Vicende templari a confronto
Per sfatare un mito
Un bellissimo articolo apparso qualche tempo fa su «Focus» ci parla di una Matilde di Canossa fondatrice dell’Ordine dei Cavalieri del Tau, il primo Ordine di monaci guerrieri. Nato ad Altopascio, in provincia di Lucca, in verità quest’Ordine certamente guerriero si dedicò poi maggiormente all’assistenza dei pellegrini e dei sofferenti.
I possedimenti di Matilde andavano, come ci ricorda l’articolo, dal Lago di Garda fino ai confini con il Lazio, affacciati sia sul Mar Tirreno che sull’Adriatico. Matilde avrebbe di fatto potuto costituire prima col titolo di Grancontessa e poi con quello (simbolico ma non troppo) di Regina d’Italia, conferitale dal figlio del suo più grande nemico, l’Imperatore Enrico V, peraltro suo cugino, un primo nucleo del Regno d’Italia se avesse avuto successori maschi.
Sulla derivazione dell’Ordine del Tempio da quello altopascese si prende in esame un interessantissimo studio dello studioso Celestino Vescera che ha messo in evidenza come Ugo dei Pagani fosse in realtà il primo nome di quell’Hugo de Peyens che viene annoverato comunemente come il fondatore dell’Ordine del Tempio in Terra Santa. E come la chiesa di San Jacopo a Ferrara, Santo cui è dedicato l’Ordine del Tau, sia stato luogo di sepoltura di Ugo dei Pagani, cavaliere del Tau appunto ma anche coincidente col fondatore dell’Ordine del Tempio, essendo anno di nascita e morte del cavaliere gli stessi del fondatore ufficiale dei cavalieri templari. Le croci patenti dei Templari, rosse in campo bianco, aggiunsero il simbolo del Tau come elemento che le contraddistingueva. Aggiungerei che la Magione del Tau sita in Lucca, tuttora esistente e ben visibile nel Vicolo dell’Altopascio, porta una croce patente rossa, dello stesso colore di quelle dei cavalieri del Tempio. Gli studiosi si affannano per cercare di capire il perché qui la croce del Tau fosse rossa mentre tali cavalieri utilizzavano sempre il nero come colore. In realtà probabilmente c’era una totale coincidenza tra gli stessi membri degli Ordini di riferimento.
La leggenda che vuole il castello di Bova in Calabria regalato da Papa Gregorio VII a Matilde di Canossa è solo una leggenda? Ugo dei Pagani era certamente di origine calabrese e legato alla stessa Matilde come feudatario. Anche perché suo nonno, Pagano da Corsena, l’attuale Bagni di Lucca, fu un potentissimo feudatario di Matilde. Davvero Matilde appare come la prima Regina d’Italia? Non solo immaginaria, simbolica, ma pure concorrenziale e direi pronta a prendere il potere politico? Probabilmente la storiografia non ha sin qui saputo descrivere le reali dinamiche dei fatti accaduti in quel periodo. Pagano da Corsena era legato alla schiatta longobarda dei Porcaresi, uno dei rami feudali di Signori di origine longobarda che governavano la Tuscia Longobarda con Lucca sede della centralità toscana di quel potere politico.
Per comprendere le reali dinamiche dei fatti ascritti credo dobbiamo affidarci a una famiglia lucchese sin qui poco studiata ma che ha all’attivo moltissimi documenti. L’ultimo membro di tale Casata ha lasciato nel 1877 tutta la documentazione in suo possesso alla Curia Lucchese. La famiglia si chiamava Di Poggio. In Lucca, proprio di fronte alla chiesa di San Michele e parallela alla Via San Paolino c’è una strada a loro intitolata: Via Di Poggio. Apparentemente insignificante come sito, in realtà va a confluire proprio a ridosso della chiesa di San Michele che è impreziosita da una bellissima statua che la domina dall’alto: quella appunto dell’Arcangelo Michele, simbolo e patrono dei cavalieri Templari. I di Poggio furono quasi certamente dei Cavalieri Templari, vista la collocazione della via e della statua.
Avevano per giunta la loro residenza principale cittadina in Via della Rosa, altra strada simbolica in città, dove per tradizione la contessa Matilde di Canossa si incontrò col cugino Goffredo di Buglione, l’organizzatore della Prima Crociata, nel 1099. Qui Matilde salutò il cugino senza partire per la Terra Santa perché all’epoca aveva già 50 anni.
Questa residenza della famiglia Di Poggio lì è rimasta fino al 1877. Fino a quella data qui abitava l’ultimo erede che aveva la maggior parte delle sue proprietà ancora in quel 1877 in Porcari, non lontano dalla Vivinaia dove il padre di Matilde di Canossa, il marchese Bonifacio, teneva un castello famoso che fu visitato da tutti i più importanti politici del suo tempo. E dove per taluni sarebbe nata la stessa Matilde, anche se qui le controversie non mancano.
