La storia dell’anarchia
Un movimento utopista che sosteneva posizioni ambigue

Il movimento anarchico presenta due anime, una egualitaria, pacifista che ritiene che tutte le decisioni debbano essere prese in maniera assembleare, un’altra che odia visceralmente lo stato, le istituzioni pubbliche di qualsiasi tipo, soprattutto la Chiesa considerata fondamento dell’ordine sociale e dello stato e crede fortemente nella violenza rivoluzionaria. La prima anima rimarrà sostanzialmente confinata nei salotti, la seconda al di là delle dichiarazioni formali, scarsamente libertaria avrà una rilevanza storica ben maggiore. Quello che molti dimenticavano era che senza alcuna forma di organizzazione sociale il potere sarebbe stato gestito dai più forti e violenti. Ricordiamo l’Europa che si avvicinò a una situazione di anarchia (di tipo feudale) dopo la crisi del Sacro Romano Impero e sappiamo che non favorì la crescita del nostro continente.

Alcuni fanno risalire l’idea di una società senza stato all’età classica (cinismo filosofico), ma si tratta argomentazioni non condivise da molti. In epoca successiva abbiamo alcune sette protestanti (anabattisti, adamiti) che vivevano in comunità autogestite e nel corso del Seicento in Inghilterra, durante la rivoluzione di Cromwell, i «diggers» (contadini e religiosi estremisti) che occupavano le terre dei latifondisti e i «livellatori» che credevano in una società fortemente egualitaria.

Molti ritengono che il fondatore del pensiero anarchico moderno sia lo scrittore inglese William Godwin (1756-1836). Lo scrittore apparteneva all’ala moderata dell’anarchismo e influenzò i poeti romantici come Shelley e Lord Byron. Riteneva che anche la forma di governo più democratica non garantisse il buon vivere degli uomini. Credeva in libere comunità indipendenti e riteneva che gli esseri umani privi di vincolanti legami sociali (fra i quali il matrimonio) sarebbero evoluti da soli verso un comportamento socievole e altruista. Per un certo periodo l’anarchismo fu costituito da un gruppo di intellettuali visionari, solo più tardi divenne un movimento di massa. Alcuni ritengono anarchici gli «Enrages» al tempo della Rivoluzione Francese ma si trattava di un movimento dai caratteri molto confusi. In un periodo successivo il filosofo Max Stirner sostenne una particolare forma di anarchismo, quella profondamente individualista, scrisse nella sua opera principale del 1844: «L’uomo non ha bisogno di Dio, perché egli solo è Dio di se stesso. Il suo interesse deve essere rivolto al suo “esclusivo” benessere». Venne perciò considerato un sostenitore dell’egoismo, termine che egli stesso apprezzava.

Forse il primo pensatore anarchico che ebbe un ruolo politico fu il francese Pierre Joseph Proudhon che prese parte sia pur con alcune riserve al movimento del 1848. Da una parte fu moderato, criticava lo stato centralizzatore di Marx e credeva in libere associazioni di lavoratori federate fra loro (mutualismo) senza stato né chiese, dall’altra fu un focoso antisemita. Aveva una particolare concezione dell’economia, solo il lavoratore ha diritto al ricavo aziendale, imprenditori e banchieri che hanno anticipato i capitali devono solo rientrare delle loro spese.

Contemporaneo di Proudhon fu il russo Michail Bakunin che disprezzava anch’egli lo stato e la Chiesa, era molto favorevole alla violenza, ma il suo anarchismo fu ambiguo, riteneva che una società segreta dovesse controllare le comunità di lavoratori e i gruppi da lui organizzati, simili a sette, prevedevano una forte gerarchia. Bakunin nel 1866 su «Stato e Anarchia» scrisse: «La Comune deve anche accettare i giudizi del tribunale provinciale e qualsiasi misura ordinata dal governo della provincia». Venivano previsti i tribunali rivoluzionari e «una volta che i nemici della Rivoluzione sono privati delle loro risorse non sarà più a lungo necessario invocare misure sanguinarie contro di loro». «Tutti i membri della Federazione rivoluzionaria devono attivamente prendere parte alle guerre approvate contro uno stato non federato… coordinati da una organizzazione segreta che unirà non alcuni ma tutti i Paesi in un unico piano d’azione… Al fine di preparare questa rivoluzione sarà necessario cospirare e organizzare potenti associazioni segrete coordinate da un nucleo internazionale». A proposito dei metodi di lotta, nello stesso testo scrisse: «La Rivoluzione richiede estesa e diffusa distruzione, una feconda e rinnovativa distruzione, poiché in questo modo e solo in questo modo sono nati nuovi mondi… Questo problema non può essere risolto senza una sanguinaria, terrificante lotta». Forse anche più di Proudhon fu un convinto antisemita.

