La Prima Internazionale, 1864
Un’organizzazione dove non mancavano duri contrasti

Con la rivoluzione industriale crebbero gli stabilimenti produttivi dove erano presenti numerosi operai e ciò spinse questi ultimi ad associarsi e intraprendere iniziative per ottenere migliori condizioni di lavoro ma anche per la conquista del potere come era successo a Parigi nel 1848.

Le organizzazioni dei lavoratori si ampliarono fino a costituire nel 1864 l’Associazione Internazionale dei Lavoratori meglio conosciuta come Prima Internazionale.

L’economia europea cresceva a ritmi superiori al periodo precedente anche se secondo il parere degli esponenti di sinistra non ne beneficiavano le masse, diversamente la destra ricordava che in quel periodo si erano avute le leggi a protezioni di donne e fanciulli e riduzioni degli orari di lavoro.

L’Associazione Internazionale dei Lavoratori si presentava da subito variegata, comprendendo riformisti e rivoluzionari. Appartenevano al primo gruppo le grandi Trade Unions inglesi favorevoli a miglioramenti economici senza alterare il sistema economico vigente che si presentava positivo per tutte le componenti economiche. Anche Giuseppe Mazzini era contrario alla soppressione della proprietà privata cercando comunque di ampliarla a nuovi ceti sociali ed era favorevole a cooperative di lavoratori per il mutuo soccorso nonché all’estensione dei diritti politici, Giuseppe Garibaldi vicino alle sue posizioni rifuggiva anch’esso dall’estremismo. Su posizioni non molto diverse era il francese Pierre Proudhon da taluni ritenuto anarchico ma in realtà non estremista e favorevole al mutualismo (associazioni operaie che gestivano le aziende), a federazioni agricolo-industriali e contrario al comunismo. Molto diversa era la posizione del giacobino francese Auguste Blanquì che credeva nelle società segrete rivoluzionarie, come anche la posizione del russo Michail Bakunin contrario a ogni forma di stato (anche se riteneva che le Comuni dovessero essere rette da una società segreta anarchica). Infine avevamo Karl Marx favorevole alla lotta di classe violenta e a uno stato accentratore retto da una dittatura rivoluzionaria del popolo.

Karl Marx e il suo amico Frederich Engels ebbero da subito un ruolo preponderante, il primo fu l’autore dello Statuto e del Programma. Nello Statuto si legge: «L’emancipazione della classe operaia deve essere opera della classe operaia medesima… la soggezione economica dei lavoratori ai monopolizzatori dei mezzi di lavoro, che costituiscono le risorse vitali è la base della servitù in tutte le sue forme di tutta la miseria sociale, della degradazione morale e della dipendenza politica». Nel congresso di inaugurazione Marx mantenne una relativa moderazione nei discorsi anche se affermò: «Conquistare il potere politico è quindi diventato il grande dovere delle classi lavoratrici» e lamentò che dopo il 1848 organizzazioni e stampa di sinistra erano entrate in crisi, infine non mancò di insultare sul piano personale Mazzini.

I mazziniani uscirono successivamente dall’associazione e diversamente dai marxisti criticarono duramente la Comune di Parigi (1871) per le sue arbitrarietà e violenze. I proudhoniani fino al 1867 mantennero una posizione rilevante ma successivamente prevalsero le posizioni rivoluzionarie e due anni dopo furono costretti a lasciare l’Associazione. Al congresso del 1868 risultò maggioritaria la tesi favorevole all’appropriazione collettiva del suolo, di miniere, strade, foreste, mezzi di trasporto, e l’idea di partecipare alle elezioni attraverso partiti indipendenti della classe operaia, nonché l’emancipazione delle donne e la concezione della guerra come prodotto inevitabile del sistema capitalista. Contemporaneamente si rafforzò il gruppo tedesco dominato dalla figura di Ferdinand Lassalle. Il nuovo personaggio non si inquadrava nel gruppo rivoluzionario, sosteneva il suffragio universale, le cooperative operaie finanziate dallo stato e credeva in uno stato fortemente accentratore.

Negli anni successivi si rafforzò la corrente estremista nonostante l’insuccesso della Comune di Parigi e sorsero numerosi contrasti interni. Si ebbero quindi delle scissioni, si allontanarono i sostenitori di Bakunin contrari alla gestione accentrata dell’associazione, poi le Trade Unions e i sostenitori di Blanquì, in pratica rimanevano solo i marxisti. Gli anarchici vennero espulsi dall’associazione (Congresso dell’Aia, 1872); questi costituirono un’Internazionale Libertaria che sopravvisse sul piano organizzativo fino al 1877. Nel congresso di Basilea del 1869 prevalse l’idea della conquista del potere politico, ma il congresso tenutosi quattro anni dopo vide l’assenza della maggioranza delle delegazioni, e infine si decise il trasferimento dei congressi negli Stati Uniti, che fu ugualmente un insuccesso e si decise lo scioglimento dell’associazione. Solo nel 1889 si ricostituì la nuova Internazionale fondata sui partiti operai senza anarchici formata da soli socialisti.

(giugno 2025)

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