1826: tre artisti toscani che hanno dato lustro al nostro Paese
A 200 anni dalla loro nascita ripercorriamo un’epoca e rapporti personali poco noti

Nel 1826 nascono a Firenze; a Modigliana, in provincia di Forlì (all’epoca Modigliana era provincia di Firenze); e a Castelnuovo Garfagnana in provincia di Lucca (all’epoca provincia di Modena) tre grandi artisti.

I tre ebbero rapporti interpersonali trascurati dalla storiografia e lustro in Italia e nel mondo. Ripercorrere e celebrare i 200 anni dalla loro nascita significa ripercorrere due secoli di storia del nostro Paese.

Partirei dal primo, il più noto universalmente ancora oggi eppure così poco celebrato. I 200 anni dalla sua nascita sono praticamente passati in sordina. Si tratta di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, il papà delle Avventure di Pinocchio. Fiorentino di nascita con la mamma originaria di Veneri, presso Pescia, all’epoca provincia di Lucca, il nostro crebbe da bambino a Collodi, presso Villa Garzoni, dove la madre lavorava a servizio dei Garzoni Venturi, famiglia nobile lucchese che tanto peso ebbe nelle vicende sia della città-stato toscana che dell’Unità Nazionale. Forti legami dei Garzoni Venturi con Londra e con una famiglia, quella di Lord Minto, che segnò le sorti della Penisola. Carlo Lorenzini studiò a Firenze, fu indirizzato proprio dai Garzoni Venturi prima a una carriera ecclesiastica, poi abbandonata dallo stesso che fece del giornalismo ragione di vita. Lorenzini era un uomo del Risorgimento, come gli altri artisti che descriverò, con cui ebbe dei legami, non solo territoriali. Il Risorgimento che lui abbracciò si era particolarmente proiettato verso la figura di Giuseppe Mazzini, ebbe sicuramente idealità repubblicane. Una volta raggiunto il successo con Le Avventure di Pinocchio il Primo Risorgimento non esisteva più ma l’Italia si apprestava a concretizzare con compromessi di ogni sorta il suo essere Nazione. L’artista rappresentò con Pinocchio l’Italiano medio, colui che da burattino si apprestava a diventare un bambino in carne e ossa, assaporando vizi e virtù che lo avrebbero caratterizzato. Sono passata proprio in questi giorni da Collodi, e ho provato un po’ di tristezza nell’afferrare che, nonostante i 200 anni dalla nascita del celebre scrittore, poco si è fatto per ricordarlo. Spero che a breve si possa sopperire a tale lacuna. Il Parco di Collodi dovrebbe celebrare tutti noi, non solo l’infanzia, che lo caratterizza. Personaggio così incredibile, e non sarò certamente io a celebrarne le lodi, essendo di fatto rappresentato e conosciuto da sempre in tutto il pianeta.

Lorenzini frequentando Lucca e i Garzoni Venturi nonché la sua città che era Firenze, aveva sicuramente conosciuto e frequentato gli artisti del Caffè Michelangiolo di quel Martelli che col suo cenacolo fece conoscere al mondo i grandi macchiaioli. Anche loro precursori prima e titolari poi dei valori risorgimentali, con le loro tele non solo fecero conoscere al mondo l’Italia risorgimentale ma rappresentarono quell’Italia contadina, toscana nello specifico, che aveva vissuto quel Risorgimento. Con ombre e chiaroscuri nelle loro tele che contrassegnarono in seguito gli stessi impressionisti a Parigi.

Il cenacolo fiorentino era frequentato dunque dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze facenti capo ai loro maestri, due grandi artisti come il Bezzuoli e il Gazzarrini. Ebbero dunque «a bottega» Bezzuoli e Gazzarrini non solo i più conosciuti (adesso) Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, ma anche Silvestro Lega e Giuseppe Pierotti. Questi ultimi erano nati anche loro, come il Lorenzini, nel 1826. Giuseppe a Castelnuovo di Garfagnana (ho ricordato le sue vicende in alcuni articoli pubblicati sul sito www.storico.org) a gennaio 1826, mentre Silvestro Lega a Modigliana, oggi provincia di Forlì ma all’epoca provincia di Firenze (fino al 1922) nel dicembre del medesimo anno.

Giuseppe non fu mai classificato tra i macchiaioli sebbene le sue tele avessero sul piano artistico i caratteri dei chiaroscuri e le macchie tipiche dei suoi compagni di corso e amici oggi più noti. All’epoca Giuseppe Pierotti era, come ho ricordato negli articoli pubblicati, molto noto in Italia e fuori, ancor più degli stessi compagni di corso. Vinse premi artistici in Italia ma anche a Parigi e Londra, città che assiduamente frequentò. Viveva però a Firenze, come gli altri due nostri eroi, lui in Via delle Ruote, Fortezza da Basso, ieri come oggi luogo frequentato dagli artisti. Ancora nel Novecento, dove lui abitò un noto poeta aveva risieduto ed è qui ricordato da una targa. Non Giuseppe, non ha targhe, e ho spiegato ampiamente, negli articoli cui rimando, il perché di tali negligenze.

Egli era nobile, suo padre era stato nel 1848 proprio a Firenze verosimilmente un Amico del Popolo di Domenico Guerrazzi nonostante le origini cattolico liberali della sua famiglia, invischiato il padre in brutte situazioni personali che portarono addirittura l’allora Sovrano del Granducato, Leopoldo II di Asburgo-Lorena, a non processarlo e condannarlo per inopportunità politica.

