Storia dell’Ucraina in pillole – seconda
parte
Dal 1970 al 2019
Agli inizi degli anni Settanta venivano tenute in lingua russa anche le lezioni di letteratura ucraina. Ai primi dissensi, uno studente di chimica, Skaricenko, venne condannato per essersi inginocchiato per una ricorrenza davanti al monumento del poeta nazionale Taras Shevshenko, poeta risorgimentale, o del «Risveglio» per l’indipendenza dell’Ucraina, nato servo della gleba. A Kyiv e a L’Viv cioè Leopoli, gli studenti chiesero «una serata in onore del poeta Shevshenko» che fu negata con vasti arresti. Ma nel 1974 fu accordato che venissero lette poesie idilliaco-bucoliche e non politiche. Quando, però, la musica di Testamento si diffuse, gli studenti si alzarono cantando, chi con occhi chiusi, chi rigati di lacrime. Questi ragazzi furono fotografati dalla polizia e fermati per accertamenti. La protesta non finì lì. Nel 1975 anche L’URSS firmò, «obtorto collo», le norme del vivere civile alla Conferenza di Helsinki, che però non ha mai rispettato.
In quegli anni, in Ucraina nasceva il comitato indipendente per i diritti di Helsinki. Ne facevano parte M. Rudenko, O. Berdnyk e altri. Tra i poeti, anche Stus. Tutti scrivevano in ucraino e tutti furono accusati di essere «controrivoluzionari». Tra il 1977 e il 1985, questi furono più volte interrogati e imprigionati. Alla fine degli anni Settanta uscì il saggio Cronaca della resistenza del professore di Università di Kyiv Valentin Moroz, che venne arrestato e passò 14 anni fra lager e confino. L’arresto provocò piccole insurrezioni e scontri con conseguenti fermati.
È il 10 settembre. Il vecchio letterato Snyegirev, invalido di guerra, scrisse una lettera aperta al Governo dell’URSS. Naturalmente fu arrestato con l’accusa di «attività antisovietiche».
«Con questa dichiarazione» scrive Snyegirev, «rinuncio alla cittadinanza sovietica. La vostra Costituzione è una menzogna dall’inizio alla fine.
È una menzogna quando afferma che il vostro Stato esprime il desiderio e gli interessi del popolo.
È menzogna quando si afferma che lo scopo della Costituzione è l’aumento del livello materiale e culturale dei popoli.
È menzogna quando affermate di fare una politica di pace e lottare per il consolidamento della sicurezza dei popoli.
È menzogna quando dichiarate lo sviluppo indipendente delle Nazioni e i diritti della Repubblica all’uscita libera dall’URSS.
È menzogna e vergogna la vostra campagna elettorale.
La vostra Costituzione è dettata dalla polizia segreta alla quale nell’URSS è soggetto tutto e senza la quale il regime non resisterebbe nemmeno un giorno.
Non voglio più essere cittadino di uno Stato che per 60 anni ha spadroneggiato sulla vita di ogni cittadino al quale avete tolto tutto, ai contadini persino le mucche e le galline.
Non voglio essere un cittadino dello Stato che ha distrutto il mio popolo ucraino, che ha deformato e calunniato il passato storico e umiliato il presente.
Vi servirete della vostra Costituzione “democratica” per colpirmi; che seccatura per voi ricercare gli articoli giusti contro di me!
Non sarebbe meglio mettermi in un ospedale psichiatrico? O forse è più sbrigativo per voi un incidente stradale che mi causerà la morte?
Vi mando il mio passaporto e da questo momento smetto di considerarmi un cittadino dell’ URSS» (Snyegirev Geliy, Kyiv 1977; V. Baran, Ucraina: la storia moderna 1945-1991, Kyiv, 2003, pagine 595-598, sintesi).
Davanti alle proteste dell’opinione pubblica mondiale, Breznev ritenne opportuno liberarlo. Morì poco dopo la liberazione.
