Pio XII e la Shoah: quali silenzi?
Nuovo libro dello storico Professor Pier
Luigi Guiducci
Tra gli eventi che presentano a tutt’oggi interrogativi non risolti, si colloca pure un fatto. Per decenni, concluso il Secondo Conflitto Mondiale, molti Paesi si preoccuparono di nascondere nei loro armadi una serie di «scheletri» che non potevano essere esposti. Coperti da silenzio, sono stati celati al grande pubblico. A esempio: le azioni svolte dai collaborazionisti, gli eccidi di cui sono state colpevoli anche le Forze Alleate, e l’utilizzo di criminali nazisti da parte di Governi Occidentali (USA «in primis») per attività scientifiche e di «intelligence». Ogni scandalo venne secretato. Molti documenti e beni di valore rimasero chiusi nei caveau delle banche e negli archivi statali, in scaffali non accessibili agli studiosi. In tale situazione, era necessario però sviare in qualche modo l’attenzione della gente verso altre questioni.
Per raggiungere tale obiettivo furono scelte più strade. Da una parte, i film di guerra esaltarono il valore dei soldati alleati. In altre circostanze venne evidenziato l’aiuto USA sul piano degli aiuti economici (esempio, lo «European Recovery Program»), e sulla distribuzione di nuovi farmaci (esempio, la penicillina). Non mancò, poi, un accentuato riferimento alla Resistenza e ai suoi valori. Vi fu poi anche un altro orientamento. In taluni centri di potere, si scelse di concentrarsi in negativo sulla figura di Pio XII.
Vennero così evidenziate una serie di accuse al Pontefice che traevano origine dalla propaganda nazista, e dai comportamenti doppiogiochisti di esponenti del III Reich. I nazisti infatti avevano presentato, in più occasioni e in modo doloso, Papa Pacelli come un soggetto passivo, inerte, insensibile alle sofferenze altrui, preoccupato solo di mantenere degli equilibrismi diplomatici («Der Stürmer»; Theodor Eicke; Hans Frank; Ernst von Weizsäcker;Herbert Kappler e altri).
Tali accuse furono utilizzate in seguito anche negli anni di Iosif Vissarionovič Stalin.[1] Si ricorda, al riguardo, un episodio. Nel 1945 «Radio Mosca», ubbidendo a ordini dell’autorità centrale, attaccò Papa Pacelli. Le frasi usate furono aggressive. Si riporta qui di seguito il passo centrale del servizio giornalistico.
«Il Papa dice che “il Vaticano, durante il predominio di Hitler in Europa, ha agito con coraggio e audacia contro i delinquenti nazisti”. I fatti dicono il contrario, ha continuato la politica di protezione di Hitler e di Mussolini. Nessuna atrocità compiuta dagli hitleriani ha suscitato lo sdegno e l’indignazione del Vaticano. Esso ha taciuto quando operavano le macchine tedesche della morte, quando fumavano i camini dei forni crematori, quando sulla pacifica popolazione di Londra venivano lanciati centinaia di proiettili volanti, quando la dottrina hitleriana di eliminazione o di sterminio di Nazioni e popoli si trasformava in una dura realtà».[2]
Tale iniziativa di «Radio Mosca» era legata a un motivo. Stalin, in quel momento, spingeva per neutralizzare la presenza della Chiesa Cattolica in Ucraina. In merito, si annota qui un episodio. L’11 aprile del 1945, il Patriarca Josyf Slipyj[3] della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina fu arrestato dalle autorità sovietiche (con lui altri Vescovi). Perquisita la cattedrale di Lviv. Arrestati molti sacerdoti. Preti costretti a sottomettersi all’ortodossia russa, per non incorrere nell’accusa di essere agenti del «fascismo universale». Dopo l’imprigionamento della gerarchia ucraina, il Patriarca di Mosca Alessio I indirizzò una Lettera «Pastorale» ai Cattolici dicendo che i loro pastori li avevano abbandonati.[4] Molti sacerdoti protestarono (inutilmente) presso il Ministro Molotov[5] chiedendo la liberazione dei loro Vescovi. Il Metropolita Slipyj fu tradotto da Lviv a Kiev. Isolato. Sottoposto a lunghi interrogatori, spesso in ore notturne. Gli chiesero di separarsi da Roma. Gli offrirono la sede metropolitana di Kiev nella Chiesa Russa. Il presule (e gli altri Vescovi) resistette. Fu condannato a otto anni di lavori forzati. Conobbe così vari luoghi di internamento: Makfakovo, Viatka, Novosibirsk, Boimy, Petschora, Inta, Krasnojarsk, Kamtschatka, Jenisseisk, Potma, Vorkuta e Mordovia. A questa prova si aggiunse il dolore di sapere distrutta la propria Chiesa. Gli ortodossi presero possesso delle parrocchie. Essere Cattolico era considerato un crimine. Soppressione di diocesi, istituti religiosi, scuole. Metà del clero imprigionato. Un quinto esiliato.
