Storia dell’Austria nel periodo fra le due guerre
Un periodo tragico

L’Austria nel periodo fra le due guerre visse un periodo estremamente difficile tuttavia utile per comprendere le tragedie europee di quel periodo.

Nel corso del 1918 molti popoli che costituivano l’Impero Asburgico si proclamarono indipendenti e iniziarono a ridurre il loro contributo allo sforzo bellico finché il 3 novembre di quell’anno il paese fu costretto a chiedere l’armistizio. Pochi giorni dopo l’imperatore Carlo I abdicò e l’Assemblea Nazionale Provvisoria istituì la Repubblica Austriaca. Gli austriaci che avevano avuto un importante ruolo nell’Impero si trovarono in uno stato territorialmente molto ristretto e gran parte delle loro forze politiche cercò di unirsi alla vicina Germania, tentativo che venne ripetuto nel corso degli anni ma sempre incontrando l’ostilità dei paesi vincitori.

La guerra aveva portato a una grave inflazione, a una disoccupazione particolarmente grave, il tutto aggravato dai debiti di guerra e dalla imposizione sulla base del trattato di pace di mantenere un esercito ridotto, tale situazione favorì una situazione di quasi guerra civile che si protrasse nel tempo.

Dopo la proclamazione della Repubblica venne istituito un governo provvisorio presieduto dal socialdemocratico moderato Karl Renner sostenuto oltre che dal Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, dal Partito Cristiano Sociale e dalla Associazione Grande Germania che successivamente cambiò denominazione in Partito Popolare Grande Germania. Ma subito il governo dovette affrontare la formazione di milizie paramilitari di sinistra e di quelle apolitiche successivamente più vicine alla destra (con relativi scontri con le prime), mentre il paese venne funestato dalle insurrezioni dei socialdemocratici radicali.

Alle prime elezioni tenute nel febbraio 1919 i socialdemocratici risultarono il primo partito (41%) con la frangia radicale in grado di mettere in difficoltà i moderati, seguiti dai Cristiano Sociali (36%) e dai nazionalisti (21%) che abbandonarono la maggioranza. Il prevalere dei socialdemocratici rivoluzionari di Otto Bauer favorevoli alla dittatura del proletariato impedì, diversamente da altri paesi europei, la formazione di un forte partito comunista. Il Partito Cristiano Sociale venne a lungo diretto dal sacerdote Ignaz Seipel, non particolarmente legato alla gerarchia ecclesiastica, favorevole al decentramento amministrativo e alla istituzione di una monarchia costituzionale sotto gli Asburgo. Il Partito Grande Germania che si definiva in maniera confusa «il partito sociale libertario nazional-anti-semita» era favorevole, come i socialdemocratici. alla unificazione con la Germania.

Non erano solo i partiti a condizionare la vita politica del paese ma anche le milizie sorte almeno formalmente per far fronte all’esercito ridotto e difendere alcune regioni minacciate dai nuovi paesi vicini. La prima a costituirsi fu la Volkswehr (Milizia Popolare) nata al momento dell’armistizio, sostituita nel 1923 dalla Republikanischer Shutzbund (Lega di Difesa Repubblicana) più espressamente legata ai socialdemocratici. Fra la fine del 1918 e il 1920 nacque la Heimwehr (Guardia Locale) inizialmente apolitica diretta dal principe Von Starhemberg, successivamente legata ai partiti di destra con una ala politica, l’Heimatblock (Blocco della Patria).

Fra i molti tentativi insurrezionali locali e la formazione di Soviet si ebbe l’Insurrezione del Giovedì Santo del 17 aprile 1919. Con il sostegno del governo comunista ungherese (mentre in Baviera si era formata la Repubblica dei Soviet e poco dopo un regime simile in Slovacchia) i comunisti tentarono una rivolta armata condotta da disoccupati e reduci che tentarono di incendiare il Parlamento. Due mesi dopo si ebbe una replica a Vienna e nelle settimane successive un tentativo di putsch organizzato sempre dalla estrema sinistra, si ebbero 20 morti ma il fallimento dell’agitazione provocò una importante sconfitta morale dei comunisti. Nell’agosto si ebbe una insurrezione legata in parte a questioni etniche, la regione del Burgenland contesa da Austria e Ungheria vide una rivolta capeggiata da un leader socialdemocratico rivoluzionario tedesco repressa dalle truppe ungheresi anche se successivamente una parte notevole della regione passò all’Austria. Insieme a questi tragici eventi si ebbe un particolare esperimento politico, la «Vienna Rossa», gestito dalle forze di sinistra, si ebbero un gran numero di alloggi popolari, un’assistenza sanitaria gratuita ma anche un pesante inasprimento fiscale che spinse molti ad abbandonare la città.