Maggio 1979, viene trovato morto il più celebre cantautore ucraino, ucciso dal KGB. È Vladimir Ivasyuk. il bardo ucraino, scriveva anche per altri cantanti, polacchi e moscoviti. Pochi mesi dopo l’assassinio dello scomodo artista, Mosca invase l’Afghanistan e migliaia di giovani spariranno tra quelle montagne senza fare più ritorno. La popolarità di Ivasyuk è indiscussa, le sue canzoni in ucraino sono cantate fino a Vladivostok. Cervona ruta spopola già nei primi anni Settanta. Il corpo verrà ritrovato nelle vicinanze di Leopoli martoriato dalle torture.
Muore in un lager, nell’autunno del 1982, l’ultima e più piccola sorella di Bandera. In quei giorni, dalla TV e dalla radio sovietica, in un classico grigio novembre, risuonava senza un apparente motivo a reti unificate la musica di Tchaikovsky, il grande compositore, ironia della sorte, proprio di famiglia di origine ucraina e cosacca: era morto Leonid Beznev, nato a Dnipropetrovs’k, Segretario Generale del partito. A ruota, nei successivi tre anni, come una macabra gara, seguì di nuovo la musica di Tchaikovsky: morirono prima Andropov e poi Cernienko, che si susseguirono come Segretario Generale del partito. Le mummie erano andate. In seguito tutto crollò, per lasciare il posto ad altri uomini di partito, che approfittarono della dissoluzione sovietica. Così, anche in Ucraina la lotta degli uomini del KGB si accese, facendo illustri vittime e come in tutto il vasto impero, gli oligarchi si imposero.
Nel 1985 muore di stenti, in un gulag a Perm in Russia, il poeta Vasyl Stus all’età di 47 anni. Era stato arrestato più volte e condannato a 10 anni di carcere e 5 di esilio. Era professore di lettere in ucraino. Nel 1965 aveva dimostrato in favore dell’Ucraina a sostegno di Dzyuba. Le autorità russe fecero seppellire il corpo in una tomba anonima con scritto «numero 9». Nel 1989 per concessione di Eltsin il corpo tornò a Kyiv. Nel 1990 ricevette «post mortem» il premio dello Stato Ucraino nascente.
Stus, Strada del dolore
Popolo mio, ritornerò da te
Quando nella morte mi volterò verso la vita con la musa
Con il mio viso sofferente e non cattivo.
Come un figlio ti farò un profondo inchino
E onestamente guarderò gli occhi tuoi onesti.
E nella morte con i luoghi natali mi imparenterò…
Senza la forza, senza diritti, come poter
Aiutare, consigliare, difendere il sofferente?
Come avere il coraggio di lottare per vivere
E avere il coraggio di morire per vivere?
26 aprile 1986, l’incidente nucleare al reattore numero 4 «Lenin», provocato da incuria tecnica e politica, fu il segno evidente del fallimento sovietico. La città di Prypiat, nata nel 1970 sull’omonimo fiume, fu travolta dalle radiazioni del reattore. Solo dopo 36 ore dall’incidente fu dato l’allarme che mise in angoscia l’Europa. Molti uomini, incoscienti della gravità, si prodigarono per fermare o limitare i danni, a costo della propria vita. Prypiat si vuotò completamente. Tutti gli animali domestici furono soppressi. Abbandonati palazzi, ospedali, uffici. Nessuna festa, nessuna inaugurazione fu più compiuta per l’8 maggio, giorno della vittoria della «Guerra patriottica». Il Soviet di Ucraina era sconvolto. Una lunga fila di mezzi pubblici e privati uscì lungo le vie del Paese, verso Sud, lontano da Chernobyl. La città di Prypiat, che ospitava giovani arrivati da tutta l’Unione Sovietica per lavorare nelle centrali, era morta e resta tale ancora oggi, dove la vita animale e vegetale ha ripreso da tempo il suo percorso naturale. Tre centrali sono ancora in funzione nonostante la guerra di invasione. Cinque anni dopo l’Ucraina tornerà libera e inizierà un lento e costante viaggio di allontanamento da Mosca, foriera di crimini indicibili dalla sua nascita a oggi.
Maidan.
La prima Maidan, piazza indipendenza, fu «la rivoluzione sul Granito». Una tendopoli studentesca per giorni occupò la piazza. Questa protesta fu il prodromo per la nascita della seconda e libera Repubblica di Ucraina.