Malgrado tante sopraffazioni, la storia – oltre alla resistenza dei Cattolici – registra pure un ulteriore fatto: anche le frasi pronunciate dal cronista di «Radio Mosca» non riuscirono a raggiungere l’obiettivo prefisso.
Infatti, proprio Il 2 giugno del 1945, Pio XII condannò lo «spettro satanico del nazismo».[6] A questo punto, per chi avversò la «Chiesa del silenzio» divenne necessario escogitare un’altra strategia. Stavolta, occorreva attaccare Pio XII da altre sedi, da altri territori, usando la strada dei media (libri) e quella dei lavori teatrali (Il Vicario; 1963). Anche tale operazione – con il trascorrere degli anni – risultò alla fine viziata da elementi deboli. Nuovi dati storici, infatti, vennero presentati da molteplici autori. La Santa Sede, a esempio, divulgò un’opera in 11 volumi (il primo uscì nel 1965) che attestò il lavoro svolto dal Vaticano negli anni del Secondo Conflitto Mondiale.[7] Sono poi da ricordare talune ricerche che scoprirono in più Paesi delle realtà finora «inconfessabili». Evidenze che non potevano certo essere ascritte a Pio XII. Unitamente a ciò, è da evidenziare l’apertura agli studiosi dell’Archivio Apostolico Vaticano con riferimento agli anni del Pontificato Pacelliano.
Nel contesto delineato, la persona (e l’operato) di Pio XII è stata così sottratta da una serie di «zone grigie» ove taluni insistevano a confinarla. Ed è stata anche liberata da una «vulgata» ripetitiva. Attualmente, rimangono definitivamente acquisiti una serie di dati significativi:
1) i Paesi Occidentali non intesero fermare Hitler quando ancora era possibile (1933-1937);
2) i Governi Occidentali furono informati dell’Olocausto in corso già all’inizio del 1942; esistevano reti informative segrete con dati sui lager di sterminio;
3) ogni resistenza al nazionalsocialismo subiva una stroncatura durissima (accusa di tradimento);
4) taluni nunzi, ecclesiastici, religiosi, informatori di fiducia, avvisarono Pio XII di stare attento alle denunce perché molti ne avrebbero pagate le conseguenze;
5) la propaganda di Berlino fu molto abile nel diffondere messaggi falsi riguardanti la posizione della Chiesa Cattolica;
6) esistevano reti cattoliche che, in modo discreto, operavano a difesa dei perseguitati, in collegamento costante con Pio XII;
7) la Santa Sede ricevette più volte messaggi minacciosi per la sua opera umanitaria;[8]
8) per gli Alleati la «questione Shoah» fu un fatto secondario, prima si doveva vincere la guerra.[9]
Con riferimento a tale contesto storico, denso di continue tragedie, si colloca adesso una nuova iniziativa editoriale di particolare valore. Si tratta del libro dal titolo: Pio XII e la Shoah. Quali «silenzi»? Contesto storico. Documenti. Criticità. Individuazione delle scelte. Autore di questo pregevole lavoro è un noto storico: il Professor Pier Luigi Guiducci.
Tale studioso, di cui sono stato allievo, ha un «cursus» segnato da decenni di insegnamenti universitari, da una vastissima pubblicistica, e da una continua attività (mai cessata) di ricercatore, conferenziere e consulente storico (anche di Postulazioni). Per anni ha sviluppato ricerche e studi sulla figura e l’operato di Pio XII. In tale impegno ha potuto interagire in vario modo, tra gli altri, con gli storici: Professor Andrea Maria Erba (Vescovo), Professor Stefan Samerski, Professor Matteo Napolitano, Professoressa Anna Maria Casavola, diacono Dominiek Oversteyns. Con archivisti: Dottor Giovanni Ickx (responsabile dell’Archivio Storico Segreteria di Stato Vaticana). Con persone che conobbero Pio XII: Padre Peter Gumpel SI (Gesuita, seguì la Causa di beatificazione del Venerabile Eugenio Pacelli), Cardinale Fiorenzo Angelini (salvò la vita al Papa quando la macchina pontificia era vicina a una bomba inesplosa). Con Nunzi Pontifici: Monsignor Giovanni Tonucci, Monsignor Nikola Eterović. Con membri della Comunità Ebraica: Signor Renato Astrologo, Signor Giancarlo Spizzichino, Signor Michael Tagliacozzo, Professor Michele Sarfatti, Dottor Claudio Procaccia, Dottoressa Silvia Haia Antonucci, Dottoressa Sara Berger e altri.
