La politica di Lenin e del suo successore era rivolta a creare
uno stato rigidamente totalitario attraverso l’uso di un nuovo strumento, le
persecuzioni di massa
Dopo la rivoluzione d’ottobre,
che potrebbe essere considerata anche come un normale colpo di stato militare,
dal momento che l’attacco alla sede del governo venne compiuto da reparti
militari, non si ebbero reazioni eccessive. Uno dei primi atti del nuovo
governo fu la chiusura dell’Assemblea Costituente, il nuovo parlamento dove i
comunisti erano in minoranza, e la repressione dello sciopero dei funzionari
dello stato che temevano per la politica antidemocratica dei bolscevichi. Nelle
grandi città non c’erano comunque gravi disordini, e i maggiori ostacoli al
nuovo governo provenivano dai cosacchi che richiedevano la autonomia
amministrativa e dalla cosiddetta legione cecoslovacca, formata da ex
prigionieri che intendevano combattere a favore dell’Intesa.
Il governo rivoluzionario intanto già dalle
prime settimane della sua costituzione emanava numerosi e importanti
provvedimenti in tutti i settori della vita pubblica. Le banche vennero
nazionalizzate, mentre le industrie passarono per un breve periodo sotto il
potere dei soviet operai, prima del definitivo passaggio sotto la gestione
statale. Il potere dei soviet nelle aziende portò al disordine e al totale
blocco della produzione, tuttavia risultò utile al governo per eliminare la
classe dirigenziale che ovviamente non vedeva volentieri l’avvento al potere di
un governo estremista. Tale categoria, come tutta la classe borghese, venne
colpita da un provvedimento ancora più duro, il blocco di tutti i depositi
bancari, la soppressione dei diritti civili e l’eliminazione dell’accesso alla
distribuzione dei viveri. Altri provedimenti riguardarono la Chiesa, il mondo
della cultura e la scuola, sottoposte a pesanti restrizioni, mentre vennero
imposte delle nuove istituzioni per eliminare qualsiasi forma di opposizione
politica e sindacale nel paese. Tali istituzioni erano la censura, i tribunali
rivoluzionari, e la Ceka, la polizia segreta incaricata di perseguire gli
elementi ritenuti ostili al governo. Tali provvedimenti non rimasero senza
conseguenze, un gran numero di anarchici vennero sottoposti ad arresto ed in
parte giustiziati. Il governo Lenin intanto risultava attivo anche nel campo
della politica estera, venne deciso di riconoscere l’indipendenza dei paesi che
si erano distaccati dall’ex impero zarista, che tuttavia nei mesi successivi
vennero attaccati e costretti a essere assorbiti nella Unione Sovietica, nello
stesso periodo vennero aperte delle trattative con la Germania, che si
conclusero con l’armistizio nonostante le dure imposizioni del governo di
Berlino.
L’iniziativa comunque più importante,
considerando che la Russia era un paese agricolo, furono i decreti sulla terra.
I contadini ottennero la distribuzione gratuita delle terre, alla quale seguì
tuttavia un nuovo provvedimento che prevedeva la consegna obbligatoria del
grano e degli altri prodotti agricoli alle autorità. Tale iniziativa contribuì
alla fine del periodo di relativa calma che si era creato nel paese. Nel maggio
iniziarono le proteste operaie a causa della mancanza di viveri, e nel luglio
quelle dei contadini che furono colpite da un crescendo di repressione. Nella
seconda metà del 1918, anche come ritorsione di alcuni attentati organizzati
dai socialrivoluzionari, si ebbe una intensificazione dell’opera di repressione
con la fucilazione 10-15.000 oppositori. Interessante notare che Lenin
incoraggiò tali misure anche contro categorie diverse da quelle degli avversari
politici, e nell’agosto del 1918 scrisse che occorreva “applicare immediatamente il terrore di massa, e giustiziare e sterminare a centinaia prostitute, soldati
ubriachi, ex funzionari, etc”.
Verso la fine di quell’anno si ebbe una nuova
minaccia al governo bolscevico, rappresentata dalle cosiddette armate bianche
che nel sud e nell’est del paese minacciavano il governo centrale. La guerra fu
combattuta da entrambe le parti in maniera estremamente feroce, ma anche quando
i controrivoluzionari furono eliminati, l’opera di repressione continuò con una
nuova normativa del lavoro, la cosiddetta militarizzazione del lavoro,
l’istituzione del lavoro obbligatorio, e la repressione delle insurrezioni
contadine. Nella sola provincia di Tambov si ebbero nel 1920 15.000 fucilazioni
e 100.000 contadini deportati, al termine della guerra civile nel 1921 si
contavano circa 200.000 fucilazioni, quasi 500.000 cosacchi deportati, e decine
di migliaia di internati nei campi di concentramento, oltre ai numerosi morti
in combattimento. Sul terribile scenario della Russia si abbatte nel ’21-’22
una carestia prodotta anche dalle dure misure imposte sull’agricoltura che ebbe
conseguenze disastrose e provocò la morte di cinque milioni di russi. Tale
evento pose definitivamente fine agli scontri e consentì al governo comunista
di affermarsi nel paese, ma le vicende di quegli anni ebbero conseguenze
notevoli sulla vita politica del paese.