La convivenza di anarchici e socialisti nella stessa Internazionale, quella del 1864, durò poco e alcuni anni dopo si ebbe la Comune di Parigi, dittatoriale secondo Mazzini, e il suo fallimento favorì le azioni terroristiche anarchiche individuali. Fra il 1893 e il 1901 si ebbe una grande ondata di attentati contro leader politici, nel 1894 venne ucciso il presidente della Repubblica Francese Sadi Carnot, nel 1897 il presidente del consiglio spagnolo Del Castillo, l’anno successivo l’imperatrice Sissi, nel 1900 il re italiano Umberto I già vittima di un attentato in precedenza, nel 1901 il presidente americano Mc Kinley, oltre agli attentati si ebbe il collocamento di bombe contro diversi obiettivi.

Negli anni successivi si ebbe un filosofo russo sostenitore di una particolare idea di anarchia, Petr Kropoktin. Fu anarco comunista, ma non favorevole alla dittatura bolscevica e credeva che le scienze naturali sostenessero l’idea di una società senza stato. Riteneva che gli animali più evoluti, come le società primitive, fossero socievoli e portati in qualche modo spontaneamente alla giustizia. Anche lo scrittore russo Tolstoj è considerato da alcuni anarchico, sia pure con un pensiero profondamente religioso, riteneva infatti che lo stato comportasse una componente coercitiva e violenta. Mentre l’italiano Errico Malatesta era un sostenitore della rivoluzione e di una forma particolare di comunismo meno centralizzatore. Un autore considerato vicino all’anarchismo fu George Sorel, il movimento da lui creato, l’anarco sindacalismo, credeva nella rivolta sociale spontanea senza necessità di agire attraverso i partiti socialisti e il Parlamento, ma non sostenne l’idea di una società senza stato.

Il movimento anarchico si diffuse anche negli Stati Uniti, ricordiamo la rivolta di Haymarket del 1886 che per le sue violenze mise in cattiva luce l’estrema sinistra e il movimento sindacale. Seguì l’attentato a Wall Street (38 morti) forse per vendicare gli anarchici Sacco e Vanzetti. Sempre in America una focosa sostenitrice dell’anarco femminismo, una delle personalità di maggiore spicco, Emma Goldman, fu coinvolta nell’attentato di un importante uomo di finanza.

Tutti i movimenti anarchici entrarono in crisi quando nel 1917 si affermò la rivoluzione bolscevica che dimostrò che si potevano cambiare totalmente la società e lo stato attraverso il comunismo autoritario. Tuttavia proprio nell’Unione Sovietica nel 1919 si affermò nella attuale Ucraina un movimento contrario all’Armata Bianca e ai bolscevichi che istituì una specie di società anarchica con Soviet liberi e comunità agricole che praticavano la collettivizzazione della terra. Il territorio su cui governava comprendeva diversi milioni di ucraini ma fu travolto nel 1921 dalla maggiore potenza militare dei bolscevichi.

Ma il Paese in cui gli anarchici si dimostrarono più forti fu la Spagna. Nel 1927 fondarono la Federazione Anarchica Iberica, anche se attivi gruppi anarchici urbani e contadini esistevano già dalla metà dell’Ottocento. Già nei primi anni Trenta del Novecento insieme a socialisti e comunisti si diedero all’incendio di un gran numero di chiese nel Paese. Negli anni della guerra civile gli anarchici realizzarono collettivizzazioni di fabbriche e di terre e si diedero alla violenza contro tutti coloro ritenuti lontani dalle loro idee e in particolare uccisero migliaia di preti, suore e religiosi in generale. Nel 1939 nelle zone presidiate dalle forze repubblicane subirono un massacro a opera degli stalinisti. Nonostante ciò negli anni del franchismo mantenevano le loro strutture clandestine e operarono numerosi atti terroristici.

Progressivamente il mito dell’Unione Sovietica entrò in crisi e ciò favorì il rinascere delle organizzazioni anarchiche. Diversi artisti furono vicini alle idee anarchiche, come il surrealista André Breton e lo scrittore Albert Camus. Forse fu più significativo l’interesse delle idee anarchiche da parte del movimento Hippy negli anni Sessanta e Settanta, movimento pacifista che risentì molto dell’uso di droghe pesanti.

(agosto 2026)

Tag: Luciano Atticciati, William Godwin, Enrages, Max Sirner, Proudhon, Bakunin, Kropoktin, Errico Malatesta, George Sorel, rivoluzione bolscevica.