Rita Ferrini Montani (1900-1984) e Amedeo Montani (1898-1973) esuli da Fiume nella memoria di Carlo Cesare Montani
Una storia familiare italiana

Unigenita di Adolfo Ferrini (1864-1900), dipendente della Manifattura Tabacchi di Firenze, e di Annunziata Boni Ferrini (1864-1947) modista, Rita rimase orfana di padre all’età di pochi mesi, causa polmonite, all’epoca incurabile, dello stesso Adolfo, con effetti conseguenti per tutta la vita, se non altro per essere rimasta figlia unica di madre vedova. Dopo avere conseguito brillantemente il diploma di computista commerciale all’età di 16 anni, fu impiegata fino al 1926 nella rinomata Ditta tessile «Fratelli Pesenti» di Firenze per circa un decennio, quando lasciò il lavoro per coniugarsi con Amedeo Montani (1898-1973) anch’egli diplomato, Combattente della Grande Guerra e Cavaliere di Vittorio Veneto nel 1918, presente nella successiva Missione Italiana in Palestina, e poi funzionario dello Stato nell’Amministrazione delle Dogane (1923-1963) a Santa Margherita Ligure, Genova, Como, Fiume e Firenze.

Durante la Grande Guerra, il bersagliere ciclista Amedeo Montani fu alle dirette dipendenze del Generale Sante Ceccherini, che lo ebbe molto caro, e che poi si sarebbe distinto quale massimo collaboratore militare di Gabriele d’Annunzio nell’Impresa di Fiume, a cui lo stesso Amedeo non avrebbe potuto partecipare perché impegnato nella predetta operazione in Medio Oriente.

Perduta la prima figlia Renata nel 1930, Rita diede alla luce il figlio Carlo proprio a Fiume (1937) da dove la famiglia avrebbe conosciuto i disagi dell’esodo nell’ottobre 1945, con un viaggio di 12 giorni in carro merci fino a Firenze, dove fu accolta dalle zie di Rita, stante l’impossibilità di mamma Annunziata, ormai anziana e ammalata, fino alla scomparsa avvenuta nel febbraio 1947. Solo nell’anno successivo (1948) la famiglia fu sistemata in un appartamento sia pure precario (Via Cittadella) a cura dell’apposito Commissariato Comunale, dove rimase per parecchi anni prima di poter abitare meglio nell’ultima residenza di Via delle Cinque Giornate (Quartiere Statuto).

La vita di Rita Ferrini Montani fu largamente condizionata, oltre che dalla prematura perdita del padre, dalle due Guerre Mondiali, in primo luogo per le ristrettezze economiche e le conseguenze alimentari, e per quanto subito a Fiume, dapprima con lo «sfollamento» del giugno-settembre 1941 a Firenze, successivo allo scoppio della guerra italo-jugoslava che fece seguito all’abbandono dell’Asse Italo-Germanica da parte di Belgrado, e poi con i bombardamenti degli Alleati, l’occupazione tedesca, l’invasione slava e il rischioso Esodo, soprattutto nel passaggio dalla zona comunista a quella anglo-americana fra le stazioni di Divaccia San Canziano e di Sesana.

Nel periodo di gestione del territorio di Fiume da parte delle forze germaniche, papà Amedeo fu destinato a improbabili lavori di sistemazione difensiva in agro di Drenova, a Nord del capoluogo, intrattenendo rapporti civili con la gestione militare del comprensorio, tanto che in qualche occasione si fece accompagnare dal figlio, col beneplacito del Colonnello Comandante dei lavori, rivelatisi completamente inutili all’atto dello sfondamento slavo e della contestuale ritirata tedesca.

Durante i sei mesi di occupazione slava prima della partenza, consentita dopo lunghe istanze per la concessione dell’apposito lasciapassare, Amedeo era rimasto privo di stipendio per la totale interruzione dei rapporti con l’Italia, e la sopravvivenza era stata procacciata dalla vendita di beni mobili e di effetti personali sul «mercatino» della Fiumara da parte di Rita, a condizioni naturalmente vantaggiose per gli acquirenti slavi. Solo dopo il difficile rientro in Italia, Amedeo Montani venne reintegrato in servizio nell’Amministrazione delle Dogane.

Circa il passaggio della linea di demarcazione, conviene rammentare che quando il treno, lasciata Divaccia, giunse nella zona controllata dagli Alleati, Amedeo e Rita piansero di gioia e si abbracciarono assieme al figlio Carlo. Se non altro, la vita era salva; nondimeno, l’anabasi sarebbe durata ancora a lungo, con fermate assai lunghe a Trieste, Udine, Mestre e Verona, e con arrivo a Firenze nello scalo di Porta a Prato, stante la permanente inagibilità delle stazioni principali.

Il ricordo del periodo di Fiume e delle sue tragiche vicende è rimasto sempre vivo nella memoria dei protagonisti, con particolare riguardo a quella di Carlo, lungamente impegnato nel movimento giuliano-dalmata, sia attraverso le esperienze associative, sia attraverso una cospicua produzione letteraria, memorialistica e giornalistica. Fra le memorie dello stesso Carlo giova menzionare, a titolo di primo esempio, il saluto ricevuto ai primi di novembre 1945 nella Scuola Elementare «Antonio Meucci» di Firenze, dove il maestro Gastone Tassinari, sebbene comunista dichiarato, lo accolse con nobili parole circa la tragedia bellica e le sofferenze degli esuli.

Dal canto loro, Amedeo Montani e Rita Ferrini Montani rimasero sempre fedeli alle proprie tradizioni patriottiche consolidate nell’esperienza della Grande Guerra, nel lungo ossequio alle vittime di quel grande conflitto, nelle solerti attività professionali, e infine, nella partecipazione alla tragedia degli anni Quaranta e alle ricorrenti iniziative in suffragio dei caduti.

(settembre 2025)

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