Storia giuliana, istriana e dalmata: valutazioni e silenzi dell’ANPI
Falsità dette e verità taciute

La grande stampa, soprattutto in occasione del «Giorno del Ricordo» che da oltre vent’anni si celebra il 10 febbraio in onore delle vittime infoibate o diversamente massacrate dai partigiani titoisti nelle zone del confine orientale, sta portando contributi crescenti alla commemorazione della grande tragedia giuliana, istriana e dalmata avvenuta durante il «secolo breve», e costituisce un’importante integrazione della storiografia e della memorialistica, oltre a diffonderne la conoscenza in quote meno limitate di un popolo ancora limitatamente consapevole.

L’edizione del «Tempo» in data 6 febbraio 2025 è stata di particolare interesse nell’ottica in questione, perché ha permesso di leggere la «storia stravolta» dell’ANPI che attribuisce le foibe all’esclusiva colpa dei fascisti, e con essa, il pertinente intervento dell’Onorevole Roberto Menia, condiviso da milioni di Italiani, circa le naturali e sacrosante perplessità sulla pervicace prassi statale di finanziare lautamente la predetta associazione, con conseguente citazione in giudizio per mezzo della quale il suo Presidente «pro tempore» intende sottoporre alla «giustizia» resistenziale un patriota come lo stesso Menia, di nota e sperimentata statura.

La solidarietà del mondo esule è naturalmente scontata, e tuttavia non basta, tanto più che il comunicato dell’ANPI si produce in varie affermazioni propedeutiche assai disinvolte, per non dire opinabili. Anzitutto, la cosiddetta «invasione» italiana in ex Jugoslavia avvenuta nel 1941, non certo per improvvisa o improvvida volontà, ma per legittima reazione al «colpo di Stato» con cui Belgrado aveva cambiato campo in tempo reale, abbandonando «ex abrupto» l’alleanza con l’Asse iniziata sin dal 1937 col patto firmato da Milan Stojadinovic e da Galeazzo Ciano. Poi, le «violenze e gli omicidi» che gli Italiani avrebbero compiuto nella medesima Jugoslavia dal 1919 in poi, ma che furono assolutamente marginali rispetto a quanto compiuto dalle associazioni segrete d’oltre confine (in specie Orjuna e Tigr) a danno precipuo degli Italiani e degli Slavi anti-comunisti: al riguardo, non serve citare le condanne capitali del 1929-1930 a carico di Vladimir Gortan e dei «quattro di Basovizza» riconosciuti colpevoli e confessi di delitti (le sole avvenute in tempo di pace dopo idonei processi). Infine, sono da condividere le critiche ai surreali pronunciamenti di Eric Gobetti, oltre a quello dell’ANPI di Cividale contro un’iniziativa «super partes» come il monumento a Norma Cossetto. Viene in mente, per la sua perenne attualità, il vecchio aforisma secondo cui certe madri sono sempre incinte.

L’ANPI recita un vecchio assunto ormai abbondantemente contraddetto dalla realtà storica, e si guarda bene, invece, dal menzionare la straordinaria opera di sviluppo compiuta dall’Italia in Istria, a Fiume e nella Venezia Giulia, sia con le grandi realizzazioni infrastrutturali (acquedotto, strade, ferrovie, alcune città cosiddette di «fondazione» in Istria e Friuli quali Arsia, Pozzo Littorio e Torviscosa), sia con la forte industrializzazione, orientata in senso sociale, prioritariamente in campo edilizio, alimentare e minerario. Questi silenzi dell’ANPI, a nostro giudizio, dovrebbero essere opportunamente esorcizzati, se non altro in ossequio alla verità; e prima ancora, al grande contributo dato dall’Italia alla crescita economica e sociale del comprensorio, che era stato oltremodo ostacolato nel periodo asburgico, strettamente conservatore se non anche reazionario.

Nessuno pretende che il giudizio storico possa avere luogo nell’ambito di un «pensiero unico» che non ha diritto di cittadinanza nell’Italia contemporanea, ma ciò non significa che non si possa e non si debba pretendere, da parte di tutti e di ciascuno, un’informazione oggettiva. A circa un ottantennio dai fatti, è d’uopo che la stagione delle antitesi strumentali e delle polemiche politiche lasci spazio al giudizio storico immune da pregiudizi, e finalizzato alla conoscenza della verità.

Dopo il cambio della guardia nella conduzione politica italiana, avutosi con le elezioni generali del settembre 2022, le attenzioni per le zone del confine orientale si sono accentuate, ma l’opposizione ha conservato gran parte delle pregiudiziali precedenti imponendo, sebbene notevolmente minoritaria, giudizi molto critici, e proponendo anche in Parlamento valutazioni relativiste e giustificatrici.

Intanto, i sondaggi evidenziano che Fratelli d’Italia è pervenuto a nuovi massimi storici di consensi, e che il pragmatismo degli Italiani permette di prendere le dovute distanze da certi soloni della vecchia guardia «rossa» tuttora pervicaci, ma ormai obsoleti. Ebbene, in queste condizioni piuttosto «fluide» è di prammatica che giunga un convinto augurio affinché l’encomiabile perseveranza «in bonis operibus» pervenga ai risultati che merita nel segno, per l’appunto, della verità storica, della giustizia, e di un beninteso patriottismo.

(marzo 2025)

Tag: Carlo Cesare Montani, Roberto Menia, Milan Stojadinovic, Galeazzo Ciano, Vladimir Gortan, Eric Gobetti, Norma Cossetto, Belgrado, Jugoslavia, Basovizza, Cividale, Italia, Istria, Fiume, Venezia Giulia, Friuli, Arsia, Pozzo Littorio, Torviscosa, ANPI, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Giorno del Ricordo, 10 febbraio, Il Tempo, Mondo Esule, Orjuna, TIGR, Fratelli d’Italia.