Il ruolo delle SS nei Paesi Bassi
Un esempio di come Hitler vedeva la «sua» Europa

Occupati dalla Germania nel maggio 1940, i Paesi Bassi si rivelarono essere un interessante tassello per quella che doveva essere la nuova Europa hitleriana.

Considerati «razzialmente affini» al popolo tedesco, gli Olandesi erano visti come parte del futuro blocco anti comunista e anti plutocratico che l’Europa avrebbe dovuto veder nascere una volta avveratasi la vittoria del Reich.

I Paesi Bassi furono sottoposti sotto la tutela di un Reichskommissariat al cui vertice fu posto l’ultimo Cancelliere dell’Austria pre-Anschluss, il cui unico atto era stato aprire le porte alla Wermacht: Arthur Seyss-Inquart, un veterano dell’esercito austro-ungarico che era per altro un membro delle SS.

Proprio perché vista come una terra «degna», le SS videro subito del potenziale nell’Olanda occupata e decisero di impiantarvisi stabilmente non solo sul lato amministrativo ma anche razziale.

Innanzitutto, il comandante delle SS, Himmler, affidò la carica di Comandante Superiore delle SS e della Polizia per il Reichskommissariat Niederlande, a un veterano austriaco delle SS: Hans Albin Rauter.

Nato a Graz, nel 1895, Rauter era un reduce dell’esercito austro-ungarico; si era guadagnato numerose decorazioni durante la Prima Guerra Mondiale (come pure il distintivo nero per i feriti dell’esercito tedesco) e aveva militato, dopo essere tornato nella nuova Austria postbellica, nelle milizie nazionaliste anti democratiche, prima di aderire al nazionalsocialismo nel 1927 (anno in cui incontrò Hitler di persona).

Trasferitosi in Germania nel 1933, ed entrato nelle SS nel 1935, Rauter aveva operato nell’Austria post-Anschluss nel 1938 e in Slesia prima di ottenere il suo nuovo incarico nei Paesi Bassi, occupati nel maggio 1940.

Con ai suoi ordini i servizi di sicurezza SS del Paese e i loro uomini, tra cui il dottore e ufficiale SS Karl Eberhard Schöngarth (uno dei partecipanti alla conferenza di Wannsee), Rauter e le SS modellarono il commissariato.

In primo luogo, manipolando il capo nazionalista Anton Mussert, Rauter ebbe un ruolo chiave nella creazione di un ramo olandese di «pseudo» SS che spinsero molti uomini a collaborare con le SS nella «lotta agli Ebrei». Tale «lotta» permise nel giro di pochi anni di colpire in maniera brutale i 140.000 Ebrei Olandesi presenti nel Paese. Di questi, circa 34.000 Ebrei vennero sterminati dopo essere stati deportati nei campi di sterminio del Governatorato Generale, come Sobibor.

Grazie a tali azioni, il 2 marzo 1943 Rauter riferì a Himmler che l’Olanda era adesso «libera dagli Ebrei». Tali azioni permisero a Rauter non solo di raggiungere il grado di Obergruppenführer ma di ottenere la Croce al merito di guerra di seconda e prima classe con spade.

Altro risultato dell’azione delle SS in Olanda, fu l’arruolamento, in quanto visti come «Germanici», di Olandesi che servirono nelle Waffen SS sul fronte orientale, in particolare nella famosa divisione Wiking, fondata e plasmata dal Generale Felix Steiner, originario della Prussia Orientale.

Alla fine della guerra, il commissariato dei Paesi Bassi, piegato dalla fame, fu scosso dagli eventi della notte del 6 marzo 1945. Quella notte, dopo aver scambiato l’auto di Rauter per un furgone della Wermacht carico di cibo, dei membri della resistenza olandese (pesantemente perseguitata) crivellarono l’auto di colpi; come risultato, l’autista e l’aiutante di Rauter vennero uccisi, mentre Rauter creduto morto e sfigurato fu poi tratto in salvo. Il risultato per questa azione, per ordine di Schöngarth, fu il prelievo dalle carceri olandesi e l’esecuzione di 163 prigionieri per rappresaglia.

Finita la guerra, i processi postbellici colpirono la triade di SS del commissariato: Seyss-Inquart fu giustiziato a Norimberga il 16 ottobre 1946, Schöngarth era stato impiccato ad Hamelin pochi mesi prima (il 16 maggio 1946). Rauter invece, dopo essersi barricato dietro una scarsa difesa, fu fucilato il 25 marzo 1949 nella città olandese di Scheveningen. L’unico alto ufficiale SS presente nel Paese a non essere giustiziato fu il comandante delle Waffen-SS in Olanda: Karl-Maria Demelhuber, morto nel 1988.


Fonti

Christopehr Ailsby, SS: roll of Infamy, biographical guide to leading members of SS, Amber (1997)

SS Elite: R-W: The Senior Leaders of Hitler’s Praetorian Guard: 3, Fonthill Media (2017)

Adrian Weale, Storia delle SS, Mondadori Bruno, (2011)

Robin Lumsden, La vera storia delle SS. Un agghiacciante racconto di intrighi e nepotismi, deliri di onnipotenza e stermini di massa nella Germania del Terzo Reich, Newton Compton Editori, (2006).

(febbraio 2026)

Tag: Niccolò Bendini, il ruolo delle SS nei Paesi Bassi, Arthur Seyss-Inquart, Himmler, Hans Albin Rauter, Karl Eberhard Schöngarth, Anton Mussert, lotta agli Ebrei, divisione Wiking, Felix Steiner, Karl-Maria Demelhuber.