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La
mitologia e il mondo degli antichi
una letteratura che
attraverso un linguaggio simbolico, ci parla del modo di vedere l’universo
delle antiche civiltà
Il mondo della mitologia non rappresenta solo il prodotto della fantasia dei popoli antichi, ma costituisce una rappresentazione unitaria e significativa della realtà in cui essi vivono. Attraverso i racconti mitologici siamo in grado di comprendere il pensiero delle civiltà antiche, il loro modo di intendere la società, le loro paure, le loro esigenze. Molti temi sono ricorrenti, la lotta fra gli esseri superiori e civilizzati contro le forze selvagge, il caos primordiale, l’esigenza di un ordine naturale e umano stabile che governi il mondo, le sciagure che possono derivare dal mancato rispetto degli dei e della loro volontà. Le vicende degli dei si mischiano con quelle degli esseri umani, e ciò costituisce qualcosa di profondamente diverso rispetto alla religione giudaica, caratterizzata invece dalla separazione e dalla lontananza del Dio dall’uomo. Il Dio giudaico è un dio severo e “geloso”, ha un nome che non può essere adoperato dai mortali, e, come ben documentato nell’Antico Testamento, il semplice contatto umano, anche accidentale, con qualcosa di sacro rappresenta un sacrilegio.
E’ difficile comprendere la mitologia senza capire il mondo in cui viveva l’uomo. L’uomo dell’antichità viveva in relazione con la natura e la sua vita risultava molto più dipendente dalla stessa. Gli uomini vedevano la potenza di certi fenomeni naturali e ritenevano che tali potenze avessero come gli esseri umani un’anima. Le diverse mitologie sembrano indicarci, al di là delle numerose varianti, che nulla è casuale nella vita e nell’universo, e che un ordine e una gerarchia debba governare il mondo. L’alterazione dell’ordine comporta un cataclisma, il ritorno al caos primordiale, la fine dell’umanità. Diversamente dalla nostra società che ha fatto del cambiamento e dell’evoluzione il suo fondamento, nell’antichità mantenere o ristabilire l’ordine sembrava la preoccupazione principale, l’alternarsi delle stagioni, dei cicli naturali, era qualcosa di fondamentale, la garanzia di vita e benessere per l’umanità.
Gli dei pagani incarnazione dei principi che regolano il mondo, litigano e amoreggiano, sono soggetti a passioni e rimorsi, ma soprattutto riflettono un mondo ancora molto legato alla natura, e che sente l’esigenza di un equilibrio fra gli elementi naturali che non può essere alterato. Nella mitologia, in quella più tarda particolarmente, sono presenti alcuni interrogativi sulla natura dell’essere umano, su alcune questioni morali, e sulla importanza di non essere sopraffatti dalle passioni che portano alla distruzione dell’essere umano. Problemi tipici di un mondo più evoluto che intorno al 500 a.C. darà vita alle nuove religioni incentrate sulle questioni morali: Buddha in India, Zoroastro in Persia, Confucio in Cina, alcuni grandi profeti in Israele.
Quasi tutti i miti sull’origine del mondo
insistono sull’idea di un caos primordiale, che a volte si esplica nella
mancanza di sedi per ciascuno degli dei, e di una mancata assegnazione dei nomi
delle cose che in un certo senso dovevano contribuire ad un universo ordinato.
Secondo il testo indiano del Rig-Veda:
“Allora
non c’era il non essere, non c’era l’essere, non c’era l’atmosfera, né il cielo
al di sopra. Che cosa si muoveva? Dove? Sotto la protezione di chi? Che cos’era
l’acqua del mare inscandagliabile, profonda? Allora non c’era la morte, né
l’immortalità; non c’era il contrassegno della notte e del giorno. Senza
produrre vento respirava per propria forza quell’Uno; oltre di lui non c’era
nient’altro”. Abbastanza simile è anche la descrizione fatta dal testo
egizio il rovesciamento di Apopis: ”Il
Signore del Tutto, dopo essere giunto all’esistenza, dice: «Sono io che giunsi all’esistenza come
Kephri (cioè come colui che diviene)… Io fui legato ad essi [gli
elementi della natura] nell’abisso
acquoreo, dove mi trovavo in uno stato d’inerzia. Non trovavo un posto dove
stare…». Il poema
babilonese Enuma Elis afferma che
alle origini le acque di ogni tipo erano mescolate fra loro, gli dei non
avevano né una dimora né un nome. Perfino il più evoluto testo ebraico della Genesi afferma che: “La terra era una massa informe e
vuota, e le tenebre erano sulla superficie dell’abisso, e lo spirito di Dio
aleggiava sulla superficie delle acque”. Il dio provvede nel corso
della creazione a separare la luce dalle tenebre e ogni cosa, e a dare vita
quindi ad un universo ordinato.