Porcari, luogo della schiatta dei Porcaresi. I Di Poggio erano tali? Probabilmente sì.
In Garfagnana poi abbiamo una località non lontana da Careggine, ossia Poggio appunto, che fu a lungo dominata dai Soffredinghi e dai Da Corvaia, ossia le due schiatte longobarde che ebbero legami profondi con Corsena e con i Porcaresi. Ma su questo possiamo solo ipotizzare.
Certo è che i Di Poggio nel 1522 ordirono in Lucca una congiura piuttosto particolare: uccisero il gonfaloniere allora presente in città, tale Vellutelli, appartenente a una famiglia mercantile emergente. Un suo cugino si era recato qualche tempo prima a Milano e poi a Venezia divenendo un importante scrittore e artista, legato alla figura del Petrarca. I Di Poggio, che erano vicini alla Curia Lucchese, probabilmente cercavano in questo modo di arginare la spinta centrifuga delle famiglie mercantili ma anche di antico retaggio della città toscana, che si erano convertite in massa al protestantesimo e che portavano ricchezze e legami fuori da Lucca, addirittura poi, per ragioni di sopravvivenza, nella lontana Ginevra. Qui si recarono massicciamente. Senza tuttavia mai disperdere i legami con i cugini lucchesi.
La congiura fallì, però le conseguenze del fallimento della stessa non furono, come gli storici asseriscono, di grande peso: i Di Poggio si imparentarono subito dopo con la famiglia Mansi, che era la più importante famiglia mercantile lucchese emergente all’epoca, e a questa rimasero sempre legati, tanto è vero che l’ultimo erede Di Poggio nel 1877 era figlio di una Mansi. Altra traccia interessante, rilevare che il collaboratore nella congiura dei Di Poggio fu tale Lorenzo Pierotti, come asserisce il Professor Sabbatini. Tale Pierotti apparteneva a una famiglia cittadina che qualche anno dopo (1574) confluì nei Chierici Regolari Lucchesi della Madre di Dio, i quali furono fondati proprio in quell’anno, e che di fatto sostituirono in Lucca i Padri Gesuiti nel gestire la Controriforma. I Padri Gesuiti mai approdarono per questo in città e qui il tribunale dell’Inquisizione non fu mai così attivo: Lucca mantenne una sua autonomia gestionale anche curiale e non solo politica.
Perché questo? Una spiegazione ci potrebbe essere. Come asserisce lo storico Mencacci in Templari a Lucca, con prefazione dello storico Cardini, qui i membri dell’Ordine del Tempio mai subirono reali vicissitudini e continuarono a fare, dopo lo scioglimento dell’Ordine, avvenuto nel 1307, quanto facevano prima. Apparentemente non sappiamo, e lo asserisce lo storico Mencacci, per quale motivo. Probabilmente un motivo c’era. Vediamo di individuarlo. Così capiamo molto di più dell’Ordine Templare medesimo, della sua storia e delle gesta matildiche.
Nel 1314 in Lucca scomparve il tesoro personale di Papa Clemente V, al secolo Bertrand de Got, colui che aveva sciolto su indicazione del Re di Francia Filippo il Bello l’Ordine Templare qualche anno prima, mettendolo a ferro e fuoco.
L’ufficialità vuole che il tesoro del Pontefice, che ammontava a 1.000 scudi d’oro, dunque piuttosto imponente, fosse stato collocato in Lucca per ragioni di sicurezza perché il Papa lo stava trasferendo in Francia nelle sue terre, essendo egli francese, e dunque anche suddito del Re di Francia Filippo il Bello. Lucca si trovava sulla Via Francigena, ossia la via che univa appunto Roma alla Francia. E qui le casseforti individuate furono due: una la basilica lateranense di San Frediano, piuttosto importante e imponente, basilica peraltro esoterica, dunque certamente legata anche all’Ordine Templare medesimo. L’altra chiesa fu quella di San Romano, sede dei Frati Domenicani Lucchesi. Era questa una chiesa confinante con la Magione Templare e almeno fino a pochi anni prima, ossia quando ancora l’Ordine Templare era in vita, stando agli studi dello storico Mencacci, qui i Frati Domenicani andavano d’accordo con l’Ordine del Tempio. Avevano peraltro orti confinanti con quelli della Magione Templare. Confinanti o, aggiungo io, coincidenti? Il dubbio sorge. Secondo lo storico Mencacci non esistono spiegazioni plausibili su questa comunione tra l’Ordine del Tempio e i Frati Domenicani, che altrove non c’era.
Il che lascia presagire affinità elettive di comunione e/o addirittura appartenenza. Perché in San Romano esistono tombe di cavalieri del Tempio ben visibili? Gli storici mai hanno saputo dare spiegazioni convincenti.
Quello che stupisce è la buona fede di Papa Clemente V.
