Le opere di pace di Napoleone
Non fu solo un grande condottiero: oltre
alle guerre e alle devastazioni, creò opere importanti in
campo sociale, economico e persino artistico
Quando si nomina Napoleone Bonaparte, di solito il primo pensiero che viene è quello di associarlo all’arte bellica, e in effetti fu probabilmente il più grande Generale della sua epoca e uno dei maggiori condottieri d’eserciti di tutti i tempi. Ma non dobbiamo dimenticare che fu anche uno statista di ampia levatura, e che se la Francia e l’Europa del primo Ottocento fecero progressi nell’industria, nel commercio, nell’agricoltura, nelle vie di comunicazione e nell’urbanistica, lo dovettero soprattutto a lui, al suo genio e anche alla sua spregiudicatezza. Riferendosi agli imponenti lavori pubblici che aveva fatto compiere, diceva: «Sono i miei tesori». E non aveva torto!
Napoleone, da accorto uomo politico, non trascurò di regolare i rapporti che i cittadini devono avere tra di loro e con lo Stato. Sotto la sua direzione, una commissione di illustri avvocati fissò delle leggi precise alle quali ciascun cittadino doveva obbedire con scrupolo, sia che ricoprisse alte cariche, sia che esercitasse un mestiere umile: ci si ispirò sia al diritto consuetudinario della tradizione franco-germanica, sia al diritto romano. L’insieme di quelle leggi formarono il Codice Civile, che fu chiamato anche Codice Napoleonico (1804). Esso confermava le principali conquiste della Rivoluzione: uguaglianza giuridica dei cittadini (maschi) di fronte alla legge, laicità dello Stato, proprietà privata sacra e inviolabile, libertà contrattuale (i contratti legalmente formati hanno forza di legge tra le parti); nel diritto di famiglia, rafforzò la patria potestà ma introdusse il matrimonio civile e il divorzio (regolato da norme rigide); inoltre stabiliva l’uguaglianza ereditaria tra figli maschi e femmine, e aboliva le norme feudali sui privilegi di primogenitura. Il Codice Napoleonico ha avuto un impatto duraturo in Europa e nel mondo, inclusa l’Italia, dove ha influenzato la legislazione per oltre un secolo.
Quando le Nazioni avverse alla Francia cercarono di metterla in ginocchio non inviandole più i prodotti agricoli di cui aveva bisogno, Napoleone non si perse d’animo e ai prodotti mancanti ne sostituì altri: dato che nel territorio dell’Impero Francese non giungeva più caffè, lo si sostituì introducendo in Francia e nel Belgio vaste piantagioni di cicoria; per compensare la mancanza dello zucchero di canna, si trovò il modo di ricavarlo dalle barbabietole; quando cominciò a scarseggiare anche il grano, si pensò di dare grande sviluppo alla coltivazione della patata.
L’Impero Francese inglobava, direttamente o indirettamente, numerosi Stati dell’Europa e alcuni di questi fecero notevoli progressi nell’industria proprio per merito di Napoleone. Nella Renania, per esempio, vennero costruite officine e fonderie che ancora oggi sono fra le più grandiose d’Europa.
Per far conoscere i migliori prodotti industriali, Napoleone istituì delle grandi esposizioni chiamate «fiere», famose anche oggi e tenute in vari Paesi del mondo, compresa l’Italia. Ai migliori espositori venivano assegnati premi di grande valore.
Molte opere di Napoleone riguardano le vie di comunicazione. Egli comprese che la città di Cherbourg, nella penisola del Cotentin, si trovava nella posizione più adatta per avere un porto attivissimo. Si consigliò allora con i migliori ingegneri dell’epoca e poco dopo diede inizio a un’opera imponente: venne innalzata una diga colossale che trasformò la rada di Cherbourg in un ottimo porto. Anche il porto di Anversa, in Belgio, fu fatto costruire da Napoleone.
Il Bonaparte si preoccupò inoltre di migliorare la navigazione fluviale della Francia con lo scavo di alcuni canali. I più importanti sono quello di San Quintino, che mette in comunicazione il fiume Somme con la Schelda, e quello che unisce il Rodano al Reno. Dato che questi canali possono essere navigati da grossi natanti, sono vie commerciali di prim’ordine.
Era dal tempo degli antichi Romani che molti valichi alpini erano ancora percorsi da mulattiere quasi impraticabili. Napoleone pensò allora di trasformarle in strade comode e ampie: ne fece costruire attraverso il Sempione, il Monginevro e il Colle di Tenda. Sul Moncenisio si trova tutt’ora l’Ospizio fatto erigere da Napoleone. Alcune di queste strade transalpine facilitarono in modo notevole le comunicazioni tra la Francia e l’Italia.
