L’Occidente e la tratta degli schiavi africana
Per una corretta comprensione sul fenomeno dello schiavismo africano

È ormai diffusa una certa corrente di pensiero che vede nell’Occidente la principale fonte delle ingiustizie subite nel mondo. Tra le colpe più grave attribuite a quest’ultimo vi è la tratta degli schiavi africana. Indubbiamente, il traffico di esseri umani attuato dagli Europei fu costernato da innumerevoli episodi di crudeltà e barbarie, e rappresenta una delle pagine più tristi della storia dell’umanità. Non deve quindi sorprendere che nel corso degli anni siano state pronunciate scuse da parte di esponenti del cosiddetto mondo occidentale, come quelle recentemente fatte da Papa Leone XIV.[1]

Tuttavia, considerare la tratta esclusivamente come una colpa dell’«Occidente bianco cristiano» sarebbe storicamente inesatto per diverse ragioni. In primo luogo, non si può scordare che la tratta atlantica non avrebbe potuto avere luogo senza il contributo degli stessi Africani: è stato stimato che solo il 2% degli schiavi venne rapito dai negrieri provenienti dall’Europa per essere deportato nelle Americhe, il restante venne invece venduto agli Europei dalle stesse popolazioni africane. Non bisogna infatti pensare che all’epoca vi fosse un’identità africana condivisa: l’Africa – come il continente europeo – era abitata da Stati e popoli in continua guerra tra loro, ed era considerato lecito anche in quelle zone imprigionare e vendere gente facente parte di gruppi considerati diversi e nemici.[2]

In secondo luogo, non bisogna dimenticare che in confronto ad altre tratte schiaviste quella atlantica – essendo avvenuta in un lasso di tempo più breve – coinvolse un numero inferiore (comunque terrificante) di persone schiavizzate: si stima che mentre la tratta degli Europei causò circa 11 milioni di deportati, la tratta orientale (comprendente la via del Mar Rosso, la Costa Swahili e la Trans-shariana) coinvolse circa 17 milioni di schiavi nel periodo che va dal 650 al 1920 dopo Cristo.[3]

Un elemento poco considerato è che la costituzione dell’Impero Arabo nel VII secolo comportò un aumento considerevole del traffico di schiavi neri: essendo infatti divenuto impossibile procurarsi schiavi all’interno dell’Impero (la schiavitù nel mondo musulmano era prevista solo per i figli degli schiavi e per i prigionieri di guerra), l’unica maniera per reperire una grande quantità di manodopera servile era cercarla lungo terre lontane, anche attraverso trattati con altri Stati.[4] Sebbene in questo mercato schiavistico finirono anche persone provenienti dall’Europa e dall’Asia Centrale, la gran parte provenne dall’Africa Nera. In conseguenza di ciò, venne a crearsi lo stereotipo negativo verso i neri visti come esseri da assoggettare, tanto che per giustificare il loro asservimento si giunse a formulare varie teorie, tra cui quella che li vedeva come i discendenti di Cam, il figlio di Noè maledetto dallo stesso padre. Alibi questo che verrà ripreso anche da teologi cristiani per giustificare la tratta europea.[5]

Nonostante la condizione terribile della schiavitù, occorre ricordare che essa era accettata praticamente in tutte le civiltà antiche, e solamente intorno alla metà del Settecento alcuni uomini europei e americani cominciarono a contestarne l’istituzione. In quell’epoca si svilupparono infatti tre correnti che per diverse ragioni assunsero una posizione critica verso l’asservimento di esseri umani. Tra queste vi furono: i Cristiani radicali che consideravano la schiavitù un grave peccato contro Dio; alcuni pensatori illuministi che sostenevano che fosse in contrasto con i diritti naturali dell’Uomo; e una teoria capitalista che la condannava invece perché la considerava economicamente inefficiente.[6] Grazie all’influsso di questi pensieri, il movimento abolizionista riuscì a propagarsi, e a decretare – seppur lentamente e tra molte resistenze – la messa fuori legge della schiavitù.

In definitiva, la storia della tratta degli schiavi è un avvenimento, oltreché doloroso, molto complesso. Per comprenderlo appieno non ci si può quindi limitare allo studio delle «colpe occidentali», ma occorre studiare anche le altre realtà che hanno consentito a questo fenomeno di nascere e svilupparsi.


Note

1 Nei confronti della schiavitù, la Chiesa Cattolica assunse una posizione ambigua: pur giudicandola moralmente ingiusta, fornì tuttavia spesso argomenti per tollerarla e legittimarla. Solo verso il XIX secolo, quando il movimento abolizionista era ormai ampiamente diffuso, la tratta dei neri venne condannata ufficialmente dai Pontefici.

2 Confronta Olivier Pétré-Grenouilleau, La tratta degli schiavi. Saggio di storia globale, Il Mulino, Bologna 2006, pagine 74-76.

3 La tratta degli schiavi, pagine 148-149.

4 Un esempio di ciò lo si può vedere nel trattato stipulato tra gli Arabi e i Nubiani in seguito al conflitto in Egitto (651-655) nel quale si stabiliva che quest’ultimi – in cambio di un certo quantitativo di carni e lenticchie – si impegnavano a rifornire di schiavi i primi. Confronta Bernard Lewis, Il Medio Oriente. Duemila anni di Storia, Mondadori, Milano 2006, pagina 200.

5 La tratta degli schiavi, pagine 27-33.

6 Confronta Reid Mitchell, La guerra civile americana, Il Mulino, Bologna 2003, pagine 11-12.

(agosto 2026)

Tag: Mattia Ferrari, Occidente, tratta degli schiavi africana, Leone XIV, Africa, Europa, America, Cristianesimo, Chiesa Cattolica, Islam, Impero Arabo, schiavitù, abolizionismo.