Un Arcangelo e il suo esercito
San Michele protettore dei Templari
Una Chiusa, quella di San Michele, da sempre affascina chi si occupa dell’Ordine del Tempio. Anche Umberto Eco nel Nome della Rosa si richiama alla celebre Chiusa. Un percorso, quello appunto di San Michele, che attraverso la Normandia scende in Italia e prosegue in Terra Santa, quasi una Via Francigena a suo modo diversa ma altrettanto suggestiva. A Lucca una chiesa cittadina ricorda il celebre Arcangelo. Quella appunto di San Michele, che è centrale rispetto alla pianta cittadina (San Michele in Foro occupa il vecchio Foro Romano) ed è caratterizzata proprio da una grande statua del Santo che sovrasta la chiesa ma non solo. Per anni sono rimasta colpita da questo scorcio eppure mai sin qui mi ero fatta delle precise domande. Uno scorcio, quello dell’Arcangelo, che si può bene ammirare da una strada cittadina, che corre parallela all’ampia Via San Paolino: Via di Poggio, questo il nome della strada, piccolina, defilata eppure terminante dirimpetto proprio all’Arcangelo Michele. Che cosa significa tutto questo? Chi sono in città i di Poggio?
Ecco, forse con questa semplice osservazione sciogliamo un mistero lungo mille anni.
I di Poggio sono una delle più importanti famiglie lucchesi, che ha attraversato i secoli e la dedica della strada a loro, strada proprio dirimpettaia all’Arcangelo, che la sovrasta, ha un significato preciso.
I di Poggio quasi sicuramente erano stati cavalieri, presumiamo a questo punto anche affiliati all’Ordine del Tempio, molto diffuso in Lucca. Risalgono ufficialmente al 1100 (questo almeno propongono le loro numerose carte che la Curia cittadina conserva). Poco studiata questa famiglia, eppure davvero significativa.
Con i suoi numerosi possedimenti in quel di Porcari, non lontano da Lucca, direzione Altopascio, ci ricorda da vicino la schiatta longobarda dei Porcaresi. Sappiamo che i potenti Porcaresi ebbero un rapporto stretto sia con gli Antelminelli che con i territori limitrofi a Bagni di Lucca, dove prima i Soffredinghi, poi i Da Corvaia, esercitarono un particolare potere. Nei pressi di Porcari il padre di Matilde di Canossa, il potente Bonifacio, aveva il suo castello della Vivinaia, dove il Del Fiorentino sostiene essere nata la stessa Matilde. Non sappiamo quanto di vero ci sia in quest’ultima affermazione, certamente il castello era luogo importante: qui Bonifacio accoglieva nella sua epoca i più importanti politici del tempo.
Ancora nel 1877 l’ultimo erede della famiglia di Poggio lì viveva, lì è sepolto e lì aveva innumerevoli proprietà. In città la residenza principale di questa famiglia era, paradossalmente, in Via della Rosa. Strada anche questa simbolo, piena di fascino e significati.
La famiglia di Poggio fu sempre legata alla Curia locale. Non sappiamo se la provenienza fosse proprio quella della Poggio garfagnina, non lontana da Careggine, dove sia i Da Corvaia che i Soffredinghi ebbero man forte. I Porcaresi sempre si sentirono affratellati con queste Casate Longobarde, e verrebbe da supporlo, ma quest’ultima è solo supposizione, fosse davvero lì la loro provenienza.
Sta di fatto che la Casata di Poggio attraversò i secoli e, per dirla con il Professor Mencacci in Templari a Lucca, continuò a fare quello che aveva sempre fatto, «secula seculorum». Perché nel 1522 si prese pure la briga di ordire una congiura in città allo scopo di eliminare lo strapotere della classe mercantile, uccidendo il gonfaloniere Vellutelli. Ora Vellutelli apparteneva a una famiglia cittadina di mercanti dediti ai traffici internazionali, tali da portare i membri di questa famiglia in piazze che oggi definiremmo a rischio. Nel 1522 eravamo in piena Riforma protestante e Lucca (non ultimo questo Vellutelli) fu particolarmente coinvolta nelle questioni della Riforma. Un modo, quello dei di Poggio, di arginare questa avanzata?
Parrebbe di sì, anche perché nella congiura fu coinvolto anche tale Lorenzo Pierotti, i cui membri familiari qualche anno dopo confluirono in un Ordine cittadino fondato nel 1574, quello dei Chierici Regolari della Madre di Dio, che a Lucca sostituì nelle questioni della Riforma proprio i Padri Gesuiti, che qui mai misero piede. Ordine che gestì il Tribunale dell’Inquisizione, anche questo in Lucca piuttosto contenuto.
Potremmo pensare che il tentativo della congiura fallita del 1522 fosse teso a sostenere una Curia in affanno, che sempre poi, grazie ai Chierici, seppe mantenere le proprie prerogative di indipendenza giuridica e di arginamento della Riforma medesima.
Le conseguenze di un simile gesto, la congiura appunto, avrebbero dovuto avere un peso rilevante. E invece tutto rimase al suo posto. La famiglia di Poggio nel Seicento si imparentò addirittura con i Mansi, la più potente Casata mercantile lucchese del tempo, e questo rapporto di parentela rimase a lungo. Anche l’ultimo erede della famiglia nel 1877 di madre era un Mansi.
Provare a immaginare questo scorrere lento, inesorabile, dei secoli, in città equivale anche a conoscere questi particolari legami ancestrali che fecero di queste famiglie il nume tutelare delle varie realtà politiche locali, non ultima quella curiale.
Sulla scia di Anselmo da Baggio, poi Papa Alessandro II, siamo qui ai tempi di Matilde; sulla scia dunque di quella chiesetta di Sant’Alessandro a lui dedicata, che ancora oggi troviamo tra le mura cittadine; sulla scia della tradizione curiale lucchese che mai però ha strabordato, lasciando al ceto mercantile i suoi spazi economici e politici; sul preludio alla salvaguardia prioritaria dell’indipendenza cittadina, che fu prioritaria per ogni ceto e ogni situazione; sta di fatto che questa importante famiglia dei di Poggio ancora manca di studi approfonditi e definiti.
La risposta a molti quesiti a volte sta semplicemente in una strada, in un piccolo vicolo, in uno scorcio cittadino. E nell’Arcangelo Michele che sovrasta questo luminoso scorcio.