Il Professor Guiducci ha pubblicato negli anni libri e saggi storici sulla figura e l’operato di Pio XII. Si ricorda qui almeno un suo bestseller: Il Terzo Reich contro Pio XII. Papa Pacelli nei documenti nazisti (San Paolo, 2013). Adesso questo Autore ha voluto affrontare un ulteriore tema significativo, quello dei cosiddetti «silenzi» di Pio XII riguardo alla Shoah. E lo ha fatto in modo originale. Mentre, da una parte, ha documentato il reale operato del Pontefice, dall’altra ha posto in evidenza i veri silenzi: quelli, cioè, di Paesi che per anni hanno taciuto su fatti «inconfessabili». Com’è nel suo stile, questo Professore ha saputo evitare due estremi. Da una parte non si è fatto attrarre dalle polemiche. E, dall’altra, non ha percorso versanti agiografici. Egli evidenzia solo dati estratti da documenti (si veda il numero altissimo di note a fine pagina). Evita i commenti prolungati. Tale metodo rende il libro di agevole lettura e di grande interesse.
Senza dubbio, ciò che si apprezza in particolare nel Professor Guiducci è la chiarezza nell’esposizione (una sua dote peculiare), la sinteticità (ha il dono raro di non essere prolisso), e la costante attenzione alle progressive acquisizioni scientifiche. La «non passionalità» di questo studioso (che non è freddezza ma pacatezza) non è solo una garanzia di serietà, ma è anche un insegnamento per le nuove generazioni. Lo storico, infatti, non è colui che «giudica» ma è colui che cerca di comprendere. Non si pone in questo o in quello schieramento, ma è sempre in una posizione di ricerca. In tal modo la cultura diventa veramente un pane spezzato per tutti.
(per acquisto copie rivolgersi alla Dottoressa Micaela
Giamporcaro
librario.dsu@educatt.it
02. 7234 3226 – 02.7234.4083)
1 Iosif Vissarionovič Stalin (1878-1953).
2 P. G. Accornero, Ottant’anni dall’allocuzione di Pio XII per la fine della Seconda Guerra Mondiale, in: «La Voce e il Tempo», 4 giugno 2025.
3 Monsignor Josyf Slipyj (1892-1984). Arcivescovo (1939). Cardinale (1965).
4 Alessio I (1877-1970), al secolo Sergej Vladimirovič Simanskij, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie dal 1945 al 1970.
5 Vjačeslav Michajlovič Molotov (1890-1986).
6 Confronta anche: A. Spinosa, Pio XII. L’ultimo Papa, Mondadori, Milano 2004, pagina 279.
7 Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la période de la Seconde Guerre Mondiale.
8 Non si deve dimenticare, a esempio, la reazione di von Ribbentrop successiva al radiomessaggio di Pio XII del Natale 1942. All’Ambasciatore Tedesco fu dato ordine di comunicare al Papa che se il Vaticano abbandonava l’atteggiamento di neutralità e prendeva posizione contro la Germania non sarebbero mancati al Reich i mezzi di rappresaglia. Sono note anche certe frasi minacciose proferite a Roma (4/11/1943) dal capitano delle SS Erich Priebke a Padre Pancrazio Pfeiffer («Sappiamo che in Vaticano sono nascosti anche gli Ebrei. Lo dica al Papa»), o dallo stesso Ambasciatore Tedesco Ernst von Weizsacker al Cardinale Maglione il 16/10/1943 («Io penso alle conseguenze, che provocherebbe un passo della Santa Sede […]. Le note direttive vengono da altissimo luogo»). Su quest’ultimo episodio confronta: von Weizsacker al Cardinale Maglione, 16 ottobre 1943. Fonte: Actes et documents du Saint Siege relatifs a la Seconde Guerre Mondiale.
9 Confronta anche: R. Breitman, Il silenzio degli Alleati, Mondadori, Milano 1999, pagina 246. E. Caretto, Olocausto: le denunce ignorate dagli Alleati, in: «Corriere della Sera», 4 settembre 2001.