Con la morte di Lenin, la fine delle rivolte
contadine, e l’ingresso dell’Unione Sovietica nel consesso mondiale, la
politica repressiva non venne meno. Dopo il periodo della NEP, nel 1928 venne
emanato il primo piano quinquennale con il quale venne deciso un programma
gigantesco di investimenti nell’industria pesante e la collettivizzazione
forzata delle campagne. La collettivizzazione significava in pratica la
reintroduzione di qualcosa di simile alla servitù della gleba, un sistema nel quale
i contadini potevano disporre solo del necessario per la sopravvivenza, senza
la possibilità di allontanarsi dal luogo di lavoro. A seguito di tale politica
i contadini che disponevano di alcuni beni (i cosiddetti kulak) o che venivano
considerati indisciplinati subirono la deportazione in massa in zone remote e
semi aride del paese dove molti trovarono la morte a causa delle terribili
condizioni di vita. Questo provvedimento interessò otto-nove milioni di
persone. La distruzione dell’organizzazione tradizionale del lavoro, e la
macellazione del bestiame fatta dai contadini costretti a consegnare tutti i
loro beni alle aziende di stato, portarono al crollo della produzione agricola.
Due anni dopo si ebbe una nuova terribile carestia, i cui effetti furono
accentuati deliberatamente dal governo che sottrassse ai contadini ucraini
qualsiasi disponibilità di cibo e impedì attraverso posti di blocco che questi
raggiungessero le città dove si avevano approvvigionamenti alimentari. Si
calcola che tale tragedia provocò la morte per inedia di circa cinque milioni
di persone.
Negli anni immediatamente precedenti
all’industrializzazione forzata si era avuta la dura lotta per la successione
al potere, che vide l’apparato di
partito legato a Stalin impegnato nella lotta contro la sinistra intransigente
del partito (Trotzky), e successivamente la destra (Bucharin) che difendeva
alcuni diritti dei lavoratori agricoli. Nel 1936-38 si ebbe la Grande Purga.
una gigantesca operazione di epurazione all’interno del partito e dell’amministrazione
dello stato, finalizzata alla eliminazione degli elementi indisciplinati o per
altre ragioni ritenuti ostili al governo. Alcuni milioni di persone vennero
inviate nei campi di concentramento o alla immediata fucilazione e sepolti nelle
fosse comuni. Il numero di condannati risultava particolarmente elevato perché
in genere colleghi di lavoro e perfino familiari di un inquisito venivano
ritenuti colpevoli. I quadri dirigenti furono colpiti con maggiore durezza, dei
1966 congressisti del XVII congresso del Pcus (1934), 1108 finirono agli
arresti, e alla stessa sorte andarono incontro 110 dei 139 membri del Comitato
Centrale. Sul paese calò un’atmosfera di terrore, la delazione divenne un
ordinario sistema di controllo sulla società, mentre venne introdotto nel
paese il passaporto interno per gli
spostamenti dei cittadini, e si affermava il culto della personalità
nonché un’arte e una cultura
strettamente finalizzate alla esaltazione del socialismo. Contemporaneamente a
tali iniziative la normativa del lavoro divenne ancora più severa, i ritardi
sul lavoro vennero puniti come reati, e i turni di lavoro furono portati a
dieci dodici ore giornaliere.
Negli anni successivi e in quelli
della seconda guerra mondiale furono colpiti gli appartenenti alle minoranze
etniche che subirono la deportazione in massa, gli stranieri, compresi i
comunisti fuggiti dagli altri paesi, e nel dopoguerra vennero colpiti anche i
soldati russi ex prigionieri dei tedeschi considerati inaffidabili. Poco dopo
iniziò una campagna antisemita che non ebbe maggiori conseguenze solo a causa
della morte nel ’53 del dittatore russo.
Anche alla luce dei nuovi dati forniti dagli
archivi sovietici si calcola in 19-20 milioni le persone internate, una buona
parte delle quali trovarono la morte a causa delle condizioni terribili dei
lager, alle quali bisogna aggiungere i milioni di persone che trovarono la
morte a causa delle carestie o che subirono l’immediata fucilazione. Il
socialismo reale realizzò nel periodo staliniano un gran numero di opere
pubbliche colossali, molte delle quali tuttavia di dubbia utilità ovvero utili
al potenziamento dello stato e del suo apparato militare, al termine di quel
periodo le condizioni di vita della popolazione non aveva visto dei
miglioramenti, la situazione degli alloggi e dell’alimentazione in particolare
rimaneva a livelli estremamente bassi, solo i settori economici ritenuti
strategici risultarono potenziati.