicazione in terra francese.
    Per il resto tutta la storia imbastita da Plantard, uomo dal passato oscuro, ruota attorno al curato di Rennes-le-Château, Saunière, a cui attribuisce la scoperta delle famose pergamene. Che però sono un falso clamoroso, come confesserà il loro autore, Philippe de Cherisey, smontando definitivamente tutto il castello teorico dei tre scrittori. Oltre alla teoria della sopravvivenza di Gesù alla Croce, i tre, nel loro libro, citano gli scopi del Priorato:
    1)    la fondazione di un nuovo Sacro Romano Impero, portatore di pace e prosperità in un nuovo ordine mondiale;
    2)    la restaurazione della monarchia basata sulla linea di sangue;
    3)    la sostituzione della religione cristiana, di fatto screditata, in favore di una religione di stampo massonico.
    Obiettivi, a quanto si vede, assolutamente velleitari, tanto più inficiati dal fatto che si basavano su falsi storici. Gli storici e gli studiosi misero subito alla berlina le sensazionali rivelazioni dei tre, smontando senza problemi la teoria con dati di fatto storici incontestabili. Del presunto Priorato di Sion fondato da Goffredo di Buglione non c’è nessuna traccia; l’unica fondazione di Goffredo era quella religiosa dell’Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion, che ovviamente non aveva nulla a che vedere con il Priorato.
    Berenger Saunière non trovò alcuna pergamena che riconduceva a presunti misteri occultati dalla Chiesa in merito alla morte di Gesù; il curato, che indubbiamente mise le mani su qualche documento risalente al Medioevo, probabilmente si arricchì con la vendita dei reperti ritrovati, oltre che con un poco nobile traffico di Messe di suffragio. Plantard, l’autore dei falsi documenti e ispiratore delle false pergamene, nel 1993 venne processato in merito alla fabbricazione delle prove false, e confessò di essersi inventato tutto; morì nel 2000, lontano da clamori e soprattutto sbeffeggiato dagli studiosi e dagli storici. Sulla vicenda sarebbe calato il silenzio se non ci fosse stato uno scrittore, Dan Brown, che ha scritto un fortunato libro, Il Codice Da Vinci, nel quale, mescolando con abilità l’impianto canonico del thriller a presunte verità storiche riscoperte, riesce a instillare nel lettore il dubbio su quello che realmente accadde sul monte Calvario.
    Brown sostiene che il fantomatico e inesistente Priorato di Sion, fondato da Goffredo di Buglione, ha per secoli vegliato sulla discendenza di Gesù, provvedendo a occultare le prove in attesa dei tempi giusti. A questo gioco non è estraneo nemmeno il grande Leonardo, maestro del Priorato, che nel Cenacolo avrebbe lasciato vari indizi sulle verità storiche. Verità assolutamente risibili, non documentate e spesso inventate di sana pianta. Come il Priorato di Sion.
(settembre 2012)