Ucraina: letteratura – prima parte
Senza una lingua e la sua Storia non esiste più identità di un popolo

Con Yaroslav il Saggio si diffuse in tutto il vasto Regno di Kyiv non solo la moneta, ma anche la lingua. Era l’anno Mille.

L’alfabeto bulgaro era arrivato nella Rus’ con Cirillo e Metodio tra le sacre mura dell’antica Pečers’ka Lavra, il monastero che domina il Dnieper dalle colline della città, per secoli centro di scambio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest.

Nestore nasce probabilmente attorno al 1056, quando la figlia di Yaroslav, Jaroslavna – nata nel 1032 e nota come Anna di Kyiv – era già Regina di Francia, sposa di Enrico I dal 1051. Nestore prese la tonsura a 17 anni e fu il primo cronachista a cavallo tra XI e XII secolo. Le sue cronache furono artefatte dai Moscoviti nel XVII secolo per uso proprio, mentre si distruggevano molti documenti originali.

Le «grotte» della Lavra riuscirono però a nasconderne gli originali per secoli. La sua prima opera, in ucraino antico o ucraino di Chiesa, fu la vita dei Santi Borys e Hlib, ma l’opera fondamentale resta la Povist’ vremennykh lit, la Storia degli anni passati. Il testo si basa su eventi quasi contemporanei e sottolinea l’idea dell’unità politica dello Stato Kyiviano. Attinse agli archivi del monastero di Nikon (1073) e Giovanni (1093).

Grazie a Yaroslav, chiamato a quel tempo «il suocero d’Europa», la differenza tra lingua parlata e lingua scritta fu colmata. Attraverso le scuole parrocchiali nelle città e nei villaggi della Rus’ kyiviana, la popolazione imparò a leggere e scrivere. Ne sono testimonianza le numerose incisioni sui muri di Santa Sofia a Kyiv, voluta da Yaroslav nel 1037, tra cui la firma di Anna.

È da questo momento che, mentre in Occidente nascono le lingue nazionali ma gli autori scrivono ancora in latino medievale per le Corti e i monasteri, Nestore usa già la lingua volgare: la cronaca. L’Ucraina è in linea con l’Europa, se non la sopravanza.

Al tempo di Tommaso da Celano (XII-XIII secolo) e del Dies Irae, quando il volgare tace sotto il latino, nel monastero di Ipat’ev a Kostroma si scrivevano cronache certamente in proto-ucraino influenzato dalla lingua religiosa. Furono ritrovate casualmente nel 1740, dopo che il sinodo moscovita aveva dato fuoco a codici sparsi per lo Zarato. Erano copie riscritte verso la metà del ’400 con errori tipici di copisti che non capivano più parole del ’200.

Bisognerà attendere la Riforma Protestante e l’espansione polacca dopo l’Unione di Lublino (1569). Nel 1596 nasce il Leksis di Lavrentij Zyzanij, primo dizionario slavo-ucraino. Poi, dall’Accademia Mohyliana, nel 1619 arriva la grammatica di Meletij Smotryc’kyj e nel 1627 il Leksikon slavenorosskij di Pamvo Berynda, con 7.000 parole del popolo. Nasce poco dopo il Vocabolario della Crusca (1612). È l’epoca dell’ucraino barocco.

Proprio qui, complice la «pace eterna» tra Polacchi e Moscoviti, comincia la confusione e la falsificazione dei testi da Pietro I a Caterina II fino alla fine dell’Unione Sovietica.

C’è ancora spazio per la lingua ucraina tra XVII e XVIII secolo. Samiilo Velyčko, cancelliere militare di Mazepa, fu una delle fonti dell’Etmanato Cosacco che aveva capitale a Baturyn. Assieme a Samovydets’ e soprattutto a Hryhorij Hrabjanka, sono i tre riferimenti in «prosta mova», la «lingua semplice» di Poltava e Černihiv. Hrabjanka, nato a Hadjač, colonnello cosacco fedele a Mazepa, nella sua Cronaca del 1710 scrive dritto in lingua parlata: «Il nostro popolo discende dai Cazari e dalla Rus’ di Kyiv». Morì nel 1738 torturato dai Moscoviti per la fedeltà a Mazepa.

Con Santa Sofia la lingua ucraina prenderà due strade: quella ecclesiastica e quella popolare. Nel 1051 Ilarione con lo Slovo pro zakon porta nelle chiese un testo che verrà letto dal popolo. Dopo Nestore, letto nelle piazze, si arriva a Ivan Fedorov che nel 1574 stampa a Lviv ben 1.200 copie dell’Apostol, vendute nei mercati.

Nella grande babele delle lingue, ucraino e moscovita non sono fratelli. Hanno in comune il ceppo della lingua di Chiesa. Ma mentre per gli Ucraini era già popolare, influenzata reciprocamente dal Polacco, ed era identità di popolo, per Mosca sarà il contrario e non darà identità popolare fino a Stalin.

(ottobre 2026)

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