Il contributo di Napoleone al progresso non si limitò solo alle leggi, all’economia o alle infrastrutture, ma si estese a tutti, o quasi tutti, gli aspetti della vita quotidiana: divenuto Imperatore, volle creare un dominio vasto e potente com’era stato quello dei Romani, per cui aveva una sconfinata ammirazione (tanto che le statue in suo onore a Parigi lo ritraggono sempre in abiti romani). Anche le arti (la scultura, l’architettura, la pittura e la decorazione) dovevano prendere come modello i capolavori artistici della civiltà greco-romana e assumere uno stile, per dir così, «imperiale». Poiché questo stile si sviluppò durante l’Impero di Napoleone (1804-1815), esso fu chiamato «stile impero».
Tanto per fare qualche esempio: la statua dell’Italiano Antonio Canova, il più celebre scultore dell’epoca, che raffigura l’Italia piangente sulla tomba di Vittorio Alfieri, si richiama all’arte greca non solo nella scelta del soggetto, ma pure nello stile, tanto che potrebbe sembrare un’opera del V secolo avanti Cristo. Nel 1807 fu eretto a Parigi, nella Piazza del Carrousel, un Arco di Trionfo che richiama in pieno lo stile architettonico dell’antica Roma, infatti è simile all’Arco fatto innalzare nella Città Eterna dall’Imperatore Settimio Severo; così come l’Arco della Pace a Milano.
Non a caso abbiamo citato Milano: anche nell’Italia Settentrionale, che faceva parte dell’Impero Napoleonico, fu di moda lo «stile impero»; così, passeggiando per Milano o per altre grandi città, possiamo vedere, accanto agli edifici moderni e ai grattacieli, alcuni palazzi dall’aspetto particolarmente elegante e maestoso, come il Palazzo Rocca-Saporiti in Corso Venezia (sempre a Milano), con una facciata imponente e nello stesso tempo elegante, ornata da colonne. O come l’arena eretta tra il 1805 e il 1827 a imitazione del circo fatto costruire dall’Imperatore Caracalla. I più celebri architetti che lavorarono in Italia in quell’epoca furono Luigi Canonica (a cui si deve la realizzazione dell’arena appena citata) e Luigi Cagnola.
Lo «stile impero» non si limitava solo alla facciata degli edifici: anche i mobili al loro interno dovevano avere la stessa aria insieme imponente ed elegante. I tipici tavoli in «stile impero» erano ornati con motivi ricavati dall’arte antica, per esempio riportando sulle gambe decorazioni che raffiguravano divinità della Grecia classica o scolpite in forma di sfingi o leoni, elementi decorativi caratteristici dell’arte egiziana. Il materiale maggiormente utilizzato per ornare i mobili fu il bronzo, si facevano comunque guarnizioni anche in porcellana.
Le sedie erano considerate soprattutto un elemento decorativo, e per questa ragione venivano ricoperte di stoffe preziose come damaschi, velluti, broccati, sete; le tinte preferite per queste coperture erano il verde, il rosso e il giallo. Anche i piedi delle sedie erano di solito costituiti da sfingi e leoni. Un tipo di sedia molto in voga in quel periodo fu quella a dondolo.
Un caratteristico mobile ornamentale di quell’epoca era la mensola, generalmente di legno e con ornamenti di bronzo; i suoi piedi anteriori erano costituiti da figure di sfingi o di leoni. Sulla parete sovrastante la mensola veniva appeso di solito un grande specchio.
Anche i letti di «stile impero» esprimevano magnificenza: erano particolarmente sontuosi e, come tutti gli altri mobili, erano ricchi di guarnizioni in bronzo. Su di essi sovrastava un baldacchino, dal quale scendevano drappi e tende di grande valore.
Persino nella moda si tentò di rifarsi ai modelli degli antichi. Soprattutto gli abiti femminili rivelavano chiaramente la rassomiglianza con un tipo di abito indossato dalle donne dell’antica Grecia: gonna lunga, ornata da strisce dai colori vivaci, e uno scialle ampio per ricoprire le spalle. Anche nell’acconciatura dei capelli si imitò la moda greca raccogliendoli in uno chignon, come nell’antica Atene.
L’Impero Francese non esiste più. Le conquiste di Napoleone sono svanite nel fluire della Storia. Ma i progressi nelle leggi, nell’economia, nelle vie di comunicazione e nell’urbanistica sono ancora vivi, spesso visibili, e non di rado fondamento di molte conquiste della civiltà moderna.