La
Teogonia di Esiodo e i racconti mesopotamici ci raccontano di uno strano
comportamento tenuto dal maggiore degli dei, che distrugge le sue creature.
Questi racconti ci danno il senso di un’entità primordiale che teme il
cambiamento e ritiene di essere detronizzato dalle sue stesse creature, e vuole
in un certo senso impedire la vita stessa. Questo comportamento così innaturale
viene però vinto e la vita riprende il suo normale corso. Al termine del
racconto il poeta greco racconta che il padre degli dei provvede al buon
andamento del mondo.
Gli
stessi racconti ci parlano di un grande scontro all’origine della creazione.
Crono colpisce il padre Urano mentre si appresta ad un amplesso con Gea e lo
mutila del membro. Dal sangue e dal membro stesso vennero generati diversi dei.
Analogamente nel mito mesopotamico il potente Marduk, figlio del saggio Ea,
sconfigge la dea Tiamat, e dal suo corpo smembrato crea l’universo.
L’elemento acqua sembra avere molta importanza nella origine
dell’universo, essa compare nei tre miti citati, e anche Omero pone come
divinità più antiche il dio Oceano, che con le sue acque circondava l’intera
Terra, e la dea dell’acqua Teti. Il grande filosofo e scienziato Talete, riteneva l'acqua la sostanza originaria di tutti gli
esseri.
Un altro tema fondamentale della
mitologia è lo scontro fra gli esseri celesti (o a volte gli esseri
civilizzati) e le forze selvagge. Tale
tema si nota con una certa chiarezza nella gigantomachia e nella titanomachia,
come anche nella prima parte dell’epopea di Gilgamesh. Nel poema di Esiodo si
assiste allo scontro fra il drago Tifeo e il padre celeste degli dei, Zeus. In
un’altra opera attribuita a Omero, Apollo combatte un altro mostro, Pitone,
nato dal fango del Diluvio.
Gli eroi della mitologia greca non
combattono per capriccio o per un loro fine personale, ma per la liberazione
della società. Perseo uccide la mostruosa Medusa utilizzando lo scudo lucido
come uno specchio donatogli da Atena. Perseo come molti degli eroi non adopera
la forza, ma l’intelligenza. Anche Bellorofonte uccide la Chimera usando
l’ingegno, e secondo una versione introduce nelle fauci infuocate della bestia
un pezzo di piombo che con il calore si scioglie e la soffoca. In entrambi i
casi sembra che le forze selvagge si autodistruggano. Anche Teseo e Giasone non
si affidano alla forza bruta, il primo uccide il terribile Minotauro mezzo uomo
e mezzo toro e riesce ad uscire dal labirinto attraverso un filo, che in un
certo senso rappresenta l’uso della ragione per sfuggire alla confusione delle
emozioni, il secondo fa uso di un unguento per proteggersi dal fuoco di due
feroci tori e lancia dei sassi che creano scompiglio fra dei guerrieri bruti e
bellicosi che vogliono sopraffarlo. Nella lotta fra Ulisse e i Ciclopi, l’eroe
non si fa prendere dall’ira ma con freddezza e razionalità affronta il
selvaggio Polifemo.
Anche i culti mediorientali riportano dei
miti simili. Secondo un racconto ittita, un dio sconfitto dal dio Anu cerca di
distruggere il cielo e con esso tutti gli dei, attraverso un amorfo mostro di
pietra che cresce a dismisura e rischia con le sue dimensioni di sfondare la
volta celeste. Interessante è la descrizione fatta dalla dea Ishtar: “Questa
creatura ha più muscoli che cervello, e perciò non può essere imbattibile. Non
siamo forse andati [per apprendere la saggezza] a scuola da Ea?” Dopo
diversi tentativi il dio afferra il coltello magico che separò alle origini il
cielo dalla terra, per tagliare le gambe del mostro che sprofonda negli abissi
marini. Un altro racconto ittita parla della lotta fra il dio dei Venti e il
drago degli Abissi, anch’esso impersonificazione della forza bruta che minacia
gli dei celesti. Infine un racconto cananeo parla della lotta di Baal, dio
dell’aria e delle piogge, contro Yam, il drago dio dei fiumi. Una volta
eliminato il rivale, Baal si preoccuperà di creare la sua dimora e di dare un
ordine al mondo, secondo il racconto: “Qando Baal abiterà sulla Terra potrà
rendersi conto dello stato delle cose e distribuire più avvedutamente i suoi
doni. Nulla sarà lasciato in balia del capriccio e della fantasia; d’ora
innanzi, quando egli manderà le sue piogge, esse cadranno nella debita stagione
e le nevi cadranno al momento giusto”.