Che abbia diviso il bottino ci sta: lo facciamo anche noi oggi col denaro, mai accumuliamo capitali in un medesimo distretto bancario. E l’Ordine del Tempio era prioritariamente un Ordine di cavalieri banchieri. Ma affidarsi proprio a personaggi così vicini agli ex Templari, di cui pochi anni prima aveva sciolto l’Ordine, stupisce. Sta di fatto che il tesoro del Papa sparì, ufficialmente a causa delle truppe del condottiero pisano Uguccione della Faggiuola che mise a ferro e fuoco la città di Lucca. Ma il tutto viene riferito dagli storici senza prove. Anzi, esistono battute come quella che vuole le truppe dello stesso Uguccione essersi dimenticate la parte del tesoro appartenuta ai Frati Domenicani ed essere ritornate in un secondo momento dai frati medesimi a prendersela. Cosa molto inverosimile.
Invece non sono inverosimili alcune dinamiche sin qui non descritte. Il condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli, che prese il potere a Lucca subito dopo le vicende ascritte e che all’epoca era fuori Lucca, ex scudiero proprio di Filippo il Bello, e marito di una Da Corvaia, si mise in testa pochi anni dopo di creare un forte Stato nel Nord Italia.
Quasi ci sarebbe riuscito se non fosse deceduto in circostanze casuali ancora giovane. Chi lo sosteneva in Europa per poter aspirare a tali risultati? Castruccio, uno preso tra l’incudine e il martello, anche lui come molti altri, ossia tra un Papato e una Francia all’epoca decisamente emergente come Stato guida in Europa?
Tra l’altro, il Castracani era stato anche vicino per un certo periodo allo stesso Uguccione della Faggiuola. Dunque l’aver sposato una Da Corvaia, ossia una della schiatta longobarda non distante né dai Soffredinghi né dai Porcaresi di cui peraltro egli stesso si occupò (scrisse una Vita Mathildis) lo aveva sostenuto in città e non solo. Ex Templari dunque?
Filippo il Bello avrebbe potuto sostenere il suo ex scudiero Castruccio e con lui gli ex Templari Lucchesi, di cui probabilmente i Porcaresi e i Da Corvaia facevano parte. E quel tesoro papale scomparso non essere finito solo nelle tasche di Uguccione, come la storiografia tramanda. Il Papa si era fidato o forse era stato solo costretto a stare al gioco? Non era ingenuo Bertrand de Got.
Tanto più che era appunto un suddito di Filippo il Bello, proprio perché di famiglia francese. Quell’indipendenza cittadina lucchese millenaria, sia politica che «religiosa», avrebbe potuto essere frutto di queste dinamiche. I Papi mai reclamarono la precedente simbolica donazione matildica delle terre garfagnine perché, come ricorda lo storico Giandomenico Pacchi nelle sue Dissertazioni, qui regnavano i fanti cugini di Matilde appunto, ossia coloro che appartenevano a quei potenti cavalierati peraltro fondati dalla stessa Matilde. Qui i Papi dovettero prendere atto che il potere politico di Lucca, ex capitale della Tuscia Longobarda, mai era venuto meno, un potere segnato dai legami europei e diremmo noi oggi planetari, legati soprattutto agli interessi in Palestina e sul versante arabo del Mediterraneo. Non a caso il primo Ordine Religioso a tradurre il Corano in latino fu proprio quello dei Chierici Regolari Lucchesi. Poteva dunque lo stesso Papa Clemente V reclamare qualcosa? Potevano gli ex Templari Lucchesi, probabilmente ex quadri dell’Ordine, temere la loro sorte? Probabilmente no.
Nel corso del XIX secolo nella città di Lucca il Marchese Cesare Boccella scrisse e pubblicò un libricino dal titolo emblematico: Il Templare. Unico nel suo genere, la pubblicazione racconta le gesta di un cavaliere templare lucchese che dopo lo scioglimento dell’Ordine si ritirò nel monastero cistercense locale di Badia di Cantignano e qui finì i suoi giorni. In Lucca, il marchese in quel periodo si era convertito col Duca Lucchese del momento, Carlo Ludovico di Borbone-Parma, al protestantesimo: era il suo scudiero personale. E i cittadini lucchesi si risentirono pesantemente circa la pubblicazione. Che cosa sapeva il marchese Boccella, che di madre faceva Bartolomei, famiglia legata prioritariamente alle vicende cavalleresche dell’epoca templare? Che cosa temeva la città di Lucca, con i suoi segreti millenari?
Sarebbe interessante scoprirlo.
In Calabria sono vaste la simbologia e la presenza dei cavalieri del Tempio. Molti siti, anche qui, li ricordano da vicino. Il circolo culturale l’Agorà di Reggio Calabria nel 2007 ha presentato ampiamente proprio le gesta di Ugo dei Pagani. Dovremmo pensare che i legami esistenti tra nobili lucchesi, documentabili, ancora nel XIX secolo, con Pasquale Galluppi nelle questioni risorgimentali del periodo, fossero dovuti proprio a tali ancestrali vicende?