Il 24 agosto l’Ucraina è ufficialmente una Repubblica libera e indipendente dopo 70 anni di comunismo. Poco dopo con un vero referendum popolare la Crimea conferma la sua unione con l’Ucraina. Fu eletto Kravchuk che divenne il primo Presidente. Ma il percorso democratico era lungo e l’influenza di Mosca, dall’industria alla vita sociale, era ancora pesante e lo sarebbe stata per molti anni avvenire.
Ai primi di gennaio la gente nei negozi scopre una amara verità: il pane costa quasi l’intero stipendio medio di un mese, questo basta solo per pochi litri di latte e kyfir: il prezzo dei prodotti base diventa 1.000 volte di più in pochi giorni. La Banca Centrale di Mosca blocca tutti i conti correnti dei risparmiatori. La gente che aveva depositi equivalenti per l’acquisto di due case, ora non ha più nulla. La vita quotidiana è alle stelle. La società ucraina è in ginocchio e riparte dal baratto. Ad aprile appare una forma di ticket del tesoro ucraino per salvare gli scambi, ma solo verso la fine dell’anno nasce la Grivna, la nuova moneta Ucraina che riprende il nome di quella dei tempi della Rus.
Viene firmato a Budapest il 5 dicembre il Memorandum sulle armi nucleari tra i principali detentori, Ucraina, Russia, USA, Gran Bretagna. Il trattato di non proliferazione di armi nucleari fu firmato dal Presidente di Ucraina Leonid Kuchma. Il Memorandum vietava la coercizione economica contro l’Ucraina e il rispetto dell’indipendenza, la sovranità dei suoi confini con l’impegno della Gran Bretagna a intervenire al fianco dell’Ucraina in caso di invasione russa. Questo per controbilanciare la consegna delle armi nucleari ucraine a Mosca. L’Ucraina era, all’epoca, la terza potenza nucleare e al momento così pensava, di garantirsi un futuro sicuro dopo secoli di giogo moscovita. Il Memorandum fu sottoscritto da Clinton, Yeltsin, Major e da Kuchma.
È il marzo 1999, poco prima delle elezioni. Viaceslav Cornovil, dissidente più volte in prigione ai tempi sovietici negli anni Sessanta, viene travolto sulla sua auto in un incidente mortale, tipico del modo di fare di Mosca che volle eliminarlo. Avrebbe vinto sicuramente le elezioni. Viaceslav Cornovil sarebbe stato quasi sicuramente Presidente dell’Ucraina, lui che con altri valorosi si oppose al potere sovietico fin dalla seconda metà degli anni Sessanta. Sarebbe stato vicino all’Europa come in seguito tenterà Yushenko che sarà avvelenato. Il fatto non era fortuito, non era il caso o la sorte. Cornovil e Yushenko erano stati la prima grande speranza del cambiamento, pronti a contrastare le lotte degli oligarchi che imperversavano nel Paese come in tutti gli altri ex Soviet, approfittando delle leggi ancora inadeguate. Per la seconda volta, ma come indipendente e non come appartenente alla nomenclatura del partito comunista, fu eletto Kuchma.
Col nuovo millennio la giovane Repubblica Democratica di Ucraina compie 9 anni, nei quali crescono e si rafforzano gli oligarchi già formati al momento del crollo sovietico. L’Ucraina è ancora fortemente controllata da Mosca, così come l’industria. La Cecenia o Ichkeria è invasa dalla Russia di Putin: inizia la Seconda Guerra Cecena. Tra gli oligarchi in Ucraina, spicca Yulia Timoshenko nel campo del gas e del petrolio. La celebre passionaria con le trecce raccolte, tipiche delle nostre nonne maritate, andrà in carcere per anni sotto la Presidenza del filo moscovita Yanukovich. Akmetov era già uno dei più famosi oligarchi, mentre Petro Poroshenko lo era, ed è tutt’ora, del cioccolato con decine di negozi. Petro poi sarà Presidente di Ucraina, appena dopo la seconda Maidan che aveva cacciato Yanukovich.