Sicuramente questo fatto aveva segnato Giuseppe. Se le sue tele non ebbero mai come elementi guida i temi risorgimentali, la sua vita era il Risorgimento. Quello moderato dei suoi amici fiorentini Gino Capponi, Cosimo Ridolfi, l’Abate Lambruschini e lo scienziato Antinori, nonché di colui che poi sarà il Barone di Ferro, ossia Bettino Ricasoli. Come una sua celebre tela ricorda, che raffigura la tenuta di Meleto, di proprietà dei Ricasoli ma dove Cosimo Ridolfi aveva fondato una scuola di eccellenza di agronomia.

Ma non solo. Il nostro Giuseppe fu ancor più rivoluzionario dei rivoluzionari suoi amici poi pittori macchiaioli, dello stesso Carlo Lorenzini e del padre Cesare, così pesantemente invischiato nelle vicende degli Amici del Popolo. Infatti il busto scultoreo che ritrae a Londra (oggi presente nei locali dell’Università di Oxford) Lord Charles Fox testimonia questi pesanti coinvolgimenti. Lord Fox e suo nipote Lord Henry Holland Fox furono i padri di quei Whig così importanti e determinanti per la causa nazionale italiana. Nessuno ricorda le sue magistrali tele, eppure all’epoca coloro che poi saranno i celebri impressionisti parigini lo amarono e celebrarono, ricalcando i suoi chiaroscuri, le sue macchie di colore, la scuola fiorentina nel suo complesso.

Silvestro Lega è il terzo personaggio che qui intendo ricordare, così determinante nelle questioni nazionali con i suoi quadri e i suoi colori di cui oggi a buon titolo la città di Modigliana in provincia di Forlì si appresta, questa volta mi viene da dire per fortuna, a celebrarne i 200 anni dalla nascita.

Appartenente alla buona società di Modigliana, Lega studiò dagli Scolopi e successivamente all’Accademia Fiorentina. Anche Giuseppe Pierotti aveva sicuramente conosciuto da bambino i Padri Scolopi che in Lucca con i Chierici Regolari gestivano l’istruzione primaria, come la chiameremmo oggi. I Chierici Regolari Lucchesi cui la sua famiglia afferiva furono a più riprese Padri Scolopi. Del resto lo stesso Giuseppe Mazzini non aveva studiato in Genova proprio dai Padri Scolopi?

Silvestro Lega, che a Firenze dimorava in Largo Santa Caterina, limitrofo all’abitazione di Giuseppe Pierotti, era molto amico dei fratelli Gioli di Fauglia, in provincia di Pisa. In particolare di Francesco e Luigi; della famiglia Bartolomei di Firenze (una Bartolomei sposò un Gioli) e nella loro storica dimora di Fauglia tali legami si cementarono. Dal 1878 in poi in Villa Gioli a Fauglia (località Pugnano) il cenacolo che vi si creò accolse Silvestro Lega. Aiutandolo a superare un periodo di forte crisi personale; qui riprese a dipingere. Francesco e Luigi Gioli furono allievi e amici legati ai massimi esponenti della pittura toscana dell’epoca. Francesco strinse un rapporto fraterno con Lega e fu ritratto da lui nel 1879. Francesco Gioli sposò Matilde Bartolomei di Firenze, figlia del marchese Ferdinando Bartolomei, unendo così le frequentazioni artistiche e intellettuali dell’epoca in un vivace circolo culturale nella campagna pisana.

Come non ricordare i celebri Bartolomei che nel Medioevo in Lucca in Piazza San Pietro Somaldi legarono le sorti cittadine a quelle più generali della Penisola per influenza sia politica che commerciale? Nella medesima piazza dimorarono forse alcuni «cugini» del pittore Giuseppe che a Gino Capponi scriveva nel 1856: «Capponi mio, il cavalier è tuo non è mio» in una lettera confidenziale presente alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, testimoniando con le frasi ivi contenute l’antico retaggio cavalleresco della sua famiglia, analogo a quello dei Bartolomei lucchesi (e molto probabilmente fiorentini. Invito in proposito a leggere quanto ho pubblicato sempre nel sito www.storico.org in proposito).

Come non ricordare che Palaia, non molto distante da Fauglia, e quei territori pisani limitrofi sempre nel Medioevo furono territori di quei Guelfi Neri Lucchesi che accompagnarono a Campaldino Corso Donati, celebrato proprio dal pittore Giuseppe Pierotti nel suo più celebre e premiato (all’epoca) quadro dal titolo In morte di Corso Donati?

Nel secolo XX un Generale dell’Aeronautica di Palaia, limitrofa appunto a Fauglia, Francesco Pierotti, celebrò quei territori in una sua pubblicazione dal titolo L’aria delle mie colline. Non posso asserire che avesse legami diretti con la nobile famiglia omonima lucchese di Giuseppe ma sicuramente è suggestivo tutto questo e come quei legami, definiamoli tranquillamente «Risorgimentali» e post Risorgimentali, e nel caso dei pittori menzionati anche artistici, si siano costruiti anche in quei luoghi. Carlo Lorenzini, il grande scrittore da cui è partita la mia disamina, con gli uomini del Risorgimento sia in Lucca che a Firenze ebbe precisi legami in un ruolo strategico.

Si tratta di ambienti e luoghi che anche i maestri Silvestro Lega e Giuseppe Pierotti conobbero e frequentarono. Spesso celebrare i 200 anni dalla nascita di artisti influenti significa ricordare non solo loro ma l’intero contesto. Del resto sono loro che posero le basi per costruire davvero il Paese e possono aiutarci ancora oggi a capire più in profondità il nostro presente.

(settembre 2026)

Tag: Elena Pierotti, 1826, Risorgimento, artisti toscani, Silvestro Lega, Giuseppe Pierotti, Carlo Lorenzini, Giuseppe Mazzini, Francesco Gioli, Matilde Bartolomei.