Gli eventi di cui abbiamo parlato non furono politicamente favorevoli alla sinistra, alle elezioni del 1920 i Cristiano Sociali superarono i socialdemocratici con il 41% dei voti, questi ultimi presero il 36% mentre i nazionalisti scesero al 17%. Data la difficoltà di creare coalizioni, nei due anni successivi si ebbero governi deboli diretti da moderati, seguiti successivamente da governi Cristiano Sociali-Nazionalisti. Questi ultimi governi non diedero i risultati sperati, la sinistra ricuperò i voti e le forze di centro destra dovettero ampliare la maggioranza al Landbund, il partito di destra dei contadini. Nel 1927 si ebbe un altro grave episodio politico, la magistratura assolse tre membri di una milizia nazionalista accusati dell’uccisione di due membri della Shutzbund e ciò provocò la dura reazione della sinistra che diede alle fiamme il Palazzo di Giustizia a Vienna. Si ebbero 89 vittime fra i manifestanti e 5 morti e 600 feriti tra le forze dell’ordine.

Anche in Austria la crisi del ’29 ebbe conseguenze terribili sia sul piano economico che politico e vide il rafforzamento del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi associato a quello della Germania. Particolare interessante, il nazional socialismo (Partito dei Lavoratori Tedeschi, poi Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi) si formò in Austria prima della Prima Guerra Mondiale e precedeva quindi quello più noto della Germania. Dobbiamo ricordare che per i nazionalisti sostenitori di uno stato forte, l’economia doveva essere centralizzata e gestita dallo stato. Come in Germania il movimento era anticomunista, antiliberale, anticattolico, contrario a Ebrei e Slavi.

Nel 1932 venne nominato cancelliere il cattolico Engelbert Dolfuss che costituì un governo con Cristiano Sociali, Landbund ed Heimatbloc, un governo debole che disponeva di un solo voto in più della maggioranza. Nell’anno successivo le dimissioni del Presidente di una delle Camere, non sostituito da nessuno, spinsero alla proclamazione della legge d’emergenza mentre vennero messi fuorilegge il partito nazista, quello comunista e la Republikanischer Schutzbund che comunque continuarono a esistere in clandestinità. Contemporaneamente venne costituito il Fronte Patriottico dall’unione dei vari partiti di destra comprendente i cristiano sociali ma non i nazionalsocialisti che si opposero con forza.

L’anno ancora successivo una ispezione di polizia alla ricerca di armi in una sede del Schutzbund diede il via a quella che è chiamata la guerra civile durata quattro giorni che vide il cannoneggiamento dei quartieri operai e che provocò la morte di circa 200 socialisti e circa 130 poliziotti (oltre che militari e militanti dell’Heimwehr). Conseguenza di tali tragici fatti fu la messa fuori legge del partito socialdemocratico. Il Fronte Patriottico rimase l’unico partito legale ma dovette affrontare nazionalsocialisti, comunisti e socialisti di sinistra.

La dittatura creatasi non fu particolarmente repressiva, Dolfuss era un convinto cattolico, favorevole al corporativismo, sostenuto apertamente dal regime fascista italiano contrario all’Anschluss, la riunificazione con la Germania nazista. Il nuovo regime ebbe breve vita, nel luglio del 1934 si ebbe un tentativo di colpo di stato. Un gruppo di nazisti formato da 154 uomini con la divisa dell’esercito penetrò nella Cancelleria e sparò su Dolfuss, ma nonostante tale evento l’azione fallì per la reazione dell’esercito e per l’invio da parte dell’Italia di quattro divisioni al Brennero pronte a intervenire. Il regime continuò finché l’Italia, sottoposta a sanzioni internazionali, si alleò con la Germania. Nel 1938 l’esercito tedesco invase il paese senza incontrare resistenza mentre le potenze europee si limitarono a proteste formali. L’Austria venne incorporata nel Reich.

(luglio 2026)

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