Le origini del colonialismo in Asia
Un fenomeno complesso

Il colonialismo in Asia ebbe caratteri molto diversi da quello dell’Africa Nera. In quest’ultima regione data la scarsità della popolazione e il frazionamento in tribù ostili fra loro, in un decennio, dal 1885 al 1895, le potenze europee la occuparono quasi interamente. L’Asia si presentava decisamente più difficile.

Nel corso del Seicento alle Filippine spagnole si affiancarono alcune delle isole della attuale Indonesia sotto controllo olandese, oltre a piccole basi commerciali marittime inglesi e portoghesi. Gli interessi commerciali si concentravano su India e alcune isole indonesiane per i loro peculiari prodotti. Da ricordare inoltre che nel corso dello stesso secolo la Siberia venne colonizzata dalla Russia.

L’Impero Moghul che intorno ai primi del Settecento governava quasi interamente l’India, il Pakistan e l’Afghanistan prevedeva un sistema amministrativo inizialmente piuttosto efficiente, tuttavia il reclutamento dell’esercito sfuggiva all’imperatore ed era controllato dai nobili e dai governatori locali mentre la successione al trono implicava duri contrasti all’interno della corte che potevano dare vita a guerre civili. Nel corso del Settecento la situazione peggiorò e l’impero dovette affrontare lo stato militare di Maratha che dal Deccan occidentale occupò gran parte della penisola, l’invasione persiana del 1739 e la potente ribellione dell’Afghanistan che per un lungo periodo controllò una vasta regione.

Nelle isole della attuale Indonesia prosperavano i sultanati islamici, molti dei quali attivi nel commercio marittimo. I principali furono Mataram sull’isola di Giava, centro culturale importante ma indebolito dalle lotte dinastiche, Sambas nel Borneo che intendeva assorbire i piccoli stati vicini e i cosiddetti sultanati delle spezie nelle Molucche.

In questo contesto operarono la Compagnia delle Indie britannica e quella olandese. I primi possedimenti della Compagnia inglese furono accordati nel 1615 direttamente dall’imperatore Moghul in cambio di prodotti europei. La Compagnia arrivò a possedere un piccolo esercito formato da volontari indiani (con ufficiali britannici) e ottenne negli anni intorno al 1760 il suo primo grande territorio, il Bengala intromettendosi in una contesa di corte di un grande nababbo e stringendo accordi con nobili locali. Successivamente attraverso una serie di alleanze, colpi di stato e brevi guerre conquistò il resto del Paese, favorita dal malcontento verso l’Impero Moghul e da una saldezza interna di cui non godevano i suoi avversari. Molti principi locali erano in contrasto fra di loro e ciò favorì i britannici che mantennero i capi locali nei loro posti ma molte importanti attività di governo furono trasferite agli inglesi. Intorno al 1820 l’India era passata totalmente sotto il controllo della Compagnia ma quaranta anni dopo la vecchia organizzazione venne soppressa e i territori passarono direttamente sotto il controllo del governo britannico.

La Compagnia delle Indie olandesi operante dal 1602 si trovò a competere con piccoli sultanati completamente indipendenti uno dall’altro e in competizione fra loro. Il suo principale centro era Batavia, oggi Giacarta, da lì si ampliò con vari metodi, da quelli militari al sostegno e rovesciamento dei sovrani locali, divenendo arbitro delle frequenti dispute dinastiche. Nel 1799 la Compagnia venne chiusa e le Indie Olandesi passarono direttamente sotto l’Olanda che ampliò notevolmente il suo territorio fra il 1850 e il 1890. Il modo di governare le isole fu più duro di quello britannico, l’amministrazione era più centralizzata e venne imposto ai contadini di coltivare una parte dei loro terreni per produrre spezie importanti sul mercato europeo.

La colonizzazione dell’Indocina avvenne molto più tardi, verso la fine dell’Ottocento. La Birmania nonostante la presenza degli autorevoli monaci buddisti e la figura sacrale del re era una terra difficile, impegnata in guerre con il Siam (Thailandia) e la Cina. Nel 1823 fu il Regno Birmano ad attaccare i britannici nel Bengala ma venne presto respinto e il governo di Londra occupò il primo territorio birmano. Circa trent’anni dopo a causa di controversie commerciali ed estorsioni a mercanti inglesi a Rangoon si ebbe la seconda guerra che si concluse favorevolmente all’Inghilterra, mentre il re birmano venne detronizzato dal fratello. Infine si ebbe la terza guerra nel 1885 a causa di disordini lungo le frontiere e dalla intenzione del monarca birmano di allearsi con la Francia. La monarchia venne deposta, l’ex regno venne accorpato all’India e vennero introdotti un certo numero di funzionari indiani, fatto che provocò malcontento e il formarsi di una guerriglia antibritannica.

Nell’Ottocento apparve un nuovo protagonista, la Francia. Il piccolo Paese della Cambogia temeva le minacce siamesi e vietnamite, così il re Norodom nel 1863 richiese la protezione francese concedendo al governo di Parigi la facoltà di gestire alcune funzioni di governo. Contemporaneamente la persecuzione dei missionari cattolici in Vietnam offrì il pretesto a Napoleone III di intervenire in quel Paese governato da una monarchia teocratica confuciana. Poco dopo attraverso un’azione militare il governo di Parigi mise fine all’influenza di Pechino sulla nazione e lasciando l’imperatore sul trono i francesi ottennero vasti poteri di governo. Infine nel 1893 si accordò con il Regno di Luang Prabang (Laos) minacciato dai siamesi per la sua protezione militare in cambio di alcuni diritti sul territorio.

Per completare la questione del Sud Est asiatico si può ricordare che dopo la guerra fra Stati Uniti e Spagna per l’indipendenza di Cuba, nel 1898 gli americani comprarono dagli sconfitti le isole Filippine, terre che si dimostrarono difficili per la presenza di una intensa guerriglia.

Alcuni grandi Paesi asiatici non furono colonizzati, Iran, Afghanistan, Thailandia e naturalmente la Cina, tutti però sottoscrissero o dovettero sottoscrivere trattati con le potenze, considerati ineguali. Si trattava di Paesi difficili da controllare o che non avevano materie prime interessanti per gli europei. In particolare la Persia rimaneva contesa fra Russia e Gran Bretagna e si decise di farne uno stato cuscinetto, dove successivamente operarono le compagnie petrolifere straniere. Anche l’Afghanistan era conteso da Russia e Inghilterra, gli inglesi combatterono tre guerre sul suo territorio (1839, 1878, 1919) ma non mostrarono interesse per le sue aree desertiche. La Cina, con la quale la Gran Bretagna combatté due guerre per l’oppio (1839 e 1856), concesse porti commerciali e quartieri cittadini dove gli europei non erano soggetti al controllo di Pechino.

(settembre 2026)

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