Gli anni «arancioni» di Yushenko, quarto Presidente della Verchovna Rada, il Parlamento Ucraino, nel 2005-2010, rappresentarono la generazione di mezzo non più comunista. Erano rimaste più ragazze che ragazzi: le classi ’59, ’60, ’61, ’62 erano cadute, o sparite in Afghanistan e in tante altre guerre sovietiche. È, questo, il primo tentativo di emancipazione verso l’Europa. La volontà europeista dell’Ucraina e di Yushenko fu stroncata nel 2008 da Sarcozy e Merkel. Yushenko sarà poi avvelenato, come nelle migliori tradizioni moscovite; non muore, ma il suo volto resterà segnato per sempre e con lui finirà lo slancio europeista dell’Ucraina.
Viene eletto, con non pochi sospetti di brogli, come Presidente Victor Yanukovich, tre volte Primo Ministro, vicino a Putin, ed ex criminale ai tempi sovietici. La passionaria e oligarca Yulia Timoshenko, ex Primo Ministro dal 2007 al 2010, è stata arrestata. L’Ucraina ha in questo momento molti oligarchi ai vertici politici o economici. Mosca sottoscrive il rinnovo dell’affitto del porto strategico di Sebastopoli dopo la paura di una possibile sconfitta elettorale di Yanukovich che avrebbe costretto Putin all’occupazione della Crimea, utile al controllo del Medio Oriente.
Dal novembre 2013 all’aprile 2014 in Maidan è il centro della rivolta. Durerà sei mesi a 10/20 gradi sotto zero. Muoiono sotto i colpi dei Beirkut di Yanukovich e dei cecchini moscoviti, più di 100 cittadini e più del doppio sono bruciati nel palazzo del sindacato. Tutto si svolge tra la via principale Khreschatyk e Maidan, oltre a vie limitrofe e alle uscite della metropolitana dalla quale escono i pezzi per costruire la catapulta che oggi è monumento della rivolta. I cecchini moscoviti spararono anche ai Beirkut per creare ancor più caos. Yanukovich fuggì con milioni di dollari a Mosca. Il popolo ucraino aveva vinto. Iniziava un momento di vuoto politico non facile da gestire. Poroshenko fu eletto come quinto Presidente dell’Ucraina. La guerra con la Russia, o meglio la Moscovia, era già iniziata a Donetsk in marzo e con l’occupazione della Crimea, ma soprattutto con l’imboscata del 14 luglio a Ilovaisk in terra ucraina dove caddero più di 2.000 soldati. Da quel momento, ci vorranno 5 anni per riorganizzare l’esercito che il satrapo Yanukovic aveva distrutto.
Ilovaisk fu un momento importante per l’invasione dell’Ucraina. Debaltsevo fu l’altra tragedia compiuta tra gennaio e febbraio 2015. Nel mezzo, la battaglia dell’aeroporto di Donetsk da cui seguì una mia intervista a due Cyborg ucraini ricoverati in Poltava. In quel gennaio 2015, a Debaltsevo, 3.000 soldati ucraini erano stati uccisi in quel «cul de sac», snodo viario strategico tra Europa e Asia. A Minsk, alla fine di un incontro, si presentarono Poroshenko, Merkel, Holland e Putin. I primi tre visibilmente provati dal confronto senza successo con il capo del Cremlino; non erano riusciti a strappare a Putin tre giorni di tregua per fare ritornare i soldati ucraini da Debaltsevo.
La notte tra il 2 e il 3 febbraio del 2015 tornavo da Poltava in Italia, mentre il tradimento moscovita si stava compiendo.
Lo Shaktar Donetsk, squadra di calcio internazionale, lasciava la città e andava a giocare ospite di altre città ucraine.
Milioni di persone fuggivano dalla Crimea e dal Donbas, alcuni in Russia, ma i più a Ovest. A Kyiv e in altre città si costruirono nuove abitazioni. In TV ricorderò sempre di aver visto, ritornando in Ucraina, Poroshenko che salutava i giovani ragazzi in partenza per il fronte, mentre abbracciavano le orgogliose e anche tristi fidanzate poco più che diciottenni.
Morirono migliaia di soldati, poi ricordati sul muro di cinta dello splendido complesso di San Michele in Kyiv. L’invasore da poco aveva abbattuto un aereo di linea malese proveniente da Amsterdam.
Zelensky vs Poroshenko: l’epico confronto pubblico allo stadio nazionale di Kyiv. È il preludio della netta vittoria al secondo turno per Zelensky. In quei giorni visitai Chernobyl. Al celebre confronto ero presente e lo ascoltai in TV.
